Le curve di distribuzione dell’energia emessa da un corpo nero (o assimilabile ad esso, come una stella) in funzione della frequenza sono ovunque descritte come funzioni della temperatura assoluta del corpo stesso. Cioè, data una temperatura, è univocamente determinata la curva di emissione alle varie frequenze. Tuttavia, è proprio vero che, misurata la emissione in corrispondenza di due sole frequenze di emissione ben precise (ad es., blu e giallo-verde), la curva complessiva di emissione (e la temperatura relativa) risultano univocamente determinate?

Leggendo altre risposte su questo sito mi pare di aver capito che l’effetto “spaghettification” su un corpo umano che si avvicina ad un buco nero è dovuto unicamente al fatto che un uomo medio è alto 1,80 m e la differenza di attrazione gravitazionale fra i piedi a la testa sarebbe molto alta. sSe così fosse, sarebbe possibile inviare all’interno dell’orizzonte degli eventi di un buco nero una telecamera di ridottissime dimensioni e vedere cosa accade al suo interno? Ho sentito anche che all’interno dell’orizzonte degli eventi il tempo “scorre all’indietro”… ma ciò cosa significa? Che se al suo interno ci fosse un orologio normalissimo (perdonate l’esempio banale) le sue lancette scorrerebbero in senso antiorario?

Leggendo opere semi-divulgative ed enciclopedie sull’argomento “diagramma di Russel ed evoluzione stellare” ho incontrato due affermazioni che mi paiono contraddittorie. In tutte le fonti si afferma che le stelle “normali”, durante la fase di contrazione gravitazionale, partendo dal margine destro del diagramma (temperature basse) ad ordinate che dipendono unicamente dalla loro massa iniziale, attraversano da destra a sinistra il diagramma stesso, fino a raggiungere la posizione della sequenza principale ed alla attivazione dei processi p-p. E fin qui tutto chiaro e logico; poi, però, trattando della vita “normale” delle stelle stesse, si trova scritto che, prima delle fasi finali della vita: – esse bruciano lentamente il loro combustibile, diminuendo progressivamente di temperatura superficiale (e quindi discendendo la sequenza principale); – (oppure) che esse vanno incontro ad un lieve incremento di temperatura (risalendo quindi, ancora verso sinistra la sequenza) e rimanendo pressoché stabili per la gran parte della loro vita. Non vengono fatti riferimenti ulteriori a distinzioni di massa.

Pur conoscendo a grandi linee la differenza tra novae e supernovae, non trovo adeguate risposte circa: – differenti condizioni iniziali (massa, eta, temperatura, processi atomici in atto od esauriti, composizione degli strati attivi, etc) che portano all’una o altra delle esplosioni; – diverse modalità di sviluppo del processo (perdita di massa, guadagni di luminosità assoluta, massa residua, profondità degli strati interessati all’eiezione, processi chimico-fisici ed atomici che si innescano successivamente) – differenza tra supernovae tipo I e II

Nei libri di astronomia non più giovani, leggo diverse interpretazioni circa l’oggetto designato come R136a nella nebulosa Tarantola. Leggo di una superstella dal diametro di 3 anni luce, 30.000.000 di volte più luminosa del sole e una massa compresa dalle 2.500 alle 4.000 masse solari. Poi un altro libro parla di R136a come un gruppo di oggetti brillanti. Non trovo una fonte d’informazione affidabile. Lo stesso problema lo trovo quando cerco di conoscere quale sia la stella più grande fin ora conosciuta: Ho letto di Betelgeuse in Orione e di VV nel Cefeo.

Vorrei sapere se si potrebbe intendere il Buco nero come un enorme contenitore di immagini, ovvero dato che la luce una volta entrata non riesce ad uscirne a causa dell’enorme forza attrattiva che esso produce, e seguendo la teoria della relatività (il tempo “rallenta” con l’aumentare della velocità) il tempo al suo interno dovrebbe essere nullo. Quindi, in tal caso, un osservatore posto al suo interno potrebbe vedere l’universo alle sue origini? Grazie dell’attenzione e mi scuso per l’eventuale non chiarezza del testo.

La classe III A del Liceo-Ginnasio “G. Fortunato” di Pisticci (MT) in riferimento al programma di astronomia che sta svolgendo, gradirebbe conoscere il perchè l’efficienza di assorbimento di uno spettro, è legata alle condizioni di pressione e temperatura. In particolare perchè le righe di assorbimento dello spettro di una stella forniscono indicazioni non solo sulla composizione chimica dell’involucro esterno, ma anche e soprattutto sulla temperatura e pressione dei gas che assorbono.