Conosco il motivo per il quale il Sole al tramonto appare rosso (la luce passando in una quantità maggiore di atmosfera lascia passare solo la banda del colore rosso ecc…) ma non sono riuscito a trovare la spiegazione al fatto che questo all’Equatore o giù di lì non succede. Ho fatto più di un viaggio in quelle zone e il Sole rimane sempre giallo o meglio bianco finché non scompare del tutto. Eppure anche lì la luce attraversa la stessa quantità di atmosfera. O no?

Con la scoperta dei sistemi planetari extrasolari (anche per il modo con cui si rilevano) se ne deduce che la struttura del sistema solare non può essere presa come esempio modello nella formazione dei pianeti. Mi sono chiesto come si spiega la presenza di giganti gassosi così frequentemente in orbite così vicine alla stella. Quanto può essere realizzabile usare l’interferometria ottica per la rivelazione di pianeti di tipo terrestre?

Secondo il modello cosmologico maggiormente accreditato (teoria dell’universo in espansione generato da un Big Bang iniziale) il sistema Universo sembra essersi evoluto attraverso una fase iniziale contraddistinta da un alto livello di disordine (“un miscuglio di materia e di radiazione” che, seguendo Weinberg, “sembra trovarsi in uno stato di equilibrio termico pressoché perfetto”) per poi passare, attraverso l’azione del raffreddamento dovuto all’espansione e l’emergere della forza gravitazionale, a configurazioni via via più organizzate fino alla formazione dei sistemi cosmici attualmente osservabili. In effetti l’osservazione del cosmo suscita molto spesso sensazioni di meraviglia e stupore per l’alto grado di ordine, bellezza e armonia che ne sembra emergere. Come si può accordare questo tipo di scenario con la seconda legge della termodinamica, quando questa prevede che l’evoluzione dei sistemi fisici vada naturalmente verso un inesorabile aumento dell’entropia? Io, perlomeno, credo di leggervi una certa contraddizione, ma non so bene dove collocarla fra le varie possibiltà che riesco ad immaginare. C’è forse qualche errore fra gli assunti contenuti in questa semplicistica esposizione? È la “seconda legge” ad avere dei limiti di applicabilità se spinta verso le estreme condizioni dell’Universo primordiale? O sono le nostre categorie di ordine e bellezza a sembrare inadeguate per una descrizione completa e coerente del mondo? O, semplicemente, il problema risiede nella mia limitata capacità immaginativa? Vi ringrazio anticipatamente per i chiarimenti in merito che, spero, cortesemente mi esporrete.

Cosa succederebbe se un’ipotetica astronave riuscisse a passare nello spesso strato di nubi di Giove senza ricevere nessun danno e atterrare sull’oceano di idrogeno liquido? Come apparirebbe l’ambiente, e se l’astronave si fermasse sugli strati alti dell’atmosfera di Giove dove la pressione è quella s.l.m ed un uomo uscisse senza nessuna protezione? Quanto vivrebbe respirando idrogeno ed elio?

I moderni telescopi riescono a vedere a delle distanze abissali, praticamente quasi all’inizio della creazione stessa. All’inizio però l’universo era meno ampio di come è adesso, quindi in qualunque direzione si guardi si dovrebbe vedere le stesse cose. È giusto questo modo di ragionare? Al limite, per essere più chiari, se fosse possibile vedere i primi istanti, quando l’universo aveva le dimensioni di un’arancia, si dovrebbe vedere questa arancia replicata all’infinito su tutta la volta celeste. Vi ringrazio per l’eventuale risposta e complimenti per il sito in genere.