Ho provato a sciogliere dell’alluminio in una soluzione calda al 30% di idrossido di sodio. Volevo sapere a questo punto se era possibile togliere l’alluminio che è andato in soluzione (ad esempio far precipitare in qualche modo l’ alluminato di soda formatosi), non tanto per recuperarlo quanto per poter riutilizzare la soluzione di soda di partenza per altre esperienze analoghe. Grazie per la vostra cortese attenzione. Andrea Volpi

Riguardo a questa prova della purezza della CO2, potrei avere una spiegazione in formule della reazione che si forma fra CO2 e Soda caustica. Grazie MISURA DELLA PUREZZA DEL CO2 La misura della purezza del CO2 può essere eseguita tanto nel tubo di alimentazione del CO2 alla macchina quanto all’interno del serbatoio riempitrice (quando è necessario).  Lo strumento utilizzato per il controllo dei valori di purezza del CO2 è la doppia buretta a 90° ( ZAHM & NAGEL ). Lo strumento è costituito da due burette di vetro, (vedi fig. 2) poste a 90° una rispetto all’altra e collegate tra di loro da un tubo: in una verrà intrappolato il CO2 mentre l’altra conterrà la soda. Mettendo in contatto la soluzione di soda caustica al 30% con il CO2 intrappolato, si provoca una reazione chimica che elimina il CO2 (o meglio assorbe il CO2 formando un sale); quindi l’unico gas che rimarrà nella buretta sarà aria.

E’ possibile, e se sì come è possibile, che una soluzione contenente varie specie ioniche possa condurre elettroni tra due elettrodi posti a contatto con essa se la ddp tra loro non è sufficiente né ad ossidare né a ridurre nessuna delle specie ioniche in soluzione? Pensavo: se la ddp non è sufficiente per “strappare” gli elettroni agli ioni, com’è possibile che questi passino da un elettrodo all’altro?

Recentemente ho scoperto che mettendo in una bottiglia di plastica candeggina e percarbonato di sodio si ottengono pressioni elevatissime ,e se si fa cadere dall’alto tale bottiglia essa esplode violentemente. Vorrei sapere che gas viene prodotto e perchè anche aumentando i reagenti la pressione non aumenta piu di un certo valore, e inoltre vorrei sapere se esiste una reazione che riesca a fare esplodere la bottiglia autonomamente

Vorrei porvi una domanda a riguardo delle reazioni di ossido-riduzione. Secondo il metodo ionico-elettronico una delle prime fasi per bilanciare tali reazioni consiste nel trovare quali sono le specie che dissociano (in soluzione acquosa). Ma, tranne che per particolari composti in cui la differenza di elettronegatività è tale (vd ossidi ionici e sali) da non commettere errori nel supporre che essi si possano dissociare dando ioni, quale criterio si adotta o meglio quale metro di giudizio si usa per dire se un composto si possa dissociare in ioni o meno?

In una reazione chimica si libera energia quando si forma un legame tra due atomi o molecole e bisogna fornire energia quando si vuole rompere un legame: così mi hanno insegnato e così risulta da esperimenti condotti in laboratorio. Ma mi hanno insegnato che l’A.T.P. libera energia quando si rompe un legame con il gruppo fosforico e si forma quindi A.D.P. + Pi. Questa spiegazione è in contrasto con la precedente: come si spiega tutto ciò?

Durante la produzione di energia elettrica in centrali termoelettriche a Carbone, si genera CO2 per un valore intorno a 0.9-1 Kg/KWh, ma facendo un bilancio di massa a partire dai Kg di C utilizzati per produrre una certa quantità di energia, mi risulta che solo l’ 82% si trasforma in CO2. Che fine fa il resto, visto che da dati di letteratura sembra che solo <1% si trasformi in CO e altri idrocarburi. Mi potete fare avere un bilancio di massa ?