Valuta la risposta

 


Cerca in vialattea.net
 

Vuoi che ti siano segnalate le nuove risposte di chiedi all'esperto ?
Scrivi qui sotto il tuo indirizzo e-mail e invia!

10-01-2000

Condividi    versione stampabile    

Per chi abita in un condominio a circa duecento metri da un'antenna radiotelevisiva impiantata sul suolo e alta come un edificio di otto piani (la sommità è un grosso puntale, presumo, quindi si definisca antenna trasmittente), quali sono gli strumenti, o le strutture di esperti, a disposizione per rilevare l'intensità elettromagnetica prodotta nell'abitazione ai fini della tutella della salute? Grazie per questo Vostro servizio.

(Risponde Daniele Andreuccetti)

Come al solito, ho cercato nella domanda gli elementi di interesse generale, ricordando che Chiedi all'esperto è una rubrica di divulgazione scientifica che non può farsi carico di casi e problemi particolari o personali e, nel dare risposte in tema di salvaguardia dalle esposizioni ai campi elettromagnetici, intende soddisfare curiosità di tipo scientfico e non sostituirsi né ai servizi pubblici (nel dare pareri sanitari) né alle associazioni di cittadini (nel dare consigli pratici di "sopravvivenza civile").

La situazione italiana per quanto riguarda le strutture pubbliche di tutela della popolazione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici a bassa frequenza, radiofrequenza e microonde è abbastanza complessa e variegata, poiché presenta disomogeneità da regione a regione, soprattutto in funzione delle vicende locali che hanno causato una più o meno pronta applicazione delle varie disposizioni di legge.

Inizialmente (grosso modo fino alla fine degli anni 70), questo tipo di tutela era affidata ai servizi di base delle USL: Servizio di Medicina del Lavoro, per quello che concerne le esposizioni legate all'attività professionale, e Servizio di Igiene Pubblica e del Territorio, per le esposizioni delle popolazione in ambiente domestico ed esterno. Il grado di competenza e di dotazione tecnica di questi enti era estremamente diversificato, sostanzialmente in funzione dell'iniziativa locale. Successivamente (anni 80), una grande riforma del sistema sanitario nazionale portò all'istituzione dei Presidi Multizonali di Prevenzione, organi dotati di apposite competenze tecnico-scientifiche per far fronte ai problemi di sicurezza impiantistica e di rischio da inquinamento di tipo chimico, fisico e batteriologico, sia nel mondo del lavoro sia negli altri ambienti.

Alcuni anni or sono, a seguito di un noto referendum, tutte le competenze di tipo ambientale (compresa la sorveglianza dei campi elettromagnetici) furono sottratte al Servizio Sanitario Nazionale, e perciò ai Presidi Multizonali di Prevenzione, con l'intenzione di essere affidate ad apposite agenzie indipendenti (ARPA, Agenzie Regionali di Protezione dell'Ambiente), coordinate da una agenzia nazionale (ANPA). Non in tutte le regioni sono però ad oggi state istituite le ARPA: so con certezza che esse sono operanti in Piemonte, Veneto, Emilia-Romagna e Toscana.

In sintesi, a seconda del posto e della situazione, gli aspetti fisici della protezione dalle esposizioni ai campi elettromagnetici vengono curati da fisici che operano, in Italia, principalmente nelle seguenti istituzioni pubbliche.

  • Dipartimenti universitari (fisica, ingegneria, medicina).
  • Enti pubblici di ricerca (CNR, ENEA).
  • Istituto Superiore di Sanità (ISS).
  • Istituto Superiore per la Prevenzione E la Sicurezza del Lavoro (ISPESL).
  • Agenzia Nazionale per la Protezione dell'Ambiente (ANPA).
  • Agenzie Regionali per la Protezione dell'Ambiente (ARPA).
  • Servizi (ospedalieri) di Fisica Sanitaria delle Aziende Sanitarie Locali.
  • Sevizi di base (Igiene Pubblica e del Territorio, Medicina del Lavoro) e Presidi Multizonali di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali.

In tutte queste istituzioni si svolgono, più o meno, attività di ricerca e di servizio sul territorio: per come è stata compilata la lista, via via che si procede dall'inizio alla fine l'attività di servizio tende a prevalere su quella di ricerca.

Secondariamente, al problema si interessano anche istituzioni private, soprattutto piccole aziende di consulenza (in crescita, nate al seguito della legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro) e - ma in misura minore - aziende che vogliono risolvere al proprio interno problemi di esposizione ai CEM legati alle tecnologie produttive impiegate.

Gli strumenti che queste istituzioni hanno a disposizione per svolgere il loro lavoro si dividono sostanzialmente in due categorie: metodi di valutazione teorica e strumentazione di misura specialistica. Entrambi devono essere supportati da competenze specifiche, da acquisirsi con appositi corsi di formazione professionale. Il tutto è (o dovrebbe essere) completato dai riferimenti normativi che non solo specificano i limiti massimi a cui possono essere esposti popolazione e lavoratori, ma in molti casi indicano anche le procedure ed i protocolli standardizzati di intervento, valutazione e misura.

 

Ti è piaciuta questa risposta? Ti è risultata utile?
Se si, ti invitiamo a sostenere "Chiedi all'esperto" con una piccola donazione, che servirà a coprire le spese di gestione del sito.

 

 
   © 1997-2012 - vialattea.net - Tutti i diritti riservati
Credits | Libro degli ospiti | Privacy | Area esperti