Nella scala cromatica al rosso compete minima energia e temperatura mentre al violetto la massima energia e temperatura: come mai allora nella fiamma di un bruciatore al giallo è associata una temperatura maggiore rispetto al blu?

La fiamma è il prodotto di reazioni chimiche esotermiche, cioè che producono calore; il colore e la temperatura di una fiamma dipendono dalla sostanza impiegata nella combustione.
Si veda anche la voce ‘Flame’ (in inglese) su wikipedia.

La reazione di combustione richiede un combustibile ed un comburente che lo ossidi: comunemente il comburente è l’ossigeno, ma si possono produrre combustioni con altre sostanze: per esempio idrogeno in cloro, oppure idrazina in tetrossido d’azoto, sostanze usate nei motori dei missili.

Quando il combustibile reagisce con il comburente, si produce abbastanza calore per far continuare la reazione, portando i reagenti alla soglia di energia necessaria per la prosecuzione (spesso la fiamma va ‘innescata’!). Nel processo si formano vari radicali liberi, molto reattivi, ma possono restare anche aggregazioni di combustibile incombusto. I radicali, ricombinandosi, emettono luce a causa delle eccitazioni elettroniche, mentre le particelle incombuste emettono per radiazione di corpo nero. In tal caso, il colore della luce emessa dipende dalla temperatura raggiunta nella fiamma.

Il colore di una fiamma è quindi dovuto all’emissione di radiazione elettromagnetica da parte di atomi, ioni, molecole e radicali interessati dalla reazione di combustione.

 
Colore

Il colore risultante, come detto, è dato dalla combinazione di due processi separati: le righe di emissione di atomi, molecole, ioni e radicali presenti e le emissioni di corpo nero da parte di eventuali particelle incombuste.

Nelle fiamme più comuni, quelle idrogeno-carbonio, il fattore più importante per la determinazione del colore è la disponibilità di ossigeno e la miscelazione ossigeno-combustibile, che determinano la temperatura e quindi il percorso della reazione.

 
 
 
 
 
 
In figura (tratta da Wikipedia) si notano le bande di emissione dei prodotti di combustione del butano in aria, e si vede come quasi tutta la luce emessa si trovi nella regione blu-verde dello spettro. Queste sono le transizioni responsabili del colore blu delle fiamme più comuni (fornelli di casa, stufe, caldaie), mentre la parte gialla deriva dalla emissione da parte di particelle carboniose incombuste che si riscaldano e poi emettono radiazione di corpo nero. Il colore giallo nella fiamma di metano o butano si osserva infatti solo in caso di scarsa ossigenazione o presenza di residui carboniosi che si surriscaldano (ad esempio residui organici sulle pentole).

In questo caso si possono osservare diversi colori a seconda della temperatura di combustione, ed in allora si può risalire alla temperatura della fiamma a partire dal colore delle fiamme; un metodo simile è utilizzato dai pompieri per stimare la temperatura all’interno di un fuoco osservando il colore delle fiamme prodotte. In generale, la parte più fredda di una fiamma a combustione incompleta è dunque rossa, per passare via via all’arancione, al giallo e al bianco-azzurrino. Una fiamma completamente blu deriva esclusivamente dalle regioni in cui la combustione (del carbonio) è completa e quindi l’emissione di righe domina sull’emissione di corpo nero.

 
 

Colore fiamma

Temperatura in °C

Amaranto pallido

480
Amaranto
525

Rosso sangue

585

Rosso scuro

635
Rosso
675

Rosso chiaro

740

Rosso pallido

845
Rosa
900
Arancione
940
Giallo
995

Giallo pallido

1080
Bianco
1205
Azzurro
1400
 

Oltre a ciò, c’è da considerare che sostanze diverse inserite nella fiamma producono colori differenti: ad esempio il sodio genera luce gialla (dovuta all’emissione delle righe D dello spettro, a circa 590 nm), il potassio genera luce violetta, il litio luce rossa, il rame verde.

La conoscenza di queste proprietà permette il riconoscimento di specie chimiche dall’analisi del colore sulla fiamma (analisi alla fiamma), una tecnica molto comune nell’analisi chimica qualitativa.