{"id":911,"date":"2005-03-10T00:00:00","date_gmt":"2005-03-09T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"911","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/911\/","title":{"rendered":"Volevo porvi una domanda un po&#8217; particolare. Le immagini che i nostri occhi catturano, in realt\u00e0 sono elaborate dal cervello. Ebbene mi chiedevo se l&#8217;immagine \u00e8 composta da fotogrammi o \u00e8 un flusso continuo. Come fa il cervello ad elaborare cos\u00ec velocemente i dati? Inoltre il nostro occhio o cervello che risoluzione dona all&#8217;immagine in Megapixel?"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019occhio umano \u00e8 stato spesso paragonato a una macchina fotografica, per la presenza di una \u2018pellicola\u2019 sensibile, la retina, di una lente in grado di mettere a fuoco diversi piani.<br \/>Tuttavia la similitudine con una macchina fotografica si ferma qui.<br \/>Se prendessimo in considerazione l\u2019immagine singola che viene elaborata in 1\/10 di secondo dalla retina e dal cervello, scopriremmo che \u00e8 di qualit\u00e0 molto scarsa.<\/p>\n<p align=\"center\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/biologia\/Retina.GIF\"\/><\/p>\n<p>La retina presenta infatti una sola zona di visione ottimale, chiamata fovea, nella quale sono raggruppati la maggioranza dei coni, i fotorecettori destinati alla visione diurna. La restante parte della retina possiede coni e soprattutto bastoncelli, fotorecettori che non percepiscono i colori e che vengono saturati velocemente da una luce intensa. I bastoncelli infatti sono deputati alla visione notturna. La visione totale dell\u2019occhio umano \u00e8 di circa 140\u00b0 in orizzontale e di 120\u00b0 in verticale, la visione della fovea abbraccia invece solo 8\u00b0 orizzontalmente e 6\u00b0 verticalmente. Considerando anche le zone di buona visione laterali alla fovea, possiamo considerare \u2018buono\u2019 un campo non superiore ai 30\u00b0!<\/p>\n<p>Da: faculty.washington.edu\/ chudler\/eyecol.html<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" style=\"WIDTH: 302px; HEIGHT: 221px\" height=\"221\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/biologia\/colf3.GIF\" width=\"302\"\/>\u00a0<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"191\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/biologia\/colf4.JPG\" width=\"226\"\/><\/p>\n<p>I bastoncelli sono 120 milioni, i coni 7 milioni. Anche se considerassimo solo i coni, sarebbe improponibile equipararli a un pixel. Il pixel \u00e8 la minima unit\u00e0 risolvibile di una immagine digitale. Il pixel tuttavia contiene tutte le informazioni relative al colore, quali tonalit\u00e0, intensit\u00e0 e saturazione. Lo stesso non si pu\u00f2 affermare per i coni, che sono di tre tipi diversi, uno per ciascun colore fondamentale. Saliamo quindi di livello, e giungiamo alle cellule gangliari, che costituiscono l\u2019elemento di uscita dell\u2019informazione visiva dall\u2019occhio. Ogni cellula gangliare riceve le afferenze di numerosi coni e bastoncelli, riuniti in un gruppo che viene chiamato \u2018campo ricettivo\u2019 della cellula gangliare. In periferia il campo ricettivo di una cellula gangliare va da 3 a 50\u00b0 di arco, mentre a livello della fovea il campo \u00e8 ristretto a pochi minuti di arco. La tentazione sarebbe quella di considerare come unit\u00e0 visive le singole cellule gangliari, che si stimano essere circa 1,25 milioni. Purtroppo anche questo assunto sembra essere scorretto. Dati preliminari sullo studio dell\u2019organizzazione spaziale delle cellule gangliari, hanno determinato che anche questi neuroni sono organizzati in gruppi di 5-6 cellule, ognuna delle quali sembra deputata all\u2019elaborazione di una certa caratteristica dell\u2019immagine.<br \/>Le cellule gangliari, o meglio le unit\u00e0 operative di cellule gangliari, ricevono in realt\u00e0 stimoli multipli parzialmente elaborati da altri due tipi di neuroni interposti tra fotorecettori e cellule gangliari stesse: le cellule amacrine e le cellule orizzontali. Spiegare il funzionamento di questi ultimi interneuroni sarebbe molto complesso, per cui consideriamo che l\u2019immagine lasci la retina sotto forma di impulso elettrico dalle cellule gangliari e raggiunga la sua meta, ma non scordiamo che questa \u2018immagine\u2019 \u00e8 gi\u00e0 stata filtrata a livello della retina stessa.<br \/>A questo punto l\u2019impulso nervoso raggiunge il corpo genicolato laterale, dove si forma una rappresentazione retinotopica del campo visivo, cio\u00e8 una mappa nervosa della retina. Il percorso dell\u2019immagine prosegue quindi verso la corteccia visiva primaria e quindi alla corteccia visiva secondaria e alla extrastriata dove avviene l\u2019elaborazione ultima dell\u2019immagine e il suo confronto con i dati ivi immagazzinati. <\/p>\n<p>Da: <a href=\"http:\/\/www.driesen.com\/primary_visual_pathway.htm\">http:\/\/www.driesen.com\/primary_visual_pathway.htm<\/a><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/biologia\/primaryvisualpathway.JPG\"\/><br \/>Questa situazione \u00e8 gi\u00e0 complicata nel caso del singolo \u2018fotogramma\u2019 percepito in 1\/10 di secondo. Il nostro occhio per\u00f2 non si comporta come una macchina fotografica statica, ma piuttosto come uno scanner. I nostri occhi infatti compiono continui movimenti, detti movimenti saccadici o saccadi, che portano al centro della fovea porzioni diverse dell\u2019immagine. Questo ci permette di vedere in maniera distinta e a fuoco tutta l\u2019immagine che rientra nel nostro campo visivo. L\u2019occhio quindi vede a fotogrammi, dal momento che durante la saccade i recettori sono \u2018ciechi\u2019. A livello delle cortecce poi l\u2019immagine viene rielaborata e resa omogenea. L\u2019immensa possibilit\u00e0 di confronto e realizzazione dell\u2019immagine attribuita alla corteccia \u00e8 egregiamente dimostrata dalla presenza di una macchia cieca nella retina. La macchia cieca, del diametro di 1,5 mm, \u00e8 una zona della retina dove non esistono fotorecettori, dal momento che in quel punto passa il nervo ottico. Noi, tuttavia, non ci accorgiamo di questa macchia se non tramite illusioni ottiche appositamente studiate, poich\u00e9 il nostro cervello unisce le due immagini dateci dai nostri due occhi e effettua una operazione di filling-in, di riempimento.<br \/>Per quanto riguarda la velocit\u00e0 di acquisizione delle immagini, abbiamo detto che la distanza minima di due immagini perch\u00e9 il nostro occhio le consideri separate, la cosiddetta risoluzione temporale, \u00e8 di 1\/10 di secondo. Su questa particolarit\u00e0 si basa la tecnica cinematografica, che ci propone fotogrammi a distanze inferiori a questo tempo limite e che quindi noi non riusciamo a risolvere. Il risultato \u00e8 che un film ci sembra continuo, nonostante sia composto da pi\u00f9 fotogrammi.<br \/>Riguardo invece alla velocit\u00e0 con cui il nostro cervello elabora i dati, bisogna ricordare che gli stimoli nervosi sono elettrici e quindi viaggiano a velocit\u00e0 sostenute e che ogni cellula gangliare esporta dalla retina un\u2019informazione gi\u00e0 semi-elaborata, rendendo pi\u00f9 facile il compito alle cortecce. Inoltre l\u2019elaborazione delle immagini viene effettuata grazie anche alla capacit\u00e0 di comparazione che il nostro cervello possiede. Le cortecce visive sono infatti in grado di comparare l\u2019immagine attuale con altre gi\u00e0 viste e quindi accelerare il processo di costruzione dell\u2019immagine stessa. Addirittura alcuni autori presuppongono che la formazione dell\u2019immagine sia pesantemente influenzata dal substrato culturale e sociale del singolo individuo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":247,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[30],"tags":[],"class_list":["post-911","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-scienze-biologiche"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/911","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/247"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=911"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/911\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=911"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=911"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=911"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}