{"id":589,"date":"2004-01-05T00:00:00","date_gmt":"2004-01-04T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"589","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/589\/","title":{"rendered":"Su quale principio fisico-matematico si basano gli autofocus delle macchine fotogafiche? E&#8217; possibile realizzare in modo semplice un algoritmo che valuti la nitidezza di una sequenza di immagini? Grazie."},"content":{"rendered":"<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><\/p>\n<p>Vi sono vari principi sui quali si pu\u00f2 basare un sistema autofocus.<br \/>\nInnanzitutto occorre distinguere tra sistemi ATTIVI e sistemi PASSIVI.<br \/>\n<br \/>Sistemi attivi<br \/>\n<br \/>Tra questi si annoverano i sistemi ad infrarossi e quelli ad ultrasuoni,<br \/>\nche funzionano sostanzialmente sulla rivelazione dell&#8217;eco di un raggio<br \/>\ninfrarosso o un suono ad alta frequenza emessi dall&#8217;apparecchio stesso.<br \/>\n<br \/>I sistemi ad ultrasuoni sono quelli concettualmente pi\u00f9 semplici, nel senso<br \/>\nche quando un sensore emette il suono, l&#8217;obiettivo inizia la sua escursione<br \/>\ntra distanza zero e infinito: quando il suono riflesso dall&#8217;oggetto<br \/>\ninquadrato torna al sensore la messa a fuoco si interrompe. Pi\u00f9 tempo passa<br \/>\nprima della ricezione dell&#8217;eco, pi\u00f9 l&#8217;obiettivo arriver\u00e0 vicino alla<br \/>\nposizione infinito; chiaramente, occorre che la corsa dell&#8217;obiettivo sia<br \/>\ntarata con la distanza di messa a fuoco delle lenti. Ci\u00f2 \u00e8 reso possibile<br \/>\ndal fatto che il suono si propaga abbastanza lentamente nell&#8217;aria (circa<br \/>\n340 m\/s), per cui un soggetto a qualche metro rifletter\u00e0 il suono dopo<br \/>\nqualche millisecondo, dando tempo all&#8217;obiettivo di muoversi appropriatamente.<br \/>\n<br \/>Sistemi attivi ad infrarossi.<br \/>\n<br \/>Sono in linea di principio simili ai  precedenti, con la differenza che il<br \/>\nfascio infrarosso emesso effettua una scansione della scena sincronizzata<br \/>\ncol movimento della messa a fuoco. Quando al sensore che inquadra il<br \/>\nsoggetto al centro della scena arriva il riflesso del soggetto il<br \/>\nmeccanismo si blocca e, se \u00e8 tarato opportunamente, il soggetto riflettente<br \/>\n\u00e8 a fuoco.<\/p>\n<p>Sistemi passivi<br \/>\n<br \/>Tra i sistemi passivi troviamo quelli che sono comunemente impiegati sulle<br \/>\ncamere fotografiche compatte o reflex.<br \/>\n<br \/>In generale tutti si basano sulla rilevazione del MASSIMO CONTRASTO<br \/>\ndell&#8217;immagine ottenuta variando la messa a fuoco dell&#8217;obiettivo.<br \/>\nStrutturalmente si possono distinguere tra telemetrici e non. Quelli<br \/>\ntelemetrici sono per lo pi\u00f9 costituiti da due sensori, un prisma e due<br \/>\nspecchi, di cui uno mobile. (fig. 1) <\/p>\n<p>\n<img decoding=\"async\" src=\"..\/..\/esperti\/fis\/autofocus\/fig1.gif\" alt=\"\"\/><br \/>\n<\/p>\n<p>Il fotosensore di destra inquadra il<br \/>\ncentro della scena e misura il livello di luminosit\u00e0 di una piccolissima<br \/>\nzona. Lo specchio di destra si muove finch\u00e9 il sensore di sinistra rivela<br \/>\nesattamente la stessa luminosit\u00e0 dell&#8217;altro. Dall&#8217;angolazione risultante<br \/>\ndello specchio mobile si determina la distanza, che pu\u00f2 essere comunicata<br \/>\nall&#8217;obiettivo sia meccanicamente che elettronicamente.<br \/>\n<br \/>I sistemi basati su questo principio sono chiaramente ingannati da soggetti<br \/>\nuniformi e privi di contrasto.<br \/>\n<br \/>I primi sistemi autofocus per reflex erano basati su un principio simile,<br \/>\nma utilizzando cellule non lineari. In questo modo, quando la scena<br \/>\ninquadrata presentava il massimo contrasto il segnale del sensore era<br \/>\nmassimo perch\u00e9 la non linearit\u00e0 della risposta del sensore compensava la<br \/>\nriduzione dell&#8217;area luminosa . In altre parole, se una scena non \u00e8 a fuoco<br \/>\ni contorni appaiono sfumati e di luminosit\u00e0 media, quando invece \u00e8 a fuoco,<br \/>\nle zone pi\u00f9 luminose diventano pi\u00f9 piccole ma pi\u00f9 luminose, ed il sensore<br \/>\ncambia la sua risposta.<br \/>\n<br \/>I sistemi pi\u00f9 moderni sono invece basati sulla rivelazione del contrasto<br \/>\ndel segnale che arriva su una ccd posta sul piano focale dell&#8217;obiettivo, in<br \/>\ngenerale dietro una zona semitrasparente dello specchio della reflex.<br \/>\nQuando la luminosit\u00e0 di pixels contigui della ccd ( in generale una ccd<br \/>\nlineare, o due lineari disposte a croce) presenta le variazioni pi\u00f9 brusche<br \/>\nsi considera a fuoco la scena.<br \/>\n<br \/>L&#8217;ultima generazione di sensori autofocus \u00e8 infine costituita dal<br \/>\ncosiddetto sistema a &#8220;contrasto di fase&#8221;, che ha uno schema di<br \/>\nfunzionamento un po&#8217; pi\u00f9 complicato dei precedenti, ma cercher\u00f2 di<br \/>\nillustrare brevemente.<br \/>\n<br \/>Questo sistema si basa su una CCD posta oltre il piano focale<br \/>\ndell&#8217;obiettivo, oltre uno schermo composto da microlenti cilindriche.<br \/>\nQuando l&#8217;immagine \u00e8 a fuoco, cio\u00e8 il punto coniugato dell&#8217;oggetto \u00e8 sul<br \/>\npiano focale, le lentine rendono paralleli i raggi provenienti dall&#8217;oggetto<br \/>\nimmagine posto sul piano focale e determinano un&#8217;immagine di una certa<br \/>\nestensione, che viene assunta come riferimento, sulla CCD. Quando il<br \/>\nsoggetto \u00e8 fuori fuoco determiner\u00e0 una immagine pi\u00f9 piccola o pi\u00f9 grande di<br \/>\nquella corretta, cos\u00ec che il sistema pu\u00f2 spostare l&#8217;obiettivo direttamente<br \/>\nnella direzione corretta. Ci\u00f2 velocizza di molto le operazioni di messa a<br \/>\nfuoco, e ci\u00f2 ha reso l&#8217;autofocus a contrasto di fase il pi\u00f9 diffuso sistema<br \/>\nper le reflex commerciali. Da notare infatti che i sistemi passivi non<br \/>\ndipendono da delicate tarature dei movimenti delle lenti e sono quindi gli<br \/>\nunici adattabili a fotocamere reflex che permettono di cambiare l&#8217;ottica.<br \/>\n<br \/>Per quanto riguarda la realizzazione di un algoritmo per valutare la<br \/>\nnitidezza di una sequenza di immagini io ritengo che il modo pi\u00f9 semplice<br \/>\nsia di avere un&#8217;immagine digitale e isolare una porzione con dei contorni<br \/>\nnetti (il bordo di un palazzo, l&#8217;occhio di una persona, ecc) ed analizzare<br \/>\ni livelli di luminosit\u00e0 dei singoli pixels. L&#8217;immagine pi\u00f9 a fuoco<br \/>\nrisulter\u00e0 quella con la variazione pi\u00f9 netta, quindi con il maggior<br \/>\ngradiente numerico della luminosit\u00e0, che in sostanza \u00e8 il metodo utilizzato<br \/>\nnegli autofocus passivi che si avvalgono di CCD.<br \/>\n<br \/>Si potrebbe scegliere una linea di pixels e, detta S(n) l&#8217;intensit\u00e0<br \/>\ndell&#8217;n-esimo pixel, calcolare D(n)=S(n)-S(n-1) o eventualmente allungare la<br \/>\nzona di confronto utilizzando una media su qualche punto. A questo punto<br \/>\nl&#8217;immagine pi\u00f9 a fuoco, a parit\u00e0 di sequenza analizzata, sar\u00e0 quella che<br \/>\nha  i pi\u00f9 alti valori di D per qualche n, che corrisponder\u00e0 alla zona con<br \/>\ncambiamento di colore scelto.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":150,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[43],"tags":[],"class_list":["post-589","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-come-funziona"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/589","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/150"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=589"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/589\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=589"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=589"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=589"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}