{"id":455,"date":"2005-03-14T00:00:00","date_gmt":"2005-03-13T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"455","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/455\/","title":{"rendered":"Che conseguenze avrebbe l&#8217;impatto di una meteorite di dimensioni pari a quelle del Monte Everest sulla Terra? Grazie."},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"5\" style=\"font-weight: bold;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" style=\"width: 266px; height: 185px;\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/geminide.jpg\"\/>   <img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/Leonidepiccola.jpg\" style=\"width: 284px; height: 184px;\" alt=\"\"\/><font size=\"1\"><\/p>\n<p><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/mappa-impatti.gif\" style=\"width: 567px; height: 357px;\" alt=\"\"\/><br \/><\/font><\/font><font size=\"5\"><font size=\"1\">Mappa degli impatti sulla terraferma (crosta terrestre) nell&#8217;anno 2000<\/font><\/font><font size=\"5\" style=\"font-weight: bold;\"><font size=\"1\">.<\/p>\n<p><\/font>Premessa<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nelle notti serene, si vedono sottili strisce di luce che attraversano il cielo. Se ne possono scorgere anche molte in un\u2019ora. Si chiamano comunemente &#8220;<span style=\"font-style: italic; color: rgb(255, 102, 0);\">stelle cadenti<\/span>&#8220;, e non \u00e8 inesatto; infatti, i corpi che lasciano queste strisce, sono veramente blocchi di minerali provenienti dallo spazio che cadono attratti dalla forza di gravit\u00e0 terrestre. Gli astronomi li chiamano meteoriti. Entrano nell\u2019atmosfera con una velocit\u00e0 tale &#8211; fino a 70 Km  al secondo &#8211; che l\u2019attrito con l\u2019aria li riscalda fino all\u2019incandescenza, cos\u00ec che la maggior parte brucia e si disintegra in polvere e vapore molto prima di toccar terra. <br \/>Sono detti in particolare &#8220;bolidi&#8221; le meteore insolitamente lente e luminose che scoppiano prima di raggiungere la superficie terrestre.<br \/>La maggior parte delle meteoriti non \u00e8 pi\u00f9 grande di un grano di riso. Tali meteoriti diventano incandescenti ad un\u2019altezza tra gli 80 e 120 chilometri. Le pi\u00f9 grandi si disgregano nel loro percorso fiammeggiante attraverso l\u2019atmosfera e solo frammenti di essi colpiscono la Terra. Le meteoriti di rilevanti dimensioni, come quello che ha formato il Meteor Crater in Arizona del diametro di 1200 m circa e profondit\u00e0 sui 200 m, sono rarissime.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/meteorcrater.jpg\"\/><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<p><font size=\"1\">Un buon esempio di quello che accade quando un piccolo asteroide colpisce la Terra \u00e8 il <span style=\"color: rgb(0, 0, 255);\">Barringer Crater<\/span> (alias <span style=\"color: rgb(255, 0, 0);\">Meteor Crater<\/span>) vicino  Winslow, Arizona. Si \u00e8 formato circa 50.000 anni fa, in seguito all\u2019impatto di una meteorite ferrosa di circa 60 metri di diametro. Il cratere ha un diametro di circa 1.200 metri ed \u00e8 profondo 200 metri. Fino ad oggi, sulla Terra sono stati identificati 120 crateri da impatto.<br \/><\/font><\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">Il cratere pi\u00f9 impressionante \u00e8 quello di Chicxulub nel Golfo del Messico<\/span>. L\u2019evento risale a circa 65 milioni d\u2019anni fa e probabilmente provoc\u00f2 un cataclisma di portata planetaria, determinando, forse, anche la scomparsa dei dinosauri. Si crede che a provocare tutto ci\u00f2 sia stato un asteroide dalle dimensioni di almeno 10 Km di diametro. Restano ancora oggi, di questo terribile evento, tre anelli del diametro di 80,100 e 170 Km, che sono stati riconosciuti in base alle anomalie del campo gravitazionale della zona.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/chicx_lpi_big.gif\"\/><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"1\">Il cratere Chicxulub nel Golfo del Messico. Le zone blu sono le pi\u00f9 profonde.<\/font><\/div>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">Ogni anno circa 40.000 tonnellate di meteoridi<\/span> sono attratte dal nostro pianeta e sfrecciano nel cielo. Si stima che di esse solamente 200 tonnellate riescano a raggiungere la superficie e che ne siano recuperate circa 10 mentre molti meteoridi finiscono in fondo agli oceani, nelle foreste o nella sabbia dei deserti. Una fonte importante per il loro recupero sta diventando l\u2019Antartide.<\/p>\n<p><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"4\"><span style=\"font-weight: bold;\">Precisazioni, dati e tabelle<\/span><\/font><\/div>\n<p>Prima di procedere con la risposta, \u00e8 bene ricordare che <span style=\"font-weight: bold;\">sono chiamati <span style=\"color: rgb(255, 0, 0);\">meteoriti<\/span><\/span> <span style=\"font-weight: bold;\">solo quei corpi extraterrestri che riescono a colpire la superficie del nostro pianeta.<\/span><br \/><span style=\"font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);\">Bolidi<\/span> sono invece quei corpi che entrano nella troposfera ma che per la loro composizione non raggiungono la superficie poich\u00e9 scoppiano ad altitudini al di sotto dei 50 Km dalla superficie terrestre.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" style=\"width: 628px; height: 628px;\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/differenza.jpg\"\/><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"1\">Differenza fra meteoroide, meteora, bolide e meteorite.<\/font><\/div>\n<p><font size=\"3\" style=\"font-weight: bold;\">Velocit\u00e0 dei meteoridi<\/font><br \/>I meteoridi arrivano nell\u2019atmosfera terrestre con un\u2019impressionante velocit\u00e0 variabile tra i 12 Km\/sec (soggetti solo alla forza di gravit\u00e0 terrestre) e 73 Km\/sec (esattamente 42,5 Km\/sec per la velocit\u00e0 di fuga al perielio terrestre sommati agli oltre 30 Km\/sec della velocit\u00e0 orbitale della Terra al perielio).<\/p>\n<p><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"3\" style=\"font-weight: bold;\">Tipi di Meteoriti<\/p>\n<table cellspacing=\"1\" cellpadding=\"1\" border=\"1\" align=\"center\" style=\"width: 557px; height: 646px;\" _moz_resizing=\"true\">\n<caption><br type=\"_moz\"\/><\/caption>\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> Ferrose<\/font><\/td>\n<td> <font size=\"1\"><span style=\"font-weight: normal;\">Composte soprattutto di ferro e nichel; simili agli asteroidi di tipo M.<\/span><\/font><\/td>\n<td><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/metiron.gif\"\/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">Ferrose-rocciose <br \/><\/font><\/td>\n<td><font size=\"1\" style=\"font-weight: normal;\">Composte da una miscela di Fe e materiale roccioso, come gli asteroidi di tipo S<\/font><font size=\"1\"><span style=\"font-weight: normal;\">. <\/span><br \/><\/font><\/td>\n<td><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/image009.jpg\"\/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">Condriti <br \/><\/font><\/td>\n<td><font size=\"1\"> <\/font><font size=\"1\"><span style=\"font-weight: normal;\">Di gran lunga il maggior numero di meteoriti ricade in questa classe;<br \/>\nesse sono simili per composizione al mantello e alle crosta del pianeta<br \/>\nTerra.<\/span><\/font><\/td>\n<td><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/metchond.gif\"\/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">Condriti carbonacee \t<br \/><\/font><\/td>\n<td style=\"font-weight: normal;\"><font size=\"1\"> <\/font><font size=\"1\">Simili per composizione al Sole meno gli elementi<br \/>\nvolatili (idrogeno, elio, acqua, ammoniaca, anidride carbonica e il<br \/>\nmetano); sono simili agli asteroidi di tipo C.<\/font><\/td>\n<td><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/metcchon.gif\"\/><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> Acondriti\t<\/font><\/td>\n<td><font size=\"1\"><span style=\"font-weight: normal;\"\/><\/font> <font size=\"3\" style=\"font-weight: bold;\"><font size=\"1\"><span style=\"font-weight: normal;\">Simili ai basalti terrestri;<\/span><span style=\"font-weight: normal;\">le meteoriti che si ritengono originarie della Luna e di Marte sono acondriti.<\/span><\/font><\/font><\/td>\n<td><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/image013.jpg\"\/><br type=\"_moz\"\/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><\/font><\/p>\n<\/div>\n<p><font size=\"3\" style=\"font-weight: bold;\"><font size=\"1\"><span style=\"font-weight: normal;\"\/><\/font><\/font>Per valutare l\u2019energia liberata negli impatti cosmici si \u00e8 assunto il <font size=\"3\" style=\"color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold;\">MegaTon<\/span><\/font>, la stessa unit\u00e0 di misura utilizzata per le esplosioni nucleari. Un Megaton (abbreviato in MT), \u00e8 l\u2019energia rilasciata dallo scoppio di un Milione di tonnellate di Nitroglicerina. In unit\u00e0 fisiche (chilogrammo, metro, secondo) il MT corrisponde a 4.2&#215;10^15 joules. <br \/><span style=\"font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);\">Le famigerate bombe su Hiroshima e Nagasaki ebbero la potenza di 0,01 MT<\/span>; ebbene <span style=\"font-weight: bold;\">l\u2019impatto di un meteoroide del diametro di 30 metri, densit\u00e0 3 volte quella dell\u2019acqua e velocit\u00e0 di 20 km\/s rilascerebbe un\u2019energia di 2 MT<\/span>, <span style=\"font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);\">duecento volte cio\u00e8 quella delle suddette bombe<\/span>! L\u2019effetto dell\u2019impatto nell\u2019atmosfera, sul terreno e sul meteoroide stesso varia, ovviamente in funzione di queste dimensioni, come vediamo nella tabella qui sotto in cui la frequenza degli impatti \u00e8 una stima prudente e piuttosto incerta, soprattutto per i corpi di dimensioni maggiori.<\/p>\n<p><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\">Queste sono fondate ipotesi sulle conseguenze degli impatti di varie dimensioni:<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">\n<table cellspacing=\"1\" cellpadding=\"1\" border=\"1\" align=\"center\" _moz_resizing=\"true\" style=\"width: 580px; height: 262px;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"3\"><font size=\"2\">Diametro <br \/>del corpo impattante <br \/>(metri) <\/font><br \/><\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"3\"> <font size=\"2\">Energia sviluppata <br \/>(megatoni)<\/font><\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> Intervallo<br \/>(anni)<\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> Conseguenze<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> &lt;50<\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">&lt;10 <\/font><\/td>\n<td><font size=\"2\"> &lt;1<\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"1\">Meteore nell\u2019alta atmosfera, che per lo <br \/>pi\u00f9 non raggiungono la superficie. <br \/><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">75 <br \/><\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">10 &#8211; 100 <br \/><\/font><\/td>\n<td><font size=\"2\">1.000 <\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"1\">I meteoroidi ferrosi producono crateri come <br \/>il Meteor Crater; quelli<br \/>\nrocciosi producono <br \/>esplosioni in aria come a Tunguska; l\u2019impatto<br \/>\n<br \/>distrugge un\u2019area vasta quanto una citt\u00e0.<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> 160<\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">100 &#8211; 1.000 <br \/><\/font><\/td>\n<td><font size=\"2\">5.000 <br \/><\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"1\">I meteoroidi ferrosi e rocciosi colpiscono il suolo; <br \/>le comete<br \/>\nproducono esplosioni in aria; <br \/>l\u2019impatto distrugge un\u2019area vasta quanto<br \/>\n<br \/>una metropoli (New York, Tokyo). <br \/><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">350 <\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">1.000 &#8211; 10.000 <br \/><\/font><\/td>\n<td><font size=\"2\">15.000 <\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"1\">L\u2019impatto sulla terraferma distrugge un\u2019area <br \/>vasta quanto un piccolo stato; l\u2019impatto <br \/>negli oceani produce piccoli maremoti. <br \/><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> 700\t<\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\">10.000 -100.000 <br \/><\/font><\/td>\n<td><font size=\"2\">63.000 \t<br \/><\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"1\">L\u2019impatto sulla terraferma distrugge un\u2019area <br \/>vasta quanto uno stato<br \/>\nmedio (come la Virginia); <br \/>l\u2019impatto negli oceani genera grandi maremoti. <br \/><\/font><\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> 1700<\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: center;\"><font size=\"2\"> 100.000 &#8211; 1.000.000<\/font><\/td>\n<td><font size=\"2\"> 250.000<\/font><\/td>\n<td style=\"text-align: left;\">\n<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"1\"> L\u2019impatto sulla terraferma solleva grandi quantit\u00e0 <\/font><br \/><font size=\"1\">di polveri con<br \/>\nconseguenze a livello globale; <br \/>viene <\/font><font size=\"1\">distrutta un\u2019area vasta quanto un<br \/>\n<br \/>grande stato (California, Francia).<\/font><\/div>\n<p><font size=\"1\"> <\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"4\"><span style=\"font-weight: bold;\">Conseguenze d\u2019impatto di meterorite pari al Monte Everst<\/span><\/font><\/div>\n<p>Va subito precisato che <span style=\"font-weight: bold;\">\u00e8 alquanto difficile calcolare il volume del Monte Everest<\/span> perch\u00e9 esso si trova su un altopiano di circa 5.000 metri ed \u00e8 impossibile \u201csepararlo\u201d dalla catena cui appartiene. Detto questo, paragoniamo l\u2019Everest ad un cono avente come diametro di base pari alla sua altezza (8,8 Km).<br \/>Alla luce di quanto sopra premesso e specificato nei dati e nelle tabelle, <span style=\"font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);\">assumendo che l\u2019Everest abbia un volume di circa 180 Km3 pari ad una massa  di circa 500 milioni di tonnellate<\/span> e paragonato ad una sfera di 7000 metri di diametro, \u00e8 possibile <span style=\"font-weight: bold; text-decoration: underline;\">azzardare<\/span> un\u2019ipotesi abbastanza verosimile sulle conseguenze di un tal evento catastrofico, per non dire apocalittico.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/everest.jpg\" alt=\"\"\/><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<div style=\"text-align: center;\">Il Monte Everest<br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<p> Ovviamente i fenomeni generati da un tal evento dipenderebbero molto dal materiale di cui fosse composta la massa impattante la quale potrebbe anche non raggiungere il suolo ma esplodere come un bolide nell\u2019atmosfera.<br \/>L\u2019impatto col suolo avrebbe come prima e \u201cimmediata\u201d conseguenza la formazione di un enorme cratere.<\/p>\n<p>L\u2019impatto di un oggetto proveniente dallo spazio esterno su una superficie planetaria, evento che porta alla formazione di un cratere, \u00e8 solitamente un fenomeno estremamente rapido e si svolge completamente in tempi che vanno da frazioni di secondo a pochi minuti. Nella necessit\u00e0 di dover descrivere il meglio possibile un fenomeno dal decorso talmente veloce, si \u00e8 soliti ricorrere ad un artificio, una sorta di scomposizione degli eventi fatta a tavolino, identificando e separando nella genesi del cratere d\u2019impatto varie fasi.<br \/>Deve comunque essere chiaro che tale convenzione (perch\u00e9 di una convenzione si tratta) \u00e8 esclusivamente dettata dall\u2019esigenza di approfondire i fenomeni fisici coinvolti nel fenomeno con l\u2019intento di giungere, in tal modo, ad una migliore visione d\u2019insieme.<br \/>I vari momenti indicati, infatti, pi\u00f9 che una sequenza temporale rigorosa, dovranno essere considerati fenomeni fisici che si sovrappongono e s\u2019influenzano vicendevolmente durante il breve lasso di tempo occupato dall\u2019intero evento e, conseguentemente, la separazione tra una fase e la successiva non pu\u00f2 essere stabilita in modo netto.<br \/>Per usare una analogia cinematografica, non si sta esaminando il verificarsi dell\u2019evento usando una moviola con del fermo-immagine, ma si analizzano spezzoni di una stessa scena, diverse inquadrature, flash istantanei su quanto si sta verificando (o si \u00e8 gi\u00e0 verificato).<br \/>Fatte queste indispensabili precisazioni, esaminiamo da vicino le quattro fasi dell\u2019evento che, di solito, sono indicate come le pi\u00f9 rappresentative, vale a dire: <span style=\"font-weight: bold;\">compressione<\/span>, <span style=\"font-weight: bold;\">escavazione<\/span>, <span style=\"font-weight: bold;\">espulsione dei materiali<\/span> e <span style=\"font-weight: bold;\">modificazione finale<\/span> della struttura.<\/p>\n<p><font size=\"4\" style=\"font-style: italic; color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold;\">Compressione<\/span><\/font><br \/>Durante la prima fase, la meteorite colpisce la superficie planetaria e s\u2019innesca un sistema di onde d\u2019urto che trasferiscono energia cinetica (\u00e8, infatti, questa l\u2019origine del contenuto energetico associato ad ogni evento impattivo) non solo dal proiettile al bersaglio, ma anche all\u2019interno dello stesso corpo impattante.<br \/>La pressione che si viene a generare nel momento dell\u2019impatto \u00e8 elevatissima: si calcola, infatti, che nella formazione di un tipico cratere di 10 km a seguito di un urto con un oggetto dotato di velocit\u00e0 entro valori standard (dell\u2019ordine, cio\u00e8, di 15 km\/sec) si possono raggiungere picchi di 5000-10000 kbar (500-1000 Gpa).<br \/>Questo significa che diventa molto pi\u00f9 di una ragionevole ipotesi il pensare al violento sgretolarsi del meteorite (una vera e propria esplosione) e la quasi istantanea sua vaporizzazione, destino che necessariamente deve coinvolgere parte del materiale superficiale planetario presente nella zona dell\u2019impatto (figura A).<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/figura-A.jpg\" alt=\"\"\/><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<p> <font size=\"1\">L\u2019oggetto proveniente dallo spazio \u00e8 riuscito ad eludere la protezione offerta dall\u2019atmosfera e sta per concludere il suo viaggio sulla superficie. L\u2019indicazione della traccia dell\u2019oggetto (1) vuole schematizzare i possibili effetti luminosi e sonori associati all\u2019avvicinamento e collegati al meccanismo di ablazione. \u00c9 possibile, inoltre, la presenza di una prima onda d\u2019urto (2) dovuta alla violenta compressione dell\u2019aria che il corpo incontra nella sua discesa.<br \/><\/font><\/p>\n<p><font size=\"4\" style=\"font-style: italic; color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold;\">Escavazione<\/span><\/font><br \/>Le onde d\u2019urto generate dall\u2019evento si propagano nel terreno (la loro velocit\u00e0 iniziale \u00e8 di circa 10 km\/sec) e questa compressione (associata all\u2019espulsione di materiali dal luogo dell\u2019impatto) origina la cosiddetta &#8220;cavit\u00e0 transiente&#8221;, l\u2019enorme voragine iniziale destinata, in seguito, a trasformarsi nel cratere vero e proprio (figura B).<br \/>Il cratere, pertanto, (tranne il caso di cadute meteoritiche caratterizzate da un pi\u00f9 basso livello energetico) non \u00e8 mai identificabile come un fenomeno di scavo meccanico originato da un oggetto solido (il meteorite) che, per cos\u00ec dire, si apre la strada all\u2019interno di un altro oggetto (la superficie planetaria), cercando di mantenere la direzione originaria del suo moto; si tratta, invece, del trasformarsi istantaneo in una regione limitatissima d\u2019enormi quantitativi d\u2019energia cinetica in energia meccanica e termica.<br \/>Dal punto di vista fisico l\u2019evento \u00e8 paragonabile a ci\u00f2 che accade nel caso dell\u2019esplosione di una bomba: le differenze risiedono fondamentalmente nel quantitativo di energia coinvolta e nel tipo di energia iniziale, cinetica quella della meteorite, chimica quella del TNT (o altro esplosivo) che origina lo scoppio. Una fondamentale conseguenza suggerita direttamente da tale paragone \u00e8 che, nel caso di un impatto astronomico come quelli che stiamo considerando, diventano completamente irrilevanti sia la forma dell\u2019impattore che la direzione di provenienza del suo moto ed il risultato che si ottiene \u00e8 in ogni caso un cratere circolare (che \u00e8 quanto si pu\u00f2 comunemente osservare).<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/figura-B.jpg\" alt=\"\"\/><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<p><font size=\"1\">Il proiettile \u00e8 ormai esploso a causa dell\u2019elevata pressione originando una potentissima onda d\u2019urto (1) che spazza la zona circostante l\u2019impatto. L\u2019onda d\u2019urto si propaga anche nel terreno (3) ed inizia la creazione della cavit\u00e0 transiente con fenomeni di fusione e vaporizzazione delle rocce presenti nel luogo dell\u2019impatto (2).<br \/><\/font><br \/><font size=\"4\" style=\"color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold; font-style: italic;\">Espulsione dei materiali<\/span><\/font><br \/>Inizialmente l\u2019espulsione dei materiali avviene a velocit\u00e0 molto elevate (anche qualche km\/sec), ma poi si attenua stabilizzandosi su valori dell\u2019ordine di 100 m\/sec.<br \/>I materiali (ejecta) sono scagliati verso l\u2019alto e verso l\u2019esterno ricoprendo in tal modo una vasta area circostante il luogo dell\u2019impatto e vanno a formare le caratteristiche raggiere tipiche di alcuni crateri lunari, ma che sulla Terra verranno ben presto mascherate dall\u2019opera erosiva dei fenomeni atmosferici e molto spesso completamente cancellate, assieme a tutta la struttura craterica, dall\u2019azione distruttiva dei fenomeni geologici (figura C).<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/figura-C.jpg\" alt=\"\"\/><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<p><font size=\"1\">Prosegue il meccanismo di escavazione della cavit\u00e0 transiente ed una grande quantit\u00e0 di materiale (ejecta) viene lanciata lontano dalla zona dell\u2019impatto (1). I blocchi pi\u00f9 grandi potranno, ricadendo al suolo, originare a loro volta crateri secondari. Prosegue ancora anche l\u2019azione dell\u2019onda d\u2019urto nel terreno (2) innescando fenomeni di modificazione strutturale delle rocce (shock metamorphism).<br \/><\/font><\/p>\n<p><font size=\"4\" style=\"font-style: italic; color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold;\">Modificazione<\/span><\/font><br \/>La fase di modificazione della struttura craterica iniziale creatasi a seguito dell\u2019impatto (cavit\u00e0 transiente) pu\u00f2 essere vista in una duplice prospettiva: se da un lato, infatti, si possono considerare i fenomeni immediatamente successivi all\u2019evento e ad esso direttamente correlati, dall\u2019altro, per\u00f2, non si devono trascurare altri processi che, sebbene non direttamente innescati dall\u2019impatto e caratterizzati da tempi di azione non altrettanto rapidi, sono cause di mutamenti non meno importanti per l\u2019intera struttura (figura D).<br \/>Il pi\u00f9 importante tra i processi direttamente innescati dall\u2019evento impattivo e che si manifestano negli istanti immediatamente seguenti al suo verificarsi, \u00e8 l\u2019assestamento isostatico della struttura.<br \/>\u00c8 evidente, infatti, che non appena diminuisce l\u2019azione di compressione sulle rocce sottostanti la zona della caduta, queste tendono a ritornare nella posizione iniziale (un vero e proprio rimbalzo elastico) riducendo in parte la profondit\u00e0 della cavit\u00e0 transiente; tale fenomeno, nel caso d\u2019impatti di grosse dimensioni, pu\u00f2 sfociare nella formazione di una struttura centrale (central peak) oppure in una struttura pi\u00f9 complessa ad anelli concentrici sopraelevati (bacino multi-ring).<br \/>Non \u00e8 automatico, infatti, che i crateri da impatto abbiano la caratteristica forma &#8220;a scodella&#8221; come quella del Meteor Crater in Arizona e non \u00e8 detto che le strutture pi\u00f9 complesse siano riscontrabili unicamente sulla Luna o sugli altri pianeti.<br \/>Anche sulla Terra esistono crateri da impatto caratterizzati da un picco centrale e strutture multi-ring, anche se queste ultime sono certamente di pi\u00f9 difficile &#8220;lettura&#8221; rispetto a quelle, evidentissime, riscontrabili sul nostro satellite.<br \/>Tornando ad occuparci della modificazione di un cratere dobbiamo ricordare anche l\u2019inevitabile ricaduta degli ejecta nella zona stessa dell\u2019impatto, contribuendo ulteriormente a ridurre la profondit\u00e0 della struttura.<br \/>A questo punto si potrebbe pensare che la morfologia della struttura possa considerarsi ormai definitiva e duratura, invece bisogna cominciare a fare i conti con modificazioni a pi\u00f9 lungo respiro quali sono i mutamenti indotti dai fenomeni atmosferici (venti, precipitazioni, azione dei corsi d\u2019acqua, movimento dei ghiacci, \u2026) e da quelli geologici (bradisismi, terremoti, fenomeni d\u2019orogenesi, manifestazioni vulcaniche, \u2026).<br \/>E\u2019 chiaro che le modificazioni di questo tipo possono riguardare solamente la Terra ed i corpi celesti ancora geologicamente attivi (un esempio in tal senso pu\u00f2 essere Europa, satellite di Giove) oppure dotati di un\u2019atmosfera (ad esempio Venere), mentre non sono evidentemente presenti sul nostro satellite o sugli asteroidi.<br \/>Giorno dopo giorno, anche se sarebbe indubbiamente pi\u00f9 corretto (ma meno poetico) dire &#8220;milione d\u2019anni dopo milione d\u2019anni&#8221;, la lenta azione di livellamento degli agenti atmosferici e lo sconvolgimento superficiale caratteristico dei fenomeni geologici porta inevitabilmente alla cancellazione di queste ciclopiche cicatrici lasciate dagli impatti e questo lo si pu\u00f2 notare in modo molto semplice ed immediato confrontando una fotografia della Terra ed una della Luna, anche se, ad essere rigorosi, un tale confronto potrebbe reggere limitandoci a considerare della Terra solamente le zone desertiche o comunque libere da ogni forma di vegetazione che finirebbe col nasconderebbe ogni struttura sottostante.<br \/>A proposito della vegetazione \u00e8 opportuno accennare che anch\u2019essa pu\u00f2 contribuire non solo a mascherare un sito d\u2019impatto (e questo deve essere messo in conto quando si cerca di rintracciare tali strutture sul nostro pianeta), ma anche a mutarne la morfologia.<br \/>E\u2019 pur vero, comunque, che anche sui corpi geologicamente morti e privi di atmosfera \u00e8 attivo un modo tutto particolare di eliminazione delle tracce di un impatto: poich\u00e9 la superficie di tali corpi conserva i crateri di tutti gli impatti avvenuti nel corso dell\u2019intera storia geologica, si pu\u00f2 giungere in talune regioni alla cosiddetta saturazione di craterizzazione, il che significa che ogni nuovo cratere deve necessariamente distruggere (parzialmente o completamente) una struttura preesistente.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/figura-D.jpg\" style=\"width: 283px; height: 161px;\" alt=\"\"\/><br \/><font size=\"1\">E\u2019 ritornata la quiete sul luogo dell\u2019impatto e la voragine nel terreno \u00e8 l\u2019unico e terribile promemoria di ci\u00f2 che \u00e8 appena accaduto.<\/font><\/div>\n<p><font size=\"1\">Il cratere (1) \u00e8 gi\u00e0 stato ricoperto dalla ricaduta di parte degli ejecta e dal cedimento delle pareti (2) che, franando, concorrono a limitarne la profondit\u00e0.<\/font><font size=\"1\"> Non infrequente \u00e8 la presenza di zone (3) in cui si \u00e8 verificata un\u2019inversione degli strati geologic<\/font>i.<\/p>\n<p><font size=\"4\"><br style=\"font-weight: bold;\"\/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"4\"><span style=\"font-weight: bold;\">NON SOLO CRATERI..<\/span><\/font>.<\/div>\n<p>Il processo di craterizzazione non \u00e8 per\u00f2 l\u2019unico fenomeno indotto da un impatto; nonostante la brevit\u00e0 temporale dell\u2019evento, si possono innescare conseguenze ben pi\u00f9 gravi e in grado di coinvolgere anche l\u2019intera superficie terrestre.<br \/>Ci occupiamo perci\u00f2 a questo punto delle conseguenze di un impatto e lo facciamo introducendo una scala di valutazione dei rischi, articolata in quattro livelli di gravit\u00e0 crescente, proposta da Andrea Carusi nel 1995.<\/p>\n<p><font size=\"3\" style=\"color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold;\">Primo livello<\/span><\/font>: <span style=\"color: rgb(0, 0, 255);\">eventi che non costituiscono alcun rischio significativo per la biosfera.<\/span><br \/>Sono compresi in questo gruppo le interazioni con corpi le cui dimensioni variano dalla regione millimetrica (ed inferiore) fino a qualche metro.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\">Un esempio particolarmente significativo \u00e8 stato il bolide con dimensioni iniziali di 1,5-3,0 metri e massa di 104-105 kg esploso ad un\u2019altezza di circa 30 km sopra <span style=\"font-weight: bold;\">Lugo di Romagna<\/span> il 19 gennaio 1993. (<a href=\"http:\/\/www.castfvg.it\/articoli\/asteroid\/lugo.htm\">http:\/\/www.castfvg.it\/articoli\/asteroid\/lugo.htm<\/a>).<\/div>\n<p>Un dato certamente confortante \u00e8 che, in generale, i corpi rocciosi di massa minore di 100 tonnellate vengono disintegrati nel loro attraversamento dell\u2019atmosfera: la maggior parte della loro energia cinetica viene dissipata in tempi dell\u2019ordine del secondo (o anche meno) con la conseguente esplosione del corpo.<br \/>Questi episodi sono definiti fireball o bolidi; di molti di essi non vi \u00e8 rilevazione a terra, ma soltanto attraverso i satelliti di sorveglianza.<br \/>Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha reso pubblici i risultati delle osservazioni dei satelliti-spia effettuate dal 1972 in poi, permettendo cos\u00ec di ricostruire gli episodi d\u2019interazione di oggetti aventi dimensioni dell\u2019ordine della decina di metri con l\u2019alta atmosfera: questi flash, la cui energia \u00e8 stimata dell\u2019ordine di 10.000 kton, sono stati rilevati con una frequenza media non inferiore ad un evento all\u2019anno.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/bolide.jpg\" alt=\"\"\/><br \/><font size=\"1\">Bellissima immagine che mostra la scia multicolore rimasta in cielo dopo l\u2019esplosione di un bolide.<br \/><\/font><\/div>\n<p>Per rendersi conto dell\u2019enorme contenuto energetico associato a fenomeni di questo tipo, basterebbe fare due semplici conti e calcolare l\u2019energia cinetica posseduta da <span style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"color: rgb(255, 0, 0);\">un meteoroide di 10 grammi lanciato alla velocit\u00e0 di 30 km\/sec<\/span> <\/span>(indubbiamente elevatissima, ma tutt\u2019altro che lontana dalla realt\u00e0 essendo proprio questo il valore approssimativo della velocit\u00e0 orbitale della Terra): si ottiene in tal modo per il meteoroide un valore di energia di 4.5&#215;10<sup>6<\/sup> joule e, dal momento che il contenuto energetico associabile allo scoppio di 1 kg di tritolo \u00e8 4.2&#215;10<sup>6<\/sup> joule, \u00e8 presto calcolabile che <span style=\"font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);\">l\u2019impatto con quel minuscolo meteoroide<\/span> <span style=\"font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);\">libererebbe un quantitativo di energia corrispondente all\u2019esplosione di pi\u00f9 di un kg di TNT&#8230;<\/span><\/p>\n<p><font size=\"3\" style=\"color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold;\">Secondo livello<\/span><\/font>: <span style=\"color: rgb(153, 51, 0);\">eventi che coinvolgono corpi con dimensioni comprese tra 10 e 100 m, la cui incidenza temporale \u00e8 dell\u2019ordine di un evento ogni secolo.<\/span><br \/>Appartiene a questo secondo gruppo il ben noto evento di <font size=\"2\" style=\"font-weight: bold;\">Tunguska<\/font> avvenuto il 30 giugno 1908 (<a href=\"http:\/\/www-th.bo.infn.it\/tunguska\/\">http:\/\/www-th.bo.infn.it\/tunguska\/<\/a>), un bolide di una sessantina di metri esploso ad un\u2019altezza di circa 8 km, la cui onda d\u2019urto sconvolse oltre 2000 km2 di fitta foresta siberiana (80 milioni di alberi abbattuti) e la cui potenza esplosiva viene stimata in 10-40 Mton.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">Nella zona non \u00e8 stato rinvenuto alcun frammento meteoritico, ma si \u00e8 scoperto un eccesso di iridio (anche se modesto) nel fango e la presenza di particelle microscopiche di polvere nella resina delle conifere del luogo nel periodo 1902\/1920: tutto questo porta a riconoscere la natura extraterrestre dell\u2019impattore, ma non consente di identificarne con certezza la tipologia (cometa o asteroide).<\/div>\n<table cellspacing=\"1\" cellpadding=\"1\" border=\"1\" _moz_resizing=\"true\" style=\"width: 520px; height: 147px; text-align: left; margin-left: auto; margin-right: auto;\">\n<tbody>\n<tr>\n<td style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Simile in dimensioni (ma differente in composizione e struttura) il<br \/>\npiccolo asteroide metallico di poche decine di metri che 50.000 anni<br \/>\nfa, impattando la Terra ad una velocit\u00e0 di circa 20 km\/sec, origin\u00f2 in<br \/>\nArizona (USA) il Meteor Crater, una voragine profonda circa 200 m e con<br \/>\ndiametro di 1,2 km.<br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: right;\"><font size=\"1\">(<\/font><font size=\"1\">Figura a destra: il meteor crater)<\/font><\/div>\n<\/td>\n<td><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/meteorcrater.jpg\" style=\"width: 253px; height: 139px;\" alt=\"\"\/><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><br type=\"_moz\"\/><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><\/div>\n<p><font size=\"3\" style=\"color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold;\">Terzo livello<\/span><\/font>: in questo gruppo vengono annoverati impatti con oggetti aventi dimensioni dell\u2019ordine di 1 km.<br \/><span style=\"font-weight: bold; color: rgb(255, 0, 0);\">La situazione, nell\u2019eventualit\u00e0 di un simile impatto, comincia ad essere rischiosa per la biosfera<\/span> a causa dell\u2019elevata quantit\u00e0 di polveri immesse nell\u2019atmosfera: i cambiamenti climatici che ne derivano possono estendersi nel tempo (anche per un periodo di alcuni mesi).<br \/>La soglia che separa il secondo livello dal terzo, corrisponde approssimativamente ad un evento la cui potenza esplosiva pu\u00f2 essere quantificata dell\u2019ordine di un milione di megatoni.<\/p>\n<p><font size=\"3\" style=\"color: rgb(255, 0, 0);\"><span style=\"font-weight: bold;\">Quarto livello<\/span><\/font>: <span style=\"font-weight: bold; text-decoration: underline; color: rgb(255, 0, 0);\">\u00e8 il caso estremo e comprende gli impatti con piccoli asteroidi aventi dimensioni dell\u2019ordine della decina di km; la situazione descritta in precedenza assume un carattere planetario.<\/span><br \/>L\u2019impatto stesso ed i fenomeni da esso scatenati comporterebbero per il nostro pianeta <font size=\"2\">conseguenze apocalittiche<\/font>, uno scenario spesso ipotizzato anche come conseguenza di un conflitto termonucleare su scala planetaria.<\/p>\n<p><font size=\"3\"><span style=\"font-weight: bold;\">L\u2019impatto di una meteorite di massa pari al Monte Everest avrebbe conseguenze pari a quelle descritte al quarto livello.<\/span><\/font><br \/>Vediamo ora nel dettaglio tali conseguenze. La sequenza temporale delle letali conseguenze imputabili ad un impatto di questo livello pu\u00f2 essere cos\u00ec sintetizzata:<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">1)<\/span> L\u2019aspetto iniziale \u00e8 certamente il verificarsi di quei fenomeni puramente meccanici ascrivibili direttamente all\u2019impatto, quali la <span style=\"font-weight: bold;\">formazione di un cratere ed il conseguente terremoto ad esso associato<\/span>, <span style=\"color: rgb(255, 0, 0);\">con effetti catastrofici entro un raggio di alcune centinaia di chilometri<\/span>; si stima che un oggetto con dimensioni di 10 km possa produrre un <span style=\"font-weight: bold;\">cratere avente come minimo 100 km di diametro<\/span>.<br \/>Ipotizzando, poi, una caduta in mare (evento certamente pi\u00f9 probabile dato il rapporto terre emerse\/mari sul nostro pianeta) si deve considerare anche il conseguente tsunami, la cui potenza distruttiva sarebbe tutt\u2019altro che trascurabile.<br \/>Un oggetto di 200 metri (inquadrabile dunque ancora nel secondo livello!) potrebbe dare origine in mare aperto ad onde alte 3,5 metri, che raggiungerebbero i 100 metri d\u2019altezza sulle coste.<br \/>Parallelamente a questi fenomeni meccanici sono da annotare quelli termici indotti sul luogo dell\u2019impatto dall\u2019energia liberata dall\u2019urto stesso e, nelle zone limitrofe, dalla caduta dei materiali incandescenti (eiecta), cause sicure dell\u2019accensione di immensi incendi nelle zone circostanti.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">2)<\/span> <span style=\"font-weight: bold;\">Soppressione della fotosintesi clorofilliana<\/span> a causa dell\u2019oscurit\u00e0 provocata dal permanere in sospensione nell\u2019atmosfera delle polveri, dei fumi e delle ceneri prodotte dagli incendi, fenomeno che comporta conseguenze irreparabili non solo per il regno vegetale, ma per l\u2019intera biosfera poich\u00e9 <span style=\"font-weight: bold;\">viene drammaticamente a mancare un anello basilare della catena alimentare.<\/span><\/p>\n<p><font size=\"2\"><span style=\"font-weight: bold;\">3)<\/span><\/font> <span style=\"font-weight: bold;\">Produzione nell\u2019atmosfera di NO<\/span><sub style=\"font-weight: bold;\">X<\/sub><span style=\"font-weight: bold;\"> (ossidi d\u2019azoto) e HNO<\/span><sub style=\"font-weight: bold;\">3<\/sub> a causa dello shock termico e conseguente verificarsi del fenomeno delle piogge acide.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">4)<\/span> <span style=\"color: rgb(0, 0, 255); font-weight: bold;\">Diminuzione della temperatura ambientale<\/span> per l\u2019effetto-scudo delle polveri e delle ceneri, riduzione che pu\u00f2 essere quantificata in 10-20 gradi <span style=\"font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 255);\">e perdurerebbe per un periodo d\u2019alcuni ann<\/span>i.<br \/>E\u2019 stato calcolato che il calo anche solo di 1 grado nella temperatura media del globo farebbe colare a picco la produzione di cereali in Canada, mentre un calo di 3 gradi sposterebbe il limite settentrionale della coltivazione del grano negli USA fino nel sud dello Iowa.<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold;\">5)<\/span> Se l\u2019effetto iniziale dell\u2019immissione in atmosfera delle polveri e delle ceneri \u00e8 quello di provocare una diminuzione della temperatura, <span style=\"font-weight: bold; background-color: rgb(255, 102, 0);\">la situazione successiva sar\u00e0 caratterizzata da un suo drastico innalzamento causato dall\u2019innesco del meccanismo dell\u2019effetto-serra.<\/span><br \/>I<span style=\"color: rgb(255, 0, 0); font-weight: bold;\">l conseguente aumento di vapore d\u2019acqua nell\u2019atmosfera concorrer\u00e0 a sua volta ad incrementare ulteriormente tale effetto-serra, prolungandone gli effetti anche per molte migliaia di anni<\/span>.<br \/>Il valore di soglia dell\u2019immissione nella stratosfera di particelle di polvere che darebbe inizio a quello che \u00e8 stato definito <span style=\"font-weight: bold; font-style: italic; color: rgb(0, 0, 255);\">inverno da impatto<\/span>, \u00e8 stato stimato in circa 10<sup>13<\/sup> kg, circa 100 volte maggiore della quantit\u00e0 prodotta dalle maggiori eruzioni vulcaniche negli ultimi due secoli, comprese quelle del Pinatubo nel 1991 e quella del Tambora nel 1816, responsabile di quello che \u00e8 stato definito un <span style=\"font-weight: bold; font-style: italic;\">anno senza estate<\/span>.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\">\n<table width=\"400\" cellspacing=\"2\" cellpadding=\"2\" border=\"1\" align=\"center\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img decoding=\"async\" alt=\"\" style=\"width: 204px; height: 182px;\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/manicouagan2.jpg\"\/><\/td>\n<td style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Figura a sinistra: veduta aerea del cratere Manicouagan, in Canada.<br \/>Questa struttura circolare ha un diametro di circa 100 km e l\u2019evento che l\u2019ha originata risale a 215 milioni di anni fa. <\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n<p>Tale soglia potrebbe essere superata a seguito dell\u2019impatto di un asteroide roccioso con diametro di almeno 1,5 km, che sarebbe in grado di liberare un\u2019energia equivalente a 200 miliardi di tonnellate di tritolo. <span style=\"font-weight: bold;\">Figuriamoci l&#8217;impatto ipotizzato dal lettore per una meteorite pari a 5 volte tanto quale abbiamo ipotizzato l&#8217;Everest.<\/p>\n<p><\/span>L\u2019esempio che pu\u00f2 essere proposto quale rappresentativo di quest\u2019ultimo livello \u00e8 l\u2019evento K\/T, un impatto con un asteroide avente dimensioni di una decina di km avvenuto 65 milioni di anni fa (periodo tra il Cretaceo ed il Terziario) al quale si attribuirebbe l\u2019estinzione dei dinosauri. (<span style=\"font-style: italic;\">Teoria molto accreditata ma non condivisa da tutti in quanto si fanno anche alcune altre ipotesi circa la scomparsa dei grandi rettili<\/span>).<br \/><span style=\"font-weight: bold;\">La stima dell\u2019energia associata all\u2019impatto<\/span> suggerisce un valore dell\u2019ordine di 10<sup>23<\/sup> joule, <span style=\"font-weight: bold;\">corrispondenti a 24 milioni di megatoni, <span style=\"color: rgb(255, 0, 0);\">circa un miliardo e mezzo di bombe di Hiroshima<\/span>&#8230;<br \/><\/span><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><span style=\"font-weight: bold;\"><\/p>\n<table cellspacing=\"1\" cellpadding=\"1\" border=\"1\" align=\"center\" style=\"width: 500px; height: 124px;\" _moz_resizing=\"true\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><img decoding=\"async\" alt=\"\" style=\"width: 151px; height: 134px;\" src=\"..\/..\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/chicx_lpi_big.gif\"\/><\/td>\n<td style=\"text-align: justify; font-weight: normal;\"><font size=\"2\">Dopo anni di ricerche sembra ormai certa l\u2019individuazione del cratere<br \/>\nprodotto da quella collisione: nel nord della penisola dello Yucatan<br \/>\n(Messico) \u00e8 stata scoperta, infatti, grazie a misure gravimetriche<br \/>\nconfermate da immagini ottenute dallo Shuttle Endeavour, una<br \/>\ndepressione di circa 180 km di diametro, (<span style=\"font-style: italic;\">cratere Chicxulub nella figura<br \/>\nqui a sinistra<\/span>) che potrebbe essere stata causata proprio dall\u2019impatto<br \/>\ncon un corpo di 10-20 km di diametro.<\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><\/span><span style=\"font-weight: bold;\"><span style=\"font-weight: bold;\"><br \/><\/span><\/span><\/div>\n<p>La localizzazione nella zona caraibica, regione caratterizzata da bassi fondali ricchi di carbonati, suggerisce che un sufficiente quantitativo di CO<sub>2<\/sub> avrebbe potuto essere volatilizzato nell\u2019atmosfera tanto da innescare, dopo l\u2019iniziale repentino raffreddamento cui gi\u00e0 si \u00e8 accennato, quel temporaneo effetto-serra in grado di far innalzare la temperatura media del pianeta di 10 gradi protraendosi nel tempo per 10<sup>5<\/sup> anni.<\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><img decoding=\"async\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/Everest\/GolfoMessico.gif\"\/><br \/><font size=\"1\">Il cerchio nella figura indica la locazione del cratere <span style=\"font-style: italic;\">Chicxulub <br \/><\/span>nella penisola dello Yucatan nel Golfo del Messico<\/font><span style=\"font-style: italic;\"><br \/><\/span><\/div>\n<p>Non \u00e8 certamente stata questa l\u2019unica occasione di profondi mutamenti dell\u2019ecosistema terrestre ascrivibili, secondo alcuni, alle conseguenze d\u2019impatti con corpi esterni.<br \/>Si \u00e8 potuto rilevare, da osservazioni geologiche e paleontologiche, l\u2019esistenza di una serie d\u2019eventi che, quasi con cadenza periodica (alla stregua di un serial-killer), hanno coinciso con estinzioni di specie viventi sul nostro pianeta.<br \/>Questa, per\u00f2, \u00e8 un\u2019altra storia\u2026<\/p>\n<p><span style=\"font-weight: bold; color: rgb(0, 0, 255);\">Per saperne di pi\u00f9<\/span> a proposito della saga del cratere K\/T consiglio la lettura di due libri veramente interessanti: <span style=\"font-style: italic;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">T.REX e il cratere dell\u2019apocalisse<\/span> <\/span>di W. Alvarez &#8211; Mondadori, 1998,<br \/>\n<span style=\"font-style: italic;\"><span style=\"text-decoration: underline;\">Impact! The threat of comets &amp; asteroids<\/span> <\/span>di G.L. Verschuur &#8211; Oxford University Press, 1996.<br \/><br type=\"_moz\"\/><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":213,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[54],"tags":[],"class_list":["post-455","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-geologia-e-geografia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/455","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/213"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=455"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/455\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=455"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=455"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=455"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}