{"id":4227,"date":"2000-01-13T00:00:00","date_gmt":"2000-01-13T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4227","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4227\/","title":{"rendered":"Buchi neri solitari nella Galassia"},"content":{"rendered":"<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/pr\/2000\/03\/content\/0003w.jpg\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"350\" vspace=\"8\" hspace=\"8\" height=\"234\" border=\"0\" align=\"left\" alt=\"Nubi ad alta velocit\u00e0 (1.4 Mb)\" src=\"..\/..\/hubble\/2000\/0003.jpg\" \/><\/font><\/a>Due           gruppi internazionali di astronomi usando sia il telescopio spaziale Hubble           che i telescopi terrestri in Australia ed in Cile hanno scoperto i primi           esemplari di buchi neri di massa stellare che orbitano indisturbati e           solitari nella nostra galassia. Tutti i casi precedenti di buchi neri           di taglia stellare sono stati scoperti in orbita attorno ad una stella           compagna, e la loro presenza &egrave; stata appunto dedotta dagli effetti           sulla stella visibile.<br \/>          I due buchi neri invece hanno manifestato la loro presenza con un effetto           di <i>microlente gravitazionale<\/i>. In altre parole hanno deviato la           luce proveniente da una stella lontana. &quot;Questo risultato ci mostra           che i buchi neri sono pi&ugrave; comuni di quanto si supponesse e che           molte stelle massicce ma normali possono alla fine della loro vita collassare           e formare un buco nero invece che una stella di neutroni&quot; afferma           David Bennett della University of Notre Dame. Bennett ha presentato i           risultati del suo team al 195&deg; meeting della American Astronomical           Society. <br \/>          La scoperta suggerisce inoltre che non ci sia bisogno di interazioni con           un&#8217;altra stella: i buchi neri possono prodursi per collasso di una stella           isolata sufficientemente massiccia, come da lungo proposto dagli astrofisici           teorici.<\/p>\n<p>A sinistra sono visibili due immagini successive di un campo stellare           affollato di astri. Il debole aumento di luminosit&agrave; della stella           contrassegnata &egrave; imputabile al passaggio di un buco nero che ne           ha distorto ed amplificato la luce.<br \/>          A destra &egrave; visibile lo stesso campo ripreso dal telescopio spaziale           &quot;Hubble&quot; che ha consentito la precisa identificazione della           stella e dunque la precisa determinazione della sua luminosit&agrave;           &quot;a riposo&quot;.<\/p>\n<p>L&#8217;intenso campo gravitazionale del buco nero agisce come una lente, incurvando           lo spazio percorso dai raggi luminosi provenienti da stelle molto pi&ugrave;           lontane, a tal punto che da una singola immagine, se ne vedono due identiche           poco distanti. E proprio questo effetto ha &quot;tradito&quot; la presenza           di un buco nero: l&#8217;angolo di deflessione della luce &egrave; 100 volte           pi&ugrave; piccolo della capacit&agrave; visiva del telescopio spaziale,           ma la semplice addizione di due sorgenti luminose, sebbene confuse, &egrave;           visibile come un aumento di luminosit&agrave; quando il buco nero passa           davanti alla stella. Il gruppo di Bennett stava aspettando uno di questi           passaggi e l&#8217;attenta analisi dei due eventi ha mostrato che gli oggetti           responsabili della deflessione della luce hanno una massa di circa sei           masse solari. <br \/>          Se gli oggetti fossero stati stelle ordinarie, la loro luce, per quanto           debole, avrebbe certamente mascherato la stellina lontana. Inoltre, dato           che la massa &egrave; eccessiva per una nana bianca o una stella di neutroni,           si conclude che si doveva trattare di buchi neri.<\/p>\n<p>La tecnica di rivelazione di eventi di microlente gravitazionale, combinata           con la straordinaria risoluzione ottica del telescopio spaziale, apre           agli astronomi la possibilit&agrave; di ricercare buchi neri solitari           e stimare se essi contribuiscano o meno all&#8217;alone di materia oscura. Questi           eventi di microlente sono stati scoperti nel 1996 e nel 1998 dalla collaborazione           internazionale chiamata MACHO (Massive Compact Halo Object) usando il           telescopio da 1,3 metri al Mount Stromlo Observatory a Canberra, in Australia.         <\/p>\n<p>La scoperta dell&#8217;avvenimento e la rapida comunicazione alla rete di osservatori           ha consentito precise misure dell&#8217;andamento del fenomeno da parte del           Global Microlensing Alert Network (GMAN) dal telescopio da 90 cm al Cerro           Tololo Inter-American Observatory (CTIO) e dal progetto Microlensing Planet           Search (MPS). Il gruppo MACHO sorveglia decine di milioni di stelle in           direzione del centro della galassia, dove l&#8217;affollamento &egrave; notevole           e aumenta le possibilit&agrave; di successo dell&#8217;osservazione di questi           rari fenomeni. I due eventi hanno avuto una durata straordinariamente           lunga, rispettivamente 800 e 500 giorni, il che suggerisce che l&#8217;oggetto           sia stato molto massiccio. Successive osservazioni sono state condotte           da HST nel giugno 1999 per identificare chiaramente la stella che ha subito           la deflessione e misurarne la luminosit&agrave; dopo l&#8217;evento. L&#8217;immagine           di HST mostra che la stella era vicino ad altre stelle simili per luminosit&agrave;           e dunque appariva confusa nelle immagini degli osservatori terrestri.           L&#8217;identificazione della stella da parte di HST ha permesso una pi&ugrave;           precisa determinazione dell&#8217;aumento di luminosit&agrave; e dunque della           massa del buco nero.<\/p>\n<p>L&#8217;evento del 1998 &egrave; stato pi&ugrave; intenso, ma la modellizzazione           di questo fenomeno attende ancora il contributo di HST per l&#8217;identificazione           della stella. La durata straordinariamente lunga di un evento di microlente           gravitazionale pu&ograve; essere attribuita a due cause: la massa elevata           della lente oppure il moto orbitale della Terra. Per discriminare la causa           &egrave; necessario dunque studiare con attenzione la forma della curva           di luce del fenomeno.<\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><i>Credits:           <\/i><\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><i><font size=\"-2\">NASA           e Hubble Heritage Team (STScI).<\/font><\/i><\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5612,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[88],"tags":[],"class_list":["post-4227","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-buchi-neri-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4227","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4227"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4227\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5612"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4227"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4227"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4227"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}