{"id":4158,"date":"1998-05-06T00:00:00","date_gmt":"1998-05-06T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4158","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4158\/","title":{"rendered":"Un lampo di raggi gamma e la sua galassia ospite"},"content":{"rendered":"<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Un gruppo di         astronomi del California Institute of Technology ha         misurato la distanza di una debolissima galassia che ha         ospitato un lampo gamma. La galassia dista da noi 12         miliardi di anni-luce. Combinando questa distanza con         l&rsquo;intensit&agrave; di emissione dell&rsquo;esplosione, si         deduce che l&rsquo;evento ha rilasciato un&rsquo;enorme         quantit&agrave; di energia, pari a diverse centinaia di volte         di quella emessa dall&rsquo;esplosione di una supernova         che, fino ad ora, rappresenta il fenomeno conosciuto pi&ugrave;         energetico dell&rsquo;universo.<\/font><\/p>\n<table border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/pr\/1998\/17\/content\/9817a.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"200\" vspace=\"4\" hspace=\"5\" height=\"199\" border=\"0\" align=\"left\" alt=\"gamma ray burst GRB 971214 - galassia ospite\" src=\"..\/..\/hubble\/1998\/9817a.jpg\" \/><\/a><font size=\"1\" face=\"Verdana\">Il campo del lampo gamma GRB                 971214 ripreso dal telescopio Hubble circa                 quattro mesi dopo l&rsquo;esplosione, quando anche                 il bagliore residuo si &egrave; esaurito. La galassia                 estremamente debole e lontana indicata dalla                 freccia &egrave; l&rsquo;ospite del lampo gamma. Essa &egrave;                 stata scoperta utilizzando il telescopio Keck di                 10 metri, ma il telescopio spaziale riesce a                 identificarla con maggiore nitidezza. <\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Secondo Djorgovski,         l&rsquo;esplosione deve aver creato, all&rsquo;interno di         una regione di un paio di centinaia chilometri di         diametro, condizioni simili a quelle che c&rsquo;erano         nell&rsquo;universo dopo un millesimo di secondo dal Big         Bang. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Gran parte dei modelli         teorici sull&rsquo;origine dei lampi gamma non riescono         comunque a spiegare una tale quantit&agrave; di produzione di         energia. Solo alcuni recenti modelli che si basano         sull&rsquo;ipotesi di buchi neri rotanti potrebbero         avvicinarsi ad una spiegazione accettabile. Probabilmente         siamo di fronte ad un qualcosa di ancora pi&ugrave; esotico.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">I lampi gamma sono         misteriosi flash di radiazione ad alta energia con una         localizzazione casuale e che, di solito, durano pochi         secondi. Furono scoperti per la prima volta dal satellite         militare Vela negli anni &rsquo;60. Da allora sono state         proposte numerose teorie sulla loro origine, ma la causa         rimane ancora sconosciuta. Il satellite CGRO della NASA         (Compton Gamma-Ray Observatory) ha gi&agrave; rilevato varie         migliaia di lampi gamma. Il principale problema per la         comprensione di questo fenomeno dipende dalla difficolt&agrave;         di localizzazione degli eventi perch&eacute;, a differenza         della luce visibile, i raggi gamma sono         straordinariamente difficili da osservare con un         telescopio e, a complicare le cose, il lampo dura per un         tempo troppo breve.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Il satellite         italiano-tedesco BeppoSAX lanciato nel 1996 ha la         capacit&agrave; di localizzare i lampi gamma sulla sfera         celeste con una precisione che consente osservazioni         successive con i pi&ugrave; grandi telescopi a terra.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Questo sistema ha         condotto alla scoperta dei bagliori residui (<i>afterglows<\/i>)         che seguono l&rsquo;esplosione e che possono essere         rilevati alle frequenze dei raggi X, nel visibile,         all&rsquo;infrarosso e alle frequenze radio. Gli         astronomi, osservando i bagliori residui, hanno dovuto         concludere che i lampi gamma non provengono dalla nostra         Galassia ma sono associati a galassie estremamente         lontane.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Il lampo gamma in         questione, indicato dalla sigla <\/font><font size=\"1\" face=\"Verdana\">GRB 971214, <\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\">&egrave; stato rilevato il 14 dicembre 1997 dal         BeppoSAX e dal CGRO. In seguito sia il BeppoSAX che il         satellite Rossi X-ray Timing Explorer ne hanno seguito         l&rsquo;<i>afterglow<\/i> di raggi X. La precisione del         BeppoSAX ha condotto alla localizzazione di una         controparte ottica scoperta da Jules Halpern, David         Helfand e John Torstensen utilizzando il telescopio Kitt         Peak dell&rsquo;Arizona, ma non &egrave; stato possibile         misurarne la distanza.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Una volta esaurito il         bagliore residuo, il team del Caltech (California         Institute of Technology) utilizzando il telescopio         hawaiano Keck di 10 metri &egrave; riuscito a identificare una         galassia estremamente debole nel punto esatto         corrispondente al lampo gamma. La galassia ha una         luminosit&agrave; pari a quella di una normale lampadina di 100         watt posta alla distanza di 1.600.000 chilometri.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le successive         osservazioni del telescopio Hubble hanno confermato         l&rsquo;associazione tra bagliore residuo del lampo gamma         e la debole galassia.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">In seguito, il gruppo         del Caltech &egrave; riuscito anche a misurare la distanza di         questa galassia utilizzando il grande potere di raccolta         di luce del telescopio Keck II. La galassia ha un         redshift z=3,4 che corrisponde a circa 12 miliardi di         anni-luce di distanza (assumendo come ipotesi che         l&#8217;universo abbia 14 miliardi di anni).<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Combinando la misura di         distanza con la magnitudine osservata del lampo gamma,         gli astronomi hanno dedotto la quantit&agrave; di energia         rilasciata dall&rsquo;esplosione. Sebbene il flash sia         durato soltanto pochi secondi, l&rsquo;energia rilasciata         &egrave; centinaia di volte superiore a quella emessa da una         esplosione di supernova ed &egrave; uguale all&rsquo;ammontare         dell&rsquo;energia irradiata dalla nostra Galassia in         duecento anni. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Questa &egrave; solo         l&rsquo;energia che &egrave; stato possibile rilevare;         probabilmente c&rsquo;&egrave; una componente che non siamo in         grado di rilevare, come l&rsquo;emissione di neutrini e le         onde gravitazionali, che potrebbe contribuire         notevolmente all&rsquo;ammontare complessivo di energia         prodotta.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Sebbene l&rsquo;origine         dei lampi gamma rimanga un mistero, quello che accade         dopo l&rsquo;esplosione sembra essere ragionevolmente         compreso all&rsquo;interno del modello teorico della sfera         di fuoco. Le osservazioni del bagliore residuo da parte         del gruppo del Caltech ha aiutato la definizione di         alcuni parametri fisici di questo modello.<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Verdana\"><strong>Vedi anche:<\/strong><\/font><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/pr\/1998\/17\/content\/GRB.mov\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Un&#8217;animazione (file .MOV 2,6 Mb)<\/font><\/a><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/pr\/1998\/17\/content\/9817bw.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"100\" vspace=\"4\" hspace=\"5\" height=\"49\" border=\"0\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1998\/9817bt.gif\" alt=\"\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Immagini ottenute dal telescopio                 Keck da 10 metri (Mauna Kea, Hawaii). A sinistra                 mostra il bagliore residuo (in luce visibile)                 indicato da una freccia, circa due giorni dopo                 l&#8217;esplosione, quando era ancora relativamente                 luminoso. L&#8217;immagine a destra inquadra lo stesso                 campo come appariva due mesi dopo, quando il                 bagliore residuo era svanito del tutto. Nella                 stessa posizione si vede una debole galassia                 (indicata dalla freccia). La galassia dista da                 noi 12 miliardi di anni-luce.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>Credits: S. G.                 Djorgovski, S. R. Kulkarni (<\/em><\/font><a href=\"http:\/\/www.caltech.edu\/\"><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>Caltech<\/em><\/font><\/a><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>), il Caltech GRB                 Team, <\/em><\/font><a href=\"http:\/\/www2.keck.hawaii.edu:3636\/\"><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>W. M. Keck                 Observatory<\/em><\/font><\/a><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em> <\/em><\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em><\/em><\/font>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"100\" vspace=\"4\" hspace=\"5\" height=\"49\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1998\/9817ct.gif\" alt=\"\" \/><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&#8217;immagine                         a sinistra mostra il campo del lampo                         gamma GRB 971214 come si vedeva al                         telescopio Keck di 10 metri (Mauna Kea,                         Hawaii) circa due giorni dopo                         l&#8217;esplosione. L&#8217;immagine a destra,                         ottenuta con lo spettrografo STIS del                         Telescopio Spaziale Hubble circa 4 mesi                         dopo.<\/font><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>Credits: S. G.                         Djorgovski, S. R. Kulkarni (<\/em><\/font><a href=\"http:\/\/www.caltech.edu\/\"><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>Caltech<\/em><\/font><\/a><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>), il Caltech                         GRB Team, <\/em><\/font><a href=\"http:\/\/www2.keck.hawaii.edu:3636\/\"><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>W. M. Keck                         Observatory<\/em><\/font><\/a><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em> , <\/em><\/font><a href=\"http:\/\/www.nasa.gov\/\"><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><em>NASA<\/em><\/font><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5544,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[90],"tags":[],"class_list":["post-4158","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-lampi-gamma-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4158","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4158"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4158\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5544"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4158"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4158"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4158"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}