{"id":4148,"date":"1998-01-09T00:00:00","date_gmt":"1998-01-09T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4148","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4148\/","title":{"rendered":"Una nuova classe di stelle a raggi X ?"},"content":{"rendered":"<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\">191&deg; meeting dell&#8217;American         Astronomical Society, Washington, DC<\/font><\/p>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/pr\/1998\/07\/content\/9807.jpg\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"350\" height=\"259\" border=\"0\" src=\"..\/..\/hubble\/1998\/9807.jpg\" alt=\"\" \/><\/font><\/a><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La stella Gamma         Cassiopea &egrave; stata osservata sia nell&rsquo;ultravioletto         che ai raggi X da riprese simultanee del telescopio         Hubble e del <em>Rossi X-Ray Timing Explorer<\/em> con         risultati sorprendenti.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La stella &egrave; di seconda         magnitudine, dista da noi 600 anni-luce e si trova nel         mezzo della &quot;W&quot; della costellazione circumpolare         Cassiopea. Sembra che la stella stia emettendo nello         spazio dei brillamenti con una temperatura di 100 milioni         di gradi, 10 volte pi&ugrave; caldi di un tipico brillamento         solare.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&rsquo;osservazione         congiunta, condotta da Myron Smith (STScI), Richard         Robinson e Robin Corbet (<em>Goddard Space Flight Center<\/em>),         ha occupato un&rsquo;intera giornata di marzo del 1996 e         aveva lo scopo di comprendere l&rsquo;origine dell&#8217;intensa         emissione variabile di raggi X proveniente dalla stella.         Con loro grande sorpresa, l&rsquo;emissione X sembra         essere prodotta dalla superficie estremamente calda di         brillamenti (<em>flares<\/em>), fenomeno completamente         inatteso per una stella di quel tipo.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Nel 1860 un prete         italiano, Padre Secchi, scopr&igrave; che Gamma Cassiopea         mostrava una forte emissione nelle righe         dell&rsquo;idrogeno del suo spettro. La sua scoperta fece         di questa stella il primo membro di una classe chiamata         &quot;B-emission&quot; (Be). Si tratta di corpi celesti         molto pi&ugrave; caldi del Sole e varie volte pi&ugrave; massicci,         conosciuti per le loro inspiegate eruzioni saltuarie di         materia.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Venti anni fa gli         astronomi scoprirono con sorpresa la forte emissione X         proveniente da alcune stelle &quot;Be&quot; conosciute e         fino ad ora non c&rsquo;&egrave; mai stato un accordo sulla         spiegazione del fenomeno.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Molte stelle         &quot;Be&quot; mostrano in genere soltanto una debole         emissione X, simile a quella delle altre stelle calde.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le emissioni X di Gamma         Cassiopea sono particolari perch&eacute; originano da un gas         caldissimo anche per gli standard astronomici: 100         milioni di gradi Kelvin. Inoltre l&rsquo;emissione varia         con andamento a zig-zag in pochi secondi: un         comportamento che ricorda i brillamenti X del Sole e di         altre stelle &quot;fredde&quot; e di piccola massa,         simili al Sole.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Precedenti spiegazioni         di questo comportamento suggerivano che l&rsquo;origine         dell&rsquo;emissione X fosse dovuta alla ricaduta di gas         su una stella compagna molto densa, quale ad esempio una         stella a neutroni. Nonostante le ripetute ricerche, non         &egrave; mai stata trovata nessuna prova della presenza di una         stella compagna.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&rsquo;osservazione         simultanea dei due telescopi spaziali, l&#8217;Hubble e il <em>Rossi         X-Ray<\/em> ha cambiato sostanzialmente questo modello         esplicativo mostrandoci che la variabilit&agrave; a lungo         periodo dell&rsquo;emissione X di Gamma Cassiopea         corrisponde alla sua variabilit&agrave;         nell&rsquo;ultravioletto. Il confronto di queste lente         ondulazioni con vecchie osservazioni ai raggi X         suggerisce che le emissioni hanno una variabilit&agrave; con         periodo di 27 ore. Le osservazioni Hubble indicano         inoltre la presenza di lobi di gas che perdurano: un         fenomeno coerente con l&rsquo;interpretazione dei         brillamenti magnetici.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Altre conferme del         periodo di 27 giorni provengono dalle osservazioni del         satellite <em>International Ultraviolet Explorer<\/em>.         Dato che tale periodo concorda con quello che si prevede         sia il periodo di rotazione di questo tipo di stella,         Smith ritiene che l&rsquo;emissione X abbia origine dalla         sua superficie.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Sebbene i brillamenti         relativamente freddi siano un fenomeno comune sul Sole,         &egrave; sorprendente che essi avvengano su stelle di tipo         &quot;Be&quot;. I brillamenti solari sono causati da         campi magnetici interni al Sole che vengono intrappolati         e che alla fine causano violente esplosioni superficiali.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Al contrario, le stelle         massicce non dovrebbero generare tali campi magnetici. Il         meccanismo dell&rsquo;emissione X di Gamma Cassiopea         attualmente ci &egrave; sconosciuto. Smith ritiene che Gamma         Cassiopea non pu&ograve; essere un esemplare unico e che deve         esistere un&rsquo;intera classe di variabili X con         caratteristiche<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5534,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-4148","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-stelle-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4148","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4148"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4148\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5534"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4148"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4148"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4148"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}