{"id":4147,"date":"1998-01-07T00:00:00","date_gmt":"1998-01-07T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4147","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4147\/","title":{"rendered":"Tutta la luce visibile dell&#8217;Universo"},"content":{"rendered":"<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Un&rsquo;osservazione         attenta delle dettagliatissime immagini <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/1996\/9601.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">HDF         (Hubble Deep Field)<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">, rivela che le galassie deboli possono         render conto di gran parte della luce visibile nel cosmo.         La straordinaria uniformit&agrave; del cielo di sfondo         suggerisce che gran parte della luce visibile         nell&rsquo;universo proviene da galassie che il telescopio         Hubble &egrave; in grado di rilevare.<\/font><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table width=\"100%\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"center\">\n<p align=\"left\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.astro.princeton.edu\/%7Evogeley\/AAS98\/fig1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"127\" vspace=\"4\" hspace=\"5\" height=\"128\" border=\"0\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1998\/9806a.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Questa                 immagine in falsi colori &egrave; un&#8217;area del                 &quot;Deep Field&quot; che mostra un&#8217;area di                 cielo di soli 41 secondi d&#8217;arco quadrati (circa                 un quarantesimo dell&#8217;area della Luna). Le zone                 rosse corrispondono a galassie e stelle rilevate                 dal telescopio Hubble. Le macchie rosse pi&ugrave;                 piccole sono galassie con una luminosit&agrave; quattro                 milioni di volte pi&ugrave; debole di quella che pu&ograve;                 essere rilevata ad occhio nudo.<\/font><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<table width=\"100%\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td align=\"center\">\n<p align=\"left\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.astro.princeton.edu\/%7Evogeley\/AAS98\/fig2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"127\" vspace=\"4\" hspace=\"5\" height=\"128\" border=\"0\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1998\/9806b.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Potrebbero                 nascondersi altre galassie ancora pi&ugrave; deboli?                 Per verificare se nello spazio tra le galassie                 rilevabili dall&#8217;Hubble se ne nascondono delle                 altre, &egrave; necessario elaborare la precedente                 immagine. Si rimuovono le galassie visibili e si                 amplifica dieci volte la scala di colore. In                 questa immagine, cos&igrave; elaborata, le macchie                 scure indicano i posti occupati dalle galassie                 rimosse; le macchie rosse corrispondono a                 variazioni di luminosit&agrave; del cielo che sono                 dieci volte pi&ugrave; piccole rispetto a quelle                 dell&#8217;immagine precedente.<\/font><\/p>\n<p align=\"left\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&#8217;analisi                 statistica mostra che le variazioni di colore in                 questa immagine, comprese le nuove macchie rosse,                 sono causate soprattutto dal rumore del segnale                 piuttosto che da galassie ancora pi&ugrave; deboli. Di                 conseguenza l&#8217;Hubble, con ogni probabilit&agrave;, ha                 rilevato gran parte della luce proveniente dalle                 galassie deboli.<\/font><\/p>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le immagini <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/1996\/9601.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">HDF<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">, ottenute nel 1995 nel corso di         una settimana di intensa osservazione da parte         dell&rsquo;Hubble, sono in grado di mostrarci delle         galassie con una luminosit&agrave; milioni di volte pi&ugrave; debole         di quella necessaria per poter essere viste ad occhio         nudo. Michael S. Vogeley (Princeton University         Observatory) ha analizzato le macchie bianche che         appaiono tra queste lontanissime galassie: si tratta di         minuscole increspature nello splendore del cielo che         possono indicare la presenza di galassie ancora pi&ugrave;         deboli. Tra le lontane galassie la luminosit&agrave; del cielo         varia meno dell&#8217;uno per mille in regioni che hanno         un&rsquo;area piccolissima, pari a un milionesimo del         disco lunare.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La misurazione delle         fluttuazioni di luminosit&agrave; del cielo &egrave; estremamente         complicata perch&eacute; tali fluttuazioni possono facilmente         essere mascherate dalle piccolissime variazioni di         sensitivit&agrave; degli strumenti di ripresa. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&rsquo;identificazione         di tutte le sorgenti di luce visibile &egrave; un passo         cruciale verso la comprensione della storia della         formazione stellare e dell&rsquo;evoluzione delle         galassie. Se, come gli astronomi sospettano,         l&rsquo;universo ha attraversato un periodo di intensa         formazione stellare quando aveva la met&agrave; dell&rsquo;et&agrave;         attuale, la radiazione proveniente da questo boom di         nascite dovrebbe essere rilevabile oggi come luce         visibile. Un compito importante per i cosmologi &egrave; la         comprensione delle origini delle radiazioni cosmiche di         fondo a tutte le lunghezze d&rsquo;onda. Il lavoro di         Vogeley indica che gran parte della luce visibile che         riempie l&rsquo;universo proviene da galassie presenti nel         campo HDF e non da galassie ancora pi&ugrave; deboli. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Da sempre gli astronomi         sono assillati dal problema se esiste una parte di         universo che si nasconde alla nostra possibilit&agrave; di         rilevamento. Ora possiamo costruire teorie         sull&rsquo;evoluzione dell&rsquo;universo con una maggior         fiducia nel fatto che solo una piccola parte delle         galassie esistenti si trova oltre la soglia di         sensibilit&agrave; dei nostri telescopi pi&ugrave; potenti. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Rimane la questione         della quantit&agrave; esatta di galassie deboli che ancora non         riusciamo a rilevare nemmeno con il telescopio Hubble.         Possono esistere molte altre galassie che sono troppo         deboli o troppo lontane per contribuire         significativamente alla luce visibile che arriva alla         Terra. In ogni caso rimarranno invisibili quelle galassie         nascoste da polveri e quelle che sono talmente lontane da         avere un redshift cos&igrave; alto da trasformare la loro luce         visibile in radiazione infrarossa. I telescopi spaziali         della prossima generazione, dotati della capacit&agrave; di         catturare anche la luce infrarossa, ci consentiranno di         osservare l&rsquo;universo come appariva quando la sua         et&agrave; era una piccola frazione dell&rsquo;et&agrave; attuale. <\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5533,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[91],"tags":[],"class_list":["post-4147","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosmologia-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4147","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4147"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4147\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5533"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4147"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4147"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4147"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}