{"id":4144,"date":"1998-01-07T00:00:00","date_gmt":"1998-01-07T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4144","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4144\/","title":{"rendered":"Nuove deformazioni nel disco protoplanetario di Beta Pictoris"},"content":{"rendered":"<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/pr\/98\/03\/content\/9803w.jpg\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"200\" vspace=\"4\" hspace=\"5\" height=\"150\" border=\"0\" align=\"left\" alt=\"Beta Pictoris\" src=\"..\/..\/hubble\/1998\/9803.jpg\" \/><\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> Beta Pictoris &egrave; considerato uno         dei pi&ugrave; vicini esempi di&nbsp; sistema planetario         extrasolare ancora in formazione. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Queste due immagini dell&#8217;<\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">HST<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> mostrano, in luce visibile, una prospettiva &quot;di taglio&quot;          del disco di polveri che circonda Beta Pictoris.&nbsp; Entrambe le immagini          rivelano delle deformazioni nel disco che posso&nbsp; essere causate dalla          influenza gravitazionale di una o pi&ugrave; compagne invisibili. <br \/>         Le immagini, a colori codificati, mostrano un gradiente         di luminosit&agrave; nel disco, causato semplicemente dal fatto         che esso riflette la luce della stella e quindi, maggiore         &egrave; la distanza della polvere dalla stella, minore &egrave; la         sua luminosit&agrave;. In entrambe le immagini, l&#8217;effetto         abbagliante della stella &egrave; stato neutralizzato da una         striscia nera che divide il disco in due parti (la parte         est a sinistra e la parte ovest a destra). Il disco &egrave;         inclinato in modo tale da apparire &quot;di&nbsp;         taglio&quot; e le immagini ci mostrano una nitida e         luminosa cresta che si estende per tutta la sua lunghezza         (nel nostro sistema solare, questa struttura corrisponde         alla <b>luce zodiacale<\/b>, quella fascia di debole         luminosit&agrave; disposta lungo l&#8217;eclittica, dovuta alla         riflessione da parte delle particelle di polvere che si         concentrano maggiormente sul piano dell&#8217;orbita dei         pianeti) <br \/>         Per avere l&#8217;idea delle dimensioni, &egrave; stata aggiunta,         sotto l&#8217;immagine, la rappresentazione delle orbite dei         pianeti nel nostro sistema solare. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><b>[sopra]<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <br \/>         Questa immagine, presa con la camera <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm#wfpc\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">WF\/PC2<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">, mostra l&#8217;intera estensione del disco, che ha          un diametro di 1.500 unit&agrave; astronomiche (250 miliardi di chilometri).          La deformazione che si vede nel lato superiore destro del disco (sud-ovest)          indica che la polvere &egrave; stata sollevata oltre il piano del disco. La causa          potrebbe essere una perturbazione gravitazionale dovuta ad una piccola,          invisibile stella compagna che orbita ad una distanza maggiore rispetto          a quella dei pianeti; oppure si pu&ograve; pensare ad uno &quot;strappo&quot;          gravitazionale dovuto al passaggio di una stella nei pressi del sistema.          L&#8217;immagine &egrave; stata presa il 22 giugno del 1995. <br \/>         <\/font><font size=\"1\" face=\"Verdana\">Credit: Al Schultz         (CSC\/STScI, and NASA)<\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\">         <\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><b>[sotto]<\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <br \/>         Una immagine estremamente dettagliata e ingrandita della regione pi&ugrave; interna          del disco, presa dallo spettrografo <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm#stis\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">STIS<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> a bordo dell&#8217;<\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Hubble<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">, mostra una sua deformazione. Sebbene questa          deformazione sia gi&agrave; stata vista dall&#8217;Hubble nel 1995, le nuove immagini&nbsp;          (prese nel settembre del 1997) offrono, per la prima volta, un visione          estremamente ravvicinata (15 unit&agrave; astronomiche, corrispondente ad un          raggio minore di quello dell&#8217;orbita di Urano) di una parte del disco.&nbsp;          Questi nuovi dettagli supportano ulteriormente la convinzione sulla presenza          di uno o pi&ugrave; pianeti in orbita attorno alla stella. <br \/>         <\/font><font size=\"1\" face=\"Verdana\">Credit: Sally Heap         (GSFC\/NASA)<\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <\/font><\/p>\n<hr width=\"20%\" \/>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><br \/>         Gli astronomi dell&#8217;Hubble affermano che la nuova         deformazione scoperta nel sottile e ampio disco di         polveri che circonda Beta Pictoris potrebbe essere         causata dall&#8217;effetto gravitazionale dovuto ad una stella         di passaggio oppure ad una possibile compagna (una stella         nana bruna). <br \/>         Queste conclusioni sono basate sulle immagini estremamente dettagliate          ottenute dall&#8217;Hubble con la camera <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm#wfpc\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">WFPC2<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> (Wide Field Planetary Camera 2) che mostrano le pi&ugrave; oscure          e pi&ugrave; esterne propaggini dell&#8217;anello, alla distanza di 12 miliardi di          chilometri dalla stella centrale. <br \/>         &nbsp; <br \/>         Sebbene una deformazione sia gi&agrave; stata vista dagli         astronomi nel bordo interno del disco, attribuibile al         disturbo gravitazionale di un pianeta invisibile, le         ultime immagini mostrano che questa nuova deformazione         appartenente al lato esterno del disco, sia troppo grande         per essere spiegata come effetto della presenza di         pianeti. <br \/>         &nbsp; <br \/>         Questi risultati sono stati presentati al 191&deg; congresso         dell&#8217;&quot; American Astronomical Society&quot; di         Washington DC dal team di Al Schultz (Computer Sciences         Corporation &#8211; Space Telescope Science Institute di         Baltimora) e da Fred Bruhweiler (Catholic University of         America). <br \/>         &nbsp; <br \/>         Secondo Bruhweiler, &quot;La deformazione che vediamo         pu&ograve; essere causata dal passaggio ravvicinato di una         stella durante gli ultimi 100 milioni di anni. Questa         stella potrebbe ormai trovarsi gi&agrave; ad un migliaio di         anni-luce di distanza. Probabilmente non conosceremo mai         la colpevole&quot; <br \/>         D&#8217;altro canto, il team di Al Schultz preferisce l&#8217;idea         che la distorsione possa essere stata causata da una         piccola e debole nana bruna che orbita a grande distanza         attorno a Beta Pictoris. Egli suggerisce che una ricerca         adeguata potrebbe portare a identificare tale stella. <br \/>         Entrambi gli astronomi sono d&#8217;accordo che le loro scoperte non escludono          necessariamente la presenza di uno o pi&ugrave; pianeti in orbita ravvicinata          attorno a Beta Pictoris. Sia le precedenti osservazioni, sia quelle attuali          ottenute dallo spettrografo <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm#stis\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">STIS <\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">(Space          Telescope Imaging Spectrograph) a bordo dell&#8217;HST, mostrano deformazioni          e altre curvature&nbsp; del disco vicino a Beta Pictoris, entro la distanza          di 80 unit&agrave; astronomiche dalla stella. <br \/>         Nel 1996, Chris Burrows dell&#8217;STScI, aveva per primo         proposto che queste deformazioni potrebbero essere dovute         ad un pianeta massivo con un&#8217;orbita non giacente sul         piano del disco. Questo spiegava la posizione particolare         di tali&nbsp; deformazioni,&nbsp; in posizioni opposte         rispetto alla stella. <br \/>         &nbsp; <\/font><\/p>\n<h4><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Un giovane sistema         planetario?<\/font><\/h4>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La stella Beta Pictoris,         che si trova a 60 anni luce dalla Terra in direzione         della costellazione del Pittore &egrave; stata considerata il         miglior esempio di come dovrebbe apparire una stella         quando possiede un sistema planetario in fase di         formazione. <br \/>         &quot;Le foto dell&#8217;Hubble mostrano le estreme propaggini         di un sistema solare attorno a Beta Pictoris&quot; ha         detto Bruhweiler. &quot;Esso pu&ograve; rappresentare quello         che era il nostro sistema solare quattro miliardi di anni         fa&quot; <br \/>         &nbsp; <br \/>         Questo vasto disco di polveri sembra avere un analogo nel         disco primordiale che circonda ancora il nostro sistema         solare, dal quale si formano le comete. Gli astronomi         teorizzano che 4,6 miliardi di anni fa, agli inizi del         nostro sistema planetario, tutti i gas e le polveri si         siano disposti&nbsp; nella forma di un disco piatto con         un diametro 200.000 volte pi&ugrave; grande della distanza tra         la Terra e il Sole. I bordi di questo disco potevano         raggiungere una significativa vicinanza con le stelle         pi&ugrave; vicine. Con il passare del tempo le orbite delle         polveri e delle comete presenti nelle zone pi&ugrave; esterne         di questo disco sono state modificate dalle deboli         influenze gravitazionali dovute al passaggio di stelle         non molto lontane. <br \/>         L&#8217;effetto gravitazionale di questi passaggi ha alterato         la forma del disco in modo tale che le sue pi&ugrave; estreme         propaggini hanno assunto la forma di un alone quasi         sferico chiamato <strong>Nube di Oort<\/strong> (dal nome         dell&#8217;astronomo olandese che per primo ipotizz&ograve; la sua         esistenza). Le parti pi&ugrave; interne di questo disco invece,         sono state sollecitate molto meno dalle forze         gravitazionali delle stelle&nbsp; e sembra che conservino         ancora una forma essenzialmente piatta. Questa regione         pi&ugrave; interna viene chiamata dagli astronomi <strong>fascia         di Kuiper<\/strong>. <br \/>         &quot;Ci&ograve; che sorprende di pi&ugrave; &egrave; che abbiamo una         prospettiva quasi esattamente &#8216;di taglio&#8217; del disco di         Beta Pictoris: una condizione la cui probabilit&agrave; &egrave;         estremamente bassa&quot; fa osservare Helen Hart, membro         del team. <br \/>         L&#8217;immagine mostra una nitida, luminosa e dritta cresta         che si estende sull&#8217;intera lunghezza del disco, e inoltre         un aumento di spessore, o di luminosit&agrave; del disco nelle         zone pi&ugrave; vicine alla stella.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5530,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[83],"tags":[],"class_list":["post-4144","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-extrasolari-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4144","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4144"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4144\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5530"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4144"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4144"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4144"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}