{"id":4129,"date":"1997-08-06T00:00:00","date_gmt":"1997-08-06T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4129","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4129\/","title":{"rendered":"Hubble separa il sistema binario di Mira"},"content":{"rendered":"<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/mira.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"280\" vspace=\"4\" hspace=\"5\" height=\"326\" border=\"0\" align=\"left\" nosave=\"\" src=\"..\/..\/hubble\/1997\/9726.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><b>[in         alto]&nbsp;<\/b>&nbsp; <br \/>         Questa immagine mostra la gigante rossa Mira A (a destra) chiamata ufficialmente          Omicron Ceti (costellazione della Balena) e la sua vicina compagna (a          sinistra) che appare circondata da un alone di materiale catturato dal          vento proveniente da Mira. E&#8217; stata presa l&#8217;11 dicembre 1995 in luce visibile          usando la camera <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm#foc\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">FOC<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> (European Space Agency&#8217;s Faint Object Camera)          dell&#8217;<\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">HST<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">. Le stelle, in questa foto a falsi colori, sono separate          da una distanza angolare di solo 0,6 secondi d&#8217;arco. Sono state utilizzate          delle techiche di ricostruzione dell&#8217;immagine per accentuare ulteriori          dettagli.&nbsp; <br \/>         Nei due pannelli inferiori le immagini ricostruite di         Mira sono ingrandite e la compagna &egrave; fuori del campo         visuale alla sinistra di Mira.&nbsp; <br \/>         <b>[sotto a sinistra]&nbsp;<\/b>&nbsp; <br \/>         L&#8217;immagine in luce visibile del disco della stella Mira         mostra la sua strana forma asimmetrica che assomiglia a         un pallone da rugby. Questo fatto pu&ograve; essere legato alle         drammatiche trasformazioni che avvengono durante il suo         ciclo di espansione-contrazione, oppure alla presenza di         una macchia non risolvibile sulla sua superficie.&nbsp; <br \/>         <b>[sotto a destra]&nbsp;<\/b>&nbsp; <br \/>         In luce ultravioletta, l&#8217;Hubble riesce a risolvere una         piccola appendice a forma di uncino che si estende da         Mira in direzione della compagna.&nbsp; <br \/>         Tale appendice&nbsp; potrebbe rappresentare un flusso di         particelle che fuoriesce dalla stella principale,         attirato gravitazionalmente dalla compagna. Potrebbe         per&ograve; anche trattarsi di materiale appartenente         all&#8217;atmosfera superiore di Mira, riscaldato dalla         presenza della seconda stella.&nbsp; <br \/>         Anche in questa immagine ingrandita, la compagna di Mira         si trova fuori dal campo visuale, verso sinistra.<br \/>         &nbsp; <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Mira, officialmente         chiamata Omicron Ceti (costellazione del Cetus, Balena)         &egrave; un prototipo per un&#8217;intera classe di stelle conosciute         come &quot;variabili di tipo Mira&quot;. Sebbene un tempo         simile al Sole, Mira si trova ora alla fine della sua         vita, e si &egrave; evoluta in una gigante rossa a bassa         temperatura, che &egrave; fortemente variabile in luminosit&agrave;         (da +5 a +9 di magnitudine). Contraendosi ed espandendosi         con un periodo di 332 giorni, Mira riversa nello spazio         una grande quantit&agrave; di particelle con il suo energico         vento tellare di gas e polveri. <br \/>         Mira fu scoperta nell&#8217;agosto del 1596 dall&#8217;astronomo         olandese David Fabricius, che la scambi&ograve; per una stella         nova perch&eacute; durante le successive osservazioni essa         diminu&igrave; di magnitudine fino a scomparire dalla sua         vista. La chiam&ograve; &quot;Mira&quot; che significa         &quot;Meravigliosa&quot;. Successivamente gli astronomi         realizzarono che si trattava del primo caso conosciuto di         stella variabile. <br \/>         Ma non &egrave; tutto qui: Mira &egrave; una stella doppia, cio&egrave; un         sistema di due stelle che orbitano una attorno all&#8217;altra.         <br \/>         La compagna di Mira &egrave; una nana bianca, circondata da         materiale catturato dal vento stellare di Mira. <br \/>         Distante da noi circa 400 anni luce, Mira &egrave; la pi&ugrave;         vicina stella doppia nella quale si possa osservare la         formazione di vento stellare. <br \/>         Fornendo&nbsp; gli astronomi una immagine nidita dei due membri di questo          sistema, l&#8217;<\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Hubble<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> ci ha consentito un&#8217;utile visione all&#8217;interno di un altro          tipo di sistema di stella doppia nel quale le stelle sono cosi vicine          da interagire una con l&#8217;altra. <br \/>         La distanza tra Mira e la sua compagna &egrave; circa settanta         volte maggiore che tra la Terra e il sole&nbsp;         (corrispondente a soli 0,6 secondi d&#8217;arco &#8212; uguale al         diametro di una monetina posta alla distanza di circa         sette chilometri &#8212; perfino pi&ugrave; piccola di una singola         stella vista per mezzo di un telescopio terrestre). <br \/>         &nbsp;L&#8217;Hubble permette agli astronomi di misurare anche         le dimensioni della stella che ha un diametro         corrispondente a 60 millisecondi d&#8217;arco (circa 700 volte         il diametro solare, cio&egrave; dieci milioni di chilometri).         Se Mira fosse al centro del nostro sistema solare, essa         si estenderebbe ben oltre l&#8217;orbita di Marte e circa a due         terzi del raggio orbitale di Giove.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5515,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-4129","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-stelle-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4129","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4129"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4129\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5515"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4129"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4129"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4129"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}