{"id":4104,"date":"1996-12-17T00:00:00","date_gmt":"1996-12-17T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4104","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4104\/","title":{"rendered":"Il censimento di Hubble rivela un boom di nascite stellari"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" hspace=\"0\" height=\"328\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1996\/9637.gif\" alt=\"\" \/><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Questo         grafico traccia la storia del tasso di formazione         stellare durante gli ultimi 12 miliardi di anni, da poco         dopo la nascita dell&#8217;universo fino al presente. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Il grafico &egrave; basato         sulle osservazioni di galassie lontane eseguite dal         telescopio spaziale Hubble e da osservatori con base a         terra. I dati Hubble mostrano un vertiginoso aumento del         tasso di formazione stellare subito dopo il Big Bang. I         dati degli osservatori con base a terra ci mostrano il         precipitoso declino iniziato circa 9 miliardi di anni.         Non esistono ancora osservazioni per poter riempire la         lacuna tra queste due serie di dati nella zona dove le         due pendenze si dovrebbero riunire nel picco massimo di         attivit&agrave; di formazione stellare. Questa sar&agrave; un&#8217;area di         ricerca futura per l&#8217;Hubble. <\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Sull&#8217;asse         verticale sono disposti i valori del tasso medio di         formazione stellare come multiplo del tasso attuale         (valore unitario 1). Il grafico suggerisce che il valore         massimo potrebbe essere stato anche superiore a 15 volte         il valore attuale. L&#8217;asse orizzontale mostra il tempo in         miliardi di anni dal Big Bang al presente.<\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/strfrm1.jpg\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"161\" lowsrc=\"9637_T.gif\" src=\"..\/..\/hubble\/1996\/9637_T.gif\" alt=\"\" \/><\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <br \/>         <\/font><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/strfrm1.jpg\"><font size=\"1\" face=\"Verdana\">immagine         JPG a colori del grafico 23kb<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> &nbsp; <br \/>         <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><br \/>         Analizzando le immagini e i colori di alcune delle pi&ugrave;         lontane galassie dell&#8217;universo, come sono state osservate         per la prima volta dall&#8217;Hubble (vedi HDS, Hubble Deep         Field), un team di astronomi sta per scoprire nuove e         interessanti prove sul fatto che dopo il Big Bang c&#8217;&egrave;         stato un &quot;boom&quot; di nascite stellari. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Queste prove         scaturiscono dalla stima dell&#8217;attivit&agrave; di formazione         stellare in galassie remote, che esistevano quando         l&#8217;universo aveva un&#8217;et&agrave; pari al 10% dell&#8217;et&agrave; attuale.         Secondo le stime, il tasso di formazione stellare era         talmente alto da dover concludere che gran parte delle         stelle che l&#8217;universo dovr&agrave; mai &quot;costruire&quot;         sono gi&agrave; state costruite e che la popolazione attuale &egrave;         comporta soprattutto da stelle di &quot;mezza et&agrave;&quot;.         <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">I risultati dell&#8217;Hubble         ci stanno aiutando a riempire la lacuna nella         comprensione di ci&ograve; che avvenne tra l&#8217;iniziale         raffreddamento dell&#8217;universo per formare la materia         (dedotto dalla presenza della radiazione cosmica di         fondo) e l&#8217;apparire di stelle e galassie. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Secondo Piero Madau         (Space Telescope Science Institute) le scoperte         dell&#8217;Hubble gettano un primo sguardo alla storia cosmica         della formazione stellare e una prova visiva che il picco         di formazione stellare &egrave; avvenuto circa tre miliardi di         anni dopo il Big Bang. Gran parte delle stelle sono         quindi nate in quell&#8217;epoca e il nostro Sole fa parte di         una fase tardiva di formazione perch&eacute; &egrave; apparso         soltanto cinque miliardi di anni fa. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">I ricercatori hanno         innanzitutto stimato approssimativamente le distanze         delle galassie confrontando le esposizioni HDF prese con         differenti filtri colorati. Numerose galassie dell&#8217;HDF         che appaiono alle lunghezze d&#8217;onda del visibile         svaniscono improvvisamente in luce ultravioletta. Questo         fatto &egrave; dovuto all&#8217;idrogeno che, diffuso nello spazio         intergalattico lungo la linea di visuale, assorbe la luce         ultravioletta proveniente dagli oggetti lontani. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&#8217;effetto cumulativo         dell&#8217;assorbimento nell&#8217;ultravioletto dovuto all&#8217;idrogeno         ci fornisce un metodo unico per distinguere le galassie         lontane (che scompaiono a quelle lunghezze d&#8217;onda) dalle         galassie vicine. La tecnica &egrave; gi&agrave; stata controllata e         dimostrata nella sua validit&agrave; utilizzando il redshift         spettroscopico rilevato con il telescopio Keck delle         Hawaii. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Utilizzando questa         tecnica i ricercatori hanno identificato almeno 15         galassie che esistevano quando l&#8217;universo aveva un&#8217;et&agrave;         compresa tra 8% e il 10% dell&#8217;et&agrave; attuale (redshift da         3,5 a 4,5) e pi&ugrave; di 70 galassie con un&#8217;et&agrave; tra il 10% e         il 20% dell&#8217;et&agrave; attuale. Essi hanno quindi calcolato         l&#8217;intensit&agrave; di formazione stellare in queste galassie         misurando l&#8217;ammontare complessivo di luce ultravioletta         irradiata tipicamente da stelle calde e massicce. Queste         stelle hanno una vita molto breve: la loro presenza &egrave;         tipica delle regioni di recente formazione stellare e ne         costituiscono quindi un buon indicatore (a causa         dell&#8217;espansione dell&#8217;universo, la radiazione         ultravioletta si sposta nella gamma del visibile e viene         cos&igrave; rilevata dalla camera WFPC2 dell&#8217;Hubble). <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Gli astronomi hanno         scoperto che il tasso di formazione stellare era alcune         volte pi&ugrave; rapido rispetto a quello attuale. Essi         comunque ci avvertono che la loro stima deve essere vista         come un limite minimo, dato che con queste tecniche di         ricerca non &egrave; possibile isolare l&#8217;effetto dovuto alla         polvere interstellare, eventualmente presente nelle         galassie che, per diffusione, sposta verso il rosso una         parte significativa della radiazione stellare. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">I risultati dell&#8217;Hubble         vanno a completare le conclusioni raggiunte dalla ricerca         CFRS (Canada-France Redshift Survey), un progetto         condotto da Simon Lilly (Universit&agrave; di Toronto) che ha         misurato il tasso di formazione stellare di centinaia di         galassie lontane almeno 9 miliardi di anni luce.. I         risultati del CFRS mostrano che il tasso di         &quot;natalit&agrave;&quot; nell&#8217;universo attuale &egrave;         relativamente basso, mentre era sostanzialmente pi&ugrave; alto         nel passato. I dati dell&#8217;Hubble e dei telescopi con base         a terra ci hanno consentito di porre i limiti di un         intervallo di tempo entro il quale il tasso di formazione         stellare era dieci volte pi&ugrave; alto rispetto ad oggi.         Curiosamente, il picco sembra essere molto vicino al ben         conosciuto picco di abbondanza dei quasar (nuclei         estremamente energetici di galassie) dell&#8217;universo         giovane. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">I risultati HDF vanno         anche a confermare il lavoro teorico svolto da Michael         Fall (STScI) e Yichuan Pei (Johns Hopkins University) i         quali avevano gi&agrave; stimato la storia della formazione         stellare dell&#8217;universo basandosi sull&#8217;evoluzione del gas         e del contenuto di metalli nelle galassie, deducendola         dalle misure delle righe di assorbimento dei quasar. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&#8217;HST ha lavorato per         ben dieci giorni, nel dicembre del 1995, nell&#8217;osservare         un piccolo quadrato di cielo nei pressi dell&#8217;Orsa         Maggiore. Queste osservazioni hanno prodotto le pi&ugrave;         profonde immagini del cielo, rivelando galassie         lontanissime e debolissime, mai viste prima. L&#8217;HDF &egrave;         stato e rester&agrave; oggetto di intensi studi da parte degli         astronomi di tutto il mondo. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><i>Questo lavoro di         ricerca &egrave; stato svolto da Piero Madau, Henry Ferguson,         Mark Dickinson, Andrew Fruchter (Space Telescope Science         Institute), Mauro Giavalisco (Carnegie Observatories) e         Charles Steidel (Palomar Observatory, California         Institute of Technology).<\/i> <\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5491,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[84],"tags":[],"class_list":["post-4104","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-stelle-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4104","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4104"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4104\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5491"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4104"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4104"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4104"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}