{"id":4093,"date":"1996-06-26T00:00:00","date_gmt":"1996-06-26T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4093","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4093\/","title":{"rendered":"Lontanissime galassie nelle immagini Hubble Deep Field"},"content":{"rendered":"<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Analizzando         le immagini <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/1996\/9601.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Hubble Deep Field (HDF)<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> che contengono quasi 2.000         debolissime galassie, gli astronomi hanno forse         individuato gli oggetti pi&ugrave; lontani mai osservati fino         ad ora.Si tratta di alcune dozzine di galassie sparse fra         le altre, ma con caratteristiche tali da far pensare che         si trovino ad una distanza mai raggiunta prima. Sei di         esse, in particolare, sembrano superare anche la distanza         dei pi&ugrave; lontani quasar che attualmente mantengono il         primato. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"500\" height=\"126\" src=\"..\/..\/hubble\/1996\/9624_1.jpg\" alt=\"\" \/> <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Una serie di quattro         pannelli illustra la tecnica di identificazione delle         galassie lontane. Le quattro immagini sono state riprese         con quattro diversi filtri, dal vicino infrarosso al         vicino ultravioletto (da destra verso sinistra i filtri         sono: F814W, F606W, F450W e F300W). Le galassie         identificate sono distinte solo nel vicino infrarosso e         completamente assenti alle altre lunghezze d&rsquo;onda.         E&rsquo; proprio questa la firma spettroscopica che         distingue queste galassie come oggetti molto distanti. <\/font><\/p>\n<table border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/HDFhiZc.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" vspace=\"3\" hspace=\"5\" height=\"232\" border=\"0\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1996\/9624_2.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">In questa piccola porzione                 dell&rsquo;immagine Hubble Deep Field, la freccia                 punta ad una galassia molto distante, pi&ugrave;                 distante di qualsiasi altra mai vista fino ad                 ora. Le altre galassie contenute                 nell&rsquo;immagine sono pi&ugrave; vicine. <\/font><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<hr width=\"19%\" \/>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Analizzando le immagini <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/1996\/9601.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Hubble Deep         Field (HDF)<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> che         contengono quasi 2.000 debolissime galassie, gli         astronomi hanno forse individuato gli oggetti pi&ugrave;         lontani mai osservati fino ad ora.Si tratta di alcune         dozzine di galassie sparse fra le altre, ma con         caratteristiche tali da far pensare che si trovino ad una         distanza mai raggiunta prima. Sei di esse, in         particolare, sembrano superare anche la distanza dei pi&ugrave;         lontani quasar che attualmente mantengono il primato. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Oggetti cos&igrave; lontani         sono anche molto giovani: apparterrebbero ad un universo         la cui et&agrave; sarebbe pari al 5% rispetto all&rsquo;et&agrave;         attuale e quindi si sarebbero formati notevolmente         presto, soltanto qualche centinaia di milioni di anni         dopo il Big Bang. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le immagini ci offrono         anche la possibilit&agrave; di stimare quante galassie si         stavano formando in un universo cos&igrave; giovane. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">In uno dei primi studi         dettagliati delle propriet&agrave; statistiche di queste         lontane galassie, Kenneth Lanzetta, Amos Yahil e Alberto         Fernandez-Soto hanno tentato di determinarne la distanza         basandosi sui loro colori. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">&quot;Dato che la luce         viaggia a velocit&agrave; finita, le galassie vengono viste         come se si trovassero in un lontano passato,         consentendoci di studiare la loro nascita e il loro         sviluppo nel tempo&quot; spiega Lanzetta.Yahil aggiunge:         &quot;I nostri risultati hanno implicazioni che portano         non solo alla comprensione delle origini e         dell&rsquo;evoluzione delle galassie ma anche del destino         dell&rsquo;universo. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le stime delle distanze         fanno affidamento sulla relazione tra velocit&agrave; e         distanza in un universo in espansione. L&rsquo;espansione         dell&rsquo;universo provoca un fenomeno di spostamento         verso il rosso (<i>redshift<\/i>) della luce proveniente         da oggetti lontani. Ci&ograve; significa che la luce blu che         parte da una galassia viene rilevata come rossa dal         telescopio Hubble a causa dell&rsquo;espansione dello         spazio. Per una galassia relativamente vicina lo         spostamento dal blu al rosso &egrave; di minima entit&agrave; mentre         per una galassia lontana tale spostamento diventa         notevole perch&eacute; la luce ha attraversato un volume         maggiore di spazio.I ricercatori hanno elaborato al         computer i colori di vari tipi di galassie vicine         &quot;spostandoli&quot; artificialmente verso il rosso         per poterli confrontare con i colori osservati         dall&rsquo;Hubble. Per ciascuna galassia hanno quindi         assegnato un valore di <i>redshift<\/i> pi&ugrave; probabile         basandosi sulla migliore corrispondenza con questo         modello spettrale di confronto sviluppato da loro. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Gli autori ritengono         che, se questa procedura non pu&ograve; essere considerata         definitiva per stimare ogni singola galassia, &egrave; comunque         corretta per la maggior parte di esse e offre un buon         sguardo di insieme sulla distribuzione delle distanze         degli oggetti visti dall&rsquo;Hubble. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Se il valore di redshift         &egrave; corretto, la luce di queste galassie &egrave; stata emessa         quando l&rsquo;universo aveva meno di un miliardo di anni.         <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">&quot;Sono felicissimo         di vedere che le immagini HDF sono state utilizzate per         questi studi &#8211; afferma Harry Ferguson dello Space Scienc         Telescope Institute, un membro del <i>team<\/i> che ha         condotto le osservazioni <i>Hubble Deep Field<\/i> &#8211; la         scoperta di galassie ad alto redshift, se verr&agrave;         confermata, &egrave; un risultato molto provocatorio ed         estremamente interessante. La sua conferma sar&agrave;         estremamente difficoltosa, ma a questa ricerca dovrebbe         assegnata un&rsquo;alta priorit&agrave; utilizzando la nuova         camera all&rsquo;infrarosso che sar&agrave; montata sul         telescopio il prossimo febbraio.&quot; <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Il telescopio Hubble ha         impiegato dieci giorni nel dicembre 1995 per osservare         una singola porzione di cielo. Attraverso questa serie di         riprese &egrave; stata ottenuta l&rsquo;immagine <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/1996\/9601.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Hubble Deep         Field<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> che         contiene gli oggetti pi&ugrave; deboli mai visti fino ad ora e         negli ultimi sei mesi &egrave; stata oggetto di intensi studi         da parte di molti astronomi in tutto il mondo. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><i>Hanno condotto le         ricerche: Kenneth Lanzetta, Amos Yahil, (SUNY, Stony         Brook) e Alberto Fernandez-Soto (Universit&agrave; di         Cantabria, Spagna).<\/i> <\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5480,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[91],"tags":[],"class_list":["post-4093","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosmologia-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4093","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4093"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4093\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5480"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4093"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4093"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4093"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}