{"id":4070,"date":"1995-11-20T00:00:00","date_gmt":"1995-11-20T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4070","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4070\/","title":{"rendered":"Mosaico della nebulosa di Orione"},"content":{"rendered":"<table width=\"100%\" cols=\"2\" border=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/OrionMos.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" height=\"261\" border=\"0\" orione=\"\" di=\"\" nebulosa=\"\" della=\"\" mosaico=\"\" alt=\"Orione\" src=\"..\/..\/hubble\/1995\/9545a.jpg\" \/><\/a>&nbsp;<\/td>\n<td>&nbsp;<a href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/pr\/95\/45\/OrionMosaic.mpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"100\" height=\"99\" border=\"0\" alt=\"animazione\" src=\"..\/..\/hubble\/1995\/9545_T.gif\" \/><\/a>&nbsp; <br \/>                 <a href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/pr\/95\/45\/OrionMosaic.mpg\"><font size=\"1\" face=\"Verdana\">Un&#8217;animazione mpg                 (474Kb): costruzione del mosaico<\/font><\/a><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Questo spettacolare         panorama a colori del centro della nebulosa di Orione &egrave;         una delle pi&ugrave; grandi fotografie che siano state         assemblate da singole immagini dell&#8217;HST. Si tratta di una         composizione, senza discontinuit&agrave;, di 15 diversi campi e         copre un&#8217;area di cielo pari al 5% dell&#8217;area della Luna         piena. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Il grandioso arazzo,         riccamente dettagliato, rivelato dal telescopio spaziale,         ci mostra una agitata regione di formazione stellare         immersa in un turbolento flusso di gas luminescente.         Sebbene questa immagine, che copre una regione vasta 2.5         anni luce, rappresenti solo una piccola porzione         dell&#8217;intera nebulosa, ci mostra gran parte della         luminosit&agrave; dei suoi gas e un ammasso di stelle associato         ad essa. L&#8217;HST riesce a rivelare dettagli dell&#8217;ordine di         7,3 miliardi di chilometri di diametro. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La nebulosa di Orione &egrave;         un vasto laboratorio utile per lo studio dei processi di         formazione stellare e quindi della formazione del nostro         Sole e dell&#8217;intero Sistema Solare avvenuto 4,5 milioni di         anni fa. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Molti dei dettagli della         nebulosa non possono essere catturati in una sola         immagine, come non sarebbe possibile studiare la         formazione e la storia geologica del Gran Canyon con una         sola istantanea. Come il Cran Canyon, la nebulosa di         Orione possiede una drammatica topografia superficiale,         con gas luminosi al posto delle rocce, con vette, valli e         pareti. Questi gas vengono illuminati e riscaldati da un         torrente di luce ultravioletta che proviene da una serie         di stelle pi&ugrave; calde e di maggior massa, chiamate <i>Trapezio<\/i>,         e che si trovano verso il centro dell&#8217;immagine. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Oltre al <i>Trapezio<\/i>,         questa caverna stellare contiene altre 70.000 stelle a         vari stadi evolutivi. Getti di gas caldi ad alta         velocit&agrave; emessi da alcune delle stelle pi&ugrave; giovani,         lanciano onde d&#8217;urto supersoniche che si propagano         attraverso la nebulosa a 180.000 km\/h. Queste onde d&#8217;urto         appaiono come dei pennacchi ricurvi, talvolta forniti di         noduli luminosi nella loro parte terminale (gli esempi         pi&ugrave; evidenti si trovano vicino alla stella luminosa         nell&#8217;angolo in basso a sinistra). <br \/>         Il mosaico rivela almeno 153 nitidi dischi protoplanetari         (scoperti la prima volta dall&#8217;Hubble e chiamati &quot;<i>proplyds<\/i>&quot;         da una contrazione di <i>protoplanetary disk<\/i>) che si         crede siano sistemi solari embrionali, nei quali alla         fine si formeranno i pianeti (il nostro Sistema Solare &egrave;         stato a lungo considerato ci&ograve; che rimane di un simile         disco che si form&ograve; attorno al Sole nelle sue fasi         iniziali). L&#8217;abbondanza di questi oggetti nella nebulosa         di Orione rafforza l&#8217;opinione che la formazione di         pianeti sia un fenomeno comune nell&#8217;universo. I <i>proplyds<\/i>         che si trovano vicino alle stelle del Trapezio (centro         dell&#8217;immagine) stanno perdono una parte del loro gas e         delle loro polveri. La pressione di radiazione che         proviene dalla stelle pi&ugrave; calde forma delle         &quot;code&quot; che si comportano come banderuole che         puntano verso l&#8217;esterno rispetto al Trapezio. Queste code         sono composte da polveri e gas spinti via dagli strati         pi&ugrave; esterni dei <i>proplyds<\/i>. Oltre ai luminosi <i>proplyds<\/i>,         si distinguono anche sette dischi scuri che risaltano         rispetto al fondo brillante della nebulosa. Questi         oggetti consentono agli astronomi di stimare le loro         masse che sono almeno da 0,1 a 730 volte la massa della         nostra Terra. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La nebulosa, situata a         1.500 anni luce da noi lungo il nostro stesso braccio di         spirale della Via Lattea, &egrave; visibile nella regione della         spada di Orione il cacciatore, una costellazione che         domina la prima parte delle notti invernali alle         latitudini settentrionali. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le sue stelle si sono         formate in seguito al collasso di nebulose di gas         interstellare durante gli ultimi milioni di anni. Le         nebulose pi&ugrave; massicce hanno formato le stelle pi&ugrave;         brillanti che si trovano presso il centro; queste sono         cos&igrave; calde che riescono ad illuminare il gas rimasto         nello spazio dopo che la formazione si &egrave; completata. Le         stelle deboli, pi&ugrave; numerose, sono ancora nella fase di         collasso sotto la loro stessa gravit&agrave;, ma al centro sono         ormai gi&ugrave; abbastanza calde da trasformarsi in corpi che         emettono luce propria. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Per creare questo         mosaico sono stati utilizzate 45 diverse immagini della         nebulosa di Orione prese in blu, verde e rosso tra         gennaio 1994 e marzo 1995. La luce emessa dall&#8217;ossigeno         &egrave; mostrata in blu, l&#8217;idrogeno in verde e l&#8217;azoto in         rosso. L&#8217;effetto complessivo di colore &egrave; vicino a quello         che apparirebbe ad un osservatore che si trovasse nei         pressi della nebulosa. I bordi irregolari prodotti dalle         immagini HST sono stati colmati utilizzando altre         immagini ottenute dall&#8217;<\/font><a href=\"http:\/\/www.eso.org\/\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">ESO<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <\/font><font size=\"3\" face=\"Verdana\">(<\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\">European         Southern Observatory del Cile) da Bo Reipurth e John         Bally, rappresentano circa il 2% dell&#8217;intero campo e si         trovano soprattutto nell&#8217;angolo in alto a sinistra. <br \/>         &nbsp; <\/font><\/p>\n<h3><font size=\"3\" face=\"Verdana\">Un sistema planetario         in formazione<\/font><\/h3>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/OriProp4.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" hspace=\"4\" height=\"221\" border=\"0\" align=\"left\" alt=\"Orione - sistemi protoplanetari\" src=\"..\/..\/hubble\/1995\/9545b.jpg\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <br \/>         I dischi di gas e polveri, che per gli astronomi         rappresentano i primi stadi di formazione dei sistemi         planetari, possono essere visti in luce visibile dal         telescopio spaziale Hubble. Si pensa che questi dischi         protoplanetari che circondano le giovani stelle (chiamati         anche dischi circumstellari) sia costituiti dal 99% di         gas e dall&#8217;1% di polvere. Tale piccolissima quantit&agrave; di         polvere &egrave; sufficiente a renderli opachi e scuri alle         lunghezze d&#8217;onda del visibile. Essi si stagliano contro         lo sfondo luminoso dei gas ad alta temperatura che         costituiscono la nebulosa di Orione. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le giovani stelle (di         circa un milione di anni di vita) che si trovano al         centro di ciascun disco protoplanetario appaiono come         puntolini rossi e luminosi. La massa di queste stelle va         dal 30% al 150% della massa del nostro Sole. Progredendo         nell&#8217;evoluzione, questi dischi possono trasformarsi in         sistemi planetari come il nostro. Sebbene fino ad ora ne         siano stati scoperti pochi, sembra che i dischi         protoplanetari appartengano ad una famiglia piuttosto         numerosa e le attuali indicazioni suggeriscono che si         tratta di oggetti comuni nella nebulosa di Orione. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Mark McCaughrean         dell&#8217;istituto Max-Planck per l&#8217;Astronomia di Heidelberg         in Germania, e il suo collaboratore C. Robert O&#8217;Dell         della Rice University di Houston, Texas, hanno         individuato una serie di dischi nelle riprese della         nebulosa di Orione ottenute dall&#8217;HST tra gennaio 1994 e         marzo 1995. Uno studio dettagliato delle loro immagini &egrave;         stato pubblicato nell&#8217; <i>Astronomical Journal<\/i>. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Ciascuna immagine copre         257 miliardi di chilometri (circa trenta volte il         diametro del nostro Sistema Solare). Il diametro dei         dischi va da due a otto volte quello del nostro Sistema         Solare. I ricercatori spiegano le diverse forme circolari         o ellittiche come dovute al fatto che ciascun disco &egrave;         inclinato diversamente rispetto alla direzione della         nostra visuale. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Ciascuna foto &egrave; una composizione di tre          immagini prese dalla camera <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm#wfpc\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">WFPC2<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> dell&#8217;Hubble (Wide Field and Planetary Camera          2) utilizzando dei filtri a banda stretta che lasciano passare solo le          lunghezze d&#8217;onda di emissione dell&#8217;ossigeno ionizzato (rappresentato in          blu) dell&#8217;idrogeno (in verde) e dell&#8217;azoto (in rosso). Il gas caldo dello          sfondo emette ad alta intensit&agrave; in tutte queste lunghezze d&#8217;onda permettendo          la visione dei dischi la cui forma si staglia scura in primo piano. In          ciascun caso &egrave; ben visibile anche la stella centrale. <br \/>         <\/font>&nbsp; <\/p>\n<h3><font size=\"3\" face=\"Verdana\">Un disco         protoplanetario visto di taglio<\/font><\/h3>\n<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/OriEODsk.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" hspace=\"5\" height=\"109\" border=\"0\" align=\"left\" alt=\"Sistema protoplanetario in Orione\" src=\"..\/..\/hubble\/1995\/9545c.jpg\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Simile ad un &quot;<i>frisbee<\/i>&quot;         interstellare, questo disco di polveri e gas attorno ad         una stella appena formata, &egrave; visibile di taglio. Proprio         a causa della sua particolare inclinazione, la stella         centrale non &egrave; visibile in questa sorprendente immagine         Hubble. Si tratta probabilmente di un sistema planetario         allo stadio embrionale, simile a quello che poteva essere         il nostro Sistema Solare 4,5 miliardi di anni fa. Il suo         diametro &egrave; 17 volte maggiore e rappresenta il pi&ugrave;         grande disco protoplanetario fra i numerosi altri che         sono stati scoperti recentemente nella nebulosa di         Orione. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&#8217;immagine di sinistra         &egrave; una composizione a tre colori, corrispondenti alle         radiazioni blu, verde e rossa emesse dal gas luminoso         della nebulosa. L&#8217;immagine di destra &egrave; stata ripresa con         diversi filtri che bloccano le linee di emissione         spettrale della nebulosa e quindi il disco stesso appare         meno distinto contro il fondo. Comunque in quest&#8217;ultima         immagine appaiono con maggior precisione le nebulosit&agrave;         che si trovano sopra e sotto il piano del disco e         che&nbsp; tradiscono la presenza della stella centrale,         altrimenti invisibile a causa della sua particolare         inclinazione rispetto alla linea di visuale. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><i>Gli astronomi che         hanno condotto le osservazioni sono: Mark McCaughrean         (Max-Planck-Institute for Astronomy) e C. Robert O&#8217;Dell         (Rice University)<\/i><\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5457,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[95],"tags":[],"class_list":["post-4070","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-nebulose-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4070","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4070"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4070\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5457"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4070"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4070"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4070"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}