{"id":4041,"date":"1995-06-14T00:00:00","date_gmt":"1995-06-14T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4041","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4041\/","title":{"rendered":"Nettuno"},"content":{"rendered":"<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/Neptune.jpg\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" hspace=\"5\" height=\"148\" border=\"0\" align=\"left\" alt=\"Nettuno\" src=\"..\/..\/hubble\/1995\/9509.jpg\" \/><\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&#8217;immagine di sinistra, in colori         quasi reali, &egrave; stata costruita partendo da alcune         riprese della camera WFPC2 con i filtri blu (467 nm),         verde (588 nm), e rosso (673 nm). Vicino al polo sud (in         basso a destra) si pu&ograve; osservare una macchia         particolarmente luminosa e sono evidenti due fasce di         nubi a 30 gradi e a 60 gradi di latitudine sud. Anche         l&#8217;emisfero nord &egrave; attraversato da fasce di nubi centrate         sui 30 gradi di latitudine. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La seconda immagine (a destra) &egrave; stata         composta da immagini riprese quando il pianeta aveva         effettuato una rotazione di 180 gradi rispetto alla         precedente posizione (circa 9 ore dopo) per mostrare         l&#8217;altro emisfero.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Nettuno &egrave; attualmente         il pianeta pi&ugrave; lontano dal sole, con un raggio orbitale         di 4.5 miliardi di chilometri (30 Unit&agrave; Astronomiche).         Sebbene il suo diametro sia circa quattro volte quello         della Terra (12.742 km), i telescopi con base a terra         riescono a vedere soltanto un piccolo disco blu che         sottende un arco di 2,3 secondi. Di conseguenza lo studio         di Nettuno con telescopi terrestri &egrave; sempre una sfida:         il suo disco &egrave; fortemente alterato dall&rsquo;effetto         dell&rsquo;atmosfera.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Nonostante ci&ograve; gli         astronomi hanno imparato molto da quando la sua posizione         fu prevista per la prima volta da John C. Adams e Urbain         Leverrier nel 1845. Essi, ad esempio, determinarono la         sua composizione chimica fatta soprattutto di idrogeno e         elio e interpretarono il colore blu della superficie come         dovuto alla presenza di tracce di metano il quale assorbe         la luce rossa. Riuscirono anche a identificare delle         macchie pi&ugrave; chiare la cui luminosit&agrave; variava nel tempo         e dedussero che il periodo di rotazione doveva essere di         17-22 ore.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Quando la navicella         Voyager-2 raggiunse Nettuno nel 1989, i suoi strumenti         rivelarono fenomeni meteorologici sorprendentemente         vivaci quali venti forti, nubi luminose di alta quota e         due grandi macchie scure interpretate come gigantesche         tempeste di lunga durata. Queste macchie scure e queste         nubi luminose si spostavano sulla superficie del pianeta         denotando la presenza di venti che soffiano alla         velocit&agrave; di 325 metri al secondo (oltre 1.300 km\/h). Il         pi&ugrave; grande di questi sistemi turbolenti chiamato         &quot;Grande macchia nera&quot;, ha ricevuto una speciale         attenzione perch&eacute; assomiglia alla &quot;Grande Macchia         Rossa&quot; di Giove, un sistema nuvoloso che persiste da         pi&ugrave; di trecento anni. La durata della Grande Macchia         Nera non pu&ograve; essere valutata soltanto dai dati Voyager         perch&eacute; la durata dell&rsquo;incontro fu troppo breve e la         sua evoluzione non pu&ograve; essere studiata dai telescopi a         terra perch&eacute; essi non la possono risolvere. Non &egrave;         possibile nemmeno determinare il suo contributo alla         luminosit&agrave; complessiva del disco di Nettuno a causa         della presenza di nubi luminose a rapida variazione         chiamate &quot;Compagne Brillanti&quot; che normalmente         sono associate alla Macchia.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Il Telescopio Spaziale         Hubble, dopo la correzione delle ottiche, costituisce uno         strumento ideale per monitorare questo ed altri fenomeni         atmosferici di lontani pianeti. Le immagini prese con la         camera WFPC2 possono risolvere il disco di Nettuno come         molti telescopi a terra riescono a risolvere il disco di         Giove. La capacit&agrave; di risolvere dettagli sulla         superficie della camera WFPC2 non &egrave; certamente elevato         quanto quello della Narrow-Angle Camera a bordo del         Voyager-2 durante il suo passaggio pi&ugrave; ravvicinato, ma         essa possiede una serie di vantaggi che ne accentuano il         valore scientifico, come ad esempio la sensibilit&agrave;         all&rsquo;infrarosso e all&rsquo;ultravioletto, un migliore         fattore di riduzione del rumore e una grande accuratezza         fotometrica.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Queste immagini di         Nettuno acquisite dal <i>WFPC-2 Science team <\/i>guidato         da John Trauger<i> <\/i>alla fine di Giugno 1994         dimostrano chiaramente queste capacit&agrave;. Il lato del         pianeta che si rivolgeva alla Terra all&rsquo;inizio del         programma di acquisizione (ore 11:36 TU del 27 giugno) &egrave;         stato ripreso con filtri che abbracciano         l&rsquo;ultravioletto (255 e 300 nm), il visibile (467,         588, 620 e 673 nm) e l&rsquo;infrarosso (890 nm). Quindi         il pianeta ha ruotato di 180 gradi ed &egrave; stata acquisita         l&rsquo;altra faccia in un sottoinsieme di queste         lunghezze d&rsquo;onda (300, 467, 588, 620, e 673 nm). Il         programma HST\/WFPC-2 condotto pi&ugrave; recentemente da Hammel         e Lockwood ci fornisce una migliore copertura di         longitudine e un tempo di osservazione pi&ugrave; esteso ma         utilizza un insieme di lunghezze d&rsquo;onda pi&ugrave;         limitato.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le immagini         all&rsquo;ultravioletto ci mostrano un disco quasi senza         particolari rilevanti e lievemente pi&ugrave; scuro verso i         bordi. Il contrasto aumenta invece nel blu, nel verde,         nel rosso e nel vicino infrarosso. A queste lunghezze         d&rsquo;onda si distinguono molti altri dettagli visibili         anche dal Voyager-2, fra cui la fascia scura a 60 gradi         di latitudine sud e diverse nubi luminose. Le strutture         chiare diventano pi&ugrave; evidenti nel rosso e         nell&rsquo;infrarosso perch&eacute; il metano assorbe         maggiormente in queste lunghezze d&rsquo;onda (619 e 890         nm). Si ritiene che queste nubi luminose si trovino in         alta quota sopra lo strato principale e molto al di sopra         dell&rsquo;effetto di assorbimento dovuto al gas metano.         Il bordo del disco appare piuttosto luminoso in questi         colori indicando la presenza di strati di foschia ad alta         quota estesi su tutto il pianeta.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&rsquo;emisfero nord &egrave;         occupato da una singola e pronunciata banda nuvolosa         centrata sui 30 gradi di latitudine. Questa struttura che         circonda tutto il pianeta potrebbe coincidere con la nube         luminosa scoperta recentemente da osservatori a terra. Le         nubi dell&rsquo;emisfero nord erano molto meno evidenti al         tempo del passaggio del Voyager-2. I tropici sono circa         il 20% pi&ugrave; scuri rispetto alla luminosit&agrave; media del         disco nelle immagini a 890 nm. In una di queste foto si         possono vedere alcune nuvole luminose lungo         l&rsquo;equatore nei pressi del bordo del disco.         L&rsquo;emisfero sud comprende due fasce luminose         spezzate. La pi&ugrave; grande e brillante di esse &egrave; centrata         alla latitudine di 30 gradi ed estesa almeno per 40 gradi         di longitudine, come il &quot;Compagno Luminoso&quot;         della Grande Macchia Scura. C&rsquo;&egrave; anche una sottile         fascia di nubi a 45 gradi che circonda quasi tutto il         pianeta.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Sorprendentemente         assenti sono le due macchie scure osservate dalla         navicella Voyager-2. Il <i>WFPC-2 Science team<\/i>         ritieneva inizialmente che i due sistemi si trovassero         presso il bordo del disco dove non si sarebbero potuti         osservare. Ad una successiva analisi risult&ograve; che se         fossero state presenti anche sul bordo si sarebbero         potute distinguere comunque: la Grande Macchia Scura, al         tempo del Voyager-2, copriva infatti 40 gradi di         longitudine. Dovettero concludere che tali strutture sono         scomparse. La conclusione del <i>WFPC-2 Science team<\/i>         &egrave; stata confermata successivamente dalle osservazioni di         Hammel e Lockwood. Questi cambiamenti drammatici dei         sistemi di perturbazione atmosferica di grande scala e         delle fasce che circondano il pianeta non sono         completamente compresi ma sottolineano la natura dinamica         dell&#8217;atmosfera di questo pianeta e rendono necessari         ulteriori monitoraggi.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5428,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[80],"tags":[],"class_list":["post-4041","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-pianeti-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4041","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4041"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4041\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5428"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4041"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4041"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4041"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}