{"id":4037,"date":"1995-11-08T00:00:00","date_gmt":"1995-11-08T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4037","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4037\/","title":{"rendered":"Nel cuore del pi\u00f9 denso ammasso stellare (M15)"},"content":{"rendered":"<p><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/M15GC.jpg\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"220\" hspace=\"5\" height=\"215\" border=\"0\" align=\"left\" alt=\"ammasso globulare M15\" src=\"..\/..\/hubble\/1995\/9506.jpg\" \/><\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&#8217;antico ammasso globulare M15,         distante da noi 37.000 anni luce in direzione della         costellazione del Perseo, &egrave; il pi&ugrave; fitto ammasso della         nostra Galassia. Il telescopio spaziale ci consente di         distinguere le numerosissime stelle immerse nel bagliore         della regione centrale dell&#8217;ammasso; questa stessa         regione appare come una macchia luminosa anche ai         migliori telescopi terrestri. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La localizzazione e         l&#8217;analisi accurata della distribuzione delle 30.000         stelle addensate in una zona di soli 22 anni luce di         diametro e delle stelle pi&ugrave; periferiche aiutano gli         astronomi a capire i meccanismi che hanno portato ad un         simile addensamento. Essi ipotizzano infatti due         principali scenari alternativi per spiegare questi         straordinari avvicinamenti di corpi celesti: la presenza         di un buco nero massiccio oppure un &quot;collasso del         nucleo&quot;. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Secondo la prima ipotesi         l&#8217;addensamento centrale di stelle pu&ograve; essere dovuto ad         un buco nero formatosi in una fase iniziale della storia         dell&#8217;ammasso. Esso deve aver guadagnato gradualmente         massa a mano a mano che le stelle scendevano a spirale         verso il centro e attualmente, se fosse davvero presente,         dovrebbe possedere una massa pari a migliaia di volte         quella del Sole. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La seconda ipotesi, da         molto tempo teorizzata dagli astronomi, suggerisce che in         un qualche momento della storia di M15 deve essere         iniziato un movimento di conversione delle stelle verso         la regione centrale. Questo collasso del nucleo chiamato         anche &quot;catastrofe gravitermica&quot; (<i>gravothermal         catastrophe<\/i>), iniziato qualche milione di anni fa &#8211;         un tempo brevissimo in confronto ai 12 miliardi di vita         dell&#8217;ammasso &#8211; sarebbe dovuto alla reciproca attrazione         gravitazionale delle numerose stelle che lo compongono. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La catastrofe         gravitermica dura un tempo relativamente molto breve (per         questo si chiama &quot;catastrofe&quot;) ma, affinch&eacute;         possa innescarsi, l&#8217;energia del moto casuale         (&quot;termico&quot;) delle stelle deve dissiparsi nel         corso di diversi miliardi di anni. A questo punto le         stelle collassano tutte assieme, in gruppo. Il collasso         comunque non arriva mai a completarsi e non avvengono         collisioni tra stelle perch&eacute; si attivano altri processi         dovuti a leggi fisiche che provocano una specie di         &quot;rimbalzo&quot;. Tra questi processi dispersivi il         principale &egrave; quello stesso che in un sistema binario         provoca l&#8217;espulsione di una terza stella la cui orbita &egrave;         troppo vicina. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Un&#8217;esatta misurazione         delle velocit&agrave; delle stelle centrali di M15 potrebbe         rivelare se la causa di una tale densit&agrave; di popolazione         sia dovuta all&#8217;influenza di un singolo oggetto massiccio         oppure, pi&ugrave; semplicemente, alla stessa attrazione         gravitazionale delle componenti. In un campo         gravitazionale determinato da un buco nero, infatti, le         stelle si muoverebbero pi&ugrave; rapidamente. Queste         misurazioni, pur richiedendo molto tempo, sarebbero         possibili utilizzando il telescopio spaziale Hubble. <br \/>         &nbsp; <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Nonostante sia         caratterizzato da un&#8217;estrema densit&agrave; di stelle, M15 &egrave;         per gli altri aspetti simile agli altri ammassi globulari         che punteggiano lo spazio attorno alla nostra Galassia.         Ciascun ammasso &egrave; come una galassia in miniatura,         costituito da numerosissime stelle (da 100.000 a un         milione) densamente raccolte in un globulo a simmetria         sferica. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">I pi&ugrave; grandi e i pi&ugrave;         vicini a noi, compreso M15, sono visibili anche ad occhio         nudo come deboli macchioline luminose. Gli ammassi         globulari sono privi quasi del tutto di gas e polveri         interstellari e<\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\" color=\"#000000\"> le tracce di recenti formazioni stellari         sono scarse<\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\">. Gli         astronomi ritengono che essi rappresentino i resti         primordiali della formazione della Via Lattea e quindi         sono dei laboratori ideali per lo studio dell&#8217;evoluzione         stellare.<\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\" color=\"#000000\"> Essi inoltre forniscono un mezzo per         stimare il limite all&#8217;et&agrave; dell&#8217;universo,         indipendentemente dall&#8217;espansione dell&#8217;universo stesso.<\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><i>Gli astronomi che         hanno condotto le osservazioni guidati da Puragra         Guhathakurta (UCO\/Lick Observatory, UC Santa Cruz), sono:         Brian Yanny (Fermi National Accelerator Laboratory),         Donald Schneider (Pennsylvania State University), John         Bahcall (Institute for Advanced Study, Princeton).<\/i><\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5424,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[85],"tags":[],"class_list":["post-4037","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ammassi-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4037","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4037"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4037\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5424"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4037"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4037"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4037"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}