{"id":4021,"date":"1994-10-17T00:00:00","date_gmt":"1994-10-17T00:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"4021","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/4021\/","title":{"rendered":"Alla ricerca della materia oscura"},"content":{"rendered":"<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La         misteriosa materia oscura, qualunque cosa essa sia, non         pu&ograve; essere costituita dalle stelle nane rosse: questa &egrave;         la conclusione alla quale sono giunti, indipendentemente,         i due <i>team<\/i> guidati da&nbsp; Bahcall (Ohio State         University) e Paresce (Space Telescope Science Institute)         utilizzando il telescopio spaziale Hubble. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Determinare la natura e         l&#8217;ammontare della materia oscura &egrave; un obiettivo         fondamentale delle ricerche astrofisiche. Si ritiene         infatti che il suo contributo gravitazionale sia         determinante per le sorti dell&#8217;universo: se la sua massa         complessiva non &egrave; abbastanza grande esso continuer&agrave; ad         espandersi per sempre, viceversa un campo gravitazionale         abbastanza intenso arrester&agrave; l&#8217;espansione e indurr&agrave;         l&#8217;universo ad un collasso su se stesso. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Finora le piccole nane         rosse erano considerate candidati ideali per la materia         oscura ma le osservazioni di Bahcall e Paresce ribaltano         decenni di congetture, teorie e osservazioni sulla massa         tipica e sull&#8217;abbondanza nell&#8217;universo di questo tipo di         stelle. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Vedi anche &quot;La         materia oscura&quot;. <br \/>         <\/font>&nbsp; <\/p>\n<h3><font size=\"3\" face=\"Verdana\">Ricerca di stelle         deboli nell&#8217;alone galattico<\/font><\/h3>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><br \/>         <\/font><a href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/DarkMatA.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" hspace=\"5\" height=\"152\" border=\"0\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1994\/9441a.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><b> [Sinistra] <\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Se la materia oscura fosse costituita         prevalentemente di stelle nane rosse, in questa immagine         Hubble ne dovrebbero apparire circa 38. I simboli gialli         rappresentano una simulazione della frequenza di stelle         nane rosse, basata sui calcoli teorici. I risultati         sorprendenti delle osservazioni Hubble escludono la         possibilit&agrave; che la materia oscura sia costituita da         questo tipo di stelle. <br \/>         <\/font><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><b>[Destra] <\/b><\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\">La stessa immagine, questa volta         senza modifiche, ci mostra che tra le stelle sono         facilmente visibili le galassie molto pi&ugrave; lontane. Si         tratta di una regione di cielo al di fuori del piano         della Via Lattea in direzione della costellazione         dell&#8217;Eridanus. E&#8217; stata scelta proprio questa regione per         poter evidenziare eventuali stelle appartenenti all&#8217;alone         galattico, escludendo il pi&ugrave; possibile la presenza delle         stelle del piano galattico. <br \/>         L&#8217;immagine &egrave; stata costruita partendo da 7 riprese (3 ore complessive          di esposizione) ottenute l&#8217;8 febbraio 1994 nel corso del programma di          osservazione parallela dell&#8217;HST. Il campo ha un&#8217;ampiezza di 1,5 minuti          d&#8217;arco. E&#8217; stato utilizzata la <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm#wfpc\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Wide Field Planetary Camera 2<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> con un filtro infrarosso (814 nanometri). <\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><i>Credit: J Bahcall         (Institute for Advance Study, Princeton), e NASA<\/i><\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <br \/>         &nbsp; <br \/>         &nbsp; <\/font><\/p>\n<h3><font size=\"3\" face=\"Verdana\">Ricerca di stelle nane         rosse nell&#8217;ammasso globulare NGC 6397<\/font><\/h3>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><br \/>         <\/font><a href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/DarkMatB.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" hspace=\"5\" height=\"149\" border=\"0\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1994\/9441b.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> <b>[Sinistra]<\/b> Una piccola regione         centrale dell&#8217;ammasso globulare NGC 6397 &egrave; stata ripresa         dal telescopio spaziale Hubble per la ricerca di stelle         nane rosse. Le stelle simulate (quadratini gialli) sono         state aggiunte artificialmente per mostrare quello che         gli astronomi avrebbero dovuto vedere secondo le         aspettative teoriche. Secondo i calcoli, il campo         dovrebbe infatti contenere circa 500 stelle. <br \/>         <b>[Destra] <\/b>L&#8217;immagine, senza modifiche, mostra         relativamente poche stelle rispetto a quelle che ci si         aspetterebbe secondo la teoria della formazione stellare.         L&#8217;HST risolve circa 200 stelle. La densit&agrave; stellare &egrave;         cos&igrave; bassa che il telescopio pu&ograve; letteralmente vedere         attraverso l&#8217;ammasso e risolvere lontane galassie sullo         sfondo. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Da questa osservazione         gli scienziati hanno identificato una soglia di         formazione stellare: in natura non si formano stelle se         la loro massa &egrave; inferiore ad un quinto della massa         solare. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">L&#8217;ammasso globulare NGC         6397, uno dei pi&ugrave; vicini e densi agglomerati di stelle,         si trova a 7200 anni luce di distanza da noi nella         costellazione meridionale dell&#8217;Ara. L&#8217;immagine &egrave; stata         ripresa il 3 marzo 1994 con la Wide Field Planetary         Camera 2 durante il programma di osservazione parallela. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"1\" face=\"Verdana\"><i>Credit: F. Paresce,         ST ScI, ESA, NASA<\/i><\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana\">         <br \/>         &nbsp;<\/font><font size=\"1\" face=\"Verdana\"> <\/font><\/p>\n<h3><font size=\"3\" face=\"Verdana\">La regione dell&#8217;ammasso         globulare NGC 6397<\/font><\/h3>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><br \/>         <\/font><a href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/jpeg\/DarkMatC.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" hspace=\"5\" height=\"186\" border=\"0\" align=\"left\" src=\"..\/..\/hubble\/1994\/9441c.jpg\" alt=\"\" \/><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> L&#8217;ammasso globulare NGC 6397 e, nel         riquadro, l&#8217;area analizzata dalle osservazioni di         Paresce. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Vedi anche &quot;<\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/1994\/9441_globst.htm\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Gli         ammassi globulari<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\">&quot;.         <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><i>Credit: F. Paresce,         ST ScI, ESA, NASA<\/i> <br \/>         &nbsp; <br \/>         &nbsp; <br \/>         &nbsp; <br \/>         &nbsp; <br \/>         &nbsp; <br \/>         &nbsp; <\/font><\/p>\n<hr \/>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><br \/>         Nella nostra galassia ci sono almeno tante stelle nane         rosse quante sono tutte le altre messe assieme. Ci si         dovrebbe aspettare che le stelle piccole siano molto pi&ugrave;         abbondanti di quelle pi&ugrave; grandi, allo stesso modo in cui         in una spiaggia sono pi&ugrave; frequenti i ciottoli di piccole         dimensioni rispetto alle pietre. Questo fatto ha condotto         molti astronomi a credere che le stelle nane rosse         visibili rappresentino soltanto la punta dell&#8217;iceberg e         che la maggioranza di esse siano cos&igrave; deboli o lontane         da trovarsi al di sotto dei limiti di rilevabilit&agrave; da         parte dei telescopi terrestri. Secondo la teoria         dell&#8217;evoluzione stellare infatti &egrave; sufficiente che una         stella abbia una massa pari all&#8217;8% del nostro Sole per         essere in grado di innescare la fusione nucleare. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Durante gli ultimi due         decenni i teorici avevano suggerito che le stelle pi&ugrave;         piccole, essendo anche le pi&ugrave; abbondanti, potessero         rappresentare la soluzione al problema della materia         oscura. L&#8217;ipotesi era anche suffragata dalle osservazioni         effettuate con telescopi terrestri le quali indicavano         un&#8217;inattesa abbondanza di quelle che sembravano essere         stelle nane rosse, al limite della soglia di visibilit&agrave;.         L&#8217;incertezza di queste osservazioni dipende dal fatto che         le deboli nane rosse, pur essendo puntiformi, ci appaiono         leggermente sfocate a causa della turbolenza atmosferica         e possono risultare indistinguibili dalle pi&ugrave; lontane         galassie che, allo stesso modo, si presentano come         oggetti dai contorni diffusi. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Bahcall e Gould, assieme ai colleghi Flynn          e Kirhakos, sempre dell&#8217;Institute for Advanced Study di Princeton, hanno          potuto utilizzare la <\/font><a href=\"..\/..\/hubble\/indici\/HST.htm#wfpc\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Wide Field          Planetari Camera 2<\/font><\/a><font size=\"2\" face=\"Verdana\"> dell&#8217;Hubble puntandola su aree casuali di cielo mentre          il telescopio era impegnato in osservazioni programmate con altri strumenti.          La sensibilit&agrave; dell&#8217;Hubble permette la rilevazione di stelle 100 volte          pi&ugrave; deboli di quelle visibili con i telescopi terrestri e la sua alta          risoluzione consente di distinguere le stelle, che appaiono come punti          di luce, rispetto alle galassie che invece si presentano come oggetti          estesi. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Dall&#8217;analisi dei dati         raccolti risulta che le piccole stelle rosse         rappresentano non pi&ugrave; del 6% della massa dell&#8217;alone         galattico e non pi&ugrave; del 15% della massa del disco.         L&#8217;alone galattico &egrave; una vasta regione sferica che         avvolge il disco a spirale della nostra Galassia. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le osservazioni di         Bahcall e Gould hanno coinciso con quelle di Paresce il         quale ha perseguito la ricerca delle deboli stelle rosse         dopo aver visto un&#8217;immagine Hubble della regione centrale         dell&#8217;ammasso globulare NGC 6397. Egli rimase sorpreso dal         fatto che il centro di un ammasso globulare fosse privo         di stelle e che si potessero vedere attraverso di esso le         lontanissime galassie retrostanti. Le simulazioni fatte         al computer, basate sui modelli teorici comunemente         accettati, prevedevano invece che il campo delle regioni         centrali di questi ammassi avrebbe dovuto essere saturo         di piccole stelle. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Paresce ha utilizzato il         telescopio spaziale assieme a Guido De Marchi (STScI e         Universit&agrave; di Firenze) e Martino Romaniello (Universit&agrave;         di Pisa) per condurre il pi&ugrave; completo studio fino ad ora         mai realizzato dell&#8217;ammasso stellare. Con loro grande         sorpresa, i risultati mostrano che le stelle con una         massa pari ad un quinto di quella solare sono molto         abbondanti (ci sono circa 100 stelle di questo tipo per         ogni stella di dimensioni solari) mentre quelle di massa         ancora minore sono molto rare. &quot;Le stelle molto         piccole semplicemente <i>non esistono<\/i>&quot; ha         affermato Paresce. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Una stella nasce in         seguito al collasso gravitazionale di una nube         interstellare di gas e polveri. La contrazione si arresta         quando il gas diventa cos&igrave; denso e caldo da innescare la         reazione nucleare di fusione: la stella comincia cos&igrave; a         irradiare energia. Esiste per&ograve; una massa limite, al di         sotto della quale la materia &egrave; instabile e non riesce a         formare la stella. Paresce considera comunque la         possibilit&agrave; che le stelle molto piccole si siano formate         molto tempo fa ma che siano state espulse dagli ammassi         stellari a causa delle interazioni gravitazionali con le         altre stelle oppure in seguito al passaggio attraverso il         piano della Galassia. Questo processo potrebbe essere         caratteristico di tutti i 150 ammassi globulari che         orbitano attorno alla nostra Via Lattea. <br \/>         Se questo fosse vero le stelle espulse dovrebbero         comunque essere rintracciate nell&#8217;alone, ma le         osservazioni di Bahcall non confermano questa         supposizione. <\/font><\/p>\n<hr width=\"26%\" \/>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\"><br \/>         Le osservazioni effettuate dall&#8217;Hubble rappresentano         l&#8217;ultimo contributo ad una serie di affascinanti ricerche         che tentano di risolvere il mistero della &quot;materia         mancante&quot;. I modelli che descrivono l&#8217;origine         dell&#8217;elio e degli altri elementi leggeri durante la         nascita dell&#8217;universo (Big Bang) prevedono che esso sia         costituito da meno del 5% di &quot;normale&quot; materia         (neutroni e protoni). Ci&ograve; significa che pi&ugrave; del 90%         della massa dell&#8217;universo deve essere costituita da         materia sconosciuta, che non emette radiazioni         registrabili dagli attuali strumenti. I candidati pi&ugrave;         probabili per la materia oscura sembrano essere i buchi         neri, le stelle a neutroni e una variet&agrave; di particelle         elementari pi&ugrave; o meno esotiche. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Durante gli ultimi anni         gli astronomi hanno ottenuto una prova indiretta della         presenza della materia oscura: sono stati trovati degli         oggetti, denominati MACHO (<i>MAssive Compact Halo         Objects<\/i>), che sono rilevabili soltanto quando si         trovano casualmente allineati con delle stelle molto pi&ugrave;         lontane. Essi infatti producono degli effetti di lente         gravitazionale sulla luce delle stelle retrostanti. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Le nuove scoperte         dell&#8217;Hubble ci indicano che le deboli stelle rosse non         sono abbastanza abbondanti da spiegare l&#8217;effetto di lente         gravitazionale attribuibile agli oggetti MACHO. Bahcall         avverte comunque che questo non esclude la presenza         nell&#8217;alone di altri tipi di oggetti che potrebbero essere         ancora pi&ugrave; piccoli delle stelle nane rosse: le stelle         nane brune, oggetti non sufficientemente massicci da         innescare la fusione dell&#8217;idrogeno e produrre luce         visibile. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Ulteriori prove della         presenza di materia oscura nell&#8217;alone galattico si         deducono dall&#8217;influenza gravitazionale che essa ha sui         moti delle stelle appartenenti al disco della Via Lattea.         Recentemente questa supposizione &egrave; stata supportata da         osservazioni con strumenti terrestri eseguite da Peggy         Sachett (Institute for Advanced Study) le quali ci         mostrano una debole luminosit&agrave; che circonda le galassie         spirali pi&ugrave; vicine a noi e che corrisponde alla forma         che si prevede possa avere un alone galattico composto di         materia oscura. Questa luminosit&agrave; potrebbe derivare         dalla materia oscura in s&eacute; oppure da stelle che ne         evidenziano la presenza. La realt&agrave; dell&#8217;esistenza della         materia oscura &egrave; stata dedotta anche dai moti delle         galassie appartenenti ad ammassi, dalla propriet&agrave; dei         gas ad alta temperatura localizzati negli ammassi di         galassie e dallo studio dell&#8217;ammontare di elementi ed         isotopi leggeri prodotti durante il Big Bang. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Il destino ultimo         dell&#8217;universo sar&agrave; determinato dall&#8217;ammontare di materia         oscura presente. Gli astronomi hanno calcolato che la         quantit&agrave; di materia visibile (pianeti, stelle e         galassie) osservata nell&#8217;universo non pu&ograve; esercitare una         sufficiente forza di attrazione gravitazionale da         riuscire ad arrestare l&#8217;espansione iniziata con il Big         Bang. In questo caso l&#8217;universo continuerebbe ad         espandersi per sempre. Se invece la materia oscura         esistesse davvero, la sua forza gravitazionale combinata         con quella della materia visibile provocherebbe in un         qualche momento l&#8217;arresto dell&#8217;espansione e poi         un&#8217;inversione verso il collasso. Bahcall sottolinea che         il problema della materia oscura &egrave; uno degli enigmi         fondamentali della fisica e dell&#8217;astronomia e che i         risultati delle sue osservazioni lo rimettono in gioco.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":348,"featured_media":5408,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[91],"tags":[],"class_list":["post-4021","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cosmologia-hst"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4021","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/348"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=4021"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/4021\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5408"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=4021"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=4021"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=4021"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}