{"id":3606,"date":"2015-03-20T00:00:00","date_gmt":"2015-03-19T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3606","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3606\/","title":{"rendered":"Salve, sempre pi\u00f9 si sente parlare di Olio di Cocco, soprattutto in ambienti omeopatici e medicine alternative. Quali sono le caratteristiche di tale olio?"},"content":{"rendered":"<p>L&#39;olio di cocco viene considerato,&nbsp;specialmente da chi pratica medicine alternative, una panacea a causa del notevole contenuto (50% in media) di Acido Laurico, un acido grasso a catena media, contenendo &quot;appena&quot; 12 atomi di carbonio; in base al numero di&nbsp;atomi di carbonio presenti il nome IUPAC &egrave; Acido Dodecanoico. Tale acido grasso, in realt&agrave;, si trova al limite della definizione di&nbsp;&quot;catena media&quot; che comprende gli acidi che vanno da 6 a 12 atomi di carbonio. I sostenitori&nbsp;di tale prodotto affermano che l&#39;acido Laurico sia raro in natura, <u>in realt&agrave; &egrave; molto diffuso,<\/u> trovandosi negli oli delle lauracee, di palma e in alcuni grassi animali quali il latte [1]. E&#39; cos&igrave; diffuso che &egrave; molto economico, rispetto ad altri; presso uno dei maggiori fornitori di prodotti chimici al mondo lo possiamo trovare, puro, a partire da &euro; 80,90\/kg contro i &euro; 2440\/kg dell&#39;acido palmitico o i &euro; 254\/kg dell&#39;acido miristico [2]. In quantit&agrave; bulk (cio&egrave; acquistato in grandi quantit&agrave;, generalmente per uso industriale) arriva a scendere a &euro; 1,5\/Kg, poco pi&ugrave; dell&#39;acido stearico!<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"Lauric-acid-3D-balls.png\" data-file-height=\"328\" data-file-width=\"1100\" height=\"66\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/4\/48\/Lauric-acid-3D-balls.png\/220px-Lauric-acid-3D-balls.png\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/4\/48\/Lauric-acid-3D-balls.png\/330px-Lauric-acid-3D-balls.png 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/4\/48\/Lauric-acid-3D-balls.png\/440px-Lauric-acid-3D-balls.png 2x\" width=\"220\" \/>Acido laurico (Acido dodecanoico)<\/p>\n<p>\nCosa &egrave; l&#39;acido laurico, il maggior costituente dell&#39;olio di cocco? Un acido grasso saturo, cio&egrave; un acido senza doppi legami sulla catena carboniosa, come si pu&ograve; notare dalla formula di struttura qui riportata:<\/p>\n<p><a class=\"image\" href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/File:Lauric_acid.png\" title=\"formula di struttura\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"formula di struttura\" data-file-height=\"379\" data-file-width=\"2025\" height=\"37\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/7\/7f\/Lauric_acid.png\/200px-Lauric_acid.png\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/7\/7f\/Lauric_acid.png\/300px-Lauric_acid.png 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/7\/7f\/Lauric_acid.png\/400px-Lauric_acid.png 2x\" width=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p>Si sa bene che la presenza di doppi legami C=C e la lunghezza della catena carboniosa influenzano la temperatura di fusione e la temperatura di cristallizzazione degli acidi grassi. Maggiore &egrave; la percentuale di doppi legami e pi&ugrave; le catene carboniose risultano corte, pi&ugrave; alta risulta la fluidit&agrave; dell&#39;acido grasso e la sua temperatura di cristallizzazione si abbassa. La presenza di doppi legami tende infatti a modificare spazialmente la molecola, ripiegandola su stessa; tale&nbsp;caratteristica aumenta all&#39;aumentare dei doppi legami, come si nota da tali esempi:<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"thumbimage\" data-file-height=\"722\" data-file-width=\"451\" height=\"496\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/09\/AcidiGrassi.png\/310px-AcidiGrassi.png\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/0\/09\/AcidiGrassi.png 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/0\/09\/AcidiGrassi.png 2x\" width=\"310\" \/><\/p>\n<p>Gli acidi grassi instauri si dividono in cis- (ad esempio l&#39;acido oleico) e trans- cio&egrave; contenente uno o pi&ugrave; doppi legami di isomeria trans tra due atomi di carbonio. Possiede in genere un punto di ebollizione e fusione pi&ugrave; elevato rispetto all&#39;isomero cis poich&eacute; la catena risulta pi&ugrave; lineare.<\/p>\n<p>Alcune ricerche hanno trovato una relazione tra diete contenenti molti acidi grassi trans e malattie coronariche e aterosclerosi. Nel 2002 l&#39;Accademia Nazionale delle Scienze degli Stati Uniti raccomand&ograve; la totale eliminazione dalla dieta degli acidi grassi trans.<\/p>\n<p>Molto spesso, durante l&#39;idrogenazione catalitica dei grassi per renderli saturi, e quindi solidi (come per le margarine), alcuni acidi grassi non vengono resi tali ma rimangono insaturi, divenendo per&ograve; isomeri trans, e quindi potenzialmente dannosi.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"thumbimage\" data-file-height=\"231\" data-file-width=\"333\" height=\"215\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/e\/e4\/Cis_trans.png\/310px-Cis_trans.png\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/e\/e4\/Cis_trans.png 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/e\/e4\/Cis_trans.png 2x\" width=\"310\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nell&#39;immagine sopra riportata si nota la differenza struttura fra un acido cis- e un trans-, che appare molto simile a un grasso saturo.&nbsp;Bisogna ricordare che&nbsp;le caratteristiche di interazione&nbsp;di una molecola con le&nbsp;altre, non&nbsp;sono date solo dalle caratteristiche chimico-fisiche, ma anche da fattori sterici; &egrave;&nbsp;per motivi sterici&nbsp;che spesso, proteine simili ma non uguali, occupano lo stesso substrato, attivando o meno reazioni diverse.<\/p>\n<p>Bisogna quindi prestare attenzione quando qualche sedicente &quot;esperto&quot; afferma che gli acidi grassi insaturi fanno male, dipende essenzialmente dalla loro isomeria, spesso questa mancanza di distinzione viene usata, da questi sedicenti &quot;esperti&quot; per creare falsi allarmi e sostenere tesi senza alcun fondamente scientifico.<\/p>\n<p>Definiamo ora&nbsp;cosa sono gli acidi grassi. In realt&agrave;&nbsp;&egrave; un altro modo di chiamare&nbsp;gli acidi monocarbossilici alifatici aciclici, quindi quelli contenenti un solo gruppo -COOH, non ciclici e non aromatici.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" class=\"thumbimage\" data-file-height=\"778\" data-file-width=\"1000\" height=\"187\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/09\/Carboxylic-acid-group-3D.png\/241px-Carboxylic-acid-group-3D.png\" srcset=\"\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/09\/Carboxylic-acid-group-3D.png\/362px-Carboxylic-acid-group-3D.png 1.5x, \/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/0\/09\/Carboxylic-acid-group-3D.png\/482px-Carboxylic-acid-group-3D.png 2x\" width=\"241\" \/><\/p>\n<p>I pi&ugrave; conosciuti acidi carbossilici alifatici aciclici sono:<\/p>\n<table class=\"wikitable\">\n<tbody>\n<tr>\n<th>&nbsp;<\/th>\n<th>&nbsp;<\/th>\n<th>&nbsp;<\/th>\n<th>Formula molecolare<\/th>\n<th>&nbsp;<\/th>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>1&nbsp; Acido formico<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>HCOOH<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>2&nbsp; Acido acetico<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>CH<sub><font size=\"2\">3<\/font><\/sub>COOH<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>3&nbsp; Acido propionico<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>CH<sub><font size=\"2\">3<\/font><\/sub>CH<sub><font size=\"2\">2<\/font><\/sub>COOH<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>4&nbsp; Acido butirrico<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>CH<sub><font size=\"2\">3<\/font><\/sub>(CH<sub><font size=\"2\">2<\/font><\/sub>)<sub><font size=\"2\">2<\/font><\/sub>COOH<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>5&nbsp; Acido valerico<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>CH<sub><font size=\"2\">3<\/font><\/sub>(CH<sub><font size=\"2\">2<\/font><\/sub>)<sub><font size=\"2\">3<\/font><\/sub>COOH<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td>6&nbsp; Acido caproico<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<td>CH<sub><font size=\"2\">3<\/font><\/sub>(CH<sub><font size=\"2\">2<\/font><\/sub>)<sub><font size=\"2\">4<\/font><\/sub>COOH<\/td>\n<td>&nbsp;<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&#8230;<br \/>\n12 Acido laurico&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; CH<sub>3<\/sub>(CH<sub>2<\/sub>)<sub>10<\/sub>COOH<br \/>\n&#8230;<br \/>\n18&nbsp;Acido oleico&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;CH<sub>3<\/sub>(CH<sub>2<\/sub>)<sub>7<\/sub>CH=CH(CH<sub>2<\/sub>)<sub>7<\/sub>COOH<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p>Il numero indica gli atomi di carbonio totali, da cui il nome IUPAC.<\/p>\n<p>Un ulteriore classificazione &egrave; la differenziazione in base alla lunghezza della catena carboniosa:<\/p>\n<p>Acidi a catena corta: con un numero di atomi di carbonio da 1 a 5.<\/p>\n<p>Acidi a catena media: con un numero di atomi di carbonio da 6 a 12<\/p>\n<p>Acidi a catena lunga: con un numero di atomi di carbonio da 13 a 21.<\/p>\n<p>Acidi a catena molto lunga: con un numero di atomi di carbonio maggiore o uguale a 22.<br \/>\n&nbsp;<\/p>\n<p>A seconda della loro lunghezza essi prendono una via di distribuzione ematica e metabolica differente.<\/p>\n<p>E&#39; vero che i grassi insaturi sono &quot;buoni&quot; ed i saturi sono &quot;cattivi&quot; come popolarmente si crede? Non proprio. Come sempre &quot;in medio stat virtus&quot;. Il problema degli acidi grassi&nbsp;&egrave; che il&nbsp;metabolismo di grassi saturi e insaturi attiva&nbsp;i medesimi&nbsp;enzimi, e l&#39;organismo non &egrave; in grado di regolare questa competizione enzimatica. Pertanto, &egrave; importante mantenere l&#39;equilibrio corretto nell&#39;assunzione di questi due tipi di grassi. Un sovraccarico di acidi grassi in generale riduce la quantit&agrave; di enzimi e aggrava il problema della competizione.<\/p>\n<p>I grassi a catena media e corta vengono assimilati direttamente, senza necessit&agrave; di intervento della bile, che permette la solubilizzazione degli acidi grassi a catena lunga. Spesso l&#39;olio di cocco, contenendo il 50% di acido laurico (catena media), &egrave; utilizzato dagli sportivi per avere energia rapida e prontamente assimilabile, come con gli zuccheri semplici, senza tuttavia gli effetti collaterali.<\/p>\n<p>Tutti gli acidi grassi essenziali, che funzionano da precursori per le prostaglandine (una classe di composti che esplicano effetti di tipo ormonale in molti processi fisiologici), sono acidi grassi insaturi<\/p>\n<p>La&nbsp;ricerca scientifica ci porta a pensare che siano da prediligere gli insaturi ai saturi, poich&egrave; i primi, o meglio alcuni di essi, ad esempio l&#39;acido oleico,&nbsp;proteggerebbero in misura maggiore, anzi contrasterebbero, l&#39;insorgenza di malattia cardiovascolari, poich&egrave; precursori delle famose HDL (lipidoproteine ad alta densit&agrave;), comunemente chiamate &quot;colesterolo buono&quot;. In base a questo principio, la dieta mediterranea, che predilige l&#39;uso di olio (con alto contenuto di acido oleico, un acido insaturo, appartenente agli omega-9), &egrave; considerata pi&ugrave; sana di cucine che prediligono l&#39;uso di grassi animali (contenenti alte percentuali di grassi saturi); eccezione a questa regola &egrave; rappresentata dal pesce azzurro che contiene alte percentuali di grassi insaturi.<\/p>\n<p>Il numero che segue la parola &quot;omega&quot; indica la posizione, dalla fine della catena, del doppio legame; la fine della catena &egrave; quella opposta al gruppo carbossilico. Quindi l&#39;acido oleico, C18, avr&agrave; il doppio legame in posizione 9 a partire dalla fine della catena carboniosa.<\/p>\n<p>L&#39;olio di cocco contiene circa il 90% di grassi saturi ed appena il 10% di grassi insaturi.<\/p>\n<p>L&#39;acido laurico &egrave; presente anche nel latte umano (5,8% circa). La natura, nella sua lunga evoluzione, ha &quot;ritenuto&quot; opportuno fornire il 5,8% circa di acido laurico ad un neonato, &egrave; evidente come un abuso nell&#39;uso, dovuto&nbsp;a tanti fattori:&nbsp;moda del momento,&nbsp;all&#39;ignoranza&nbsp;in materia ed interessi commerciali (anche di alcuni medici),&nbsp;possa portare a gravi squilibri.&nbsp;Spesso si sente parlare di usare l&#39;olio di cocco&nbsp;come dolcificante nel caffe o nel the, al posto dello zucchero, in base al fatto che &egrave; altamente assimilabile ed energetico.<\/p>\n<p>Alcuni siti riportano che l&#39;olio di cocco sia un antibatterico poich&egrave; l&#39;acido laurico &egrave; convertito in glicerolo monolaurato; generalmente non viene per&ograve; riportato che&nbsp;tali propriet&agrave; antibatteriche e antivirali (sarebbe d&#39;ausilio anche per curare l&#39;HIV) sono state dimostrate, per ora,&nbsp;solo in vitro [3-4-5-6-7-8] e che senza un&#39;adeguata sperimentazione non &egrave; possibile affermare che tali effetti siano applicabili anche all&#39;uomo.<\/p>\n<p>Altra caratteristica spesso vantata dai sostenitori dell&#39;olio di cocco &egrave; che questo resisterebbe meglio alla cottura dell&#39;olio di oliva. Facciamo un po&#39; di chiarezza:&nbsp;tutti i grassi degradono ad alta temperatura, il punto di degradazione &egrave; chiamato &quot;punto di fumo&quot;; per effetto della temperatura l&rsquo;olio &egrave; prima idrolizzato in glicerolo e acidi grassi. La degradazione dell&rsquo;olio avviene poi per trasformazione del glicerolo (con perdita di acqua) in acroleina (aldeide acrilica); tale fenomeno &egrave; visibile perch&eacute; l&rsquo;acroleina appare sotto forma di fumo che abbandona l&rsquo;olio. La formazione di acroleina &egrave; tanto maggiore quanto pi&ugrave; l&rsquo;olio &egrave; ricco di acidi insaturi (pi&ugrave; sensibili al calore) e determina il punto di fumo dell&rsquo;olio in questione. L&rsquo;acroleina &egrave; irritante per la mucosa gastrica e nociva per il fegato: la somministrazione di oli mantenuti al punto di fumo per due ore provoca un danno epatico facilmente riscontrabile. Si noti per&ograve; come il processo di formazione dell&rsquo;acroleina sia a due stadi; <u>qualunque fattore inibisca<\/u>, all&rsquo;aumentare della temperatura, la scissione dei trigliceridi in glicerolo e acidi grassi ritarda il secondo stadio con formazione di acroleina.<\/p>\n<p>Quelli ricchi di grassi polinsaturi, come l&rsquo;olio di mais o quello di soia, si degradano pi&ugrave; rapidamente di quelli ricchi di grassi monoinsaturi come gli oli di oliva, di nocciole o di arachidi, in prevalenza composti da acido oleico.&nbsp;L&rsquo;olio extravergine, non essendo stato purificato, contiene fra l&#39;altro delle molecole che agiscono da antiossidanti ritardandone ulteriormente&nbsp;la degradazione.<\/p>\n<p>Ebbene, se confrontiamo il punto di fumo dell&#39;olio di cocco con quello di oliva, si nota ci&ograve; [9]:<\/p>\n<p>Olio di cocco: 177&deg;C<br \/>\nOlio di oliva: 190-240&deg;C (in media 215&deg;C)<\/p>\n<p>Il&nbsp;punto di fumo dell&#39;olio di oliva &egrave; comunque&nbsp;pi&ugrave; alto di quello dell&#39;olio di cocco;&nbsp;&egrave; evidente che quindi degradi meno. Affermare, come ho letto in un sito (di cui tralascio la bibliografia per spirito di carit&agrave;) queste testuali parole:&quot;<em>L&#39;olio di cocco &egrave; ideale per tutti i tipi di cottura, in quanto resiste a temperature molto elevate senza subire deterioramenti, come invece avviene in molti altri tipi di oli (l&#39;olio di oliva, per esempio, proprio per questo motivo non &egrave; adatto alla cottura)<\/em>&quot;&nbsp; &egrave; sinonimo di totale ignoranza in materia chimica. Tralascio nella trattazione&nbsp;le qualit&agrave; organolettiche dell&#39;olio di oliva, il cui uso per la frittura conferisce un gusto diverso al cibo cotto in tale olio, in quanto trattasi, appunto, di semplici qualit&agrave; organolettiche, che niente hanno a che fare con la stabilit&agrave; alla temperatura e quindi con la sua salubrit&agrave;.<\/p>\n<p>&nbsp;[1] Villavecchia-Eigenman &#8211; Nuovo Dizionario di Merceologia e Chimica Applicata &#8211; Vol. 1 pag. 147<br \/>\n[2] Sigma Aldrich<br \/>\n[3] Li, Q; Estes, J. D.; Schlievert, P. M.; Duan, L; Brosnahan, A. J.; Southern, P. J.; Reilly, C. S.; Peterson, M. L.; Schultz-Darken, N; Brunner, K. G.; Nephew, K. R.; Pambuccian, S; Lifson, J. D.; Carlis, J. V.; Haase, A. T. (2009). &quot;Glycerol monolaurate prevents mucosal SIV transmission&quot;. Nature 458 (7241): 1034&ndash;8.<br \/>\n[4] Preuss, H. G.; Echard, B.; Enig, M.; Brook, I.; Elliott, T. B. (2005). &quot;Minimum inhibitory concentrations of herbal essential oils and monolaurin for gram-positive and gram-negative bacteria&quot;. Molecular and cellular biochemistry 272 (1&ndash;2): 29&ndash;34.<br \/>\n[5] Carpo, B. G.; Verallo-Rowell, V. M.; Kabara, J. (2007). &quot;Novel antibacterial activity of monolaurin compared with conventional antibiotics against organisms from skin infections: an in vitro study&quot;. Journal of drugs in dermatology : JDD 6 (10): 991&ndash;998.<br \/>\n[6] Isaacs, C. E. (2001). &quot;The antimicrobial function of milk lipids&quot;. Advances in nutritional research 10: 271&ndash;285.<br \/>\n[7] Lieberman, Shari; Enig, Mary G.; Preuss, Harry G. (2006). &quot;A Review of Monolaurin and Lauric Acid:Natural Virucidal and Bactericidal Agents&quot;. Alternative and Complementary Therapies 12 (6): 310.<br \/>\n[8] Projan, S. J.; Brown-Skrobot, S.; Schlievert, P. M.; Vandenesch, F.; Novick, R. P. (1994). &quot;Glycerol monolaurate inhibits the production of beta-lactamase, toxic shock toxin-1, and other staphylococcal exoproteins by interfering with signal transduction&quot;. Journal of bacteriology 176 (14): 4204&ndash;4209.<br \/>\n[9] <a href=\"http:\/\/www.cookingforengineers.com\/article\/50\/Smoke-Points-of-Various-Fats\" rel=\"nofollow\" target=\"_blank\"><font color=\"#0066cc\">http:\/\/www.cookingforengineers.com\/&hellip;\/Smoke-Points-of-Variou<\/font><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":167,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[39],"tags":[],"class_list":["post-3606","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-sostanze-e-proprieta"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3606","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/167"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3606"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3606\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3606"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3606"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3606"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}