{"id":36,"date":"2001-09-28T00:00:00","date_gmt":"2001-09-27T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"36","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/36\/","title":{"rendered":"Vorrei sapere ci\u00f2 che si sa, se si sa qualcosa, dal punto di vista scientifico nel caso specifico dell'&#8221;oggetto di Coso&#8221;."},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">L&#8217;oggetto<br \/>\n        cui si riferisce il lettore \u00e8 noto con il nome di &#8220;geode di Coso&#8221;,<br \/>\n        dal nome di un massiccio roccioso californiano dove venne ritrovato. Il<br \/>\n        13 febbraio 1961 i proprietari di un negozio di souvenir di Olancha (California)<br \/>\n        andarono alla ricerca di geodi (pietre cave contenenti cristalli). Il<br \/>\n        giorno dopo iniziarono a sezionare le rocce trovate. Tagliando una delle<br \/>\n        pietre sferiche trovate, notarono che al suo interno, anzich\u00e9 i<br \/>\n        previsti cristalli, appariva una sezione bianca di materiale durissimo<br \/>\n        che sembrava essere porcellana. Al centro si trovava una barretta di metallo<br \/>\n        spessa 2 mm. Inoltre, attorno al cilindro di porcellana appariva un rivestimento<br \/>\n        esagonale. Si notava infine anche uno strato di rame fortemente ossidato.<br \/>\n        Non si sa molto sulle prime indagini effettuate. Un geologo che lo esamin\u00f2<br \/>\n        sembra abbia dichiarato che il rivestimento esterno di conchiglie fossili<br \/>\n        faceva ipotizzare un et\u00e0 di 500.000 anni. Un fervente creazionista<br \/>\n        di nome Ron Calais effettu\u00f2 delle radiografie dell&#8217;oggetto. Queste<br \/>\n        ultime misero in evidenza la presenza di una sottile molla metallica a<br \/>\n        forma di elica.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Attorno<br \/>\n        al &#8220;geode&#8221; di Coso sono state formulate molte ipotesi e alcuni cultori<br \/>\n        del mistero hanno ritenuto di poterlo classificare nell&#8217;ambito dei cosiddetti<br \/>\n        OOPART, ovvero &#8220;Out Of Place ARTifact&#8221;, che potremmo tradurre come &#8220;Manufatti<br \/>\n        fuori luogo&#8221;. In particolare alcuni esponenti del movimento creazionista<br \/>\n        hanno pubblicizzato lo strano oggetto presentandolo come prova dell&#8217;esistenza<br \/>\n        di antiche civilt\u00e0 tecnologicamente avanzate che mostrerebbero<br \/>\n        la totale infondatezza delle teorie evoluzionistiche.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">In<br \/>\n        realt\u00e0 la spiegazione dello strano oggetto \u00e8 molto pi\u00f9<br \/>\n        prosaica, non richiede ipotesi fantasiose e, tanto meno, richiede la messa<br \/>\n        in discussione dell&#8217;evoluzionismo. Fin dall&#8217;inizio della vicenda vi fu<br \/>\n        chi not\u00f2 una straordinaria somiglianza del manufatto con una candela<br \/>\n        di accensione di un motore a scoppio. Tuttavia, non si riusciva a spiegare<br \/>\n        l&#8217;esistenza della molla metallica alla sua sommit\u00e0, del tutto assente<br \/>\n        nelle normali candele. Nel 1999 Pierre Stromberg e Paul Heinrich, membri<br \/>\n        dei <i>Pacific Northwest Skeptics<\/i> (associazione scettica americana),<br \/>\n        vollero approfondire l&#8217;ipotesi della candela. Si rivolsero a una associazione<br \/>\n        di collezionisti di candele<i> (The Spark Plug Collectors of America<\/i>)<br \/>\n        e inviarono le fotografie e le radiografie dello strano oggetto chiedendo<br \/>\n        se fosse possibile identificarlo. I collezionisti non ebbero alcun dubbio:<br \/>\n        si trattava di un modello di candela, marca Champion, degli anni 1920.<br \/>\n        In tale modello era presente la molla metallica, poi eliminata nei modelli<br \/>\n        pi\u00f9 recenti. I collezionisti fornirono addirittura alcuni esemplari<br \/>\n        di tale modello che risultarono assolutamente identici a quello contenuto<br \/>\n        nel &#8220;geode&#8221;. In realt\u00e0 \u00e8 anche improprio denominarlo geode.<br \/>\n        Infatti, i veri geodi sono costituiti da un involucro di roccia (generalmente<br \/>\n        silice calcedonica). Quello ritrovato sul monte Coso, invece, aveva semplicemente<br \/>\n        un involucro di argilla indurita. Inoltre, questa argilla aveva inglobato<br \/>\n        altri rottami metallici quali un chiodo e una rondella. Si scopr\u00ec<br \/>\n        in seguito che la zona del ritrovamento era stata sede di operazioni minerarie<br \/>\n        proprio agli inizi del XX secolo. \u00c8 quindi plausibile immaginare<br \/>\n        che la candela derivi da qualche motore a scoppio utilizzato all&#8217;epoca.<br \/>\n        Evidentemente la datazione fatta dallo sconosciuto geologo era affetta<br \/>\n        da un &#8220;piccolo&#8221; errore di soli 499.960 anni!!<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Nonostante<br \/>\n        oramai non ci siano pi\u00f9 dubbi sulla reale natura del &#8220;geode&#8221; di<br \/>\n        Coso, molto frequentemente esso viene ancora presentato come un mistero<br \/>\n        irrisolto. Ci si pu\u00f2 facilmente rendere conto di ci\u00f2 effettuando<br \/>\n        una ricerca in Internet. Sono moltissimi i siti che lo presentano ancora<br \/>\n        come OOPART.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Se<br \/>\n        il lettore volesse conoscere maggiori dettagli sulla vicenda, lo invito<br \/>\n        a leggere l&#8217;articolo originale di Stromberg e Heinrich, disponibile (in<br \/>\n        inglese) alla seguente URL:<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><a href=\"http:\/\/www.eskimo.com\/%7Epierres\/coso\/coso.html\"><u><font size=\"2\" color=\"#0000ff\">http:\/\/www.eskimo.com\/~pierres\/coso\/coso.html<\/font><\/u><\/a><font size=\"2\">.<\/font><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":209,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[],"class_list":["post-36","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-pseudoscienze"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/209"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=36"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/36\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=36"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=36"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=36"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}