{"id":3501,"date":"2014-02-12T00:00:00","date_gmt":"2014-02-11T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3501","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3501\/","title":{"rendered":"Vorrei sapere perch\u00e8 si \u00e8 scelto di utilizzare i segni < e > \r\nper indicare minore o maggiore, da che cosa hanno origine i \r\nsudetti segni ?"},"content":{"rendered":"<p>Contrariamente a quanto ingenuamente uno potrebbe pensare, anche i simboli matematici hanno avuto un&#8217;evoluzione nel tempo, cambiando e diventando sempre pi&ugrave; idonei a descrivere quello per cui vengono scelti: &egrave; infatti molto importante avere una notazione non solo consistente con l&#8217;oggetto di studio ma anche semplice ed efficace. Nel caso in questione, i simboli &gt; e &lt; appaiono per la prima volta in un trattato dell&#8217;inglese Thomas Harriot (1560-1621), e precisamente nell&#8217;<em>Artis analiticae praxis<\/em>, edito a Londra nel 1631 e riguardante lo studio delle equazioni algebriche. Anche se la motivazione per cui Harriot scelse i simboli &gt; e &lt; per denotare rispettivamente &quot;maggiore di&quot; e &quot;minore di&quot; non &egrave; certa, sembra plausibile che si tratti di una questione molto semplice, ovvero che si tratti di una evoluzione del modo comunemente utilizzato per denotare quale numero fosse pi&ugrave; grande tra i due: ad esempio, per dire che 3 &egrave; maggiore di 1 l&#8217;idea era quella di apporre due punti accanto alla cifra 3 e uno solo accanto alla cifra 1, ovvero<\/p>\n<p align=\"center\">3: &middot;1.<\/p>\n<p align=\"left\">Analogamente, per dire che 1 &egrave; minore di 3 l&#8217;idea &egrave; la stessa, ovvero<\/p>\n<p align=\"center\">1&middot; :3.<\/p>\n<p align=\"left\">Congiungendo ora i puntini apposti accanto alle cifre si ottengono i due modi di scrivere adottati da Harriot:<\/p>\n<p align=\"center\">3&gt;1 e 1&lt;3.<\/p>\n<p align=\"left\">&Egrave; ragionevole pensare anche che Harriot abbia preso comunque le mosse dal simbolo di uguaglianza = utilizzato per la prima volta da Robert Recorde (1512-1558) nel suo celebre trattato di aritmetica e algebra<em> Whetstone of Witte<\/em> edito nel 1557, che &egrave; stato anche il primo testo matematico scritto in inglese a utilizzare i segni + e -. Infatti, anche nel caso dell&#8217;uguaglianza sembra che l&#8217;origine sia dovuta alla semplice notazione<\/p>\n<p align=\"center\">3: :3<\/p>\n<p align=\"left\">evolutasi in<\/p>\n<p align=\"center\">3=3.<\/p>\n<p align=\"left\">Nonostante l&#8217;indubbia semplicit&agrave;, i simboli &lt;,&gt; e = non si sono affermati immediatamente, ma poi col tempo sono entrati definitivamente nell&#8217;uso comune: in effetti, va osservato che si tratta di una scelta felice per denotare le relazioni attribuite a loro; la relazione &quot;maggiore di&quot; &egrave;  <em>asimmetrica<\/em> (3 &egrave; maggiore di 1 ma 1 non &egrave; maggiore di 3), e allo stesso modo la relazione &quot;minore di&quot; &egrave; asimmetrica (1 &egrave; minore di 3 ma 3 non &egrave; minore di 1) e la scelta dei simboli asimmetrici &gt; e &lt; &egrave; particolarmente adatta allo scopo. Il simbolo di uguaglianza deve esprimere invece una relazione simmetrica, ed in effetti = &egrave; un simbolo simmetrico.<\/p>\n<p align=\"left\">Concludiamo la risposta con un&#8217;osservazione di carattere generale sull&#8217;importanza della scelta delle notazioni in matematica. Un po&#8217; ingenuamente infatti si potrebbe pensare che si tratta solo di una convenzione per lo pi&ugrave; ispirata dal contesto. Questo in parte forse &egrave; anche vero, ma la scelta di una notazione felice ed efficace pu&ograve; fare la differenza, e l&#8217;esempio pi&ugrave; celebre nella storia della matematica sta nella scoperta del calcolo infinitesimale. Infatti, &egrave; opinione comune attribuire a Newton e Leibniz l&#8217;invenzione del calcolo differenziale e del calcolo integrale, mentre tali procedure affondando le loro radici concettuali ancora nell&#8217;antica Grecia, e pure dal Rinascimento fino al tardo Settecento non sono pochi i tentativi di edificare una teoria sistematica dei metodi infinitesimali. Newton e Leibniz hanno avuto grande successo soprattutto grazie alla loro capacit&agrave; di trovare le notazioni giuste che da l&igrave; in poi avrebbero consentito di maneggiare finalmente nel modo corretto quelle operazioni di tipo infinitesimale intuite gi&agrave; da secoli.&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":228,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[68],"tags":[],"class_list":["post-3501","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-matematica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3501","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/228"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3501"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3501\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3501"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3501"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3501"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}