{"id":3494,"date":"2014-01-21T00:00:00","date_gmt":"2014-01-20T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3494","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3494\/","title":{"rendered":"Esiste un&#8217;ipotesi che spieghi il perch\u00e9 in natura si tenda \r\nsempre al passaggio da uno stato a pi\u00f9 alta energia ad uno \r\nstato a pi\u00f9 bassa energia, ossia, cosa significa nel profondo \r\nuna condizione pi\u00f9 stabile?"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\">In realt&agrave; <em>non<\/em> esiste un <em>principio di minima energia<\/em>. Sotto condizioni molto generali, <strong>l&#8217;energia &egrave; una costante del moto<\/strong> per la maggioranza dei sistemi presi nel loro complesso (<em>sistema specifico + ambiente circostante<\/em>) e dunque l&#8217;evoluzione di un qualunque sistema non comporta una variazione dell&#8217;energia totale. <\/font><font size=\"3\" face=\"Arial\">In generale, l&#8217;energia non pu&ograve; quindi essere utilizzata come criterio per stabilire la <em>direzionalit&agrave;<\/em> di una trasformazione. <\/font><\/p>\n<div align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\">In <em>termodinamica<\/em>, la grandezza che si utilizza per definire la direzionalit&agrave; delle trasformazioni &egrave; l&#8217;<strong>entropia<\/strong> (<em>S<\/em>), e il <em>secondo principio<\/em> (della termodinamica) afferma che, <em>in una trasformazione di un sistema isolato, l&#8217;entropia aumenta sempre<\/em>. <\/font><\/p>\n<p><font size=\"3\" face=\"Arial\">Classicamente, la variazione di entropia associata a una trasformazione <em>reversibile<\/em> (ideale) di un sistema che comporti un flusso di calore d<em>Q<\/em> (in entrata o in uscita dal sistema) &egrave; definita dalla relazione <\/font><\/div>\n<p><font size=\"3\" face=\"Arial\"><br \/>\nd<em>S<\/em>=d<em>Q<\/em>\/<em>T<\/em><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<div align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\">dove <em>T<\/em> &egrave; la temperatura del sistema. In formula, il secondo principio afferma che per una trasformazione<em> irreversibile<\/em> (reale), sia <\/font><\/div>\n<p><font size=\"3\" face=\"Arial\"><br \/>\nd<em>S<\/em> &gt; d<em>Q<\/em>\/<em>T<\/em><br \/>\n<\/font><\/p>\n<p><font size=\"3\" face=\"Arial\">In particolare, <em>se il sistema &egrave; isolato<\/em> (non pu&ograve; cio&egrave; scambiare materia e\/o calore con un ambiente esterno), d<em>Q<\/em> = 0 e d<em>S <\/em>&gt; 0.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\">Il secondo principio pu&ograve; essere giustificato ricordando la definizione statistica di entropia.<\/font><font size=\"3\" face=\"Arial\"> <\/font><font size=\"3\" face=\"Arial\">Immaginiamo di avere 3 palline rosse e tre palline verdi da suddividere causalmente in due contenitori distinti (A e B). Dal calcolo combinatorio sappiamo che il numero di modi (<em>N<\/em>) di distribuire le sei palline nei due contenitori &egrave; pari a<\/font><\/p>\n<p><font size=\"3\" face=\"Arial\"><em>N<\/em> = 6!\/3!3! <\/font><\/p>\n<p><font size=\"3\" face=\"Arial\">dove la notazione n! indica il fattoriale del numero <em>n<\/em>, che &egrave; per definizione pari a <\/font><\/p>\n<p><font size=\"3\" face=\"Arial\"><em>n<\/em>! = <em>n<\/em>&middot;(<em>n<\/em>-1)&middot;(<em>n<\/em>-2)&middot;&#8230;&middot;2&middot;1 <\/font><\/p>\n<div align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\">nel nostro caso <em>N<\/em>=20 e, nella figura sottostante, sono state disegnate alcune delle possibili distribuzioni. <\/font><\/div>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"569\" height=\"292\" src=\"\/spaw\/ball.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\">Chiamiamo <em>ordinate<\/em> le configurazioni che prevedono tutte le palline di un medesimo colore raccolte in un unico contenitore, e <em>disordinate<\/em> tutte le altre: dalla figura si vede facilmente che le configurazioni ordinate sono soltanto 2 (la numero 1 e la numero 20), mentre tutte le altre sono disordinate (per un totale di 20 &#8211; 2 = 18 configurazioni). Si noti che, in questo caso semplice, tutte le configurazioni disordinate sono <em>equivalenti<\/em> nel senso che prevedono sempre una pallina di un dato colore insieme a due altre palline del colore diverso. <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\"><br \/>\nGettando <em>a caso<\/em> le palline nei due contenitori, la <em>probabilit&agrave;<\/em> di ottenere una qualunque configurazione disordinata &egrave; dunque 9 volte (18\/2) pi&ugrave; alta di quella di ottenere la configurazione ordinata. <\/font><font size=\"3\" face=\"Arial\">Nel caso in cui il numero di palline sia dell&#8217;ordine del numero di Avogadro (10<sup>23<\/sup>), la probabilit&agrave; di ottenere una configurazione disordinata &egrave; enormemente pi&ugrave; alta di quella di ottenerne una ordinata. <\/p>\n<p>Dal punto di vista statistico l&#8217;<strong>entropia<\/strong> &egrave; legata (<em>per definizione<\/em>) <em>al numero di stati possibili che un dato sistema pu&ograve; assumere <\/em>(nell&#8217;esempio delle 6 palline, ricordiamo, ci sono 18 stati disordinati e 2 stati ordinati), e poich&egrave; il numero di stati disordinati di un sistema &egrave; molto pi&ugrave; grande del numero di quelli ordinati, ne deriva che (<em>i<\/em>) l&#8217;entropia di un sistema disordinato &egrave; pi&ugrave; alta di quella corrispondente a un sistema ordinato, e (<em>ii<\/em>) il sistema che si osserva all&#8217;<em>equilibrio<\/em> &egrave; quello caratterizzato dalla pi&ugrave; alta entropia (proprio perch&eacute; &egrave; il pi&ugrave; probabile). Se vogliamo, dunque, dal punto di vista statistico il secondo principio della termodinamica si giustifica molto semplicemente: <\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\"><strong>in Natura, un sistema si evolve verso il pi&ugrave; probabile tra tutti gli stati che il sistema medesimo pu&ograve; assumere<\/strong> (<em>compatibilmente a tutti i vincoli imposti, come quello della costanza dell&#8217;energia: tutti gli stati sono statisticamente equivalenti, e dunque sono equi-probabili, ammesso che abbiano la stessa energia<\/em>).<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"3\" face=\"Arial\">A differenza di un sistema isolato, uno che <em>non<\/em> lo sia pu&ograve; scambiare energia con un <em>ambiente esterno<\/em>. Anche qui, tenuto conto dell&#8217;invarianza dell&#8217;energia totale, se esistesse un criterio di minima energia per il sistema, durante una trasformazione l&#8217;energia dell&#8217;ambiente esterno dovrebbe massimizzarsi (per fare in modo che la somma dell&#8217;energia del sistema e quella dell&#8217;ambiente, dopo la trasformazione, sia identica a quella che si aveva prima della stessa). Un principio di minima energia del sistema si tradurrebbe dunque in un principio di massim<font size=\"3\">a<\/font> energia per l&#8217;ambiente, ma poich&egrave; nulla ci consente di attribuire maggiore importanza al sistema rispetto all&#8217;ambiente (che &egrave; comunque parte di un tutto, cos&igrave; come lo &egrave; il sistema), ci&ograve; &egrave; evidentemente insensato.<\/p>\n<p>Il criterio da seguire &egrave; ancora quello dettato dal secondo principio, e ha strettamente a che fare con l&#8217;entropia. In particolare, occorre che la variazione di entropia totale (d<em>S<\/em>),&nbsp; pari alla somma delle variazioni di entropia dell&#8217;ambiente (d<em>S<sup>amb<\/sup><\/em>) e del sistema (d<em>S<sup>sist<\/sup><\/em>), aumenti durante la trasformazione:<\/p>\n<p>d<em>S<\/em> = d<em>S<sup>sist<\/sup><\/em> + d<em>S<sup>amb<\/sup><\/em> &gt; 0<\/p>\n<p>Nelle trattazioni della termodinamica classica che si trovano su moltissimi testi (a cui si rimanda) si mostra che: <\/p>\n<p>d<em>S<sup>amb<\/sup><\/em> = &#8211; dU<sup><em>sist<\/em><\/sup>\/<em>T<\/em><\/p>\n<p>dove d<em>U<sup>sist<\/sup><\/em> rappresenta la variazione di energia interna del sistema in una trasformazione a<em> volume costante<\/em>. Da ci&ograve; deriva:<\/p>\n<p>d<em>S<sup>sist<\/sup><\/em> &#8211; d<em>U<sup>sist<\/sup><\/em>\/<em>T<\/em> &gt; 0<\/p>\n<p>ovvero, lasciando cadere l&#8217;indice <em>sist<\/em> (<em>tutte<\/em> le variabili in gioco si riferiscono adesso al <em>sistema<\/em>, e dunque non c&#8217;&egrave; ambiguit&agrave; di notazione anche rimuovendo quell&#8217;etichetta), e cambiando di segno:<\/p>\n<p>d<em>U<\/em> &#8211; <em>T<\/em>d<em>S<\/em> &lt; 0<\/p>\n<p>E&#8217; conveniente a questo punto definire una funzione <em>F<\/em> (<strong><em>energia libera<\/em><\/strong> di <em>Helmholtz<\/em>) tale che<\/p>\n<p><em>F = U &#8211; TS<\/em><\/p>\n<p>Differenziando si ha:<\/p>\n<p>d<em>F<\/em> = d<em>U<\/em> &#8211; <em>S<\/em>d<em>T<\/em> &#8211; <em>T<\/em>d<em>S<\/em> <\/p>\n<p>Per una trasformazione a <em>T<\/em> costante (d<em>T<\/em> = 0) vale allora:<\/p>\n<p>d<em>F<\/em> = d<em>U<\/em> &#8211; <em>T<\/em>d<em>S<\/em> <\/p>\n<p><strong>e il secondo principio (d<em>S<\/em> &gt; 0 per un <em>sistema isolato<\/em>) si <em>traduce<\/em> in d<em>F<\/em> &lt; 0 per un sistema <em>non isolato e a volume definito<\/em>.<\/strong><\/p>\n<p>Spesso si interpreta quanto sopra dicendo che nel corso della trasformazione, per aversi d<em>F<\/em> &lt; 0, l&#8217;energia interna del sistema deve diminuire (d<em>U<\/em> &lt; 0) e l&#8217;entropia deve aumentare (d<em>S<\/em> &gt; 0). Questa sorta di <em>principio di minimo di energia<\/em> &egrave; tuttavia <em>scorretta<\/em>, perch&egrave; quel d<em>U<\/em> deriva da un termine -d<em>U<\/em>\/<em>T<\/em> che a propria volta rappresenta la variazione di entropia dell&#8217;ambiente. Il principio sottostante &egrave; dunque sempre e comunque quello di aumento di entropia.<\/p>\n<p>Nei problemi<em> puramente meccanici<\/em> il focus &egrave; normalmente su pochi gradi di libert&agrave; di un sistema: se consideriamo un pendolo in moto, e dichiariamo che su questo non siano operanti meccanismi <em>dissipativi<\/em> dell&#8217;energia (assenza di <em>attrito<\/em>), l&#8217;energia rimane ovviamente costante e il pendolo non si ferma mai! Nella realt&agrave; gli attriti ci sono, e l&#8217;energia viene <em>dispersa<\/em> su altri <em>gradi di libert&agrave; aggiuntivi<\/em> rispetto a quelli considerati nel sistema ideale senza attriti. Questi nuovi gradi di libert&agrave; definiscono l&#8217;ambiente in cui il pendolo si muove. Anche qui l&#8217;energia totale (considerando sia il pendolo, sia l&#8217;ambiente) si conserva, ma l&#8217;entropia aumenta nel trasferimento di energia dal pendolo all&#8217;ambiente: l&#8217;attrito genera calore, cio&egrave; energia trasferita ai gradi di libert&agrave; aggiuntivi, e il pendolo si ferma.<\/p>\n<p>Volendo, potremmo considerare il nostro semplice sistema meccanico come il limite per <em>T<\/em> che tende a zero del sistema termodinamico complessivo che comprenda anche l&#8217;ambiente; in tal caso d<em>F<\/em> &lt; 0 si tradurrebbe in d<em>U<\/em> &lt; 0 e il principio di massima entropia (e l&#8217;equivalente di minima <em>energia libera<\/em>), si trasformerebbe in un principio di minima energia meccanica del solo sistema. Ma per quanto gi&agrave; detto sopra, questa lettura &egrave; scorretta perch&egrave; nasconde il vero criterio di direzionalit&agrave; basato unicamente sull&#8217;entropia.&nbsp;&nbsp; <br \/>\n<\/font><\/p>\n<p><font size=\"3\" face=\"Arial\"> <\/font><\/p>\n<p align=\"left\"><font size=\"3\" face=\"Arial\">&nbsp;<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":245,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[],"class_list":["post-3494","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-chimica-fisica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3494","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/245"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3494"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3494\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3494"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3494"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3494"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}