{"id":3424,"date":"2013-03-28T00:00:00","date_gmt":"2013-03-27T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3424","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3424\/","title":{"rendered":"In riferimento alla metodologia scientifica, fin da Galileo, mi \r\nchiedevo, cosa si pu\u00f2 dire riguardo all&#8217;evoluzione del \r\nrapporto tra teoria e dati empirici negli autori che in tale \r\ncontesto hanno avuto un ruolo importante."},"content":{"rendered":"<div>\n<p><font size=\"2\">&nbsp;<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"200\" src=\"\/spaw\/image\/filosofia\/Agazzi.jpg\" \/><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" src=\"\/spaw\/image\/filosofia\/putnam.jpg\" \/><\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\"><font color=\"#ff0000\" size=\"1\">Evandro Agazzi (a sinistra) e Hilary Putnam (a destra)<\/font><\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\"><\/p>\n<div><span style=\"font-size: 10pt\">La storia della filosofia ci ha tramandato un aneddoto che, vero o falso che sia, &egrave; particolarmente significativo riguardo il rapporto tra teoria ed esperimento.<\/span><\/div>\n<div><font size=\"2\">Diogene di Sinope (IV secolo a.C.), il cinico, per confutare i famosi paradossi di Zenone che miravano a dimostrare l&rsquo;inesistenza del moto, si alz&ograve; in piedi e cammin&ograve; avanti e indietro.<\/font><\/div>\n<div><font size=\"2\">Se ci si fosse accontentati di una simile confutazione &ldquo;sperimentale&rdquo; la storia del pensiero avrebbe sub&igrave;to enormi danni. Sono infatti ben noti i grandi progressi scientifici e filosofici che i paradossi di Zenone hanno stimolato. (Si narra, tuttavia, che lo stesso Diogene percosse un discepolo che si era accontentato della sua confutazione).<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Esperimento e teoria sono da sempre considerati due componenti irrinunciabili di ogni attivit&agrave; scientifica. Gi&agrave; Galileo si era reso conto della necessit&agrave; di ricorrere a <em>sensate esperienze<\/em> e <em>necessarie dimostrazioni<\/em>, per indagare la realt&agrave; naturale. Tradizionalmente, inoltre, gli esperimenti e le teorie sono sempre stati considerati nettamente distinti e distinguibili.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Il ruolo rivoluzionario avuto da Galileo nella storia del pensiero non consiste, come spesso si afferma, nell&rsquo;aver elaborato un metodo d&#8217;indagine che attribuiva un&rsquo;importanza centrale all&rsquo;osservazione sperimentale (cosa pure importantissima). Prima di Galileo, infatti, altri autori (ad esempio Ruggero Bacone, nel XIII secolo) avevano sottolineato la necessit&agrave; di ricorrere all&#8217;esperienza per studiare la realt&agrave;. Galileo fu invece il primo a rendersi conto della necessit&agrave; di ricercare una nuova forma di conoscenza, non filosofica, per indagare la natura. Per Galileo &egrave; perfettamente inutile ricercare spiegazioni ultime delle cose, se siamo assolutamente incapaci di trovarle. &Egrave; molto pi&ugrave; saggio e onesto accontentarsi di studiare alcuni aspetti della realt&agrave;, sia pur parziali e particolari, che sono per&ograve; accessibili alle nostre possibilit&agrave;.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Ben presto ci si &egrave; resi conto che una semplice osservazione qualitativa non &egrave; sufficiente per descrivere adeguatamente la realt&agrave;. Di conseguenza &egrave; nata la necessit&agrave; di introdurre un&#8217;analisi quantitativa: anche in tal senso il ruolo di Galileo &egrave; stato determinante. Per descrivere quantitativamente la realt&agrave; &egrave; necessario concentrarsi su quelle sue propriet&agrave; alle quali &egrave; possibile associare un valore numerico (grandezze). Questa corrispondenza tra realt&agrave; fisica e numeri consente di applicare i metodi della matematica alla descrizione del mondo.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Un certo tipo di epistemologia ha da sempre considerato i dati sperimentali come qualcosa di primitivo, assolutamente disgiunto da ogni componente teorica. Le teorie verrebbero costruite a posteriori, ma non influenzerebbero assolutamente l&#8217;acquisizione dei dati sperimentali. Tuttavia questa netta distinzione tra teoria ed esperimento &egrave; stata da pi&ugrave; parti messa in discussione.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">I termini osservativi sono quelli che avrebbero un denotato direttamente associato alle osservazioni sperimentali e alle operazioni di misura. Al contrario, i termini teorici sarebbero quelli che si riferiscono a oggetti e propriet&agrave; non direttamente osservabili.<\/font><\/div>\n<div><font size=\"2\">I fautori della distinzione tra le due classi di termini sostengono inoltre che, almeno in linea di principio, i termini teorici possono essere espressi attraverso definizioni che utilizzino esclusivamente termini osservativi. Essi possono pertanto essere idealmente eliminati dal linguaggio scientifico. Questa posizione, fatta propria da esponenti di spicco dell&rsquo;empirismo logico, port&ograve; a una sopravvalutazione dei termini osservativi che si avverte ancora oggi nella pratica e nella didattica delle scienze empiriche.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Buona parte dell&rsquo;epistemologia contemporanea sostiene che la netta distinzione tra termini osservativi e teorici non ha alcun fondamento. Inoltre se si volesse eliminare una sola delle due categorie, probabilmente sarebbero proprio i termini osservativi a scomparire, a favore di quelli teorici. In altre parole anche i termini tradizionalmente indicati come osservativi sono inevitabilmente intrisi di teoria (<em>theory-laden<\/em>).<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Gli studi psicologici ci hanno insegnato chiaramente che il modo in cui percepiamo la realt&agrave; non &egrave; affatto innato, bens&igrave; appreso. Di conseguenza un&rsquo;osservazione sperimentale non &egrave; qualche cosa di completamente oggettivo e primitivo, ma &egrave; fortemente dipendente dalle preconoscenze del soggetto.<\/font><\/div>\n<div><font size=\"2\">Ogni strumento di misura, per semplice che possa essere, &egrave; inoltre frutto di una teoria. Di conseguenza anche i &ldquo;dati sperimentali&rdquo; che esso consente di ottenere sono ben lungi dall&rsquo;essere privi di una componente teorica.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Il contenuto teorico dei dati sperimentali appare dunque innegabile. Occorre tuttavia osservare che un parziale recupero della loro &ldquo;oggettivit&agrave;&rdquo; &egrave; possibile in base alla seguente considerazione, proposta dall&rsquo;epistemologo Evandro Agazzi. Spesso la teoria di cui &egrave; imbevuto un dato empirico &egrave; &ldquo;un&rsquo;altra&rdquo; rispetto a quella che il dato raccolto deve confermare o confutare. Questo evita, per fortuna, una pericolosa circolarit&agrave; e consente di attribuire una certa referenzialit&agrave; agli enunciati scientifici. Infatti, questa considerazione, pur non negando l&rsquo;infondatezza della distinzione tra termini osservativi e teorici in senso assoluto, consente un parziale recupero di tale distinzione in senso relativo. Infatti ci&ograve; che pu&ograve; essere teorico in un certo ambito, pu&ograve; essere considerato osservativo in un ambito diverso.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">La concezione tradizionale del metodo scientifico prevede che una teoria venga accettata se le sue conseguenze sono in accordo con i dati sperimentali o rifiutata, in caso contrario. La logica, tuttavia, ci insegna che mentre la verit&agrave; delle premesse garantisce la verit&agrave; delle conseguenze, la verit&agrave; delle conseguenze non garantisce affatto quella delle premesse. Ci&ograve; significa che una teoria scientifica non pu&ograve; mai essere completamente verificata dai suoi successi, mentre pu&ograve; essere falsificata con certezza, di fronte a un suo insuccesso. Su queste considerazioni si basa il falsificazionismo di Karl Popper, da lui eretto a criterio generale di demarcazione tra teorie scientifiche e non (v. <\/font><a href=\"http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=2816\"><font color=\"#0000ff\" size=\"2\">http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=2816<\/font><\/a><font size=\"2\">).<\/font><\/div>\n<div><font size=\"2\">Tuttavia, ancora una volta, l&rsquo;attraente semplicit&agrave; di tale concezione &egrave; stata oggetto di critiche da parte della ricerca epistemologica contemporanea e da un attento studio della storia della scienza.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Il filosofo americano Hilary Putnam sostiene che una teoria scientifica &egrave; di per s&eacute; incapace di fare qualsiasi previsione. Il suo potere predittivo deriva dalla sua associazione con quelle che egli chiama <em>asserzioni ausiliarie<\/em> (AA). Tali asserzioni sono ipotesi estremamente semplificatrici, sulla cui certezza &egrave; lecito nutrire forti dubbi, che spesso definiscono le &ldquo;condizioni al contorno&rdquo; del fenomeno che si vuole studiare. Nel caso in cui l&rsquo;associazione tra teoria e AA fallisca le sue previsioni, non viene eliminata la teoria, ma, al contrario, vengono rivedute e modificate le AA, in quanto ritenute meno certe. In pratica, di fronte a un disaccordo tra previsioni teoriche e dati sperimentali, vengono formulate ipotesi <em>ad hoc<\/em> per superare le difficolt&agrave;. Ovviamente questo si verifica quando la teoria &egrave; ben collaudata, ovvero quando ha gi&agrave; fornito numerose prove di successo. &Egrave; evidente che questa concezione che valuta la &ldquo;verit&agrave;&rdquo; di una teoria in base al numero di successi ottenuti rispetto ai suoi insuccessi &egrave; ben lungi dall&rsquo;ideale di rigore e di esattezza tradizionalmente attribuito alle scienze.<\/font><\/div>\n<div><font size=\"2\">Concezioni analoghe sono state espresse da pi&ugrave; voci nell&rsquo;attuale panorama epistemologico.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Orbene, se i dati sperimentali non sono in grado di confutare le teorie, in che modo esse vengono abbandonate? La risposta ce la fornisce ancora una volta Putnam: <em>unicamente tramite teorie alternative<\/em>. Una teoria pu&ograve; essere dichiarata falsa solamente di fronte a una teoria alternativa in grado di riscuotere maggior successo della prima. In assenza di teorie alternative, quella iniziale viene conservata e i suoi eventuali disaccordi con i fatti vengono considerati semplici anomalie, la cui causa &egrave; sconosciuta.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">La storia della scienza ci offre numerose prove a sostegno di tale concezione. Un esempio particolarmente significativo ci sembra quello della <em>teoria del flogisto<\/em> che domin&ograve; per un lungo periodo gli esordi della scienza chimica. Nel XVIII secolo la teoria del flogisto dominava incontrastata nel mondo chimico nonostante fossero numerosi i dati sperimentali che essa non riusciva affatto a interpretare. I suoi numerosi successi impedivano ai chimici di liberarsene e le ipotesi <em>ad hoc<\/em> che cercavano di risolvere i casi controversi abbondarono. Solamente quando venne proposta una teoria alternativa di maggior successo (la teoria dell&rsquo;ossigeno di Lavoisier) essa venne definitivamente abbandonata.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Un ulteriore criterio che pu&ograve; determinare l&#8217;affermazione di una teoria su un&#8217;altra &egrave; la ricerca della spiegazione pi&ugrave; semplice. Questo criterio di ricerca della verit&agrave; &egrave; stato formulato per la prima volta dal filosofo scolastico del XIV secolo Guglielmo di Occam e viene comunemente chiamato <em>rasoio di Occam. <\/em>Quando esistono spiegazioni alternative per uno stesso fenomeno, conviene scegliere la pi&ugrave; semplice eliminando tutte quelle ipotesi che non sono strettamente necessarie. In altre parole, prima di formulare teorie rivoluzionarie, occorre verificare se un certo fenomeno non possa essere interpretato con le teorie esistenti. Esaminando la storia della scienza ci si rende conto che tale criterio &egrave; stato costantemente rispettato e rappresenta una sorta di principio di economia che non ha mai cessato di dimostrare la propria efficacia.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">In conclusione, il ruolo svolto dall&rsquo;esperimento appare piuttosto ridimensionato rispetto a quello che gli era stato attribuito da una certa concezione tradizionale di stampo neopositivista. Il ruolo delle teorie appare al contrario dominante in ogni aspetto dell&rsquo;attivit&agrave; scientifica. Come afferma il filosofo Evandro Agazzi, attribuendo un&rsquo;eccessiva importanza ai termini osservativi:<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><em><span style=\"font-size: 8pt\">&hellip;si rischia di dimenticare che l&rsquo;aspetto pi&ugrave; importante della scienza &egrave; proprio quello di procedere a nuove concettualizzazioni, per le quali l&rsquo;esperienza non ci d&agrave; suggerimenti immediati; si rischia, cio&egrave;, di sottovalutare tutto quell&rsquo;apporto tipicamente intellettuale e &ldquo;teorico&rdquo; che &egrave; necessario per giungere alla spiegazione scientifica<\/span><\/em><span style=\"font-size: 8pt\"> [E. Agazzi, <em>Temi e problemi di filosofia della fisica<\/em>, Abete, Roma 1974]<\/span><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"2\">Tuttavia appare anche chiara una cosa: ogni teoria, per avere un qualche valore, deve necessariamente fare i conti con i dati sperimentali. In assenza di dati sperimentali non ha assolutamente senso costruire una teoria: quando questo accade si esce dalla scienza per ricadere nell&#8217;ambito metafisico, che non ha alcuna possibilit&agrave; di uscire dallo stretto ambito dell&#8217;opinione individuale.<\/font><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><font size=\"1\"><u>Nota<\/u>: buona parte di quanto sopra riportato &egrave; tratto dal libro dell&rsquo;autore: S.Fuso, <em><a href=\"http:\/\/www.edizionidedalo.it\/site\/collane-scheda-libro.php?products_id=2724&amp;categories_id=88&amp;attive=1\"><font color=\"#0000ff\">Realt&agrave; o illusione? Scienza, pseudoscienza e paranormale<\/font><\/a><\/em>, Dedalo, Bari 1999.<\/font><\/div>\n<p><\/font><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":209,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[],"class_list":["post-3424","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-filosofia-e-storia-della-scienza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3424","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/209"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3424"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3424\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3424"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3424"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3424"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}