{"id":3295,"date":"2011-08-09T00:00:00","date_gmt":"2011-08-08T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3295","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3295\/","title":{"rendered":"\u00c8 possibile conoscere quanto ossigeno rilasciano un metro \r\nquadrato di prato ed un m<sup>2<\/sup>  di chioma d&#8217;albero a latifoglie?\r\nGrazie."},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">La quantit&agrave; di ossigeno (O<sub>2<\/sub>) emessa da una pianta, sia questa erbacea, arbustiva o arborea, dipende da numerosi fattori. Primo fra tutti, dal numero di stomi presenti sulle superfici delle foglie (aperture microscopiche a forma di bocca &ndash; fig. 1 &#8211; e in grado di chiudersi ed aprirsi a seconda delle esigenze fisiologiche della pianta &ndash; a questo proposito si veda anche un&rsquo;altra delle mie risposte, la: <a href=\"http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=13293\">http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=13293<\/a>).&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" width=\"350\" height=\"358\" src=\"\/spaw\/image\/biologia\/botanica\/stoma.jpg\" \/><\/p>\n<p align=\"center\">Fig. 1<\/p>\n<p align=\"justify\">Attraverso gli stomi passano le due principali molecole deputate alla fotosintesi clorofilliana: l&rsquo;anidride carbonica (CO<sub>2<\/sub>) e l&rsquo;ossigeno (O<sub>2<\/sub>), ma anche, e soprattutto, il vapor acqueo (<font size=\"2\">H<sub>2<\/sub>O<\/font>) che ha la funzione di raffreddare la superficie fogliare e favorire la corrente traspirativa lungo i vasi delle soluzioni minerali in ascensione verso le foglie. Il numero di queste piccole aperture per millimetro quadrato (mm<sup>2<\/sup>) varia da specie a specie ma anche da individuo a individuo a seconda delle condizioni climatiche e del terreno dove si &egrave; sviluppata la pianta. Per esempio, una pianta cresciuta all&rsquo;ombra presenta un numero di stomi superiore rispetto ad un&rsquo;altra della stessa specie cresciuta al sole. Diciamo che la densit&agrave; stomatica (n&deg; di stomi \/mm<sup>2<\/sup>)&nbsp; &egrave; un carattere assai mutevole nel tempo: si modifica quando ogni nuova foglia viene emessa a sostituire quella vecchia. Non dobbiamo immaginarci i caratteri della pianta come fissi e immutabili, ma plastici, in grado di modificarsi anche nel corso di una stagione di crescita. Anche il periodo di apertura e chiusura degli stomi (<em>timing<\/em>) &egrave; assai variabile e anche questo dipende dalle condizioni ambientali in cui viene a trovarsi la pianta. Il numero di foglie non &egrave; mai costante nella stessa specie; cos&igrave; come la loro superficie, che diminuisce se la pianta cresce in luogo caldo e secco, aumenta se cresce al fresco e umido. Un altro fattore importante &egrave; l&rsquo;efficienza fotosintetica, un parametro che riconosce se il trasporto di elettroni lungo le reazioni che avvengono nella fotosintesi &egrave; ostacolato da qualche difetto biochimico (si veda anche la risposta: <a href=\"http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=12260\">http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=12260<\/a>), anch&rsquo;esso &egrave; assai variabile e sensibile alle malattie che la pianta pu&ograve; incorrere durante la sua vita. Nonostante questi fattori, in ogni caso, statisticamente, &egrave; possibile conoscere la quantit&agrave; di ossigeno che emette una data specie di pianta, o meglio una popolazione, o comunit&agrave; di specie, come per esempio un prato o un settore di bosco. Per misurarlo esiste in commercio uno strumento chiamato &ldquo;<strong>gas analyzer<\/strong>&rdquo; (fig. 2), molto utilizzato dai ricercatori che studiano la fisiologia delle piante per valutare la quantit&agrave; di CO<sub>2<\/sub> assorbita dai diversi ecosistemi, ai fini di valutarne gli effetti compensativi su larga scala dei cambiamenti climatici. Questo strumento, &egrave; molto simile ad una pinza e si applica su un settore di superficie fogliare, collegata tramite&nbsp;un sistema di tubi e cavi a un apparato elettronico che elabora le percentuali di gas emessi e assorbiti dalla foglia in quel preciso momento della giornata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"225\" src=\"\/spaw\/image\/biologia\/botanica\/cuvetta.jpg\" \/><\/p>\n<p align=\"center\">\nFig. 2<\/p>\n<p align=\"justify\">\nSiccome il dato &egrave; puntuale, cio&egrave; si misura solo in un determinato istante, si ripetono le misurazioni in diversi momenti della giornata per diverse volte durante il periodo vegetativo. Dopodich&eacute; si analizzano ed elaborano statisticamente i dati in ufficio con il computer. Esistono anche altri sistemi, che sfruttano lo stesso principio, ma che rilevano il dato di continuo&nbsp; e sull&rsquo;intera pianta impiegando dei rivestimenti di plastica sigillati ermeticamente attorno al fusto (fig. 3). Quest&rsquo;ultima metodologia, tuttavia, &egrave; pi&ugrave; indicata per monitorare l&rsquo;evapotraspirazione, cio&egrave; la quantit&agrave; di vapor acqueo emesso.<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" width=\"603\" height=\"476\" src=\"\/spaw\/image\/biologia\/ossigeno(1).jpg\" \/>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"justify\">&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">\nfig. 3<\/p>\n<p align=\"justify\">Se vogliamo valutare le differenze nella produzione di ossigeno di un settore di prato con un settore di bosco, a parit&agrave; di superficie, occorre considerare tutti questi fattori. I fisiologi delle piante sono in grado di stimare la superficie fogliare totale di tutte le foglie di una pianta attravreso un&nbsp;indice noto con l&#8217;acronimo LAI (Leaf Area Index) . E&#8217; un po&#8217; come raccogliere tutte le foglie delle pianta e poi unire i loro margini ad una ad una, come in un puzzle, per vedere la superficie che ricoprono. Oggi questo lavoro lo fa il computer, basta scattare&nbsp;alcune foto digitali&nbsp;della chioma, ma in passato si contavano (staccandone una ad una) tutte le foglie di una pianta giovane per valutarne poi la superficie media.&nbsp;In pi&ugrave;, &egrave; pertinente ipotizzare che il prato sia formato da una comunit&agrave; di specie appartenenti al gruppo delle <em>monocotiledoni<\/em> (per esempio: le festuche, l&rsquo;orzo selvatico, il bromus, la poa e le graminie, etc.), mentre quello di bosco al gruppo delle <em>dicotiledoni <\/em>(per esempio: la quercia, l&rsquo;acero, la betulla, etc.). Nelle monocotiledoni le foglie sono lunghe, strette, con le nervature parallele e gli stomi sono disposti in modo ordinato, assai diversi questi caratteri nelle dicotiledoni. Solitamente, in ogni mm<sup>2<\/sup> di superficie fogliare sono presenti 100 stomi, ma il loro numero pu&ograve; essere anche dieci volte superiore, con un massimo fino a 2230. Considerando le attuali conoscenze in possesso, non &egrave; possibile quantificare l&#8217;O<sub>2<\/sub> emesso da 1 m<sup>2<\/sup> (LAI) di prato o di bosco. Tuttavia, in base ad alcune ricerche &ndash; che sono state eseguite su singole specie e non su comunit&agrave; come nel caso del prato&nbsp; o del bosco, e solo su alcuni parametri quali densit&agrave; stomatica, timing, efficienza fogliare, superficie fogliare, etc &ndash; generalizzando, si evince che&nbsp;l&rsquo;efficienza di fotosintesi e il numero di stomi delle monocotiledoni &egrave; mediamente superiore a quella delle dicotiledoni.&nbsp; Quindi, a parit&agrave; di condizioni ambientali e di superficie fogliare (LAI), possiamo almeno dire che&nbsp;un prato naturale (per esempio un pascolo alpino) emette pi&ugrave; ossigeno del bosco.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" alt=\"\" width=\"403\" height=\"477\" src=\"\/spaw\/image\/biologia\/botanica\/mosso-2.jpg\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify; line-height: 150%; margin: 0cm 0cm 0pt\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"line-height: 150%; font-family: Georgia; font-size: 11pt; mso-bidi-font-family: Arial\"><font face=\"Times New Roman\"><font size=\"4\"><o:p><\/o:p><\/font><\/font><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"5\" face=\"Times New Roman\">FONTI<br \/>\n<\/font><\/p>\n<div align=\"justify\">\n<ul>\n<li>&nbsp;Salisbury B. F. and Ross W. C.; 1992, FISIOLOGIA VEGETALE; Ed. Zanichelli<\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/www.ppsystems.com\">www.ppsystems.com<\/a><\/li>\n<li>Howard, R. A.; 1969; The ecology of an elfin forest in Puerto Rico; J. Arnold Arbor. 50:225-227<\/li>\n<\/ul>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":244,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[29],"tags":[],"class_list":["post-3295","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-botanica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3295","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/244"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3295"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3295\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3295"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3295"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3295"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}