{"id":3152,"date":"2010-05-15T00:00:00","date_gmt":"2010-05-14T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3152","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3152\/","title":{"rendered":"Salve, cosa rappresentano intuitivamente la connessione lineare ed il trasporto parallelo? (I calcoli formali mi sono chiari ma mi sfugge il significato geometrico-intuitivo)."},"content":{"rendered":"<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><\/p>\n<p>Il modo pi&ugrave; chiaro, secondo me, per capire a fondo i concetti di base di geometria riemanniana &egrave; ragionare in coordinate locali, proprio seguendo i conti dei vecchi fondatori del calcolo tensoriale<sup>1<\/sup>.<\/p>\n<p>L&#8217;idea che sta alla base della connessione (affine) e del trasporto parallelo &egrave; quella, pi&ugrave; generale, della derivazione di un campo di vettori tangenti ad una variet&agrave; riemanniana (M,g), dove con g<sub>ij<\/sub> denotiamo il tensore metrico su M, tensore di tipo (2,0), simmetrico e definito positivo. Sia quindi dato un campo di vettori tangenti di componenti v<sup>i<\/sup> (controvarianti) rispetto ad un sistema di coordinate locali. Supponiamo di assegnare una curva su M data, in coordinate, dal continuo x<sub>i<\/sub>=x<sub>i<\/sub>(t), per t che varia in un certo intervallo aperto (a,b). Il nostro scopo &egrave; quello di derivare il campo di vettori v<sup>i<\/sup> lungo l&#8217;arco di curva assegnata (si pensi al caso in cui il campo v<sup>i<\/sup> sia un campo di velocit&agrave;, e quindi si vuole determinare l&#8217;accelerazione). Il problema di fondo in questa operazione &egrave; che non siamo autorizzati, nel computare la derivata del campo v<sup>i<\/sup>, ad effettuare la differenza tra vettori tangenti componente per componente, come invece possiamo fare in R<sup>n<\/sup>: infatti nel caso di una variet&agrave; M generica vettori tangenti applicati in punti distinti non appartengono, in generale, allo stesso spazio tangente, e dunque non ha senso operare una differenza tra vettori tangenti semplicemente componente per componente, otterremmo come derivata del campo v<sup>i<\/sup> un oggetto che non &egrave; pi&ugrave; interpretabile sulla variet&agrave; M, dal momento che &quot;uscirebbe&quot; dallo spazio tangente. Per ovviare a questo problema dobbiamo capire quindi come &quot;spostare&quot; i vettori tangenti parallelamente a se stessi lungo una curva tracciata su M; per quanto visto questo spostamento in generale modificher&agrave; le componenti v<sup>i<\/sup>.<\/p>\n<p><strong>Spostamento per parallelismo<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;idea &egrave; quella di operare prima su una superficie S immersa in R<sup>3<\/sup>, in modo da visualizzare meglio come si procede. Sia quindi S una superficie regolare in R<sup>3<\/sup>, immagine di una mappa regolare r : A &rarr;R<sup>3<\/sup>, con A aperto di R<sup>2<\/sup>. Denotiamo con &part;<sub>i<\/sub> la derivata parziale rispetto alla variabile x<sub>i<\/sub>. Diamo come prima un campo V di vettori tangenti dato da<\/p>\n<p align=\"center\">V = &sum;<sub>i<\/sub>v<sup>i<\/sup> &part;<sub>i<\/sub>r&nbsp;&nbsp;&nbsp; (1)<\/p>\n<p>e una curva x<sub>i<\/sub>=x<sub>i<\/sub>(t), per t che varia in (a,b). Allora si trova, derivando la (1) con un conto abbastanza semplice,<\/p>\n<p align=\"center\">dV\/dt = &sum;<sub>k<\/sub> (dv<sup>k<\/sup>\/dt + &sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> dx<sub>j<\/sub>\/dt) &part;<sub>k<\/sub>r + n &sum;<sub>ij<\/sub> v<sup>i<\/sup> a<sub>ij<\/sub> dx<sub>j<\/sub>\/dt&nbsp;&nbsp;&nbsp; (2)<\/p>\n<p align=\"left\">dove g<sub>ij<\/sub> = &lt;&part;<sub>i<\/sub>r,&part;<sub>j<\/sub>r&gt; (tensore metrico indotto dal tensore euclideo standard di R<sup>3<\/sup>),<\/p>\n<p align=\"center\">&Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> = 1\/2 &sum;<sub>h <\/sub>g<sup>hk<\/sup> (&part;<sub>j<\/sub>g<sub>ih<\/sub>+&part;<sub>i<\/sub>g<sub>jh<\/sub>-&part;<sub>h<\/sub>g<sub>ij<\/sub>)&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp;&nbsp; (simboli di Christoffel)<\/p>\n<p align=\"left\">n &egrave; il versore normale alla superficie S e a<sub>ij<\/sub> sono opportuni coefficienti che non ci interessano. La decomposizione (2) esplicita quale sia la componente di dV\/dt lungo il piano tangente (generato dai vettori &part;<sub>k<\/sub>r) e la componente ortogonale al piano tangente. Il campo di vettori V si <u>sposta per parallelismo<\/u><strong> <\/strong>lungo la curva x<sub>i<\/sub>=x<sub>i<\/sub>(t) se la derivata dV\/dt non ha componente tangenziale, ovvero il campo V non varia &quot;rispetto al piano tangente&quot;: questo &egrave; il modo corretto di generalizzare l&#8217;idea di trasporto parallelo al caso di una superficie. In formule v<sup>i<\/sup> si sposta per parallelismo lungo la curva x<sub>i<\/sub>=x<sub>i<\/sub>(t) se<\/p>\n<p align=\"center\">dv<sup>k<\/sup>\/dt + &sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> dx<sub>j<\/sub>\/dt=0&nbsp;&nbsp;&nbsp; per k=1,2.&nbsp;&nbsp; (3)<\/p>\n<p align=\"left\">Osserviamo che l&#8217;equazione del parallelismo (3) pu&ograve; anche essere data su una variet&agrave; riemanniana generica, dal momento che sono coinvolte solo le coordinate locali x<sub>i<\/sub> e il tensore metrico (nei simboli di Christoffel). Dunque la formula (3) diventa la definizione di spostamento parallelo anche su una variet&agrave; riemanniana (M,g). Svincolandosi dalla curva di trasporto la (2) pu&ograve; anche essere scritta nel modo pi&ugrave; suggestivo<\/p>\n<p align=\"center\">dv<sup>k<\/sup> = -&sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> dx<sub>j<\/sub>&nbsp;&nbsp; (4)<\/p>\n<p align=\"left\">la quale dice che per spostare il vettore v<sup>k<\/sup> nel vettore ad esso parallelo ed infinitamente vicino, dobbiamo applicargli un incremento dv<sup>k<\/sup> pari a  -&sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> dx<sub>j<\/sub>: tale incremento in generale non &egrave; nullo, quindi lo spostamento parallelo nel caso generale, come &egrave; giusto che sia per quanto abbiamo osservato all&#8217;inizio, cambia le componenti del vettore tangente. Osserviamo che nel caso di R<sup>n<\/sup> riferito a coordinate cartesiane ortogonali dal momento che si ha &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup>=0 ovunque ritroviamo che un vettore tangente si sposta per parallelismo se dv<sup>k<\/sup>=0, ovvero se le sue componenti non variano.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong>Derivata covariante (connessione affine)<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\">Finalmente siamo pronti per analizzare come derivare un campo di vettori tangenti v<sup>i<\/sup> ad una generica variet&agrave; riemanniana (M,g) lungo una curva x<sub>i<\/sub>=x<sub>i<\/sub>(t), per t che varia in (a,b). Per capire la definizione faremo un ragionamento euristico. Consideriamo il vettore tangente v<sup>i<\/sup>(t) ed il vettore v<sup>i<\/sup>(t+dt) applicati rispettivamente nel punto p(t) e nel punto p(t+dt). Allora come detto all&#8217;inizio del discorso non possiamo operare la differenza v<sup>i<\/sup>(t+dt)-v<sup>i<\/sup>(t) componente per componente ma dobbiamo prima spostare il vettore v<sup>i<\/sup> fino a portarlo, parallelamente a se stesso, applicato nel punto p(t+dt). Ne segue che la vera differenza da operare &egrave; data da<\/p>\n<p align=\"center\">v<sup>k<\/sup>(t+dt) &#8211; (v<sup>k<\/sup>(t) &#8211; &sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup>(t) &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> dx<sub>j<\/sub>) = v<sup>k<\/sup>(t+dt) &#8211; v<sup>k<\/sup>(t) + &sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> dx<sub>j<\/sub> = &sum;<sub>j<\/sub> &part;<sub>j<\/sub>v<sup>k<\/sup>dx<sub>j<\/sub> + &sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> dx<sub>j<\/sub> =<\/p>\n<p align=\"center\">= &sum;<sub>j<\/sub> (&part;<sub>j<\/sub>v<sup>k<\/sup> + &sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup>) dx<sub>j<\/sub>.<\/p>\n<p align=\"left\">La quantit&agrave; &part;<sub>j<\/sub>v<sup>k<\/sup> + &sum;<sub>ij<\/sub>v<sup>i<\/sup> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> &egrave; quindi un tensore di tipo (1,1), detto <u>derivata covariante<\/u> del campo v<sup>i<\/sup>, e viene anche denotata con &nabla;<sub>j<\/sub>v<sup>k<\/sup>. Nel caso della superficie quindi la derivata covariante di un campo di vettori tangenti coincide con la proiezione ortogonale sul piano tangente della derivata totale ordinaria; nel caso invece di R<sup>n<\/sup> riferito a coordinate cartesiane ortogonali si ha &nabla;<sub>j<\/sub>v<sup>k<\/sup>=&part;<sub>j<\/sub>v<sup>k<\/sup> ovvero la derivata covariante, come &egrave; giusto che sia, coincide con la derivazione ordinaria.<\/p>\n<p align=\"left\"><em>Osservazione. <\/em>Spesso in letteratura, specie la pi&ugrave; moderna, si attribuisce alla derivazione covariante il termine <u>connessione affine.<\/u> Questo termine &egrave; dovuto al fatto che la derivata covariante permette di caratterizzare quali curve hanno come vettore tangente un vettore che si sposta per parallelismo lungo la curva stessa; infatti in tal caso deve essere, dalla (3),&nbsp;<\/p>\n<p align=\"center\">d<sup>2<\/sup>x<sub><sup>k<\/sup><\/sub>\/dt + &sum;<sub>ij<\/sub> &Gamma;<sub>ij<\/sub><sup>k<\/sup> dx<sub>i<\/sub>\/dt dx<sub>j<\/sub>\/dt=0,&nbsp;&nbsp; k=1,2<\/p>\n<p align=\"left\">che &egrave; l&#8217;equazione delle <u>geodetiche<\/u>, ovvero le linee che su M &quot;equivalgono&quot; a ci&ograve; che in R<sup>n<\/sup> sono le rette. Dunque lo spostamento infinitesimo parallelo (4), che &egrave; ci&ograve; che caratterizza lo &quot;spostamento&quot; della derivazione covariante rispetto alla derivata ordinaria, fornisce l&#8217;elemento infinitesimo (connessione) di una geodetica se il vettore che si sta spostando &egrave; il vettore tangente alla curva di trasporto.<sup>&nbsp;<\/sup><\/p>\n<p align=\"left\">&nbsp;<\/p>\n<hr width=\"100%\" size=\"2\" \/>\n<p><sup>1<\/sup>Oggi, sui testi pi&ugrave; moderni di geometria riemanniana, si tende a presentare la teoria della derivazione covariante e conseguenze (trasporto parallelo, geodetiche, curvatura) in modo puramente algebrico e completamente intrinseco, senza alcun riferimento, nelle definizioni, alle coordinate locali. Si tratta senza dubbio del modo pi&ugrave; corretto di presentare oggi la teoria, ma a volte a scapito di una comprensione effettiva delle idee che stanno sotto alle definizioni intrinseche.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":228,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[69],"tags":[],"class_list":["post-3152","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-geometria"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3152","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/228"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3152"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3152\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3152"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3152"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3152"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}