{"id":3101,"date":"2010-11-29T00:00:00","date_gmt":"2010-11-28T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3101","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3101\/","title":{"rendered":"Per Hume, la relazione di causa ed effetto ci autorizza a pensare solo ad una congiunzione tra fenomeni: all&#8217; uno segue l&#8217; altro, ma l&#8217; idea di una connessione necessaria \u00e8 del tutto arbitraria. Insomma, nulla nella causa noi conosciamo che corrisponda a un potere da cui si possa inferire quel che seguir\u00e0. Per le scienze \u00e8 ancora  valida questa critica?"},"content":{"rendered":"<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Dell&rsquo;interessante e complessa tematica proposta dal lettore nella sua domanda mi ero occupato diversi anni fa in un articolo pubblicato sulla rivista <em>Nuova Secondaria <\/em>(S. Fuso, &ldquo;Il concetto di causa tra filosofia e scienza&rdquo;, <em>Nuova Secondaria<\/em> n. 3-XV, p.87, 1997). Mi permetto pertanto di rispondere al lettore riportando per intero detto articolo.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">A distanza di oltre 13 anni, ritengo solo di dover un po&rsquo; ridimensionare il ruolo delle scienze del caos e della complessit&agrave; di cui parlo verso la fine dell&rsquo;articolo. All&rsquo;epoca in cui lo scrissi, il &ldquo;nuovo paradigma della complessit&agrave;&rdquo; sembrava molto promettente e appariva imminente una vera e propria rivoluzione epistemologica. Oggi, nonostante gli indubbi e interessanti contributi forniti dalle scienze del caos e della complessit&agrave;, certe estrapolazioni epistemologiche di essi appaiono un po&rsquo; forzate.<\/span><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div align=\"center\"><span style=\"font-size: 10pt\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/span><\/div>\n<div><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<div align=\"center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<div align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: 10pt\">IL CONCETTO DI CAUSA TRA FILOSOFIA E SCIENZA<\/span><\/strong><\/div>\n<div align=\"center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<div align=\"center\"><strong><span style=\"font-size: 10pt\">Silvano Fuso<\/span><\/strong><\/div>\n<div align=\"center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<div align=\"center\"><strong><em><span style=\"font-size: 10pt\">Nuova Secondaria<\/span><\/em><\/strong><strong><span style=\"font-size: 10pt\"> n. 3-XV, p.87, 1997<\/span><\/strong><\/div>\n<div align=\"center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<div align=\"center\"><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<div><span style=\"font-size: 10pt\">________________________________________________________________________________<\/span><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Ogni tentativo di comprensione del mondo, sia esso scientifico, filosofi&shy;co o teologico, fa necessariamente uso del concetto di causa. Qualsiasi spiega&shy;zione dei fenomeni si riduce alla ricer&shy;ca di una catena di causalit&agrave; e la diversa interpretazione che si fornisce di tale catena determina le diverse concezioni del mondo che possiamo elaborare. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">II filosofo francese Hippolyte Taine, nel 1857. scrisse: &laquo;Se voi intendete per causa una certa cosa, avrete una certa idea dell&#8217;universo, e se voi intendete per causa una cosa differente, avrete un&#8217;i&shy;dea differente della scienza e dell&#8217;uni&shy;verso&raquo;<sup>1<\/sup>. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Se il ruolo centrale svolto dal concetto di causa nei tentativi di costruire una &laquo;weltanschauung&raquo; &egrave; fuori discussione, ben pi&ugrave; opinabile &egrave; il significato che dobbiamo attribuire a tale concetto. Data troppo spesso per scontato e per auto-evidente, il concetto di causa &egrave; ben lungi dall&#8217;avere un&#8217;interpretazione uni&shy;voca. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">In uno dei suoi ultimi scritti, Ludovico Geymonat, di fronte alla domanda &laquo;che cosa vuol dire causa?&raquo; rispondeva: &laquo;Io credo che su questo punto noi siamo molta incerti perche non sappiamo neanche noi quale sia la risposta giusta, anche perche diverse risposte si sono in&shy;trecciate fra di loro&raquo;<sup>2<\/sup>.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">&nbsp;<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Nel presente articolo ci proponiamo di analizzare le principali problematiche sollevate dal concetto di causa, riferen&shy;doci alle diverse concezioni che sono state elaborate storicamente. In partico&shy;lare. dopa aver sottolineato le principali differenze tra interpretazioni filosofiche e scientifiche, si cercher&agrave; di illustrare quale concetto di causa possa emergere dalle pi&ugrave; recenti conquiste della scienza moderna. <\/span><\/div>\n<div><strong>&nbsp;<\/strong><\/div>\n<div><strong><span style=\"font-size: 10pt\">Le concezioni filosofiche<\/span><\/strong><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Dal punto di vista etimologico, il ter&shy;mine causa sembra derivare dal lati&shy;no &laquo;caveo&raquo; che, a sua volta, traduce il greco &laquo;aitia&raquo;<sup>3<\/sup>. Tale termine, di natura giuridica, significa imputazione, accusa, ovvero azione volontaria di cui l&#8217;autore &egrave; responsabile (l&#8217;uso giuridico del ter&shy;mine causa riproduce ancora oggi l&#8217;an&shy;tico significato). Ampliandone il signifi&shy;cato, il pensiero filosofico (soprattutto ad opera degli atomisti greci) estende il termine causa al mondo dei fenomeni, per indicare una correlazione necessaria tra l&rsquo;esistenza di due eventi.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">La prima trattazione sistematica del concerto di causa si ritrova in Aristotele. Nella &laquo;Fisica&raquo; egli individua quattro tipi di causa che, nella successiva tratta&shy;zione medievale, verranno indicati come: causa efficiente, causa finale, causa formale e causa materiale. Particolarmente importante e la distin&shy;zione tra causa efficiente e causa finale. La prima sta a indicare l&rsquo;agente che pro&shy;duce il fenomeno, mentre la seconda rappresenta lo scopo ultimo per cui un dato evento si verifica. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">La filosofia medievale riprende e arric&shy;chisce le concezioni aristoteliche di causa. Ai quattro tipi vengono aggiunte molte altre distinzioni quali: cause di&shy;rette e indirette, univoche ed equivoche, universali e particolari. Viene inoltre posta in risalto la differenza, di origine platonica, tra &laquo;cause prime&raquo; e &laquo;cause seconde&raquo;. La causa prima, spiegazione ultima di ogni fenomeno, viene identifi&shy;cata con Dio. Tale nozione viene posta dagli scolastici alla base della &laquo;prova cosmologica&raquo; dell&rsquo;esistenza di Dio e della &laquo;contingenza del mondo&raquo;. Le &laquo;cause seconde&raquo; rappresenterebbero in&shy;vece dei semplici anelli intermedi della catena causale che da Dio arriva sino ai singoli eventi. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">La distinzione tra &laquo;cause finali&raquo; e &laquo;cause efficienti&raquo; e tra &laquo;cause prime&raquo; e &laquo;cause seconde&raquo; &egrave; di fondamentale im&shy;portanza. Potremmo dire che su di essa &egrave; possibile individuare il confine tra fi&shy;losofia e scienza. Mentre la scienza si &egrave; tradizionalmente limitata alla ricerca delle cause efficienti e delle cause se&shy;conde, al contrario la filosofia si propo&shy;ne di indagare sulle cause finali e sulle cause prime. Tale schematizzazione, tuttavia, risulta eccessivamente sempli&shy;cistica e, come vedremo, la scienza con&shy;temporanea sembra condurre a un suo superamento.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">&nbsp;<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">II pensiero moderno anzich&eacute; preoccu&shy;parsi della classificazione sistematica dei diversi tipi di causa, caratteristica dell&#8217;antichit&agrave; e del medioevo, concentra l&#8217;attenzione su un&#8217;altra problematica. Quando tra due eventi individuiamo un rapporto di causalit&agrave;, tale rapporto esprime un legame necessario o, al con&shy;trario, solo una connessione di fatto? In altre parole la causalit&agrave; &egrave; insita nell&#8217;esi&shy;stente o &egrave; una pura ipotesi da noi formulata, proiettando nella realt&agrave; quella che sarebbe soltanto un&rsquo;abitudine psico&shy;logico-associativa umana? <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Una critica al concetto di causa inteso come connessione necessaria era gi&agrave; stata avanzata dai filosofi scettici dell&rsquo;antichit&agrave; e, nel Medioevo, da Gugliel&shy;mo di Occam e al-Ghazali. Nel Sette&shy;cento tale critica viene sviluppata dalla scuola empirista e, in particolare, da David Hume<sup>4<\/sup>. Per il filosofo scozzese l&#8217;idea di causa non ha altra origine se non l&#8217;esperienza e non pu&ograve; in nessun modo essere dedotta per mezzo del ragionamento astratto o della riflessione. Quando affermiamo che &laquo;l&#8217;evento A causa l&rsquo;evento B&raquo;, siamo legittimati sol&shy;tanto dall&#8217;evidenza empirica che, ogni volta che si verifica A, ci fa constatare il verificarsi di B. L&#8217;origine empirica del concetto di causa crea notevoli problemi alla generalizzazione e universalizza&shy;zione di un nesso di causalit&agrave;. Infatti per numerose che siano le osservazioni che ci fanno associare il verificarsi di A a quello di B, esse saranno sempre neces&shy;sariamente finite. Che cosa ci autorizza quindi ad affermare che &laquo;tutte le volte&raquo; che si verifica A si verifica anche B? Queste considerazioni fanno emergere lo stretto rapporto di parentela esistente tra il concetto di causa e il principio di induzione<sup>5<\/sup>, considerato tradizionalmen&shy;te il fondamento di tutte le scienze em&shy;piriche. Tale rapporto &egrave; stato chiaramen&shy;te evidenziato, gi&agrave; nel secolo scorso, da John Stuart Mill. <\/span><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><strong><span style=\"font-size: 10pt\">La concezione scientifica classica <\/span><\/strong><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Mentre le concezioni dell&#8217;idea di causa sono state numerose nella sviluppo del pensiero filosofico, in am&shy;bito scientifico (almeno nella scienza classica) si assiste a una sostanziale unanimit&agrave; di interpretazione.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Si &egrave; gi&agrave; detto che l&#8217;approccio scientifi&shy;co, ignorando la ricerca delle cause prime e finali, si limita allo studio delle cause efficienti e seconde. Una esposi&shy;zione particolarmente chiara del concet&shy;to scientifico classico di causa si ritrova gi&agrave; in Galileo: &laquo;Causa e quella, la quale posta, seguita l&#8217;effetto. Ora, una palla di piombo va al fondo; fatta in forma di ca&shy;tino non va: domando la causa del non andare&raquo;<sup>6<\/sup>. Nel seguito del brano, nel ten&shy;tativo di rispondere alla domanda che si &egrave; posto, Galileo illustra il procedimento empirico (&laquo;sensata esperienza&raquo;) e i ragionamenti (&laquo;dimostrazioni. necessa&shy;rie&raquo;) che gli fanno identificare nell&#8217;aria contenuta nel catino la causa del suo non andare a fondo. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">L&#8217;idea di causa nella scienza classica &egrave; definita in modo sostanzialmente opera&shy;tivo e non viene indagata nella sua natu&shy;ra. Ci&ograve; nonostante essa viene eretta a paradigma dell&#8217;intero edificio della meccanica, che rappresenta la pi&ugrave; pode&shy;rosa creazione della scienza classica e che funger&agrave; a lungo da modello per gli altri settori dell&#8217;impresa scientifica. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">L&#8217;affermazione della causalit&agrave; nella scienza classica conduce necessaria&shy;mente a una visione del mondo rigida&shy;mente deterministica che trova la sua massima espressione nell&#8217;opera di P.S. de Laplace. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">II rigido determinismo della scienza classica, nonostante i suoi numerosi successi in molti campi, creava tuttavia non poche difficolt&agrave;. Alla sua estensione in campo filosofico, attuata soprattutto dal positivismo, si opposero numerosi autori. Da un lato il contingentismo, con E. Boutroux, negava valore assoluto alla causalit&agrave; poich&eacute; di origine esclusiva&shy;mente empirica e poich&eacute; incapace di spiegare gli elementi di &laquo;novit&agrave;&raquo; che si riscontrano nel reale. Dall&#8217;altro l&#8217;empi&shy;riocriticismo, soprattutto ad opera di E. Mach, proponeva di sostituire il concet&shy;to di causa con quello, meno carico di significati metafisici, di funzione mate&shy;matica. Sulla stessa linea si muover&agrave; B. Russell che afferma: &laquo;Indubbiamente il motivo per cui la vecchia &quot;legge di cau&shy;salit&agrave;&quot; ha continuato cos&igrave; a lungo a per&shy;vadere i libri dei filosofi &egrave; semplice&shy;mente questo: l&#8217;idea di una funzione non &egrave; familiare alla maggior parte di loro &#8230; La costanza delle leggi scientifi&shy;che non consiste in nessuna analogia di cause ed effetti, bens&igrave; in una analogia di rapporti. E anche &quot;analogia di rapporti&quot; &egrave; una frase troppo semplice; &quot;analogia di equazioni differenziali&rdquo; &egrave; l&#8217;unica frase corretta&raquo;<sup>7<\/sup>. Ancora pi&ugrave; drastica fu la posizione di L. Wittgenstein che, nella proposizione 5.1361 del <em>Tracta&shy;tus<\/em>, afferma: &laquo;La credenza nel nesso causale &egrave; la superstizione&raquo;<sup>8<\/sup>. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div><strong><span style=\"font-size: 10pt\">L&rsquo;idea di causa nella scienza moderna e contemporanea <\/span><\/strong><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">La scienza del nostro secolo &egrave; stata, ed &egrave;, protagonista di profonde trasfor&shy;mazioni che hanno completamente rivo&shy;luzionato le nostre conoscenze sulla realt&agrave;. La teoria della relativit&agrave; e la mec&shy;canica quantistica agli inizi del secolo hanno dimostrato l&#8217;illusoriet&agrave; e il sem&shy;plicismo insiti nell&#8217;immagine del mondo costruita dalla scienza classica. Ai nostri giorni, poi, si assiste a un&#8217;ul&shy;teriore rivoluzione rappresentata dalle nascenti &laquo;scienze del caos e della com&shy;plessit&agrave;&raquo; che consentono&nbsp;lo studio di fe&shy;nomeni tradizionalmente considerati &laquo;non trattabili&raquo; dalla scienza. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">&Egrave; quindi inevitabile che il dibattito sui concerto di causa abbia ricevuto nuovi stimoli e impulsi dai pili recenti risulta&shy;ti scientifici<sup>9<\/sup>. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">La relativit&agrave;, nonostante l&#8217;abbattimento dei concetti di spazio e tempo assoluti, non ha prodotto grossi cambiamenti sull&rsquo;idea di causalit&agrave;. La coordinazione spazio-temporale dei diversi osservatori, infatti, sebbene comporti numerose conseguenze lontane dal senso comune, non pu&ograve; in nessun caso rovesciare la sequenza causale tra due eventi. Di conse&shy;guenza la relativit&agrave; &egrave; perfettamente compatibile con una visione determini&shy;stica del mondo. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Ben diverso e il discorso per la mecca&shy;nica quantistica. Essa e assolutamente incompatibile con una rigida visione de&shy;terministica e mette fortemente in crisi I&#8217;idea tradizionale di causa. Questo suc&shy;cede non perche la meccanica quantisti&shy;ca sia una teoria intrinsecamente inde&shy;terministica, come sovente viene affer&shy;mato. Essa infatti a livello di singola funzione d&rsquo;onda &egrave; perfettamente in grado di predire la stessa negli istanti successivi. Tuttavia la conoscenza della funzione d&#8217;onda ci consente solamente di calcolare una distribuzione di proba&shy;bilit&agrave; dei valori delle singole grandezze osservabili. L&rsquo;impossibilita di previsioni certe e la necessita di ricorrere a previ&shy;sioni statistiche non eliminano comple&shy;tamente la causalit&agrave;, ma ne modificano fortemente il significato. In meccanica quantistica si parla di &laquo;determinismo statistico&raquo;<sup>10<\/sup> ed &egrave; stato proposto di sosti&shy;tuire il termine &laquo;causa&raquo; con quello di &laquo;influenza&raquo;. &laquo;Gli eventi A influenzano (in modo apprezzabile) gli eventi B se e solo se la frequenza con cui questi si ve&shy;rificano differisce (in modo apprezzabi&shy;le) a seconda che si imponga o meno agli eventi di A di esistere&raquo;<sup>11<\/sup>. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Altre serie difficolt&agrave; nel conservare il concetto tradizionale di causa si incon&shy;trano di fronte alla cosiddetta &laquo;non se&shy;parabilit&agrave;&raquo; quantistica<sup>12<\/sup>. II concetto tra&shy;dizionale di causa presuppone infatti la possibilit&agrave; di isolare i singoli eventi e vedere quali tra essi sono correlati da un rapporto causale. La meccanica quanti&shy;stica dimostra sostanzialmente l&rsquo;impos&shy;sibilita di concepire un evento isolato. Se &laquo;tutto influenza tutto&raquo;, si capisce come il concetto di causa svanisca. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Da poco pi&ugrave; di vent&#8217;anni in ambito scientifico si sta assistendo a una ulte&shy;riore rivoluzione concettuale, che sta modificando profondamente il modo in cui tradizionalmente la scienza ha con&shy;siderato la realt&agrave;<sup>13<\/sup>.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Uno degli assunti di base della scienza classica, che ha tuttavia resistito anche all&#8217;impatto della relativit&agrave; e della mec&shy;canica quantistica,&nbsp;&egrave; l&#8217;ottimistica fidu&shy;cia di poter dominare i fenomeni e di poterne prevedere pertanto l&#8217;evoluzio&shy;ne, sia pure in modo statistico. Tale fi&shy;ducia ha come suo fondamento la con&shy;vinzione che nella natura regni un ordi&shy;ne sostanziale e che tale ordine possa essere messo in evidenza dall&#8217;attivit&agrave; scientifica. Si &egrave; da sempre ritenuto che eventi semplici debbano avere cause semplici e che eventi complessi debba&shy;no la loro origine a cause altrettanto complesse. La scienza moderna ha tut&shy;tavia dimostrato come tale fiducia deri&shy;vi semplicemente dal fatto che si &egrave; sem&shy;pre fatto riferimento a modelli ipersem&shy;plificati dalla realt&agrave;. La maggior parte dei fenomeni naturali sono ben lontani dall&rsquo;astratta idealit&agrave; costruita tradizio&shy;nalmente dalla scienza. Anche fenomeni descritti da leggi semplici possono in realt&agrave; seguire evoluzioni future assolu&shy;tamente imprevedibili e finire pertanto per essere completamente caotici. Anticipazioni <em>ante litteram<\/em> di ci&ograve; che la scienza contemporanea sta sviluppando si ritrovano gi&agrave; nell&#8217;opera di un autore degli inizi del &lsquo;900: l&#8217;illustre matematico francese Henri Poincare. Poincare si rese perfettamente conto dell&rsquo;esistenza di fenomeni caotici e cerc&ograve; di conciliare caos e determinismo con il concetto di &laquo;imprevedibilit&agrave; a lungo termine&raquo;. Egli cos&igrave; si esprime: &laquo;Una causa cos&igrave; picco&shy;la da sfuggire alla nostra attenzione pu&ograve; determinare un effetto considerevole che non possiamo ignorare; in una tale situazione noi diciamo che l&rsquo;effetto e dovuto al caso. [ &#8230; ] pu&ograve; infatti accadere che piccole differenze nelle condizioni iniziali producano un errore enorme in quelle successive. La predizione diventa impossibile [ &#8230; ]&raquo;<sup>14<\/sup>.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">L&rsquo;esistenza dell&#8217;imprevedibilit&agrave; condu&shy;ce Poincare a pronunciarsi con molta cautela sulla tendenza alla generalizza&shy;zione tipica delle scienze empiriche che, come abbiamo visto, risulta strettamen&shy;te legata al concetto di causa e al princi&shy;pio di induzione. Egli afferma: &laquo;Cos&igrave;, grazie alla generalizzazione, ogni fatto osservato ce ne fa prevedere un gran nu&shy;mero; solamente non dobbiamo dimen&shy;ticare che solo il primo e certo e che tutti gli altri non sono che probabili&raquo;. E conclude: &laquo;Ma la probabilit&agrave; e spesso molto grande per cui praticamente noi possiamo accontentarci. Meglio prevedere senza certezza che non prevedere affatto&raquo;<sup>15<\/sup>.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">La scienza e in generale la cultura tradi&shy;zionale hanno sempre attribuito al caos una connotazione negativa, la scienza moderna ha invece mostrato come il caos possa, al contrario, essere profon&shy;damente fecondo.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">L&rsquo;ordine porta a evoluzioni prevedibili ed &egrave; pertanto piuttosto sterile. II caos in&shy;vece consente scelte impreviste e con&shy;duce a novit&agrave;. I sistemi complessi, che costituiscono la totalit&agrave; del reale, pos&shy;siedono il giusto equilibrio tra caos e determinismo e ci&ograve; consente loro conti&shy;nue diversificazioni e adattamenti che conducono alla miriade di forme che ci circonda. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">A questa proposito va anche ricordata la fondamentale opera del fisico-chimico belga Ilya Prigogine sulla termodinami&shy;ca di non equilibrio<sup>16<\/sup>. Sistemi aperti, lontani dall&rsquo;equilibrio, possono condur&shy;re a situazioni altamente ordinate in se&shy;guito a fluttuazioni che, in condizioni di equilibrio, verrebbero invece rapida&shy;mente smorzate (&laquo;ordine mediante flut&shy;tuazioni&raquo;). Questa nuova concezione consente di osservare con luce diversa quei tipici sistemi aperti, lontani dall&rsquo;e&shy;quilibrio, che sono gli organismi viven&shy;ti, da sempre considerati enigmi fisici. Si capisce come di fronte al nuovo pa&shy;norama culturale proposto dalle scienze del caos e della complessit&agrave;, il tradizio&shy;nale concetto di causa debba essere profondamente rivisto. L&rsquo;antica illusio&shy;ne dell&rsquo;uomo di inquadrare la realt&agrave; in un rigido schema di causalit&agrave; appare de&shy;finitivamente infranta. Tuttavia tale con&shy;statazione, anzich&eacute; farci precipitare in una cupa ignoranza nei confronti della realt&agrave;, aumenta paradossalmente la no&shy;stra capacita di comprensione del mondo<sup>17<\/sup>. Le scienze del caos e della complessit&agrave; hanno infatti permesso di interpretare e razionalizzare in un unico quadro concettuale tutta una serie di fe&shy;nomeni diversissimi tra loro e tradizio&shy;nalmente esclusi dal dominio scientifico.<\/span><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div><strong><span style=\"font-size: 10pt\">Finalismo in ambito scientifico<\/span><\/strong><\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Nei paragrafi precedenti abbiamo sommariamente delineato le princi&shy;pali problematiche sollevate dal concet&shy;to di causa, che sono via via emerse nel pensiero filosofico e scientifico. Si e visto che in ambito scientifico e sempre stata dominante la ricerca delle cause efficienti e seconde, evitando di interro&shy;garsi sulle cause prime e finali, di dominio del pensiero filosofico e teologico. Ci&ograve; non esclude che residui di finalismo siano occasionalmente comparsi anche in ambito scientifico.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">In campo biologico, ad esempio, dove sembra dominare una certa &laquo;progettua&shy;lit&agrave;&raquo; o &laquo;teleonomia&raquo;<sup>18<\/sup> dei sistemi, sono costantemente emerse interpretazioni fi&shy;nalistiche e teleologiche. La stessa termodinamica, con il suo secondo princi&shy;pio, sembra suggerire che il raggiungimento di uno stato di equilibrio rappre&shy;senti l&rsquo;inevitabile destino ultimo di ogni sistema. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Manifestazioni ancora pi&ugrave; palesi di un ritorno di finalismo si sono avute recen&shy;temente in campo cosmologico. II di&shy;scusso &laquo;principio antropico&raquo;<sup>19<\/sup> sostiene che l&#8217;universo &egrave; fatto in un certo modo solamente perche, altrimenti, non ci sa&shy;rebbe nessuno in grado di osservarlo e di porsi domande su di esso.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Ora, alla luce delle recenti conquiste delle scienze del caos e della comples&shy;sit&agrave;, la rigida distinzione tra causa effi&shy;ciente e causa finale appare sfumare. La stessa diade &laquo;causa ed effetto&raquo; manifesta sintomi di vetust&agrave; e appare forse pi&ugrave; pro&shy;ficuo sostituirla con quella di &laquo;vincolo e possibilit&agrave;&raquo;. Anche il concetto di legge scientifica perde il suo carattere &laquo;pre&shy;scrittivo&raquo; e &laquo;necessitante&raquo; per acquista&shy;re il significato di espressione dei vinco&shy;li e dell&#8217;insieme di &laquo;possibilit&agrave;&raquo; consen&shy;tite a un sistema in evoluzione<sup>20<\/sup>.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">II &laquo;caos deterministico&raquo; (curioso, ma efficace; ossimoro) sembra dominare il mondo. Un rigido determinismo porte&shy;rebbe l&#8217;universo incontro a un destino programmato. Un caos totale impedireb&shy;be ad alcunch&eacute; di realizzarsi. Per qual&shy;che oscura ragione l&#8217;universo presenta una oculata miscela di caos e determini&shy;smo che garantiscono l&rsquo;insorgere di no&shy;vita e il loro successivo adattamento. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">Le scienze del caos sono solo agli inizi. Molta strada deve essere ancora percor&shy;sa. I sistemi studiati sino a oggi sono prevalentemente macroscopici e, come tali, trattabili nell&rsquo;ambito della fisica classica. Poco si sa di come agisca il caos deterministico a livello microsco&shy;pico. L&#8217;incontro tra scienza del caos e meccanica quantistica si preannuncia gravido di conseguenze innovative. Nonostante le scienze del caos siano di&shy;scipline molto giovani, il loro impatto culturale e gi&agrave; evidente. Il nuovo &laquo;para&shy;digma della complessit&agrave;&raquo;<sup>21<\/sup>, imponendo una revisione dell&rsquo;antico concetto di causa e delle sue tradizionali distinzioni, decreta inevitabilmente una revisione della rigida distinzione tra scienze della natura e scienze umane. Esso permette in&shy;fatti di superare anche la tradizionale di&shy;cotomia tra il &laquo;riduzionismo&raquo; delle scien&shy;ze della natura e l&#8217;&laquo;olismo&raquo; tipico delle scienze umane per giungere finalmente ad una visione unitaria della realt&agrave;. Sebbene il concetto di causa, alla luce delle profonde innovazioni prodotte dalla scienza contemporanea, risulti for&shy;temente modificato, una sua completa rinuncia appare impossibile.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">L&rsquo;idea stessa di scienza, intesa come tentativo di esplicazione e predittivit&agrave; del reale, si basa su quello che Mario Bunge ha definito &laquo;principio di determi&shy;nazione&raquo; il quale, per&ograve;, non necessariamente coincide con un determinismo causale. Tale principio di determinazio&shy;ne generale si limita ad affermare che la realt&agrave; non e un insieme anarchico di eventi e che, di conseguenza, la scienza ha la sua ragione di essere. La stessa scienza del caos, pur riconoscendo la caoticit&agrave; di certi fenomeni, riesce in qualche misura a dominarla.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">In quest&rsquo;ottica sembrano ancora attuali le parole con cui il fisico ed epistemologo argentino (che al concetto di causa ha de&shy;dicato tante energie) concludeva la sua importante opera sulla causalit&agrave;: &laquo;Il prin&shy;cipio causale non&nbsp;&egrave; quindi n&eacute; una pana&shy;cea n&eacute; un mito;&nbsp;&egrave; un&rsquo;ipotesi generale sus&shy;sunta sotto il principio universale di de&shy;terminazione e comportante, nel dominio che&nbsp;&egrave; il suo, una validit&agrave; approssimata&raquo;<sup>22<\/sup>.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\">&nbsp;<\/div>\n<div>&nbsp;<\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 1.35pt 0pt 0cm\"><strong><span style=\"font-size: 10pt\">Riferimenti e note<\/span><\/strong><\/div>\n<div style=\"margin: 0cm 0cm 0pt 2.65pt\">&nbsp;<\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">1) H. Taine, <em>Les philosophe classique de XIX<\/em> <em>siecle en France, <\/em>Parigi 1901, p. VI.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0cm 0pt 2.65pt\" align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">2) L. Geymonat, &ldquo;Considerazioni intorno al con&shy;cetto di causa&rdquo;. In: AA. VV. <em>Pensiero scientifico e filosofico, <\/em>Franco Muzzio, Padova 1993, pp. 85-91.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">3) Una approfondita trattazione del concetto di causa e della sua evoluzione storca si trova alla voce &laquo;Causa&raquo; dell&rsquo;<em>Enciclopedia Filosofica <\/em>Sanso&shy;ni, Firenze 1979 (8 voll.).<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">4) La critica humeana la concetto di causa viene soprattutto sviluppata nel <em>Treatise on Human Nature <\/em>(1739-1740), (traduzione italiana a cura di A. Carlini e E. Lacaldano in: D. Hume, <em>Opere filosofiche<\/em>, vol. I, Laterza, Bari 1993).<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">5) Per un&rsquo;approfondita analisi della discussione sul principio di induzione nell&rsquo;ambito dell&rsquo;epistemologia contemporanea si veda: D. Gillies e G. Giorello, <em>La filosofia della scienza del XX secolo<\/em>, Laterza, Bari 1995 (parte prima, capp. 1-3, pp.5-90). <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">6) G. Galilei, <em>Opere<\/em>, Edizione Nazionale, III, Firenze 1890-1909. p. 27.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">7) B. Russell, <em>Misticismo e logica, <\/em>Longanesi, Milano 1980. p. 183.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">8) L. Wittgenstein, <em>Tractatus logico-philosophicus<\/em>, Einaudi, <\/span><span style=\"font-size: 10pt\">Torino 1974.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">9) A questo proposito, un&rsquo;opera fondamentale (scritta agli inizi degli anni Sessanta e quindi prima dello sviluppo delle scienze del caos e della complessit&agrave;) &egrave; la seguente: M. Bunge, <em>La causa&shy;lit&agrave;: il posto del principio causale nella scienza moderna, <\/em>Boringhieri, Torino 1970.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">10) B. D&rsquo;Espagnat ha formulato nel modo seguen&shy;te il principio di determinismo statistico: &laquo;Se due insiemi statistici di sistemi fisici sono sottoposti a trattamenti identici e se osservazioni successive rivelano tra essi significative differenze statistiche se ne trae l&rsquo;implicazione che i due insiemi non erano identici all&rsquo;inizio&raquo;. (B. D&rsquo;Espagnat, <em>I fondamenti concettuali della meccanica quantistica<\/em>, Bibliopolis, Napoli 1980, p. 46).<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">11) B. D&rsquo;Espagnat, <em>Alla ricerca del reale<\/em>, Boringhieri, Torino 1981, p.225.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">12) Si veda. ad esempio: B. D&rsquo;Espagnat, <em>I fondamenti concettuali della meccanica quantistica<\/em>, op. cit. (parte terza, capp. VIII-XIII. pp. 103-208).<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">13) Un resoconto &laquo;giornalistico&raquo; della nascita e dell&rsquo;evoluzione di questa &laquo;rivoluzione concettua&shy;le&raquo; si trova in: J. Gleick, <em>Caos, <\/em>Rizzoli. Milano 1989. Si veda inoltre: G. Casati, &laquo;II caos: le leggi del disordine&raquo;. in AA.VV. <em>Pensiero scientifico e pensiero filosofico<\/em>, op. cit. pp. 121-133 e D. Ruelle, <em>Caso e caos, <\/em>Boringhieri, Torino 1992. Infine un&rsquo;utile introduzione agli aspetti matemati&shy;ci che regolano i sistemi caotici si trova in: D.R. Hofstadter, &ldquo;Strani attrattori: schemi matematici collocati tra l&rsquo;ordine e il caos&rdquo;, <em>Le Scienze<\/em> 162, febbraio 1982, pp. 96-105.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">14) H. Poincar&eacute;, <em>Science el Methode, <\/em>Flamma&shy;rion, Parigi 1908, cap. IV, p.68.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">15) H. Poincar&egrave;, <em>La Science et l&rsquo;Hypoth&egrave;se<\/em>, Flammarion, Parigi 1902, parte IV. cap. IX, p. 171. <\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">16) Si veda. ad esempio: I. Prigogine, <em>La nuova alleanza. Uomo e natura in una scienza unificata, <\/em>Longanesi, Milano 1981.<\/span><\/div>\n<div align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 1.6pt 0pt 0cm\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">17) Per le conseguenze epistemologiche delle nuove scienze del caos e della complessit&agrave; si veda: <\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 1.6pt 0pt 2.15pt\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">M. Ceruti, <em>Il vincolo e la possibilit&agrave;, <\/em>Feltrinelli, Milano 1992.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 1.6pt 0pt 2.15pt\" align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 1.6pt 0pt 2.15pt\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">18) Una approfondita trattazione di queste pro&shy;priet&agrave; dei sistemi biologici e delle diverse interpretazioni che tradizionalmente ne sono state for&shy;nite si trova nel classico: J. Monod, <em>Il caso e la necessit&agrave;<\/em>, Mondadori, Milano 1981. Per un esame del concetto di causa in biologia si veda anche il classico &laquo;La meccanica dell&rsquo;evoluzione e il pro&shy;blema causale in biologia&raquo; in E. Cassirer, <em>Storia delia filosofia moderna, <\/em>II Saggiatore, Milano 1969. vol. IV, libro II. cap. 5.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 1.6pt 0pt 2.15pt\" align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0.4pt 0pt 0cm\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">19) Si veda ad esempio: G. Gale, &ldquo;II principia an&shy;tropico&rdquo;,<em> Le scienze<\/em>, 162, febbraio 1982, pp. 62-73.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0.4pt 0pt 0cm\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">&nbsp;<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0.4pt 0pt 0cm\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">20 Per un approfondito esame di questo nuovo paradigma e per una informazione bibliografica completa si veda: M. Marsonet, &ldquo;II nuovo para&shy;digma della complessit&agrave;&rdquo;<em>, Nuova Secondaria<\/em>, 4, anno XII, 15 dicembre 1994, pp. 55-58.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0.4pt 0pt 0cm\" align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0.4pt 0pt 0cm\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">21) M. Ceruti, op. cit. cap. 4, &sect; 3, pp. 127-134.<\/span><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0.4pt 0pt 0cm\" align=\"justify\"><font size=\"2\">&nbsp;<\/font><\/div>\n<div style=\"text-align: justify; margin: 0cm 0.4pt 0pt 0cm\" align=\"justify\"><span style=\"font-size: 10pt\">22) M. Bunge, op. cit., cap. 13, &sect; 5, p. 381.<\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":209,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[],"class_list":["post-3101","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-filosofia-e-storia-della-scienza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3101","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/209"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3101"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3101\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3101"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3101"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3101"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}