{"id":3063,"date":"2008-08-06T00:00:00","date_gmt":"2008-08-05T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3063","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3063\/","title":{"rendered":"Salve, vorrei conoscere(almeno nei tratti essenziali), lo studio di Maxwell sulla stabilit\u00e0 degli anelli di Saturno, dove dimostra che gli anelli devono essere formati da materiale in frammenti. E se possibile anche dove trovare la dimostrazione completa. Grazie&#8230;."},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\">Galileo Galilei, grazie al suo cannocchiale, fu il primo a vedere l&#8217;anello di Saturno, anche se senza comprenderne effettivamente la forma. Fu grazie ad un oculare di propria ideazione, composto da due lenti convesse, che Huygens realizz&ograve; telescopi in grado di produrre immagini pi&ugrave; nitide dei corpi celesti e risolvere il mistero che ancora nel 1659 avvolgeva il pianeta. Fu infatti in quell&#8217;anno che diede alle stampe il suo <em>Systema Saturnium<\/em>, il libro nel quale compare per la prima volta il disco del pianeta attorniato da un anello. L&#8217;ipotesi di Huygens si riveler&agrave; per&ograve; errata nei particolari visto che il suo era un anello rigido e piuttosto spesso (vedi figura).<\/p>\n<p>&nbsp;1)<\/p>\n<div align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"413\" height=\"400\" src=\"\/spaw\/image\/astronomia\/meccanica_celeste\/huygens-cover.jpg\" alt=\"\" \/><\/div>\n<p align=\"justify\">Oggi sappiamo che si tratta di una serie di anelli concentrici, variabili in densit&agrave; ed estensione radiale, che si dispiegano approssimativamente fino a circa 120.000 km sopra la superficie di Saturno (due volte il raggio del pianeta), con uno spessore inferiore al chilometro, tanto da scomparire alla vista da Terra quando si presentano di piatto. Era questa sparizione improvvisa che aveva attanagliato a lungo gli scienziati a proposito della natura di quella cosa che circondava il pianeta.<\/p>\n<div align=\"justify\">\n<p>Nel 1675 Cassini scopr&igrave; una prima divisione entro l&#8217;anello (chiamata oggi divisione di Cassini). Laplace nel 1787 ipotizz&ograve; per la prima volta che gli anelli fossero costituiti a loro volta da un grande numero di molti anellini sottili e solidi. Successivamente si sono aggiunte molte altre suddivisioni fino ai tempi moderni quando le immagini ravvicinate delle sonde Voyager hanno mostrato come si debba pensare pi&ugrave; ad un qualcosa di simile ad un microsolco che non ad un sistema unico.<br \/>\nNel 1859 Maxwell, come vedremo poco pi&ugrave; avanti, dimostr&ograve; che l&#8217;unica possibilit&agrave; per gli anelli di mantenersi stabili nel tempo, era di considerarli costituiti da una miriade di particelle, assai numerose, che, indipendentemente l&#8217;una dall&#8217;altra, orbitavano intorno a Saturno come tante piccole lune. Oggi sappiamo che quella che allora fu un&#8217;ipotesi si &egrave; rivelata corretta. Le prime prove cominciarono ad arrivare alla fine del secolo, pi&ugrave; precisamente dal 1895 attraverso le osservazioni spettroscopiche effettuate al Lick Observatory da James Keeler.<br \/>\nI dati mostrano che i corpi solidi sono costituiti per il 93% di ghiaccio d&#8217;acqua, per il 7% da carbonio, con tracce di altri elementi. Le dimensioni vanno da quella delle polveri a pochi metri.<br \/>\nMaxwell dedic&ograve; due anni a risolvere il dilemma degli anelli. Dalle osservazioni si sapeva gi&agrave; che erano estremamente sottili. Se si fosse trattato di un anello unico le tensioni mareali non gli avrebbero consentito di resistere e si sarebbe rotto in pi&ugrave; parti. Se si fosse trattato di materiale fluido, analogamente, le onde di pressione mareali l&#8217;avrebbero scomposto in molteplici bolle. In definitiva, l&#8217;idea di Maxwell conduceva al seguente risultato: se anche originariamente Saturno avesse avuto un anello unico le azioni gravitazionali avrebbero agito tanto da scomporlo in pi&ugrave; parti, sempre pi&ugrave; piccole.<br \/>\nIn questa sede non possiamo addentrarci in calcoli troppo complessi. Si pu&ograve; tuttavia tentare di far capire l&#8217;azione per via di ragionamenti.<br \/>\nSi consideri dapprima il bordo interno ed esterno di un anello di larghezza data, intanto che ruota intorno al pianeta. E&#8217; sufficiente la terza legge di Keplero (piu&#8217; correttamente la conservazione del momento angolare di cui anche le leggi di Keplero sono una conseguenza, per sistemi isolati) per comprendere che le regioni esterne sono indotte a ruotare pi&ugrave; lentamente di quelle interne, il che ha come risultato, se l&#8217;anello non &egrave; troppo rigido da resistergli (come si suppone sia un anello estremamente sottile), una suddivisione radiale (seconda figura), provocata da una differente velocit&agrave; relativa delle due parti (frecce verdi). Se consideriamo quindi un singolo anello, di larghezza trascurabile, le trazioni mareali esercitate dai satelliti e dal Sole sono tanto forti da frantumarlo longitudinalmente (terza figura, frecce nere). Il risultato finale &egrave; una rottura sia radiale che longitudinale.<\/p>\n<p>\n2)<\/p>\n<div align=\"center\">\n<blockquote>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"451\" height=\"310\" src=\"\/spaw\/image\/astronomia\/meccanica_celeste\/sat_anelli1.JPG\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div align=\"left\">3)<\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"450\" height=\"338\" alt=\"\" src=\"\/spaw\/image\/astronomia\/meccanica_celeste\/sat_anelli2.JPG\" \/><\/p>\n<\/blockquote>\n<\/div>\n<\/div>\n<p align=\"justify\">Le idee di Maxwell le possiamo trovare nei suoi scritti:<br \/>\n<em>Astron. Soc. Month Not<\/em>., XIX &#8211; 1859, pagg. 297-304, articolo che gli valse il premio Adams<br \/>\n<em>Scientific Papers<\/em>, I, pagg.288-376, sicuramente l&#8217;articolo con la pi&ugrave; completa trattazione del tema<br \/>\n<em>Edinb. Roy. Soc. Proc.<\/em>, IV, 1862, pagg. 99-101.<br \/>\nL&#8217;opinione di Maxwell rimane ancora oggi valida nelle sue linee essenziali. Oggi si tende a considerare il sistema di Saturno come un unico grande anello a densit&agrave; variabile, composto da minuti &quot;sassi&quot; ghiacciati, dove l&#8217;azione di alcuni satelliti, i cosiddetti <em>satelliti pastori<\/em>, crea delle zone di risonanza. I sassi sono indotti dalla gravit&agrave; a restare in tali zone o vengono ricacciati verso di esse, spopolando le altre regioni e dando ad un osservatore esterno la sensazioni di lacune infranulari (che in realt&agrave; sono regioni meno densamente popolate). Tra le pi&ugrave; famose, la divisione di Cassini pare essere prodotta dall&#8217;azione gravitazionale di Mimas, la divisione di Keeler pare essere prodotta da Dafne; l&#8217;anello A viene invece regolato da Giano ed Epimeteo.<br \/>\nLa questione &egrave; comunque complessa visto che la presenza dei satelliti pastori non spiega gli addensamenti longitudinali, detti <em>spoke<\/em>, osservati dalle Voyager. La questione sembra essere lontana da una soluzione chiara e ad oggi la letteratura scientifica comprende 24 articoli sull&#8217;equilibrio e la stabilit&agrave; degli anelli di Saturno, mentre le pubblicazioni scientifiche che trattano degli anelli di Saturno si sprecano (sono oltre 28000).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":163,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[19],"tags":[],"class_list":["post-3063","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-meccanica-celeste"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3063","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/163"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3063"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3063\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3063"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3063"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3063"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}