{"id":3043,"date":"2008-05-28T00:00:00","date_gmt":"2008-05-27T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"3043","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/3043\/","title":{"rendered":"Vorrei sapere la storia della tecnica molecolare ibridazione in situ"},"content":{"rendered":"<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\">L&rsquo;ibridazione <em>in situ<\/em> (ISH) &egrave; una tecnica sviluppata a partire dalla fine degli anni Sessanta che permette di determinare e quantificare la presenza di specifiche sequenze di DNA o RNA all&rsquo;interno di un dato campione. <\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><o:p>&nbsp;<font face=\"Times New Roman\" size=\"3\">Il concetto sul quale si basa la tecnica &egrave; il seguente: conoscendo la sequenza di DNA o RNA d&rsquo;interesse, si pu&ograve; verificare la presenza di tali sequenze in un dato campione costruendo delle &ldquo;sonde&rdquo;, cio&egrave; delle sequenze polinucleotidiche complementari a singolo filamento, che si possano appaiare (&ldquo;ibridare&rdquo;) alle regioni corrispondenti. Ovviamente queste sequenze devono essere sufficientemente lunghe da escludere appaiamenti fittizi e l&rsquo;avvenuto appaiamento deve essere facilmente riconoscibile. Il primo metodo efficace di ibridazione <em>in situ<\/em><em>Southern blot<\/em>): <\/font><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\">fu messo a punto da Southern nel 1975, da cui l&rsquo;omonima tecnica.<\/font><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/font><\/o:p><\/font><\/p>\n<ol style=\"margin-top: 0cm\" type=\"1\">\n<li class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\">il DNA, dopo essere stato separato in base alla massa molecolare tramite gel-elettroforesi, &egrave; trasferito su filtro di nitrocellulosa; <\/font><\/li>\n<li class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\">viene poi aggiunta in eccesso la sonda, che in questo metodo di dosaggio &egrave; marcata radioattivamente al livello del P dei nucleotidi (<sup>32<\/sup>P), in condizioni tali che sia in singola elica e possa appaiarsi al campione;<\/font><\/li>\n<li class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\">viene infine effettuato un lavaggio, in modo da eliminare la sonda che non si &egrave; legata e, tramite metodi di misura della radioattivit&agrave; (scintillazione, autoradiografia), si pu&ograve; valutare l&rsquo;eventuale presenza del DNA d&rsquo;interesse e, a seconda dell&rsquo;intensit&agrave; del segnale, la quantit&agrave; di DNA presente nel campione. La stessa tecnica venne successivamente modificata, utilizzando sonde a RNA, per poterla applicare anche all&rsquo;RNA, e prese il nome di <em>Northern blot<\/em>.<\/font><\/li>\n<\/ol>\n<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><o:p>&nbsp;<font face=\"Times New Roman\" size=\"3\">Poich&egrave; lavorare con materiale radioattivo comporta notevoli costi, relativi sia allo smaltimento dei rifiuti e che alla sicurezza dei lavoratori, sono state sviluppate negli anni Ottanta delle tecniche che risolvessero il problema. Un primo tipo di tecniche &egrave; definito sistemi di misura indiretta non radioattiva: i nucleotidi della sonda vengono modificati con una molecola utilizzata per accoppiare l&rsquo;avvenuta ibridazione con una reazione enzimatica, fotochimica o di sintesi chimica facilmente rilevabile. Le molecole pi&ugrave; utilizzate sono biotina, dinitrofenolo, bromodeossiuridina, digossigenina o DIG, ma in generale come caratteristiche non devono essere presenti con gli acidi nucleici o reagire con essi. Ad esempio, nel caso della biotina, i nucleotidi usati per le sonde sono collegati alla biotina da ponti di 4-14 atomi di carbonio, senza che creino ingombro sterico. Dopo l&rsquo;ibridazione e il trasferimento su membrana, il campione biotinilato &egrave; rilevato mediante l&rsquo;utilizzo di streptavidina, una proteina ad altissima affinit&agrave; per la biotina, coniugata con un enzima, capace d&rsquo;idrolizzare un substrato cromogenico, fluorogenico o chemiluminescente. Molto spesso a tal scopo come enzima &egrave; usata la fosfatasi alcalina, che &egrave; capace d&rsquo;idrolizzare il <em>p<\/em>-nitrofenilfosfato a paranitrofenolo, che &egrave; un composto cromogeno la cui formazione pu&ograve; essere seguita spettrofotometricamente nel tempo; poich&eacute; l&rsquo;ibridazione non &egrave; rilevata direttamente dal DNA, ma grazie ad un sistema collegato ad esso, vale a dire l&rsquo;enzima e la molecola segnale, si parla appunto di metodi indiretti. Per quanto riguarda i composti fluorofori, invece, &egrave; utilizzato, sempre accoppiato alla fosfatasi alcalina, l&rsquo;HNPP, che dopo la defosforilazione genera un precipitato fluorescente, che si eccita a 290 nm ed emette a 509 nm; questo tipo di saggio &egrave; pi&ugrave; sensibile di quelli colorimetrici. Quando &egrave; utilizzata una sostanza fluorescente, l&rsquo;ISH viene chiamata FISH. Infine, a proposito dei dosaggi chemiluminescenti, &egrave; spesso usato l&rsquo;enzima perossidasi di rafano (HRP) accoppiato al luminol (5-ammino-2,3-diidro-1,4-ftalazindione): se ossidato in presenza di perossido, il luminol d&agrave; origine ad una molecola che emette luce a 425 nm durante la sua decomposizione allo stato fondamentale. In tutti questi casi &egrave; necessario comunque un sistema di quantificazione dell&rsquo;intensit&agrave; del segnale, in genere fornito dalle case produttrici dei kit.<\/font><\/o:p><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\">Infine, esistono anche altri metodi, detti diretti, nei quali gli acidi nucleici sono marcati direttamente con molecole fluorescenti, come la fluoresceina o rodamina, oppure con enzimi (fosfatasi, perossidasi); anche in questo caso, la presenza di questi addotti legati covalentemente pu&ograve; essere quantificata mediante le tecniche precedentemente elencate.<\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><span lang=\"EN-GB\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><span lang=\"EN-GB\">Fonti:<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><span lang=\"EN-GB\">&ldquo;Molecular cloning: a laboratory manual&rdquo;, Sambrock and Russell, CSHL Press<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><span lang=\"EN-GB\"><o:p>&nbsp;<\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoNormal\"><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><span lang=\"EN-GB\">Risposte precedenti in Vialattea:<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/p>\n<pre><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><font face=\"Arial\"><span lang=\"EN-GB\"><a href=\"..\/..\/esperti\/php\/risposta.php?num=10733\"><span lang=\"IT\">http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=10733<\/span><\/a><\/span><\/font><span style=\"font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;\"><font face=\"Arial\"> <\/font>per le tecniche di biologia molecolare;<o:p><\/o:p><\/span><\/font><\/pre>\n<pre><font face=\"Times New Roman\" size=\"3\"><font face=\"Arial\"><span class=\"MsoHyperlink\"><a href=\"..\/..\/esperti\/php\/risposta.php?num=6355\">http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=6355<\/a><\/span><\/font><span style=\"font-size: 12pt; font-family: &quot;Times New Roman&quot;\"> per quanto riguarda <st1:personname productid=\"la FISH\" w:st=\"on\">la FISH<\/st1:personname>.<\/span><\/font><span class=\"MsoHyperlink\"><o:p><\/o:p><\/span><\/pre>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":283,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[28],"tags":[],"class_list":["post-3043","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-biologia-molecolare-e-genetica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3043","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/283"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3043"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3043\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3043"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3043"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3043"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}