{"id":2997,"date":"2008-08-06T00:00:00","date_gmt":"2008-08-05T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"2997","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/2997\/","title":{"rendered":"A che distanza si trovano le galassie conosciute piu&#8217; lontane dal sistema solare? Cosa potrebbe esistere successivamente a queste? grazie"},"content":{"rendered":"<p>L&rsquo;oggetto cosmico pi&ugrave; lontano che sia mai stato osservato &egrave; <a href=\"http:\/\/hubblesite.org\/newscenter\/archive\/releases\/2008\/08\/\" target=\"_blank\">la galassia A1689-zD1<\/a>, cui &egrave; stato attribuito il redshift record z ~ 7,6, scoperta tramite gli strumenti Nicmos e Infrared Array Camera, a bordo rispettivamente dei telescopi spaziali Hubble e Spitzer della NASA.<\/p>\n<p>L&rsquo;osservazione di una galassia cos&igrave; distante &egrave; stata resa possibile dal fenomeno di lente gravitazionale esercitato dall&rsquo;ammasso di galassie massiccio Abell 1689 (con redshift z <span style=\"\">&nbsp;<\/span>= <span style=\"\">&nbsp;<\/span>0,185, che corrisponde a una distanza di circa 2,3 miliardi di anni luce dalla Terra), interposto lungo la linea di vista tra la sorgente e gli strumenti d&rsquo;osservazione. L&rsquo;effetto di lente gravitazionale, previsto teoricamente da Albert Einstein nel 1917 nell&rsquo;ambito della teoria della Relativit&agrave; Generale, &egrave; fondamentale nel favorire l&rsquo;osservazione di oggetti a distanze cosmologiche, poich&eacute; la deformazione del cammino ottico dei raggi luminosi provenienti da una sorgente, per via della curvatura dello spazio-tempo prodotta da un oggetto massiccio interposto (che funge da lente focalizzatrice), determina un aumento di luminosit&agrave; della sorgente&nbsp;sullo sfondo che, nel caso di A1689-zD1, corrisponde all&rsquo;incirca a un ordine di grandezza (circa 10 volte).<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"400\" width=\"400\" src=\"\/spaw\/image\/astronomia\/galaxy.jpg\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p align=\"center\"><em>Nel riquadro bianco, la galassia pi&ugrave; remota finora scoperta (STScI)<\/em><\/p>\n<p align=\"center\">&nbsp;<\/p>\n<p>Assumendo per valido il &ldquo;modello di concordanza&rdquo; (con la costante di Hubble&nbsp;Ho = 72 km\/(s*Mpc) e le densit&agrave; di materia ed energia pari rispettivamente a Omeg_mo = 0,27 e Omeg_DEo = 0,73), la radiazione eletromagnetica che oggi riceviamo nei nostri telescopi risulta essere stata emessa da A1689-zD1 circa 12,8 miliardi di anni fa, mentre&nbsp;la &ldquo;distanza propria&rdquo; (&ldquo;proper distance&rdquo;) attuale della galassia ammonta a circa 29 miliardi di anni luce!<\/p>\n<p>La stima di distanza appena riportata non mancher&agrave; di stupire il profano: &ldquo;Com&rsquo;&egrave; possibile che un oggetto cosmico si trovi a una distanza di 29 miliardi di anni luce da noi <span style=\"\">&nbsp;<\/span>se l&rsquo;et&agrave; dell&rsquo;Universo &egrave; appena di 13,7 miliardi di anni?&rdquo;.<\/p>\n<p>Il capitolo delle grandi distanze in cosmologia &egrave; in effetti estremamente complesso e controintuitivo, poich&eacute; sussistono diverse definizioni di distanza, basate su criteri fisici differenti, che portano (per uno stesso oggetto) a stime di distanza drasticamente diverse.<\/p>\n<p>Questo stato di cose dipende da due motivi fondamentali:<\/p>\n<p>1) lo stato dinamico dell&rsquo;Universo che, dal big-bang in poi, &egrave; in espansione;<\/p>\n<p>2) la finitezza e costanza nel tempo della velocit&agrave; della luce;<\/p>\n<p>per via di questi effetti combinati la distanza effettiva attuale (&ldquo;proper distance&rdquo;) di un oggetto cosmico a grande redshift &egrave; molto maggiore di quella che vigeva&nbsp;nel momento in cui la luce fu originariamente emessa.<\/p>\n<p>E&rsquo; possibile osservare oggetti cosmici ancor pi&ugrave; distanti e dotati di redshift ancora maggiori?<\/p>\n<p>In base alle predizioni delle teorie cosmologiche oggi pi&ugrave; accreditate s&igrave;, ma non all&rsquo;infinito: se gli scenari oggi ipotizzati sono fondamentalmente corretti dovrebbe infatti esistere<span style=\"\">&nbsp;<\/span>un limite invalicabile posto a z ~ 10, corrispondente alla fine dell&rsquo;epoca cosmica nota col nome di &ldquo;era oscura&rdquo;, compresa tra la fase di &ldquo;ricombinazione&rdquo;, circa 400.000 anni dopo il Big-Bang, <span style=\"\">&nbsp;<\/span>e la nascita delle prime stelle e galassie, poco meno di un miliardo di anni dopo il big-bang . Dobbiamo quindi aspettarci che la messa in opera nei prossimi anni di nuovi strumenti d&rsquo;osservazione sempre pi&ugrave; sofisticati e sensibili, tra cui vanno senz&rsquo;altro citati il James Webb Telescope e il radiotelescopio ALMA, ci consentir&agrave; di rivelare&nbsp;le protogalassie e forse le protostelle formatesi nell&rsquo;Universo primordiale a ridosso della fine dell&rsquo;era oscura, le quali, come abbiamo detto, dovrebbero collocarsi&nbsp;un po&rsquo; pi&ugrave; lontano, nel tempo e nello spazio, rispetto ai limiti osservativi attuali.<span style=\"\">&nbsp; <\/span><\/p>\n<p>E&rsquo; il caso di sottolineare che le considerazioni svolte sinora si riferiscono unicamente all&rsquo;Universo osservabile, ovvero alla porzione finita di Universo da cui, ora come in futuro, potranno giungerci segnali fisici sottoforma di onde elettromagnetiche.<\/p>\n<p>L&rsquo;Universo osservabile &egrave; caratterizzato da due tipi diversi di orizzonti: l&rsquo;orizzonte di particella e l&rsquo;orizzonte degli eventi cosmologico. Definendoli in riferimento&nbsp;all&rsquo;epoca attuale, il primo stabilisce la distanza massima degli oggetti cosmici oggi osservabili (pari a circa 45 miliardi di anni luce), mentre il secondo esprime la distanza massima degli oggetti cosmici che in futuro riusciranno a farci pervenire informazioni sul loro stato odierno (pari a circa 15 miliardi di anni luice). Nel modello di concordanza entrambi gli orizzonti sono finiti e questo significa che, indipendentemente dal fatto che l&rsquo;Universo nella sua totalit&agrave; sia infinito o finito,&nbsp;gli osservatori terrestri, del presente come del futuro,&nbsp;ne potranno osservare&nbsp;direttamente&nbsp;soltanto&nbsp;una&nbsp;piccola parte.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":233,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-2997","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cosmologia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2997","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/233"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2997"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2997\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2997"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2997"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2997"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}