{"id":2768,"date":"2006-11-23T00:00:00","date_gmt":"2006-11-22T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"2768","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/2768\/","title":{"rendered":"Nel periodo alchemico della chimica sono state scoperte leggi e fenomeni che hanno influenzato la scienza chimica moderna?"},"content":{"rendered":"<p dir=\"ltr\" style=\"MARGIN-RIGHT: 0px\" align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" height=\"276\" alt=\"\" src=\"http:\/\/www.vialattea.net\/spaw\/image\/pseudoscienze\/alchemy4.JPG\" width=\"168\"\/><\/p>\n<p dir=\"ltr\" style=\"MARGIN-RIGHT: 0px\" align=\"justify\">L\u2019alchimia \u00e8 un\u2019antica disciplina di cui si sono trovati scritti risalenti al III-IV secolo d.C. Qualcuno, tuttavia, sostiene che la sua origine sia molto pi\u00f9 remota e risalirebbe alla met\u00e0 del primo millennio avanti Cristo e, addirittura, agli inizi dell\u2019et\u00e0 del ferro. Questa disparit\u00e0 di opinioni nell\u2019individuare la nascita dell\u2019alchimia dipende sostanzialmente dal significato che si attribuisce a questa parola. Etimologicamente alchimia deriva dall\u2019arabo <em>al-kimiya<\/em> che, probabilmente deriva a sua volta dall\u2019egizio <em>k\u00eame<\/em> che significherebbe &#8220;terra nera&#8221;. Alcuni autori, sostengono tuttavia, che alchimia deriverebbe dal greco <em>chyma<\/em> che significa &#8220;fusione o scioglimento&#8221;. In ogni caso l\u2019etimo della parola ci fa chiaramente comprendere come l\u2019oggetto di studio principale di questa disciplina riguardi proprio la materia e le sue trasformazioni. Se l\u2019alchimia viene dunque interpretata, in senso lato, come arte di manipolare la materia, la sua origine pu\u00f2 senza dubbio essere collocata molto indietro nel tempo e le prime pratiche alchemiche possono essere individuate nelle operazioni metallurgiche che l\u2019uomo aveva imparato a compiere e alle quali attribu\u00ec, in seguito, un significato simbolico, oltre che pratico. L\u2019alchimia, infatti, a differenza delle altre discipline, filosofiche e scientifiche, che si occuparono di materia, \u00e8 caratterizzata da un massiccio uso di simbolismi e allegorie. <\/p>\n<p>L\u2019alchimia propriamente detta raccoglie il patrimonio di conoscenze dell\u2019antichit\u00e0 (soprattutto egizio) relativo alle propriet\u00e0 e alle trasformazioni della materia. Tale patrimonio venne ripreso e arricchito dalla cultura araba a partire dal VII secolo d.C. e per tutto il Medioevo. L\u2019alchimia si diffuse ben presto in Occidente e costitu\u00ec un curioso fenomeno che perdur\u00f2 fino al 1600 e che, sia pure in modo sporadico, sopravvive ancora oggi. Essa viene pure indicata come &#8220;arte ermetica&#8221; o &#8220;magistero ermetico&#8221; in quanto, secondo la tradizione, il primo a occuparsi di tale disciplina fu il mitico sapiente Ermete Trismegisto, nella cui figura venivano fusi il dio egizio Thot e il greco Ermes. <br \/>In origine l\u2019alchimia aveva probabilmente scopi pratici e tecnologici. Ben presto per\u00f2 si trasform\u00f2 in una curiosa attivit\u00e0 iniziatica e segreta in cui gli adepti, pur continuando a occuparsi delle trasformazioni della materia, attribuivano per\u00f2 a queste ultime un profondo significato spirituale. <\/p>\n<p>L\u2019obiettivo degli alchimisti era la ricerca della &#8220;pietra filosofale&#8221;, misteriosa sostanza in grado di trasformare in oro i metalli vili. Lo scopo non era tuttavia economico. La rigenerazione dei metalli verso lo stato di perfezione rappresentato dall\u2019oro rispecchiava, per analogia, la redenzione dell\u2019uomo verso lo stato di grazia, perduto a causa del peccato originale. L\u2019obiettivo principale dell\u2019alchimia non era pertanto la trasmutazione dei metalli, bens\u00ec la trasformazione dell\u2019alchimista stesso verso un\u2019umanit\u00e0 nobile e aurea. <br \/>L\u2019alchimia fu una sorta di filosofia mistica, intrisa di elementi magici ed esoterici. Ci\u00f2 nonostante gli alchimisti, con il loro paziente lavoro di laboratorio, accumularono una serie di conoscenze che si dimostreranno utili per la successiva nascita della chimica moderna e per l\u2019acquisizione di nuove conoscenze sulla materia. <br \/>Al giorno d\u2019oggi, nonostante lo sviluppo della chimica, alcuni isolati cultori continuano a occuparsi di pratiche alchemiche, privilegiando soprattutto i suoi aspetti psicologici. L\u2019interpretazione psicologica delle pratiche alchemiche si \u00e8 sviluppata soprattutto in seguito ai lavori di Carl Gustav Jung. Nella sua opera <em>Psicologia e alchimia<\/em> (del 1944), egli interpreta infatti in chiave simbolica il linguaggio alchemico, ritenendo di individuare in esso le strutture profonde e archetipe della psiche umana. <br \/>Nel loro incessante sperimentare con la materia, tra alambicchi e altre diavolerie, gli alchimisti, pur inseguendo un sogno illusorio, diedero interessanti contributi alla conoscenza delle propriet\u00e0 della materia e la loro opera forn\u00ec non pochi apporti alla nascita della chimica moderna. Ad esempio, numerose furono le nuove sostanze che gli alchimisti riuscirono a isolare e a studiare. La potassa caustica (idrossido di potassio), il cinabro (solfuro di mercurio), il minio (ossido di piombo), scoperti da quel grande filosofo-alchimista che fu Alberto Magno (1193-1280). Il bicarbonato di sodio, scoperto da Raimondo Lullo (1235-1315), l\u2019etere solforico (etere dietilico) e l\u2019acido cloridrico, isolati da Basilio Valentino (XVI secolo), il solfato di sodio prodotto per la prima volta da Giovanni Rodolfo Glauber (1604-1668), per arrivare al fosforo, isolato da Hennig Brandt (m. nel 1692) e all\u2019acido benzoico, scoperto da Blaise Vig\u00e8nere (1523-1596). <br \/>Gli alchimisti, inoltre, si resero conto per primi dell\u2019esistenza della materia allo stato gassoso, soprattutto a opera di Giovanni Battista Van Helmont (1577-1644), dando origine a quella &#8220;chimica pneumatica&#8221; che cos\u00ec grandi contributi doveva fornire alla comprensione della materia. Le pratiche alchemiche condussero inoltre alla scoperta e al perfezionamento di numerose tecniche di laboratorio che si riveleranno estremamente utili per la successiva nascita delle indagini scientifiche della materia. <\/p>\n<p>Nonostante gli sporadici contributi alla conoscenza della materia e delle sue propriet\u00e0, quello che manc\u00f2 all\u2019alchimia fu la capacit\u00e0 di elaborare un metodo sperimentale razionale che procedesse di pari passo con l\u2019elaborazione di teorie. <\/p>\n<p>Una figura di primissimo piano che diede un contributo fondamentale alla transizione tra l\u2019alchimia e la chimica, modernamente intesa come scienza della materia, fu quella dell\u2019irlandese Robert Boyle (1627-1691). Oltre ad aver fornito importanti contributi allo studio dei gas (ben nota \u00e8 la &#8220;legge di Boyle e Mariotte&#8221;). Il suo nome \u00e8 inscindibilmente legato alla chiarificazione del fondamentale concetto di &#8220;elemento&#8221;. Boyle illustra le sue concezioni nella sua celebre opera <em>The Sceptical Chymist<\/em> (<em>Il Chimico Scettico<\/em>) del 1661. Il libro \u00e8 scritto in forma di dialogo tra il filosofo antico Carneade (219-388 a.C.) e altri tre personaggi di nome, rispettivamente, Temistio, Filopono ed Eleuterio. Tutto il dialogo \u00e8 una serrata critica alle concezioni aristoteliche della materia e in particolare alla teoria dei quattro elementi, aria, acqua, terra e fuoco. Caratteristico di tutta l\u2019opera di Boyle \u00e8 il ruolo centrale attribuito alla sperimentazione. L\u2019importanza dell\u2019esperimento si manifesta anche nella sua innovativa definizione di elemento, inteso come sostanza non ulteriormente decomponibile con le tecniche conosciute. In tale concezione vi \u00e8 un duplice aspetto che merita di essere evidenziato. Da un lato non si parte pi\u00f9 da pure speculazioni filosofiche, come quelle che avevano portato alla teoria dei quattro elementi empedoclei-aristotelici. Boyle parte dai fatti per cercare di interpretare la realt\u00e0: non parte da principi primi per interpretare i fatti. Secondariamente la definizione di elemento di Boyle \u00e8 di tipo operativo. Questo \u00e8 un requisito indispensabile per qualsiasi concetto scientifico, degno di questo nome. Nella scienza, infatti, deve essere bandita ogni ambiguit\u00e0 e le definizioni devono essere univocamente interpretate da chiunque. Le definizioni operative sono quelle che meglio di ogni altra soddisfano questa caratteristica. Boyle manifesta questo suo amore per l\u2019univocit\u00e0 e la chiarezza anche nell\u2019estrema cura con cui egli affronta il problema del linguaggio. Egli si scaglia contro la tendenza dell\u2019epoca a usare modi di esprimersi altisonanti ed ermetici. Essi non sono altro che il sintomo di scarsa chiarezza di idee e di ignoranza su ci\u00f2 di cui si intende parlare. Va inoltre osservato che Boyle aderisce alle concezioni atomistiche. In particolare egli utilizza queste concezioni per interpretare il &#8220;fuoco&#8221;. Esso, infatti, non \u00e8 pi\u00f9 visto come un elemento, come nella fisica aristotelica, bens\u00ec come un &#8220;agente&#8221; in grado di imprimere movimento alle particelle e che pu\u00f2 essere utilmente impiegato dal chimico per eseguire la scomposizione delle sostanze. <\/p>\n<p>Le speculazioni dei filosofi, pur rivelando talvolta poderose intuizioni come l\u2019atomismo, erano del tutto slegate dall\u2019esperienza. Di conseguenza esse non potevano andare al di l\u00e0 della singola opinione individuale, incapaci com\u2019erano di dimostrare la propria validit\u00e0. Gli alchimisti, con tutti i loro limiti e i falsi preconcetti da cui partivano, ebbero tuttavia il merito di dare ampio spazio alla sperimentazione. Come abbiamo visto anche Boyle continu\u00f2 a muoversi in quest\u2019ottica, riducendo sempre di pi\u00f9 le idee preconcette e basandosi sempre di pi\u00f9 sui fatti osservati. Gli studiosi del XVII secolo cominciarono, in genere, ad accettare l\u2019idea (che oggi appare scontata, ma che a quei tempi non lo era affatto) secondo la quale ogni congettura e ogni teoria dovevano, in qualche misura, confrontarsi con i risultati ottenibili per via sperimentale. Per quanto riguarda la materia, e quindi la chimica, la prima teoria, degna di questo nome, che venne formulata nel tentativo di interpretare i dati sperimentali fu quella del &#8220;flogisto&#8221;. Gli alchimisti, fedeli in ci\u00f2 ad Aristotele, ritenevano il fuoco un elemento. Di conseguenza, quando una sostanza bruciava, essi pensavano che liberasse la porzione di fuoco in essa contenuta. Nel 1669 l\u2019alchimista tedesco Johann Joachim Becher (1635-1682) sostitu\u00ec all\u2019elemento aristotelico &#8220;fuoco&#8221; un nuovo principio infiammabile che egli chiam\u00f2 &#8220;terra pinguis&#8221;. Un discepolo di Becher fu il suo connazionale, medico e chimico, Georg Ernest Stahl (1660-1734). Stahl rielabor\u00f2 le idee del maestro e propose di chiamare il principio infiammabile con il nome di &#8220;flogisto&#8221;. La teoria del flogisto riusciva a spiegare bene il fenomeno della combustione. Le sostanze combustibili, secondo Stahl, sarebbero state, infatti, ricche di flogisto. Durante la combustione esse perdevano tale componente. I residui della combustione (ceneri) non erano pi\u00f9 in grado di bruciare perch\u00e9 prive di flogisto. La stessa teoria riusciva anche a spiegare perch\u00e9 i metalli si trasformavano in ruggini o &#8220;calci&#8221; (oggi diremmo ossidi) e come fosse possibile ottenere i metalli riscaldando i loro minerali (calci) in presenza di carbone. Durante il processo di arrugginimento, un metallo perdeva flogisto, comportandosi in modo analogo a una sostanza che brucia. Viceversa, quando si scaldava un minerale in presenza di carbone, quest\u2019ultimo, ricco di flogisto, lo cedeva al minerale. In tal modo veniva ripristinato il metallo, ricco di flogisto, mentre il carbone dava origine alla cenere, povera di flogisto. Va osservato che secondo la teoria di Stahl, l\u2019aria non aveva nessun ruolo attivo n\u00e9 nella combustione n\u00e9 nel processo di arrugginimento dei metalli. Essa aveva semplicemente il ruolo di intermediario: in pratica raccoglieva il flogisto dalle sostanze che lo contenevano e lo cedeva a quelle che ne erano prive. <\/p>\n<p>La teoria del flogisto, nonostante fosse concettualmente sbagliata, rappresent\u00f2 tuttavia un primo tentativo di teoria scientifica nel senso moderno del termine. I successivi studi sulla chimica pneumatica e la grandiosa opera di razionalizzazione dei fenomeni chimici attuata da Antoine Laurent Lavoisier (1743-1794) determineranno il totale affrancamento dalle idee metafisiche e misticheggianti dell\u2019alchimia e la definitiva nascita della chimica intesa come moderna scienza della materia. <\/p>\n<p>Riferimenti per ulteriori approfondimenti: <\/p>\n<p>1) T. Burckhardt, <em>Alchimia: significato e visione del mondo<\/em>, Guanda, Parma 1991; <\/p>\n<p>2) C.G. Jung, <em>Psicologia e alchimia<\/em>, Astrolabio, Roma 1950; <\/p>\n<p>3) Si veda, ad esempio, la traduzione italiana: R.Boyle, <em>Il chimico scettico<\/em> (a cura di M.Chiapparelli Sbrana), Theoria, Roma 1985; <\/p>\n<p>4) J.Solov\u2019ev, <em>L\u2019evoluzione del pensiero chimico dal \u2019600 ai giorni nostri<\/em>, Mondadori, Milano 1976; <\/p>\n<p>5) M. Beretta, <em>Lavoisier: la rivoluzione chimica<\/em>, Le Scienze, Milano 1998. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":209,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[41],"tags":[],"class_list":["post-2768","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-filosofia-e-storia-della-scienza"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2768","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/209"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2768"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2768\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2768"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2768"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2768"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}