{"id":2123,"date":"2004-05-20T00:00:00","date_gmt":"2004-05-19T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"2123","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/2123\/","title":{"rendered":"Quali sono le condizioni fisiche che bisogna rispettare per ottenere una trasformazione quasi statica e quali per una reversibile nell&#8217;accezione dela termodinamica postulatoria del Callen?"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"> Quando si<br \/>\ninizia a studiare la termodinamica due dei primi concetti con cui si<br \/>\ndeve familiarizzare sono quelli di trasformazione quasi-statica e<br \/>\ntrasformazione reversibile.<br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Questi due tipi di trasformazioni sono quelli che possono essere<br \/>\nstudiati passo per passo tramite il formalismo della termodinamica,<br \/>\nmentre trasformazioni che non appartegono a questo tipo devono<br \/>\nnecessariamente essere studiati in ambiti microscopici e quindi pi\u00f9<br \/>\ncomplessi. Questo perch\u00e8 la termodinamica \u00e8 una teoria dell&#8217;equilibrio<br \/>\nper definizione e quindi pu\u00f2 occuparsi solo di stati di equilibrio.<br \/>\nMentre lo stato iniziale e finale di una qualsiasi trasformazione sono<br \/>\ndi equilibrio per definizione, e quindi comunque rientrano nell&#8217;ambito<br \/>\ndella termodinamica, gli stati intermedi possono essere di equilibrio<br \/>\noppure no, nel primo caso anche essi possono essere studiati<br \/>\nnell&#8217;ambito della termodinamica.<br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Come dice il nome, una trasformazione quasi-statica \u00e8 una<br \/>\ntrasformazione molto lenta. Lenta al punto che tutti i singoli stati<br \/>\nintermedi sono di equilibrio. Una pallina che scivola lungo un piano<br \/>\ninclinato non \u00e8 una trasformazione quasi statica perch\u00e9 tutti gli stati<br \/>\nintermedi vedono la pallina con velocit\u00e0 non nulla e quindi non sono<br \/>\nstati di equilibrio. Ma se la discesa della pallina \u00e8 ostacolata da un<br \/>\nattrito viscoso talmente grande da rendere praticamente nulla la<br \/>\nvelocit\u00e0 istantanea della pallina, pur non bloccandone la discesa,<br \/>\nallora siamo di fronte a una trasformazione quasi statica.<br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">All&#8217;interno delle trasformazioni quasi-statiche \u00e8 possibile<br \/>\nindividuare una classe pi\u00f9 ristretta di trasformazioni che \u00e8 quella<br \/>\ndelle trasformazioni reversibili, che sono quelle trasformazioni in cui<br \/>\n\u00e8 possibile osservare processi spontanei sia in una direzione che<br \/>\nnell&#8217;altra, da qui il nome.<br \/>\n<\/font><\/div>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Le trasformazioni reversibili sono un sottoinsieme di quelle<br \/>\nquasi-statiche perch\u00e8 ci si rende conto immediatamente che la<br \/>\nquasi-staticit\u00e0 \u00e8 una condizione necessaria alla reversibilit\u00e0, ma non<br \/>\n\u00e8 sufficiente. Questo perch\u00e8 mentre, la reversibilit\u00e0 richiede<br \/>\nnecessariamente che tutti gli stati intermedi siano di equilibrio,<br \/>\naltrimenti il sistema, percorrendo la trasformazione inversa, non<br \/>\nattraversa gli stessi stati intermedi, la quasi-staticit\u00e0 da sola non<br \/>\ngarantisce la reversibilit\u00e0, in quanto un processo, per quanto lento,<br \/>\npu\u00f2 comunque avvenire in maniera irreversibile (si pensi ad esempio<br \/>\nall&#8217;espansione libera di un gas contro il vuoto: pu\u00f2 avvenire senza<br \/>\ninterferenze esterne, anche molto lentamente in modo da essere<br \/>\nquasi-statica, ma nessun gas rientra spontamenamente in un recipiente<br \/>\npi\u00f9 piccolo se non vi \u00e8 costretto da una compressione esterna).<br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\nDopo questi richiami doverosi ai concetti che la domanda mette in gioco possiamo passare alla risposta vera e propria.<br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Il testo &#8220;Thermodynamics and an Introduction to Thermostatistics&#8221;<br \/>\ndi Herbert B. Callen, pietra miliare della letteratura scientifica nel<br \/>\ncampo della termodinamica e della meccanica statistica, un vero e<br \/>\nproprio must per chi lavori in questo campo, presenta una formulazione<br \/>\ndella termodinamica di tipo assiomatico, rigoroso e formale, una<br \/>\nformulazione logicamente indipendente dalla formulazione ingenua di<br \/>\nsolito riportata sui testi di fisica generale, ma che in realt\u00e0 la<br \/>\nrichiede come conoscenza pregressa per poter apprezzare e sfruttare a<br \/>\npieno il formalismo assiomatico che propone (come l&#8217;analisi matematica<br \/>\n\u00e8 logicamente indipendente dall&#8217;algebra ingenua studiata alle scuole<br \/>\nmedie ed elementari, ma provate a spiegare cos&#8217;\u00e8 una derivata ad un<br \/>\nbambino che va alle elementari&#8230;).<br \/>\n<\/font><\/div>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Il formalismo presentato sul Callen lavora principalmente sulla<br \/>\nfunzione Entropia S, che \u00e8 definita come una certa funzione delle<br \/>\nvariabili estensive del sistema (energia U e tutte le altre che<br \/>\nindicheremo con X) con determinate propriet\u00e0 analitiche, in particolare<br \/>\n\u00e8 una funzione concava rispetto a tutte le sue variabili.<br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Per capire bene la definizione rigorosa dei due tipi di<br \/>\ntrasformazioni viste prima, consideriamo la superficie che rappresenta<br \/>\nla funzione Entropia S di un sistema isolato, nello spazio degli stati,<br \/>\ncio\u00e8 in uno spazio astratto in cui su ogni asse ci sono i valori di una<br \/>\ndelle variabili estensive che caratterizzano il sistema. Per poter<br \/>\nvisualizzare un esempio indichiamo solo l&#8217;Entropia S, l&#8217;energia interna<br \/>\nU e un&#8217;altra grandezza estensiva qualunque X.<br \/>\n<\/font><\/div>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<br \/>\n<img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"..\/..\/esperti\/fis\/callen\/entropia_semplice.jpg\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Se invece vogliamo studiare il comportamento dell&#8217;entropia di un<br \/>\nsistema composto da due sottosistemi S dipender\u00e0 non solo dal valore<br \/>\ndei parametri estensivi totali, ma anche da come essi sono distribuiti<br \/>\nnei due sottosistemi, indichiamo con le lettere U e X i parametri<br \/>\nestensivi totali e con U&#8217; e X&#8217; quelli relativi a uno dei due<br \/>\nsottosistemi (chiaramente U&#8217; \u00e8 minore di U e X&#8217; \u00e8 minore di X). In tal<br \/>\ncaso la rappresentazione della funzione S nello spazio degli stati<br \/>\ncomposto (in cui sugli assi ci sono sia le grandezze totale che quelle<br \/>\napiciate) ha la forma <\/font><\/div>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<br \/>\n<img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"..\/..\/esperti\/fis\/callen\/entropia_composta.jpg\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\nConsideriamo una qualsiasi curva regolare che giaccia sulla superficie rappresentata nella seconda figura.<br \/>\n<\/font><\/div>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<br \/>\n<img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"..\/..\/esperti\/fis\/callen\/quasi-statica.jpg\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\nQuesta curva \u00e8 quella che il Callen definisce una trasformazione quasi<br \/>\nstatica, infatti \u00e8 un luogo di punti dello spazio degli stati e quindi<br \/>\n\u00e8 una successione di stati di equilibrio. Chiaramente nessun processo<br \/>\nreale pu\u00f2 essere rappresentato in tale modo, perch\u00e9 un processo reale \u00e8<br \/>\nsempre la successione di stati di equilibrio e di non-equilibrio.<br \/>\nQuando operiamo una trasformazione reale il sistema scompare dal punto<br \/>\niniziale nello spazio degli stati e poi ricompare in quello finale, se<br \/>\nla trasformazione non attraversa nessuno stato intermedio di<br \/>\nequilibrio. Se vi sono stati intermedi di equilibrio allora il sistema<br \/>\nriappare nello spazio degli stati (e sulla superficie S) anche in tappe<br \/>\nintermedie (le diverse lettere sulla curva). Non \u00e8 mai possibile far<br \/>\ncoincidere una trasformazione reale con una quasi-statica, ma operando<br \/>\ncon cura \u00e8 possibile aumentare a piacere il numero di punti di contatto<br \/>\ntra la trasformazione reale e una quasi-statica, per cui possiamo<br \/>\nimmaginare un processo reale quasi-statico come un luogo di punti che \u00e8<br \/>\ndenso, nel senso dell&#8217;insiemistica, nella curva quasi-statica ideale.<br \/>\nQuesto \u00e8 quello che il Callen definisce come trasformazione<br \/>\nquasi-statica: una successione, non necessariamente continua, di stati<br \/>\ndi equilibrio che hanno una distanza temporale riducibile a piacere.<br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Dal punto di vista delle condizioni fisiche questo vuol dire che il<br \/>\nsistema non deve mai presentare delle fluttuazioni locali in un<br \/>\nqualsiasi parametro intensivo. Dato che un qualsiasi sistema lasciato a<br \/>\ns\u00e9 stesso evolve velocemente verso stati a entropia pi\u00f9 alta, perdendo<br \/>\nquindi le condizioni di equilibrio interno fino al raggiungimento dello<br \/>\nstato finale, l&#8217;unico modo per far compiere ad un sistema chiuso una<br \/>\ntrasformazione quasi statica \u00e8 quello di disseminare il cammino di<br \/>\nvincoli che obblighino il sistema a fermarsi in tappe intermedie tra lo<br \/>\nstato iniziale e finale, se il numero di vincoli \u00e8 sufficientemente<br \/>\ngrande allora la successione di stati di equilibrio intermedi diventa<br \/>\ndensa nella curva quasi-statica e tale risulta anche la trasformazione.<br \/>\n<\/font><\/div>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Se lo stato finale e quello iniziale hanno la stessa entropia (cio\u00e8<br \/>\nhanno la stessa quota in uno dei due disegni precedenti), allora si pu\u00f2<br \/>\npensare di costruire una successione di stati intermedi che oltre ad<br \/>\nessere densa in una curva quasi-statica, sia anche una successione di<br \/>\nstati tutti quanti alla stessa entropia, una curva del genere \u00e8<br \/>\nrappresentata dall&#8217;intersezione tra la superficie S e un piano a<br \/>\nentropia costante come in figura<br \/>\n<\/font><\/div>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<br \/>\n<img decoding=\"async\" border=\"0\" src=\"..\/..\/esperti\/fis\/callen\/reversibile.jpg\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">In tal caso si ha una trasformazione reversibile, perch\u00e8 il sistema<br \/>\nevolve in entrambe le direzioni con una guida opportuna ma che non<br \/>\nnecessita di interferire con il sistema stesso. Se invece prendiamo una<br \/>\ncurva che, pur avendo gli estermi alla stessa entropia, presenta<br \/>\nvariazioni di quota, essa sar\u00e0 composta da tratti spontanei, in cui il<br \/>\nsistema si sposta verso stati a entropia pi\u00f9 alta, e tratti forzati, in<br \/>\ncui il sistema deve spostarsi verso stati a entropia pi\u00f9 bassa, ma<br \/>\nquesto pu\u00f2 avvenire solo scambiando energia a basso contenuto entropico<br \/>\n(lavoro) con l&#8217;esterno (per cui il sistema non \u00e8 pi\u00f9 chiuso e inoltre<br \/>\nsi aumenta l&#8217;entropia dell&#8217;esterno), per cui il risultato non pu\u00f2<br \/>\nessere una trasformazione reversibile in quanto il lavoro assorbito non<br \/>\npu\u00f2 essere restituito integralmente all&#8217;ambiente, ma una parte deve per<br \/>\nforza essere convertita in calore (secondo principio della<br \/>\ntermodinamica).<br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n<\/font><br \/><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Di conseguenza, per avere una trasformazione reversibile, oltre<br \/>\nalle condizioni necessarie per una quasi-statica, dobbiamo anche avere<br \/>\nl&#8217;equilibrio con un sistema esterno che guidi il sistema lungo una<br \/>\ncurva a entropia costante senza scambiare energia con esso. Chiaramente<br \/>\n\u00e8 un&#8217;idealizzazione che va considerata come situazione limite alla<br \/>\nstessa stregua della definizione di trasformazione quasi-statica data<br \/>\nall&#8217;inizio.<\/font><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":208,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[53],"tags":[],"class_list":["post-2123","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-termodinamica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2123","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/208"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2123"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2123\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2123"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2123"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2123"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}