{"id":2086,"date":"2000-12-06T00:00:00","date_gmt":"2000-12-05T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"2086","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/2086\/","title":{"rendered":"Tempo orsono diversi chimici e fisici affermarono l&#8217;eccezionale scoperta della memoria dell&#8217;acqua, principio che sta alla base della omeopatia e scienze affini. Cosa ne sono state di quelle ricerche? Esiste veramente una memoria dell&#8217;acqua?"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Mi<br \/>\n        permetto di rispondere alla domanda del lettore riportando per esteso<br \/>\n        un paragrafo del mio libro <i>Realt\u00e0 o illusione? Scienza, pseudoscienza<br \/>\n        e paranormale<\/i> (Edizioni Dedalo, Bari 1999), intitolato appunto &#8220;L&#8217;acqua<br \/>\n        con la memoria&#8221;:<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0<\/p>\n<p align=\"center\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;-<\/font><\/p>\n<p><font face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><b><font size=\"2\">L&#8217;acqua<br \/>\n        con la memoria<\/font><\/b><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Il<br \/>\n        30 giugno 1988, sulla prestigiosa rivista scientifica britannica <i>Nature<\/i>,<br \/>\n        comparve un articolo dal titolo &#8220;Human basophil degranulation triggered<br \/>\n        by very dilute antiserum against IgE&#8221;.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">L\u2019articolo<br \/>\n        portava la firma di ben 13 autori (6 francesi, 3 israeliani, 2 canadesi<br \/>\n        e 2 italiani). Coordinatore del gruppo di ricerca era il biologo francese<br \/>\n        Jacques Benveniste, direttore dell\u2019Unit\u00e9 200 dell\u2019Institut National<br \/>\n        de la Sant\u00e9 e de la Recherche M\u00e9dicale (INSERM) di Parigi.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">L\u2019articolo<br \/>\n        riportava i risultati di uno studio effettuato su una particolare reazione<br \/>\n        biologica chiamata &#8220;degranulazione dei basofili&#8221;. I basofili<br \/>\n        sono un particolare tipo di globuli bianchi, presenti in piccola percentuale<br \/>\n        nel sangue, che svolgono un ruolo importante nello sviluppo delle allergie.<br \/>\n        Quando i basofili vengono a contatto con anticorpi (prodotti dalla presenza<br \/>\n        di un allergene) essi liberano dai loro granuli intercellulari (da cui<br \/>\n        il nome di degranulazione) determinati mediatori chimici (la principale<br \/>\n        \u00e8 l\u2019istamina) responsabili delle manifestazioni allergiche.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">L\u2019articolo<br \/>\n        di <i>Nature<\/i> riportava i risultati di esperimenti in cui i basofili<br \/>\n        venivano posti a contatto con soluzioni, di diversa concentrazione, di<br \/>\n        particolari anticorpi (detti anti IgE, avvero anti immunoglobuline E).<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Il<br \/>\n        risultato clamoroso riportato nell\u2019articolo era il seguente: la reazione<br \/>\n        di degranulazione continuava a verificarsi anche quando la soluzione di<br \/>\n        anticorpi <\/font><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">veniva<br \/>\n        fortemente diluita, fino a raggiungere una concentrazione di 10<sup>-120<\/sup><br \/>\n        M (si legge dieci alla meno centoventesima molare).<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Chi<br \/>\n        non ha dimestichezza con la chimica e la fisica non pu\u00f2 rendersi<br \/>\n        conto del significato di un simile valore di concentrazione. Una breve<br \/>\n        spiegazione dovrebbe chiarire un po\u2019 le cose.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">In<br \/>\n        campo chimico la concentrazione di una soluzione viene spesso espressa<br \/>\n        in &#8220;molarit\u00e0&#8221;. Essa rappresenta il numero di moli di<br \/>\n        sostanza disciolta contenute in un litro di soluzione. La mole \u00e8<br \/>\n        una unit\u00e0 di misura chimica che corrisponde a un numero fisso di<br \/>\n        molecole, detto numero di Avogadro. Tale numero vale 6.02 \u00b7 10<sup>23<\/sup><br \/>\n        (il numero 10<sup>23<\/sup> corrisponde a 1 seguito da 23 zeri, ovvero<br \/>\n        centomila miliardi di miliardi!). Potremo pertanto scrivere:<\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">1<br \/>\n        mole = 6.02 \u00b7 10<sup>23<\/sup> molecole<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">In base a<br \/>\n        tale relazione, possiamo calcolare quante molecole di anticorpo sono contenute<br \/>\n        in un litro di soluzione di concentrazione 10-120 M. Avremo:<\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">10<sup>-120<\/sup><br \/>\n        \u00b7 6.02 \u00b7 10<sup>23<\/sup> = 6.02 \u00b7 10<sup>-97<\/sup> molecole\/litro<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Questo<br \/>\n        numero \u00e8 enormemente pi\u00f9 piccolo di uno. Le molecole sono<br \/>\n        entit\u00e0 non frazionabili: se si frazionassero le molecole si distruggerebbe<br \/>\n        la sostanza. Di conseguenza una concentrazione pari a 6.02 \u00b7 10<sup>-97<\/sup><br \/>\n        molecole\/litro implica che, per trovare una sola molecola di anticorpo,<br \/>\n        occorrerebbe considerare un volume d\u2019acqua pari a:<\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">1\/(6.02<br \/>\n        \u00b7 10<sup>-97<\/sup> ) = 1.66 \u00b7 10<sup>96<\/sup> litri<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Per<br \/>\n        rendersi conto dell\u2019enormit\u00e0 di tale valore, basti pensare che<br \/>\n        il volume d\u2019acqua di tutti gli oceani \u00e8 stimato nell\u2019ordine di<br \/>\n        10<sup>20<\/sup> litri!.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Questi<br \/>\n        brevi calcoli portano a concludere che una soluzione di anticorpi di concentrazione<br \/>\n        10<sup>-120<\/sup> M non \u00e8 affatto una soluzione, ma semplicemente<br \/>\n        acqua pura.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Jacques<br \/>\n        Benveniste e i suoi collaboratori non erano evidentemente digiuni in fatto<br \/>\n        di chimica. Di conseguenza si erano perfettamente resi conto che nella<br \/>\n        &#8220;soluzione&#8221; di concentrazione pari a 10<sup>-120<\/sup> M, anticorpi<br \/>\n        non ce n\u2019erano affatto.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Per<br \/>\n        spiegare il persistere della reazione di degranulazione da loro osservata<br \/>\n        a tali diluizioni, azzardarono allora un\u2019ipotesi rivoluzionaria. Secondo<br \/>\n        la loro ipotesi la presenza degli anticorpi nella soluzione produrrebbe<br \/>\n        delle modificazioni nella struttura dell\u2019acqua. Tali modificazioni strutturali<br \/>\n        permarrebbero nell\u2019acqua anche quando, in seguito a ripetute diluizioni,<br \/>\n        ogni traccia di anticorpo venisse eliminata. In altre parole l\u2019acqua manterrebbe<br \/>\n        una &#8220;memoria&#8221; delle sostanze che sono state preventivamente<br \/>\n        disciolte in essa, anche in seguito alla eliminazione di queste ultime<br \/>\n        per successive diluizioni. Tale ipotesi, se confermata, avrebbe rivoluzionato<br \/>\n        le conoscenze fisiche e chimiche.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Il<br \/>\n        contenuto dell\u2019articolo di Benveniste e del suo gruppo era talmente clamoroso<br \/>\n        che la rivista <i>Nature<\/i>, prima di pubblicarlo, lo sottopose all\u2019esame<br \/>\n        di numerosi &#8220;referees&#8221; (l\u2019articolo arriv\u00f2 a <i>Nature<\/i><br \/>\n        il 24 agosto 1987 e venne accettato solo in data 13 giugno 1988). Alla<br \/>\n        fine accett\u00f2 di pubblicarlo. Per non venir meno al proprio prestigio<br \/>\n        e seriet\u00e0, tuttavia, <i>Nature<\/i> fece precedere l\u2019articolo da<br \/>\n        un\u2019introduzione dal titolo significativo &#8220;Quando credere all\u2019incredibile&#8221;<br \/>\n        e aggiunse in coda all\u2019articolo la seguente &#8220;riserva editoriale&#8221;,<br \/>\n        che vale la pena riportare interamente:<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><i><font size=\"2\">I<br \/>\n        lettori di questo articolo devono essere informati della incredulit\u00e0<br \/>\n        dei molti referees che hanno commentato le diverse versioni di esso, durante<br \/>\n        gli ultimi sette mesi. L\u2019essenza del risultato \u00e8 che una soluzione<br \/>\n        acquosa di un anticorpo mantiene la sua capacit\u00e0 di evocare una<br \/>\n        risposta biologica anche quando viene diluita a tal punto che vi sia una<br \/>\n        trascurabile probabilit\u00e0 di trovare una singola molecola in qualche<br \/>\n        campione. Non c\u2019\u00e8 nessuna base fisica per una tale attivit\u00e0.<br \/>\n        Con la gentile collaborazione del Prof. Benveniste, Nature ha pertanto<br \/>\n        predisposto indagini indipendenti per osservare la ripetibilit\u00e0<br \/>\n        degli esperimenti. Un rapporto di tale indagine verr\u00e0 pubblicato<br \/>\n        prossimamente.<\/font><\/i><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Nonostante<br \/>\n        le riserve con cui <i>Nature<\/i> aveva pubblicato l\u2019articolo, la notizia<br \/>\n        dell\u2019&#8221;acqua con la memoria&#8221; si diffuse a macchia d\u2019olio, super\u00f2<br \/>\n        ben presto il ristretto ambito scientifico e raggiunse il grosso pubblico.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Pochi<br \/>\n        giorni dopo la pubblicazione dell\u2019articolo, verso i primi di luglio dell\u201988,<br \/>\n        sui quotidiani di tutto il mondo apparvero articoli sull\u2019acqua con la<br \/>\n        memoria. Anche i quotidiani italiani non mancarono all\u2019appello. Vennero<br \/>\n        addirittura pubblicate interviste a vari ricercatori che proponevano complesse<br \/>\n        teorie per interpretare il meccanismo secondo il quale l\u2019acqua manterrebbe<br \/>\n        la sua memoria. Non mancarono, tuttavia, anche articoli critici di esponenti<br \/>\n        del mondo scientifico che esprimevano perplessit\u00e0.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Un<br \/>\n        tale clamore al di fuori degli ambienti scientifici e il massiccio coinvolgimento<br \/>\n        dei mass-media doveva avere una causa. Come mai una notizia che apparentemente<br \/>\n        avrebbe dovuto interessare il ristretto gruppo dei ricercatori chimico-fisici<br \/>\n        fu cos\u00ec pubblicizzata presso il grosso pubblico?<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">La<br \/>\n        risposta \u00e8 semplice. Se i risultati delle ricerche di Benveniste<br \/>\n        e del suo gruppo si fossero rivelati veri, essi avrebbero costituito la<br \/>\n        base teorica di una terapia alternativa alla medicina ufficiale, guardata<br \/>\n        con perplessit\u00e0 da quest\u2019ultima, ma estremamente diffusa e di moda<br \/>\n        presso il grosso pubblico: l\u2019omeopatia.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">L\u2019omeopatia<br \/>\n        venne introdotta verso il 1790 dal medico tedesco Christian Samuel Hahneman<br \/>\n        (1755-1843). Rifacendosi alle dottrine di Ippocrate (IV sec. a.C.) e di<br \/>\n        Paracelso (1493-1541), Hahneman ripropose il principio secondo il quale<br \/>\n        \u00e8 possibile curare una malattia somministrando un estratto diluito<br \/>\n        della sostanza che \u00e8 causa della malattia stessa: <i>similia similibus<br \/>\n        curantur<\/i>, ovvero<i> il simile cura il simile<\/i> (omeopatia deriva<br \/>\n        da <i>homeo<\/i>=simile e da <i>pathos<\/i>=malattia).<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Questo<br \/>\n        principio non \u00e8 mai stato dimostrato ma, a parte questo, ci\u00f2<br \/>\n        che lascia maggiormente perplessi nei confronti dell\u2019omeopatia sono le<br \/>\n        diluizioni estreme con cui vengono preparati i farmaci omeopatici. Partendo<br \/>\n        da un certo principio attivo (generalmente di origine vegetale), lo si<br \/>\n        diluisce progressivamente di un fattore 10 (DH1) o 100 (CH1). Ogni diluizione<br \/>\n        \u00e8 seguita da una accurata agitazione del prodotto. Nella omeopatia<br \/>\n        \u00e8 comune raggiungere diluizioni con fattori DH30 (10<sup>-30<\/sup>)<br \/>\n        e CH30 (10<sup>-60<\/sup>).<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Le<br \/>\n        obiezioni sono le stesse viste precedentemente a proposito delle soluzioni<br \/>\n        di anticorpi di Benveniste. Un farmaco omeopatico con fattore di diluizione<br \/>\n        CH30 (10<sup>-60<\/sup>) non contiene pi\u00f9 alcun principio attivo,<br \/>\n        ma solamente acqua\u2026fresca.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Dicevamo<br \/>\n        che l\u2019omeopatia \u00e8 di moda e il mercato dei farmaci omeopatici \u00e8<br \/>\n        fiorente. Da anni gli omeopati si battono affinch\u00e9 la loro disciplina<br \/>\n        venga riconosciuta dalla medicina ufficiale. Si capisce pertanto come<br \/>\n        mai l\u2019articolo di Benveniste suscit\u00f2 tanto clamore anche al di<br \/>\n        fuori dell\u2019ambiente scientifico. Se l\u2019acqua avesse effettivamente una<br \/>\n        memoria, le obiezioni nei confronti dell\u2019omeopatia sarebbero confutate<br \/>\n        e tale disciplina avrebbe finalmente il tanto agognato riconoscimento<br \/>\n        scientifico.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Senza<br \/>\n        lasciarsi influenzare dal clamore suscitato, la redazione di <i>Nature<\/i><br \/>\n        nomin\u00f2 una commissione di indagine che, come preannunciato, avrebbe<br \/>\n        dovuto verificare la riproducibilit\u00e0 degli esperimenti di Benveniste<br \/>\n        e collaboratori.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">La<br \/>\n        commissione era composta da tre persone: John Maddox, direttore di <i>Nature<\/i>,<br \/>\n        Walter W. Steward, ricercatore dell\u2019Istituto Americano della Sanit\u00e0<br \/>\n        ed esperto in frodi scientifiche e James Randi. Quest\u2019ultimo \u00e8<br \/>\n        un personaggio singolare. Illusionista di professione \u00e8 divenuto<br \/>\n        celebre in tutto il mondo per le sue indagini nel campo del presunto paranormale<br \/>\n        (ha, ad esempio, smascherato il famoso paragnosta israeliano Uri Geller,<br \/>\n        come vedremo nel capitolo 10). Specializzatosi nello scoprire trucchi<br \/>\n        e inganni, i suoi meriti sono stati ampiamente riconosciuti dal mondo<br \/>\n        scientifico.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">La<br \/>\n        commissione di <i>Nature<\/i> trascorse una settimana presso il laboratorio<br \/>\n        del Prof. Benveniste, a Parigi, immediatamente dopo la pubblicazione dell\u2019articolo<br \/>\n        (il soggiorno inizi\u00f2 il 4 luglio). Il resoconto del lavoro svolto<br \/>\n        e le conclusioni tratte vennero pubblicate dalla stessa <i>Nature<\/i><br \/>\n        in data 28 luglio 1988 in un rapporto dal titolo significativo: &#8220;High-dilution<br \/>\n        experiments: a delusion&#8221;.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">La<br \/>\n        lettura del rapporto \u00e8 piuttosto interessante e divertente. Innanzi<br \/>\n        tutto i membri della commissione vennero a conoscenza del fatto che due<br \/>\n        dei collaboratori di Benveniste erano stipendiati grazie a un contratto<br \/>\n        stipulato tra l\u2019Institut National de la Sant\u00e9 e de le Recherche<br \/>\n        M\u00e9dicale e la casa farmaceutica Boiron et C., specializzata in<br \/>\n        prodotti omeopatici. Era una scoperta sospetta, ma di per s\u00e9 non<br \/>\n        determinante.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">La<br \/>\n        commissione esamin\u00f2 accuratamente gli appunti di laboratorio (messi<br \/>\n        a disposizione senza alcuna difficolt\u00e0 da Benveniste) e cerc\u00f2<br \/>\n        di ripetere gli esperimenti pi\u00f9 significativi con procedure &#8220;a<br \/>\n        doppio cieco&#8221;. I risultati di Benveniste non furono riprodotti. La<br \/>\n        commissione scopr\u00ec che negli esperimenti di Benveniste e collaboratori<br \/>\n        venivano considerati significativi soltanto quei risultati che confermavano<br \/>\n        le aspettative, mentre erano stati eliminati tutti quei risultati in disaccordo<br \/>\n        con esse. Tenendo conto di tutti i risultati (positivi e negativi) si<br \/>\n        otteneva un andamento in perfetto accordo con le previsioni statistiche.<br \/>\n        Di conseguenza non esisteva nessuna evidenza che dimostrasse la presunta<br \/>\n        memoria dell\u2019acqua.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">In<br \/>\n        coda al rapporto della commissione di indagine, <i>Nature<\/i>, nel numero<br \/>\n        del 28 luglio 1988, pubblic\u00f2 la replica di Jacques Benveniste.<br \/>\n        In questa replica, Benveniste, fortemente irritato, accus\u00f2 la commissione<br \/>\n        di dilettantismo. Critic\u00f2 soprattutto la presenza di James Randi<br \/>\n        (specialista nello smascherare trucchi fraudolenti), che venne da Benveniste<br \/>\n        interpretata come una messa in discussione della propria onest\u00e0<br \/>\n        e correttezza deontologica. Egli us\u00f2 parole grosse, paragonando<br \/>\n        l\u2019inchiesta cui era stato sottoposto alla persecuzione delle streghe di<br \/>\n        Salem e al macarthysmo. Egli concluse la replica affermando:<\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><font face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><i><font size=\"2\">Forse<br \/>\n        ci siamo sbagliati tutti in buona fede. Questo non \u00e8 un crimine,<br \/>\n        ma scienza.<\/font><\/i><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">E<br \/>\n        rimandava la questione a ulteriori giudizi futuri.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Da<br \/>\n        tutta questa storia appare quasi con certezza che la buona fede di Benveniste<br \/>\n        fosse autentica. Egli pu\u00f2 essere soltanto accusato di leggerezza,<br \/>\n        superficialit\u00e0 e ingenuit\u00e0 nell\u2019accettare per buoni i risultati<br \/>\n        dei suoi collaboratori. Ma soprattutto Benveniste pu\u00f2 essere accusato<br \/>\n        di non aver applicato la regola fondamentale, gi\u00e0 ricordata, secondo<br \/>\n        la quale &#8220;affermazioni straordinarie richiedono prove altrettanto<br \/>\n        straordinarie&#8221;. Non si possono fare con leggerezza affermazioni che<br \/>\n        sconvolgono l\u2019intero scibile umano, senza preoccuparsi di trovare dati<br \/>\n        ed evidenze che confermino, al di l\u00e0 di ogni dubbio, tali affermazioni.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Con<br \/>\n        il suo consueto linguaggio colorito, James Randi, in fondo al rapporto<br \/>\n        della commissione, riport\u00f2 il seguente esempio:<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><i><font size=\"2\">Se<br \/>\n        io affermo di avere una capra nel mio giardino, molti di voi non avrebbero<br \/>\n        difficolt\u00e0 a credermi e potrebbero accontentarsi della testimonianza<br \/>\n        di un vicino. Ma se affermassi di avere un &#8220;unicorno&#8221; nel giardino,<br \/>\n        quanti si accontenterebbero di una semplice testimonianza di un vicino?<\/font><\/i><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Abbiamo<br \/>\n        visto l\u2019enorme clamore suscitato dai mass-media in occasione della pubblicazione<br \/>\n        dell\u2019articolo di Benveniste. Ci si sarebbe aspettati un corrispondente<br \/>\n        clamore in seguito alla smentita delle sue affermazioni. Le cose purtroppo<br \/>\n        non andarono cos\u00ec. Andando a ricercare sugli stessi quotidiani<br \/>\n        che avevano pubblicizzato con grande enfasi la notizia originaria, nei<br \/>\n        giorni seguenti la pubblicazione del rapporto della commissione di <i>Nature<\/i>,<br \/>\n        chi scrive ha potuto trovare un solo breve articolo a due colonne (a firma<br \/>\n        di Francesco Barone) che riportava il resoconto dell\u2019inchiesta. Addirittura<br \/>\n        in data 3 agosto 1988 (il rapporto della commissione \u00e8 del 28 luglio)<br \/>\n        il supplemento <i>TuttoScienze<\/i> della <i>Stampa<\/i> pubblicava un articolo<br \/>\n        dal titolo &#8220;Acqua: la memoria chimica non \u00e8 l\u2019unica stranezza&#8221;<br \/>\n        (di Federico Bedarida) in cui la memoria dell\u2019acqua veniva considerata<br \/>\n        con prudenza, ma senza tanta meraviglia, viste le numerose anomalie chimico-fisiche<br \/>\n        di questa sostanza cos\u00ec comune (solo una piccola nota del redattore<br \/>\n        informava che <i>Nature<\/i> aveva pubblicato un rapporto che confutava<br \/>\n        la tesi di Benveniste).<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Questo<br \/>\n        comportamento dei mass-media \u00e8 purtroppo abbastanza frequente:<br \/>\n        le notizie sensazionalistiche trovano spazi smisurati mentre le successive<br \/>\n        smentite vengono quasi ignorate o trovano, al pi\u00f9, spazi minimi.<br \/>\n        Questo accade in tutti i settori, ma in campo scientifico \u00e8 un<br \/>\n        atteggiamento estremamente pericoloso e diseducativo. Visto che la maggior<br \/>\n        parte delle persone riceve le proprie informazioni scientifiche dai mass-media<br \/>\n        e non dalle fonti originali, \u00e8 auspicabile che questi ultimi adottino<br \/>\n        una maggiore prudenza, seriet\u00e0 e competenza.<\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":209,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[73],"tags":[],"class_list":["post-2086","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-pseudoscienze"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2086","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/209"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2086"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2086\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2086"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2086"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2086"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}