{"id":1911,"date":"2001-04-07T00:00:00","date_gmt":"2001-04-06T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"1911","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1911\/","title":{"rendered":"Vorrei sapere come riusc\u00ec Plank a superare il paradosso classico (energia) del corpo nero, che poi port\u00f2 alla nascita della meccanica quantistica e alla sua h. In particolare vorrei capire come avvengono gli scambi energetici (discreti) tra le pareti del corpo nero che portarono a mettere in discussione la fisica classica (Energia &#8220;continua&#8221;), fino a giungere a E=n*h*frequenza."},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Innanzitutto inquadriamo il problema: un corpo nero e&#8217; un corpo che assorbe<br \/>\n        qualsiasi onda elettromagnetica indipendentemente dalla sua frequenza<br \/>\n        (non e&#8217; un buco nero perche&#8217; questo non avviene per effetti gravitazionali,<br \/>\n        avviene a causa dei semplici processi di assorbimento della luce che avvengono<br \/>\n        per qualsiasi corpo sotto i nostri occhi), in base a considerazioni piuttosto<br \/>\n        generali, che pero&#8217; necessitano di calcoli molto approfonditi di termodinamica<br \/>\n        ed elettromagnetismo, da questo deriva che qualsiasi oggetto che si comporta<br \/>\n        come un corpo nero emette, a temperatura fissata, una radiazione con la<br \/>\n        stessa composizione in frequenza. <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un sistema molto semplice che ha caratteristiche uguali al corpo nero<br \/>\n        e&#8217; una scatola con pareti perfettamente riflettenti, su una delle pareti<br \/>\n        viene praticato un piccolo buco, dove per piccolo si intende che le sue<br \/>\n        dimensioni devono essere molto minori delle dimensioni della scatola,<br \/>\n        dopodiche&#8217; in questa scatola viene &#8220;sparata&#8221; della radiazione elettromagnetica,<br \/>\n        questo e&#8217; infatti il sistema che e&#8217; stato studiato sperimentalmente per<br \/>\n        studiare le proprieta&#8217; del corpo nero.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Il buco piccolo serve a fare in modo che qualsiasi radiazione venga<br \/>\n        inviata dentro la scatola difficilmente ne esce (a causa delle piccole<br \/>\n        dimensioni) quindi questo fa in modo che la scatola si comporti, con un&#8217;approssimazione<br \/>\n        molto buona, come un corpo nero, perche&#8217; tutte le onde vengono assorbite<br \/>\n        e non riemesse, inoltre il buco piccolo permette che una piccolissima<br \/>\n        quantita&#8217; di radiazione fuoriesca dalla scatola, senza che cio&#8217; disturbi<br \/>\n        la situazione interna dato che l&#8217;energia sottratta e&#8217; molto minore dell&#8217;energia<br \/>\n        contenuta nella scatola, e questa radiazione in uscita puo&#8217; essere usata<br \/>\n        per misurare le proprieta&#8217; della radiazione contenuta nella scatola (questo<br \/>\n        punto puo&#8217; essere approfondito sul testo di Zemansky &#8220;Calore e Termodinamica&#8221;<br \/>\n        edito dalla Zanichelli).<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Dato che le onde elettromagnetiche sono appunto delle onde, non e&#8217; possibile<br \/>\n        per una scatola contenere qualsiasi tipo di onda, ma solo quelle che hanno<br \/>\n        un periodo spaziale (lunghezza d&#8217;onda) che sia un sottomultiplo del lato<br \/>\n        della scatola (supponiamo, per semplicit\u00e0, che la scatola sia quadrata),<br \/>\n        perche&#8217; tutte le altre onde, riflettendosi sulle pareti, si sovrappongono<br \/>\n        a stesse fuori fase, cioe&#8217; con i massimi gi\u00e0 riflessi che non coincidono<br \/>\n        con i massimi che si devono ancora riflettere, questo fa in modo che l&#8217;onda<br \/>\n        si attenui ad ogni riflessione fino a scomparire in poche frazioni di<br \/>\n        secondo, invece questo non accade per quelle che hanno la lunghezza d&#8217;onda<br \/>\n        giusta per cui i massimi riflessi si sovrappongono esattamente a quelli<br \/>\n        che devono riflettersi e quindi non c&#8217;e&#8217; cancellazione, queste sono le<br \/>\n        cosiddette onde stazionarie che ben sono conosciute da chi occupa di acustica<br \/>\n        (provate a far suonare uno stereo in una stanza quadrata o con un lato<br \/>\n        pari ad un multiplo intero dell&#8217;altro, dopo pochi secondi sentirete, in<br \/>\n        sottofondo alla musica, un fastidioso rimbombo sordo, dato proprio dalle<br \/>\n        onde stazionarie, che fanno risuonare nella stanza anche delle note che<br \/>\n        non provengono dal disco, ma che sono generate dal riverbero sulle pareti).\n      <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si comincio&#8217; a studiare il corpo nero, vi si applicarono i principi<br \/>\n        della fisica classica, per cui valeva una propriet\u00e0 detta di &#8220;equipartizione<br \/>\n        dell&#8217;energia&#8221;, che sostanzialmente afferma che in un sistema all&#8217;equilibrio,<br \/>\n        a tutti i gradi di liberta&#8217; (cioe&#8217; tutti i modi in cui un sistema puo&#8217;<br \/>\n        immagazzinare energia) compete la stessa frazione dell&#8217;energia totale.<br \/>\n        Ora dato che le frequenze possibili, anche tenendo conto della limitazione<br \/>\n        sulle lunghezze d&#8217;onda, sono infinite (basti pensare al fatto che una<br \/>\n        volta presa un&#8217;onda con lunghezza d&#8217;onda pari al lato della scatola, tutte<br \/>\n        le onde con lunghezza pari a questa e divisa per un intero danno luogo<br \/>\n        a onde stazionarie), e che ad ogni onda si comporta come se fosse un insieme<br \/>\n        di oscillatori (molle) in numero pari al numero di massimi dell&#8217;onda,<br \/>\n        ne consegue che l&#8217;energia totale di un tale sistema dovrebbe essere infinita,<br \/>\n        in particolare la potenza emessa dalle frequenze piu&#8217; alte e&#8217; altissima,<br \/>\n        e cresce sempre di piu&#8217; con la frequenza, perche&#8217; ad alte frequenze corrispondono<br \/>\n        piccole lunghezze d&#8217;onda e quindi un maggior numero di oscillatori. <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accade quella che va sotto il nome di catastrofe ultravioletta, perche&#8217;<br \/>\n        la potenza cresce al crescere della frequenza (la luce ultravioletta e&#8217;<br \/>\n        quella a frequenze piu&#8217; alte di quella visibile). <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una cosa del genere e&#8217; chiaramente impossibile, perche&#8217; non puo&#8217; esistere<br \/>\n        un oggetto che contiene energia infinita.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"> L&#8217;altra alternativa, se si fissa l&#8217;energia totale, e&#8217; che ad ogni frequenza<br \/>\n        compete energia nulla, perche&#8217; una quantita&#8217; finita (l&#8217;energia totale)<br \/>\n        divisa per una infinita (numero di gradi di liberta&#8217; del sistema) da 0.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Anche questo e&#8217; impossibile perche&#8217; i corpi neri, che emettono un ben<br \/>\n        determinato spettro dimostrando di non avere potenza nulla in almeno un<br \/>\n        intervallo finito di frequenze, esistono. <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre tutto questo cozzava drammaticamente con gli esperimenti, che<br \/>\n        evidenziavano uno spettro a forma di campana, piccato su una certa frequenza<br \/>\n        per cui c&#8217;era la potenza emissiva massima, questa frequenza dipendeva<br \/>\n        dalla temperatura, mentre la potenza emissiva andava a 0 per le frequenze<br \/>\n        molto basse e molto alte. I calcoli classici riproducevano i risultati<br \/>\n        sperimentali solo per basse frequenze, mentre ad alte frequenze, come<br \/>\n        abbiamo detto prima, le previsioni classiche davano un andamento della<br \/>\n        potenze emissiva indefinitivamente crescente al crescere della frequenza.\n      <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Planck risolse questo problema introducendo il concetto di quantizzazione<br \/>\n        dell&#8217;azione, cioe&#8217; il concetto per cui l&#8217;azione (che e&#8217; una grandezza<br \/>\n        caratteristica di un sistema che normalmente si esprime come differenza<br \/>\n        tra l&#8217;energia cinetica e quella potenziale integrata sul tempo) puo&#8217; assumere<br \/>\n        solo multipli interi di una certa quantita&#8217; detta quanto d&#8217;azione, pari<br \/>\n        ad h. Formalizzando questa ipotesi Planck introdusse la relazione E=h*f,<br \/>\n        che indicava l&#8217;energia che si doveva attribbuire ad un oscillatore di<br \/>\n        frequenza f (il fattore n compare se si considerano n oscillatori o se<br \/>\n        si considera un onda con n massimi all&#8217;interno dela scatola), quindi un&#8217;onda,<br \/>\n        all&#8217;interno di una scatola, poteva esistere solo se l&#8217;energia che le si<br \/>\n        attribbuiva era sufficientemente grande da poter creare almeno un &#8220;quanto&#8221;<br \/>\n        di luce (quello che adesso si chiama fotone) per cui era necessaria un<br \/>\n        energuia pari ad h*f.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"> Da notare che la relazione E=h*f non e&#8217; un risultato della teoria di<br \/>\n        Planck, ma un&#8217;assunzione, in quanto la quantizzazione dell&#8217;azione non<br \/>\n        puo&#8217; essere ottenuta, in un contesto di calcoli classici, come quello<br \/>\n        fatto da Planck, a partire da altre considerazioni, infatti la prima teoria<br \/>\n        che non contempla la quantizzazione dell&#8217;azione tra le sue ipotesi di<br \/>\n        partenza, ma la ottiene come risultato di altre ipotesi concettualmente<br \/>\n        diverse, e&#8217; la meccanica ondulatoria di Schroendiger, che giunse dopo,<br \/>\n        quasi alla fine del processo costruttivo della teoria quantistica, e che<br \/>\n        per la sua formulazione ha docuto aspettare l&#8217;intuizione di Heinsenberg<br \/>\n        riguardo il principio di indeterminazione, che, anche se conseguenza concettuale<br \/>\n        della quantizzazione dell&#8217;azione, era fondamentale per dare corpo alle<br \/>\n        conseguenze del dualismo onda-particella. <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, c&#8217;e&#8217; da dire che Planck non era intenzionato, all&#8217;inizio<br \/>\n        del suo lavoro, a quantizzare realmente l&#8217;azione, la sua intenzione era<br \/>\n        introdurre semplicemente una nuova modalita&#8217; di calcolo, usando questa<br \/>\n        discretizzazione e poi considerando il limite per h nulla, cosa che concettualmente<br \/>\n        cancella la discretizzazione. Infatti Planck nel suo calcolo fa spesso<br \/>\n        uso di procedure matematiche che sarebbero valide, a rigore, solo se gli<br \/>\n        scambi di energia fossero continui, cosa che invece non sarebbe giusto<br \/>\n        considerare visto che l&#8217;ipotesi di Planck e&#8217; proprio quella di eliminare<br \/>\n        gli scambi continui di energia, invece Planck lo fa perche&#8217; convinto che<br \/>\n        gli scambi siano in realta&#8217; continui e che la discretizzazione vada intesa<br \/>\n        solo come artificio matematico. Solo che alla fine, quando procedette<br \/>\n        al confronto con i risultati, si rese conto che per far quadrare i conti,<br \/>\n        il limite per h nulla non era consistente e che le espressioni ottenute<br \/>\n        corrispondevano ai dati sperimentali per un ben preciso valore di h, molto<br \/>\n        piccolo, ma ben al di sopra degli errori sperimentali, tanto da non poter<br \/>\n        considerare questa quantita&#8217; arbitrariamente piccola, e quindi si convinse,<br \/>\n        e poi convinse anche gli altri, che la quantizzazione dell&#8217;azione era<br \/>\n        una realta&#8217; del mondo fisico. <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Riguardo allo scambio energetico tra le pareti e le onde, la questione<br \/>\n        e&#8217; molto semplice, nello studio del modello (molto semplificato, in realta&#8217;)<br \/>\n        del corpo nero su cui ha lavorato Planck e che ha portato alla formulazione<br \/>\n        della meccanica quantistica, non c&#8217;e&#8217; scambio perche&#8217; le pareti sono considerate<br \/>\n        perfettamente riflettenti e quindi le onde si riflettono su di esse senza<br \/>\n        scambi di energia, esattamente come una boccia che rimbalzi sulle pareti<br \/>\n        di un biliardo con urti perfettamente elastici. <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta assodata la natura corpuscolare, o meglio quantizzata, della<br \/>\n        luce bisognerebbe riformulare tutto in termini di interazione tra i fotoni<br \/>\n        e gli atomi delle pareti, ma questo non e&#8217; stato fatto al tempo di Planck<br \/>\n        o immediatamente dopo (per l&#8217;ovvio motivo che si era all&#8217;inizio dello<br \/>\n        studio quantistico del mondo), e comunque una discussione del genere ci<br \/>\n        porterebbe lontano dalla domanda che hai fatto. <\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n      <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Puoi approfondire l&#8217;argomento sull&#8217;articolo di Giuseppe Giuliani (suggerito<br \/>\n        da Paolo Sirtoli) che trovi all&#8217;indirizzo <a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/matsci.unipv.it\/percorsi\/Planck.htm\">http:\/\/matsci.unipv.it\/percorsi\/Planck.htm<\/a><br \/>\n        che e&#8217; una review divulgativa sui passi storici nello studio dello spettro<br \/>\n        di corpo nero. <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":208,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[47],"tags":[],"class_list":["post-1911","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-fisica-quantistica-e-nucleare"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1911","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/208"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1911"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1911\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1911"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1911"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1911"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}