{"id":1863,"date":"-0001-11-30T00:00:00","date_gmt":"-0001-11-29T23:10:04","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"1863","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1863\/","title":{"rendered":"Alcuni anni fa, fece scalpore la notizia della scoperta della fusione fredda da parte di due fisici. Di cosa si trattava, ora a che punto siamo?"},"content":{"rendered":"<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Subito dopo la seconda guerra<br \/>\n        mondiale, gli scenziati cominciaro a progettare una arma<br \/>\n        che superasse i limiti della bomba nucleare a <em>fissione<br \/>\n        <\/em>(il tipo che esplose sulle citta&#8217; di Hiroshima e<br \/>\n        Nagasaki). Una bomba a fissione, infatti, non puo&#8217;<br \/>\n        provocare esplosioni di energia superiore a circa 1<br \/>\n        milione di tonnellate di TNT, perche&#8217; vi sono dei limiti<br \/>\n        alla quantita&#8217; di isotopi fissili (per esempio uranio)<br \/>\n        che si possono utilizzare su di un ordigno di questo<br \/>\n        tipo.<\/font><font size=\"2\"> <\/font><font size=\"2\">La<br \/>\n        strada seguita fu quella di cercare altre reazioni<br \/>\n        nucleari che non avessero limiti sulla quantita&#8217; di<br \/>\n        isotopi da &#8220;bruciare&#8221;. Si progetto&#8217;, cosi&#8217;, una<br \/>\n        bomba che realizzasse la <em>fusione <\/em>nucleare di due<br \/>\n        isotopi dell&#8217;idrogeno, la famosa &#8220;bomba ad<br \/>\n        idrogeno&#8221;, o &#8220;bomba H&#8221;. Nel 1952 si ebbe<br \/>\n        la prima esplosione di una bomba H, di proprieta&#8217;<br \/>\n        americana.<\/font><font size=\"2\"> <\/font><font size=\"2\">Purtroppo<br \/>\n        gran parte del progresso tecnologico e&#8217; avvenuto (ed<br \/>\n        avviene ancora oggi) grazie agli &#8220;scarti&#8221; della<br \/>\n        ricerca bellica, che puo&#8217; contare in tutto il mondo di<br \/>\n        investimenti in uomini, denaro e mezzi, veramente<br \/>\n        impressionanti, se confrontati con la ricerca civile.<\/font><font size=\"2\">\u00a0 <\/font>\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Dagli &#8220;scarti&#8221; delle ricerche<br \/>\n        sulle bombe si ottennero numerosi dati importanti per la<br \/>\n        comprensione del &#8220;funzionamento&#8221; delle reazioni<br \/>\n        nucleari. Fu chiaro da subito che ci si trovava di fronte<br \/>\n        a delle potenziali fonti di energia davvero grandi, ed il<br \/>\n        loro sfruttamento poteva portare ad un sostanziale<br \/>\n        miglioramento della vita di tutti, aumentando<br \/>\n        cospicuamente l&#8217;energia disponibile per le attivita&#8217;<br \/>\n        produttive.<\/font><font size=\"2\"> <\/font><font size=\"2\">All&#8217;universita&#8217;<br \/>\n        di Chicago, il 2 dicembre del 1942, Enrico Fermi (che era<br \/>\n        dovuto emigrare in America &#8220;grazie&#8221; alle leggi<br \/>\n        razziali italiane) accese, per la prima volta, un<br \/>\n        reattore nucleare a fissione, dando inizio all&#8217;utilizzo<br \/>\n        civile del nucleare da fissione.<\/font><font size=\"2\"> <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Ancora oggi, invece, non c&#8217;e&#8217; un<br \/>\n        utilizzo civile del nucleare da fusione, a parte quello<br \/>\n        sperimentale nei laboratori di ricerca. E non si vede, a<br \/>\n        breve, nessuna possibilita&#8217; di utilizzo di questa fonte<br \/>\n        di energia (se si escludono le reazioni di fusione<br \/>\n        nucleare che avvengono nella nostra stella, il Sole, e<br \/>\n        che rendono possibile la vita sulla Terra&#8230;.)<\/font><font size=\"2\"> \u00a0 <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Ma vediamo un attimo in maggior<br \/>\n        dettaglio che cosa sono le <em><strong>reazioni nucleari.<\/strong><\/em><br \/>\n        Partiamo da un esempio a noi piu&#8217; familiare: il fuoco.<br \/>\n        Cosa avviene quando un pezzo di legna brucia? Avvengono<br \/>\n        delle <em>reazioni chimiche<\/em> che<br \/>\n        &#8220;trasformano&#8221; la legna in altre cose (cenere,<br \/>\n        anidride carbonica e composti minori). In piu&#8217; si libera<br \/>\n        energia. In una reazione nucleare avviene una cosa<br \/>\n        simile: si ha una trasformazione del<br \/>\n        &#8220;combustibile&#8221; in altri prodotti, e<br \/>\n        contemporaneamente una liberazione di energia. La<br \/>\n        differenza piu&#8217; importante e&#8217; che mentre nelle reazioni<br \/>\n        chimiche i fenomeni che avvengono interessano gli<br \/>\n        elettroni (cioe&#8217; la parte piu&#8217; esterna di un atomo),<br \/>\n        nelle reazioni nucleari si modifica il nucleo, cioe&#8217; la<br \/>\n        parte piu&#8217; piccola, interna e massiccia dell&#8217;atomo. Come<br \/>\n        per le reazioni chimiche anche le reazioni nucleari hanno<br \/>\n        spesso bisogno di una &#8220;scintilla&#8221;, per<br \/>\n        avviarsi. E questa &#8220;scintilla&#8221; potrebbe dover<br \/>\n        essere piu&#8217; o meno intensa a secondo dei<br \/>\n        &#8220;combustibili&#8221; (chimici o nucleari che siano);<br \/>\n        per esempio e&#8217; noto a tutti quelli che hanno provato ad<br \/>\n        accendere un fuoco che l&#8217;alcol etilico si accende molto<br \/>\n        facilmente, mentre la legna richiede un certo impegno. <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Per i combustibili nucleari si ha che<br \/>\n        un isotopo dell&#8217;uranio &#8220;si accende&#8221; molto<br \/>\n        facilmente (reazione di fissione), mentre l&#8217;idrogeno<br \/>\n        utilizzato nelle bombe H ha bisogno di una<br \/>\n        &#8220;scintilla&#8221; molto piu&#8217; intensa: addirittura per<br \/>\n        poterla innescare si utilizza una bomba nucleare a<br \/>\n        fissione! E&#8217; proprio questa &#8220;difficolta&#8217; di<br \/>\n        accensione&#8221; che permette di poterne utilizzare una<br \/>\n        quantita&#8217; grandissima, sulle bombe. Ma e&#8217; anche la piu&#8217;<br \/>\n        grossa difficolta&#8217; al suo utilizzo civile. Ed e&#8217; per<br \/>\n        questo che, negli ultimi 20 anni, si e&#8217; cercato di<br \/>\n        trovare delle &#8220;scorciatoie&#8221;. Cos&#8217;e&#8217; una<em>&#8220;scorciatoia&#8221;<\/em>?<br \/>\n        Anche in questo caso il paragone con la chimica potra&#8217;<br \/>\n        essere illuminante. Forse qualcuno di voi avra&#8217; provato a<br \/>\n        bruciare lo zucchero. Chi l&#8217;ha fatto avra&#8217; notato che lo<br \/>\n        zucchero brucia con difficolta&#8217;; mentre se ad esso si<br \/>\n        mischia della cenere la combustione avviene molto piu&#8217;<br \/>\n        facilmente. E&#8217; un&#8217;esperimento istruttivo che puo&#8217; fare<br \/>\n        chiunque (con le dovute cautele!) La cenere e&#8217; quello che<br \/>\n        si chiama un <em><strong>catalizzatore <\/strong><\/em>per<br \/>\n        la reazione di combustione dello zucchero.<\/font><font size=\"2\"> <\/font><font size=\"2\">Cioe&#8217; rende minore<br \/>\n        l&#8217;energia di attivazione della reazione, in modo che una<br \/>\n        &#8220;scintilla&#8221; pi\u00f9 piccola sia sufficiente per<br \/>\n        avviare la reazione. Il meccanismo di azione dei vari<br \/>\n        catalizzatori puo&#8217; essere molto diverso e specifico da<br \/>\n        reazione a reazione, e per comprenderlo e&#8217; importante<br \/>\n        capire in dettaglio perche&#8217; in ciascun caso si ha proprio<br \/>\n        quella specifica energia di attivazione (cioe&#8217; perche&#8217;<br \/>\n        serve una scintilla almeno &lt;di quella intensita&#8217;&gt;,<br \/>\n        o superiore, per accendere quella particolare reazione)<\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Si e&#8217; pensato abbastanza presto di<br \/>\n        provare a cercare dei catalizzatori per la reazione di<br \/>\n        fusione nucleare degli isotopi dell&#8217;idrogeno. Ma con<br \/>\n        scarsi risultati, almeno inizialmente. \u00a0 Vediamo ora<br \/>\n        perche&#8217; e&#8217; necessaria un&#8217;energia cosi&#8217; grande per poter<br \/>\n        &#8220;accendere&#8221; una reazione di questo tipo. La<br \/>\n        fusione nucleare consiste nell&#8217;avvicinamento dei nuclei<br \/>\n        di due atomi a distanza tale che questi diventano un<br \/>\n        nucleo solo: quello dell&#8217;elio (o meglio di uno dei suoi<br \/>\n        isotopi). La distanza fino a cui e&#8217; facile avvicinare due<br \/>\n        atomi di idrogeno (o due isotopi) e&#8217; circa 1000 volte<br \/>\n        maggiore di questa. Per andare oltre bisogna vincere le<br \/>\n        notevoli forze repulsive che si esercitano tra i due<br \/>\n        nuclei, poiche&#8217; essi hanno la stessa carica elettrica (un<br \/>\n        po&#8217; come quando si cerca di avvicinare due calamite,<br \/>\n        orientate in modo da presentare lo stesso polo<br \/>\n        magnetico). Il modo in cui questa naturale repulsione<br \/>\n        viene vinta nella convenzionale fusione nucleare<br \/>\n        &#8220;calda&#8221; (o termonucleare, come si usa dire) e&#8217;<br \/>\n        quello che avviene nel centro del Sole: gli atomi sono<br \/>\n        soggetti ad una fortissima pressione (nella nostra stella<br \/>\n        dovuta al peso degli strati di materia sovrastanti) ed in<br \/>\n        piu&#8217; ciascun atomo ha una elevatissima velocita&#8217; rispetto<br \/>\n        agli altri (il che equivale a dire che sono a temperature<br \/>\n        dell&#8217;ordine dei <em>milioni <\/em>di gradi). In queste<br \/>\n        condizioni e&#8217; piu&#8217; facile che due atomi di idrogeno<br \/>\n        riescano ad avvicinarsi quanto basta per dare luogo alla<br \/>\n        fusione termonucleare. Nella bomba H si utilizza una<br \/>\n        bomba termonucleare a fissione per raggiungere le<br \/>\n        condizioni di pressione e temperature necessarie<br \/>\n        all&#8217;innesco della fusione. <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Nel tipo piu&#8217; comune di reattori<br \/>\n        sperimentali in cui si sta cercando di realizzare la<br \/>\n        fusione termonucleare controllata dell&#8217;idrogeno si<br \/>\n        utilizzano dei campi magnetici per sostenere e<br \/>\n        pressurizzare l&#8217;idrogeno (poiche&#8217; nessun materiale<br \/>\n        sarebbe in grado di resistere alle temperature e<br \/>\n        pressioni necessarie), e vari metodi per riscaldarlo. E&#8217;<br \/>\n        chiaro che questa tecnica (cosi&#8217; come le altre che si<br \/>\n        basano su alte pressioni e temperature) presenta grossi<br \/>\n        problemi tecnici. Negli anni ottanta ci sono stati vari<br \/>\n        tentativi per trovare una maniera meno<br \/>\n        &#8220;brutale&#8221; di avvicinare fra loro gli atomi alla<br \/>\n        distanza necessaria. E&#8217; opportuno sottolineare che non<br \/>\n        puo&#8217; esistere una maniera chimica di avvicinare cosi&#8217;<br \/>\n        tanto gli atomi, poiche&#8217; le distanze in cui la chimica<br \/>\n        agisce sono 1000 volte maggiori di quanto richiesto.<br \/>\n        \u00a0 <br \/>\n        <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Il 23 marzo 1989 gli elettrochimici<br \/>\n        Martin Fleischman e Stanley Pons, dell&#8217;universita&#8217; dello<br \/>\n        Utah a Salt Lake City annunciarono di aver rivelato un<br \/>\n        processo di fusione degli atomi di deuterio (un isotopo<br \/>\n        dell&#8217;idrogeno), a temperatura ambiente, in cella<br \/>\n        elettrolitica con catodo di palladio.\u00a0\u00a0 Si<br \/>\n        stava imboccando la via giusta? Non era, per la verita&#8217;,<br \/>\n        la prima volta che si diffondevano notizie di<br \/>\n        catalizzazione, per diverse vie, delle reazioni di<br \/>\n        fusione (gia&#8217; alcuni anni prima era comparso un articolo<br \/>\n        dal titolo &#8220;fusione nucleare fredda&#8221; su <em>Scientific<br \/>\n        American &#8211;<\/em>disponibile anche in lingua italiana sul<br \/>\n        numero 229 de Le Scienze). Era la prima volta, pero&#8217;, che<br \/>\n        la cosa avveniva in maniera cosi&#8217; strana,<br \/>\n        &#8220;atomica&#8221;, mi si passi il termine, senza<br \/>\n        interventi prettamente nucleari comi ci si aspetterebbe<br \/>\n        (nell&#8217;articolo citato sopra, invece, la catalizzazione<br \/>\n        avvenina tramite muoni, particelle <em>sub-atomiche<\/em>)<br \/>\n        Anche il tempestivo interesse dei mezzi di comunicazione<br \/>\n        di massa lasciava supporre due cose: o era davvero una<br \/>\n        scoperta fondamentale, oppure era la classica bufala che<br \/>\n        veniva spacciata per scoop.\u00a0 In ogni caso in tutto<br \/>\n        il mondo si cerco&#8217; di riprodurre l&#8217;esperimento, per<br \/>\n        vedere di cosa si trattasse. Fu chiaro da subito un<br \/>\n        grosso problema: la riproducibilita&#8217; dell&#8217;esperimento non<br \/>\n        era garantita, c&#8217;era qualcosa che sfuggiva. <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Una caratteristica fondamentale della<br \/>\n        ricerca scientifica e&#8217; la riproducibilita&#8217;: quando e&#8217;<br \/>\n        chiaro quali sono le condizioni in cui si manifesta un<br \/>\n        certo fenomeno (pressione, temperatura, purezza dei<br \/>\n        materiali, etc) l&#8217;esperimento deve potersi ripetere con<br \/>\n        una sua regolarita&#8217;. Cio&#8217; non avveniva nei vari<br \/>\n        laboratori: c&#8217;erano degli apparecchi, apparentemente<br \/>\n        identici, che non erano in grado di dare gli stessi<br \/>\n        risultati fra loro. Questo poteva voler dire due cose: o<br \/>\n        non si comprendeva bene cosa stesse accadendo e si<br \/>\n        tralasciassero degli aspetti fondamentali, oppure si era<br \/>\n        di fronte ad un fenomeno spurio, dovuto ad altre cause. <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Il 22 aprile del 1989 (a meno di un<br \/>\n        mese dalla pubblicazione del lavoro di Fleishman e Pons),<br \/>\n        il fisico italiano Francesco Scaramuzzi, dell&#8217;ENEA di<br \/>\n        Frascati, presento&#8217; una relazione in cui dimostro&#8217;<br \/>\n        l&#8217;emissione di neutroni da parte di sistema<br \/>\n        deuterio-titanio. Si trattava di un sistema diverso da<br \/>\n        quello utilizzato dai due statunitensi ma sembrava<br \/>\n        dimostrare inequivocabilmente la possibilita&#8217; di reazioni<br \/>\n        nucleari degli isotopi dell&#8217;idrogeno, se posti in<br \/>\n        opportune condizioni insieme a metalli come il palladio<br \/>\n        od il titanio. Infatti l&#8217;emissione di neutroni sarebbe<br \/>\n        altrimenti inspiegabile per motivi esclusivamente<br \/>\n        chimici. Se da un lato questa era un&#8217;ottima notizia,<br \/>\n        poiche&#8217; sembrava confermare la possibilita&#8217; di reazioni<br \/>\n        nucleari &#8220;fredde&#8221;, dall&#8217;altro riportava in<br \/>\n        primo piano il problema dei rifiuti radioattivi, poiche&#8217;<br \/>\n        l&#8217;emissione di neutroni e&#8217; una grossa fonte di<br \/>\n        radioattivita&#8217; indotta (problema grave per quasi tutte le<br \/>\n        reazioni di fusione nucleare e specialmente per quelle<br \/>\n        che si mostrano come le piu&#8217; promettenti reazioni di<br \/>\n        fusione nucleare &#8220;calda&#8221;) \u00a0 La relazione<br \/>\n        di Scaramuzzi ed altri risultati spingevano ancora di<br \/>\n        piu&#8217; a tentare di riprodurre l&#8217;esperimento iniziale, od<br \/>\n        alcune sue varianti. I risultati continuarono ad essere<br \/>\n        incerti e cio&#8217; allontano&#8217; quasi subito l&#8217;interesse dei<br \/>\n        piu&#8217; scettici. <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Anche nei laboratori che ottenevano i<br \/>\n        risultati migliori gli esperimenti non andarono sempre<br \/>\n        nel verso sperato. Ciononostante le ricerche<br \/>\n        proseguirono, ed alcune industrie giapponesi (sempre<br \/>\n        pronte a sfruttare tecnologicamente i risultati della<br \/>\n        ricerca scientifica) decisero di investire i loro soldi<br \/>\n        nel campo. Produssero anche dei brevetti, ma sempre con<br \/>\n        le caratteristiche di imprevedibilita&#8217; di funzionamento.<br \/>\n        In piu&#8217; questi brevetti risultarono troppo costosi per<br \/>\n        essere utilizzati, ma, si sperava che, col tempo si<br \/>\n        sarebbero escogitate varianti piu&#8217; economiche. \u00a0<br \/>\n        Ovviamente anche dal fronte teorico si svilupparono delle<br \/>\n        possibili spiegazioni, piu&#8217; o meno fantasiose. Nessuna<br \/>\n        pero&#8217; fu in grado di descrivere come si vorrebbe la<br \/>\n        fenomenologia osservata, ne&#8217; tantomeno di predire con<br \/>\n        successo esperimenti ancora non effettuati, cosa che<br \/>\n        sarebbe stata di grande aiuto nella ricerca di soluzioni<br \/>\n        di piu&#8217; efficienti dispositivi sperimentali. <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">L&#8217;unica cosa che fu chiara da subito e&#8217;<br \/>\n        che la realizzazione della fusione fredda non capovolge<br \/>\n        nessuna delle leggi della fisica a noi note: si tratta<br \/>\n        solo di una reazione di catalizzazione, molto importante<br \/>\n        per i nostri scopi tecnologici, forse, ma assolutamente<br \/>\n        ininfluente sulla nostra comprensione generale del mondo.<br \/>\n        \u00a0 Passano gli anni e l&#8217;interesse del pubblico<br \/>\n        diminusce. Lo spettro di una crisi energetica (che era<br \/>\n        una delle principali cause dell&#8217;interesse dei mass media)<br \/>\n        era stato sempre presente negli anni ottanta, ma viene<br \/>\n        dimenticato ben presto negli anni novanta. La gente ha<br \/>\n        gia&#8217; una fonte di energia abbondante ed economica: e&#8217; il<br \/>\n        petrolio, perche&#8217; parlare d&#8217;altro? La fusione fredda<br \/>\n        ritorna nel limbo dei laboratori di ricerca, accompagnata<br \/>\n        anche da altre &#8220;invenzioni&#8221;, forse meno<br \/>\n        sensazionali, ma ancora piu&#8217; importanti (alcune gia&#8217;<br \/>\n        tecnicamente pronte alla commercializzazione e<br \/>\n        sufficientemente economiche da reggere la competizione).<br \/>\n        La produzione e la gestione di quel bene fondamentale che<br \/>\n        e&#8217; l&#8217;energia viene lasciata ai capricci dei paesi del<br \/>\n        cartello dell&#8217;OPEC, che (Guerra del Golfo a parte)<br \/>\n        sembrano non dare piu&#8217; troppi problemi. \u00a0 <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Intanto le ricerche sulla fusione<br \/>\n        proseguono, ma i risultati non vanno di pari passo con<br \/>\n        gli sforzi dei ricercatori. Tutti i gruppi di ricerca<br \/>\n        concordano nell&#8217;avere ottenuto una produzione di calore<br \/>\n        anomala, nell&#8217;interazione fra alcuni metalli ed isotopi<br \/>\n        dell&#8217;idrogeno. Vengono meno anche le certezze che questa<br \/>\n        produzione di calore dipenda davvero da reazioni nucleari<br \/>\n        e non da normali reazioni chimiche non ancora comprese.<br \/>\n        La riproducibilita&#8217; dei risultati resta ancora un<br \/>\n        miraggio. La maggior parte degli scienziati inizia a<br \/>\n        credere che si sia trattato di un bluff, ma le ricerche<br \/>\n        continuano ancora (in Italia mi risulta che ci siano, a<br \/>\n        tutt&#8217;oggi, circa un centinaio di persone che fanno<br \/>\n        ricerca in questo campo). \u00a0 Da quanto ne so<br \/>\n        l&#8217;industria ha perso interesse al problema, se non altro<br \/>\n        perche&#8217;, con le tecnologie che offrono piu&#8217; speranze, la<br \/>\n        produzione di energia e&#8217; modesta, per renderne economico<br \/>\n        l&#8217;uso. Ma la ricerca continua, e, prima o poi, sapremo<br \/>\n        che cosa succede, solo alcune volte, in quelle celle<br \/>\n        elettrolitiche.\u00a0 \u00a0 <\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Per concludere vorrei fare una<br \/>\n        riflessione: l&#8217;eventuale sviluppo futuro della fusione<br \/>\n        nucleare (fredda o calda che sia) portera&#8217; davvero una<br \/>\n        svolta nel nostro mondo? Io, purtroppo, sono portato a<br \/>\n        credere di no. Questo mio pessimismo e&#8217; motivato dal<br \/>\n        fatto che gia&#8217; oggi ci sono molte applicazioni che non<br \/>\n        vengono prese in considerazione, preferendo i classici<br \/>\n        derivati del petrolio. E questo nonostante le pressioni<br \/>\n        di chi ha a cuore il rischio che il clima del nostro<br \/>\n        pianeta venga sconvolto da un abuso di combustibili<br \/>\n        fossili. Che tra l&#8217;altro non sono una fonte inesauribile,<br \/>\n        anzi oggi iniziamo a vederne la diminuzione&#8230;<\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\" face=\"Verdana\">Vedi anche:<\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n        <font size=\"2\"><a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.lescienze.it\/sixcms\/detail.php3?id=241&amp;bereich_id=2\"><font face=\"Verdana\">La fusione<br \/>\n        fredda dieci anni dopo<\/font><font face=\"Verdana\"> <i>La ricerca rimane al palo<\/i><\/font><\/a><\/font><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":186,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[44],"tags":[],"class_list":["post-1863","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-domande-varie-fisica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1863","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/186"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1863"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1863\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1863"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1863"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1863"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}