{"id":1526,"date":"-0001-11-30T00:00:00","date_gmt":"-0001-11-29T23:10:04","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"1526","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1526\/","title":{"rendered":"Tommaso Busiello chiede: \r\nVorrei sapere se esistono studi sulla pericolosit\u00e0 dei campi elettromagnetici emessi da elettrodotti a media tensione (inferiore a 30 kV), e in caso affermativo quali sono stati i risultati."},"content":{"rendered":"<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">A ben guardare,<br \/>\n        la domanda \u00e8 leggermente malposta. In realt\u00e0 sono stati<br \/>\n        fatti e sono in corso numerosi studi per stabilire se il campo magnetico<br \/>\n        a frequenza di rete (50 Hz in Italia) sia pericoloso ed a quali livelli,<br \/>\n        ma senza riferirsi a priori al fatto che esso sia generato da un elettrodotto<br \/>\n        di un tipo piuttosto che di un altro, oppure da un elettrodomestico o<br \/>\n        da un apparato industriale per riscaldamento ad induzione etc. Si cerca<br \/>\n        invece di stimare, in ogni situazione presa in considerazione, l&#8217;effettiva<br \/>\n        intensit\u00e0 del campo magnetico presente, prendendo in considerazione<br \/>\n        i contributi di tutte le sorgenti significative.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Sarebbe forse<br \/>\n        pi\u00f9 corretto domandarsi <i>Sono stati fatti studi per stabilire<br \/>\n        l&#8217;intensit\u00e0 del campo magnetico a 50 Hz generato da elettrodotti<br \/>\n        a media o bassa tensione?<\/i> ma in realt\u00e0 nessuno &#8220;studio&#8221;<br \/>\n        particolare \u00e8 necessario, quanto piuttosto la semplice applicazione<br \/>\n        di algoritmi di calcolo noti, una volta che siano stati acquisiti i dati<br \/>\n        geometrici ed elettrici delle linee interessate. Si \u00e8 gi\u00e0<br \/>\n        accennato a queste questioni in un&#8217;altra <a href=\"http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=7857\">risposta<\/a>,<br \/>\n        alla quale rimandiamo quindi il lettore.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Pi\u00f9<br \/>\n        interessante \u00e8 invece chiedersi <i>Perch\u00e9 si fannno studi<br \/>\n        sulla pericolosit\u00e0 del campo magnetico?<\/i> Il fatto \u00e8 che<br \/>\n        da una parte sono ben noti gli effetti di una esposizione anche breve<br \/>\n        a campi molto intensi (i cosiddetti <strong>effetti acuti<\/strong>), e<br \/>\n        su questi sono basate quasi tutte le normative di sicurezza. Per\u00f2<br \/>\n        \u00e8 ancora da chiarire se vi siano conseguenze sanitarie alle esposizioni<br \/>\n        prolungate a livelli molto pi\u00f9 bassi di quelli ammessi dalle normative<br \/>\n        (<b>effetti cronici<\/b>) anche se, come dir\u00f2 pi\u00f9 avanti,<br \/>\n        gli studi pi\u00f9 recenti sembrano orientati a dare una risposta negativa.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Gli studi<br \/>\n        scientifici sugli effetti del campo magnetico a bassa frequenza &#8211; o pi\u00f9<br \/>\n        in generale dei campi elettromagnetici di qualunque frequenza &#8211; si possono<br \/>\n        classificare in quattro tipologie diverse.<\/font><\/p>\n<ol>\n<li><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Studi<br \/>\n          <b>in vitro<\/b> su colture cellulari, microorganismi, tessuti escissi.<br \/>\n          Indagini di questo tipo sono estremamente importanti per cercare di<br \/>\n          individuare un possibile meccanismo d&#8217;azione che renda conto dei conclamati<br \/>\n          effetti cronici. Purtroppo, fino ad oggi questo obbiettivo non \u00e8<br \/>\n          stato raggiunto.<\/font><\/li>\n<li><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Studi<br \/>\n          <b>in vivo<\/b> su animali da laboratorio, sottoposti ad esposizioni<br \/>\n          prolugate a campi di varia intensit\u00e0, per evidenziare eventuali<br \/>\n          conseguenze sanitarie o comportamentali.<\/font><\/li>\n<li><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Studi<br \/>\n          (ormai sempre pi\u00f9 rari) su <b>volontari umani<\/b> per analizzare<br \/>\n          gli effetti acuti delle esposizioni e valutarne le soglie.<\/font><\/li>\n<li>\n<p align=\"left\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Studi<br \/>\n            <b>epidemiologici<\/b> su popolazioni umane esposte per motivi professionali<br \/>\n            (per esempio: lavoratori di aziende elettriche) o residenziali (abitanti<br \/>\n            nei pressi di elettrodotti) o, infine, comportamentali (individui<br \/>\n            che fanni ampio e frequente uso di apperecchi elettrici) per evidenziare<br \/>\n            eventuali associazioni statisticamente significative tra livello di<br \/>\n            esposizione ed incidenza di patologie di vario tipo. <\/font><\/p>\n<\/li>\n<\/ol>\n<p align=\"left\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Sono<br \/>\n        proprio le indagini di quest&#8217;ultimo tipo ad aver alimentato, come \u00e8<br \/>\n        noto, il sospetto di un aumento del rischio di leucemia infantile, a partire<br \/>\n        dal primo, famoso lavoro di Nancy Wertheimer e Ed Leeper del 1979 e fino<br \/>\n        grossomodo alla met\u00e0 degli anni 90.<\/font><\/p>\n<p align=\"left\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Il<br \/>\n        quadro degli studi pi\u00f9 recenti, ampi ed accurati, \u00e8 per\u00f2<br \/>\n        notevolmente pi\u00f9 tranquillizzante. Se consideriamo i 15 studi pi\u00f9<br \/>\n        recenti recensiti in &#8220;<a target=\"_blank\" href=\"http:\/\/www.mcw.edu\/gcrc\/cop\/powerlines-cancer-FAQ\/biblio.html\">Powerlines<br \/>\n        and Cancer Frequently Asked Questions: Bibliography<\/a>&#8221; di John<br \/>\n        Moulder, vediamo che almeno 11 di essi risultano negativi, nel senso che<br \/>\n        riportano nessuna associazione o associazione non significativa tra esposizione<br \/>\n        a campi elettrici e\/o magnetici a frequenza di rete ed incidenza della<br \/>\n        patologia indagata.<\/font><\/p>\n<p align=\"left\"><font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Se<br \/>\n        si ha l&#8217;impressione che gli elettrodotti a bassa o media tensione non<br \/>\n        siano in genere coinvolti in questi studi, \u00e8 solo perch\u00e9<br \/>\n        il campo magnetico da essi generato \u00e8 probabilmente, nella maggior<br \/>\n        parte dei casi, di intensit\u00e0 irrilevante rispetto ad altre categorie<br \/>\n        di sorgenti presenti sul teatro dell&#8217;esposizione. Questo NON \u00e8<br \/>\n        dovuto alla bassa tensione (il campo magnetico NON dipende direttamente<br \/>\n        dalla tensione sulla linea) ma alla corrente, relativamente poco intensa,<br \/>\n        che questa tipologia di linee in genere trasporta e, soprattutto, a motivi<br \/>\n        strutturali legati alla geometria dei tralicci, ovvero alla mutua posizione<br \/>\n        dei vari conduttori che costituiscono la linea.<\/font><\/p>\n<p>      <font size=\"2\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"> <\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":149,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[],"class_list":["post-1526","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-campi-elettromagnetici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1526","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/149"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1526"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1526\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1526"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1526"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1526"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}