{"id":1518,"date":"2000-02-08T00:00:00","date_gmt":"2000-02-07T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"1518","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1518\/","title":{"rendered":"Vorrei avere informazioni sulla pericolosit\u00e0 delle microonde con particolare attenzione alle loro caratteristiche fisiche (lunghezza d&#8217;onda e frequenza) rapportate e confrontate ad altre forme d&#8217;onda elettromagnetiche (UV) con lunghezza d&#8217;onda minore (e quindi piu&#8217; dannose?)\r\nChe rapporto c&#8217;\u00e8 tra frequenza o lungezza d&#8217;onda e pericolosit\u00e0 di un&#8217;onda elettromagnetica?"},"content":{"rendered":"<p>Intensit\u00e0 e frequenza sono due tra i parametri<br \/>\n        fondamentali che descrivono le propriet\u00e0 della <strong>radiazione<br \/>\n        elettromagnetica<\/strong> (EM). Esse determinano anche le<br \/>\n        modalit\u00e0 con cui la radiazione interagisce con i tessuti<br \/>\n        degli organismi biologici e quindi ne condizionano<br \/>\n        l&#8217;eventuale pericolosit\u00e0.<\/p>\n<p>L&#8217;<strong>intensit\u00e0<\/strong> della radiazione<br \/>\n        rappresenta semplicemente la quantit\u00e0 di energia<br \/>\n        da essa trasportata per unit\u00e0 di tempo e di<br \/>\n        superficie ortogonale alla direzione di propagazione.<br \/>\n        Qualunque fenomeno di interazione radiazione-materia si<br \/>\n        studi, esso &#8211; se si verifica &#8211; \u00e8 normalmente tanto pi\u00f9<br \/>\n        evidente quanto pi\u00f9 la radiazione \u00e8 intensa. Per la<br \/>\n        <strong>frequenza<\/strong><br \/>\n        il discorso \u00e8, come vedremo, pi\u00f9 complesso.<\/p>\n<p>Come \u00e8 noto,<br \/>\n        sono radiazioni elettromagnetiche tanto le onde<br \/>\n        radio, TV e dei cellulari, quanto le microonde dei forni<br \/>\n        omonimi, gli infrarossi, la luce visibile, i raggi<br \/>\n        ultravioletti, X e gamma. La diversa frequenza \u00e8 proprio<br \/>\n        ci\u00f2 che determina il diversissimo comportamento di<br \/>\n        questi tipi di radiazione EM, anche nella sua modalit\u00e0<br \/>\n        di interazione con la materia. Possiamo dire che, a<br \/>\n        seconda della frequenza, determinati fenomeni possono<br \/>\n        verificarsi o meno (per esempio: la ionizzazione) oppure<br \/>\n        avvenire, a parit\u00e0 di intensit\u00e0, con efficacia<br \/>\n        profondamente diversa (ad esempio: il riscaldamento dei<br \/>\n        materiali).<\/p>\n<h2>Onda o corpuscolo?<\/h2>\n<p>Chi studia la radiazione EM ed in particolare la sua<br \/>\n        interazione con la materia incontra un fatto curioso,<br \/>\n        noto come <strong>dualismo onda-corpuscolo<\/strong>.<br \/>\n        Alcuni dei fenomeni che si osservano (per esempio:<br \/>\n        diffrazione, interferenza) possono essere spiegati solo<br \/>\n        se si rappresenta la radiazione come un&#8217;onda in cui delle<br \/>\n        grandezze vettoriali (campo elettrico e campo magnetico)<br \/>\n        oscillano nello spazio e nel tempo, mantenendosi<br \/>\n        ortogonali alla direzione di propagazione. Altri fenomeni<br \/>\n        (per esempio: ionizzazione, effetto fotoelettrico)<br \/>\n        richiedono invece che si consideri la radiazione come un<br \/>\n        flusso di particelle corpuscolari chiamate <strong>fotoni<\/strong>.<br \/>\n        Sebbene i fenomeni di tipo corpuscolare avvengano pi\u00f9<br \/>\n        che altro ad altissime frequenze, tuttavia non si deve<br \/>\n        credere che il dualismo si riduca a una semplice<br \/>\n        distinzione del tipo &#8220;onde alle frequenze pi\u00f9<br \/>\n        basse, corpuscoli a quelle pi\u00f9 alte&#8221;. In realt\u00e0,<br \/>\n        \u00e8 possibile osservare tipici fenomeni ondulatori (come<br \/>\n        la diffrazione) perfino alle frequenze dei raggi X.<\/p>\n<p>Nella descrizione <strong>ondulatoria<\/strong>,<br \/>\n        l&#8217;intensit\u00e0 della radiazione \u00e8 legata all&#8217;ampiezza<br \/>\n        dell&#8217;oscillazione del campo elettrico e del campo<br \/>\n        magnetico, poich\u00e9 risulta:<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"239\" height=\"75\" src=\"..\/..\/esperti\/ambiente\/radiaz\/radiaz.gif\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p align=\"left\">dove E ed H sono i valori efficaci delle<br \/>\n        ampiezze dei campi e Z \u00e8 la cosiddetta <strong>impedenza<br \/>\n        caratteristica<\/strong> del mezzo dove la radiazione si<br \/>\n        sta propagando (il suo valore nel vuoto \u00e8 di circa 377<br \/>\n        ohm). La frequenza della radiazione rappresenta invece il<br \/>\n        numero di creste d&#8217;onda che si susseguono (in un punto<br \/>\n        prefissato) nell&#8217;unit\u00e0 di tempo. Essa \u00e8 legata alla <strong>lunghezza<br \/>\n        d&#8217;onda<\/strong>, che rappresenta lo spazio percorso da una cresta<br \/>\n        d&#8217;onda in un tempo pari all&#8217;inverso della frequenza.<\/p>\n<p align=\"left\">Nella descrizione <strong>corpuscolare<\/strong>,<br \/>\n        la frequenza costituisce una misura dell&#8217;energia<br \/>\n        trasportata da ogni singolo corpuscolo, in base alla<br \/>\n        famosa relazione secondo la quale l&#8217;energia di ogni<br \/>\n        fotone \u00e8 pari al prodotto della frequenza per la <strong>costante<br \/>\n        di Planck<\/strong> (il cui valore \u00e8 6,63.10<sup>-34<\/sup><br \/>\n        joule.secondo) mentre ovviamente l&#8217;intensit\u00e0 \u00e8 legata<br \/>\n        anche al numero di fotoni che transitano per unit\u00e0 di<br \/>\n        tempo attraverso l&#8217;unit\u00e0 di superficie ortogonale alla<br \/>\n        direzione di propagazione.<\/p>\n<h2>Radiazioni ionizzanti e non ionizzanti<\/h2>\n<p>La principale classificazione tra &#8220;tipi&#8221; di<br \/>\n        radiazione in funzione della frequenza \u00e8 quella che<br \/>\n        concerne la distinzione tra radiazioni ionizzanti e non. <em>Si<br \/>\n        definiscono radiazioni EM ionizzanti quelle radiazioni in<br \/>\n        grado di ionizzare direttamente la materia <\/em><em><strong>qualunque<br \/>\n        sia la loro intensit\u00e0<\/strong><\/em>. La ionizzazione \u00e8<br \/>\n        un tipico fenomeno corpuscolare, poich\u00e9 consiste<br \/>\n        nell&#8217;assorbimento di un fotone da parte di un elettrone<br \/>\n        esterno di un atomo: l&#8217;elettrone acquisisce l&#8217;energia del<br \/>\n        fotone e, se questa \u00e8 sufficiente (cio\u00e8 se la frequenza<br \/>\n        della radiazione \u00e8 abbastanza alta), abbandona l&#8217;atomo a<br \/>\n        cui appartiene, vincendone la forza elettrostatica che lo<br \/>\n        lega al nucleo. La ionizzazione, quando avviene<br \/>\n        (cio\u00e8 se la frequenza \u00e8 sufficiente), avviene <strong>per<br \/>\n        qualunque intensit\u00e0<\/strong>: quello che cambia con l&#8217;intensit\u00e0<br \/>\n        della radiazione \u00e8 solo <em>il numero di atomi che subiranno<br \/>\n        il processo<\/em>. <\/p>\n<p>La distinzione tra radiazioni ionizzanti e non riveste<br \/>\n        una grande importanza anche per quel che riguarda gli<br \/>\n        effetti biologici, poich\u00e9 il meccanismo di ionizzazione<br \/>\n        pu\u00f2 provocare nei tessuti alterazioni genetiche e<br \/>\n        tumori. <strong>Le radiazioni ionizzanti sono pertanto<br \/>\n        cancerogeni certi a qualunque livello di intensit\u00e0<\/strong>.<\/p>\n<p>Ma dove si pone esattamente il confine tra radiazioni<br \/>\n        ionizzanti e non? Nella tabellina che segue sono<br \/>\n        riportate le energie necessarie per ionizzare alcuni tipi<br \/>\n        di atomi, dal cesio (che \u00e8 il pi\u00f9 disponibile a farsi<br \/>\n        strappare elettroni) all&#8217;elio (che invece \u00e8 tra i meno<br \/>\n        disponibili), passando per i tipici componenti del<br \/>\n        materiale organico. <\/p>\n<p>        <center><\/p>\n<table cellpadding=\"5\" border=\"1\">\n<tbody>\n<tr>\n<th>Atomo<\/th>\n<th>Energia di ionizzazione<\/th>\n<th>Lunghezza d&#8217;onda equivalente<\/th>\n<\/tr>\n<tr>\n<td align=\"center\">Cesio<\/td>\n<td align=\"center\">3,9 eV<\/td>\n<td align=\"center\">318 nm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td align=\"center\">Carbonio<\/td>\n<td align=\"center\">11,3 eV<\/td>\n<td align=\"center\">110 nm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td align=\"center\">Idrogeno<\/td>\n<td align=\"center\">13,6 eV<\/td>\n<td align=\"center\">91 nm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td align=\"center\">Ossigeno<\/td>\n<td align=\"center\">13,6 eV<\/td>\n<td align=\"center\">91 nm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td align=\"center\">Azoto<\/td>\n<td align=\"center\">14,5 eV<\/td>\n<td align=\"center\">86 nm<\/td>\n<\/tr>\n<tr>\n<td align=\"center\">Elio<\/td>\n<td align=\"center\">24,6 eV<\/td>\n<td align=\"center\">50 nm<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p><\/center><\/p>\n<p>Come si vede, la banda di radiazione interessata \u00e8<br \/>\n        sempre quella degli ultravioletti, che occupano<br \/>\n        l&#8217;intervallo di lunghezza d&#8217;onda compreso grossomodo tra<br \/>\n        10 e 400 nm (1 nm \u00e8 pari a un miliardesimo di metro).<\/p>\n<h2>Radioonde, microonde<\/h2>\n<p>Le radiazioni elettromagnetiche impiegate nelle<br \/>\n        telecomunicaziioni, nei forni, nei radar ed in molte<br \/>\n        altre applicazioni che provocano oggi tanta apprensione,<br \/>\n        rientra <strong>abbondantemente<\/strong> nell&#8217;ambito<br \/>\n        delle radiazioni NON ionizzanti, sia che si tratti di<br \/>\n        <strong>radiofrequenza<\/strong> (frequenza minore di 300 MHz,<br \/>\n        lunghezza d&#8217;onda maggiore di 1 metro: radio AM e FM, canali<br \/>\n        TV in banda VHF) o di microonde<br \/>\n        (frequenza compresa tra 300 MHz e 300 GHz,<br \/>\n        lunghezza d&#8217;onda da 1 metro a 1 millimetro: TV UHF, telefonia<br \/>\n        cellulare, forni, radar). Non \u00e8<br \/>\n        affatto dimostrato, quindi, che essa sia in grado di<br \/>\n        provocare tumori e, in ogni caso, non si conosce alcun<br \/>\n        meccanismo di azione in base al quale ci\u00f2 potrebbe<br \/>\n        avvenire.<\/p>\n<p>Altri, e ben noti, sono gli effetti biologici che si<br \/>\n        verificano in seguito all&#8217;esposizione a campi<br \/>\n        elettromagnetici non ionizzanti. Sono gi\u00e0 stati<br \/>\n        descritti in altra risposta (<a href=\"http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=7862\">http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=7862<\/a>),<br \/>\n        per cui mi limito qui a ricordare quanto segue.\n        <\/p>\n<ol>\n<li>Alle frequenze pi\u00f9<br \/>\n        basse, essi consistono in interferenze nei meccanismi<br \/>\n        fisiologici di trasporto dell&#8217;informazione all&#8217;interno<br \/>\n        dell&#8217;organismo, con<br \/>\n        conseguenti fenomeni allucinatori visivi (fosfeni) o<br \/>\n        tattili (percezione di scosse o pizzicori) e con disturbi<br \/>\n        alla motilit\u00e0 muscolare ed al ritmo cardiaco.<\/li>\n<li>Alle frequenze oltre il<br \/>\n        centinaio di kHz il fenomeno pi\u00f9 eclatante \u00e8 costituito<br \/>\n        dal riscaldamento dei tessuti, inizialmente anche in<br \/>\n        profondit\u00e0, ma che al crescere della<br \/>\n        frequenza finisce per interessare solo gli strati<br \/>\n        epidermici pi\u00f9 superficiali.<\/li>\n<\/ol>\n<p>Tutti questi fenomeni, se e quando avvengono (a seconda della frequenza),<br \/>\n        sono tanto pi\u00f9 intensi quanto maggiore \u00e8 l&#8217;intensit\u00e0 della radiazione.<\/p>\n<p>\u00a0 <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":149,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[23],"tags":[],"class_list":["post-1518","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-campi-elettromagnetici"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1518","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/149"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1518"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1518\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1518"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1518"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1518"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}