{"id":1407,"date":"2000-10-27T00:00:00","date_gmt":"2000-10-26T22:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"2018-05-03T11:06:22","modified_gmt":"2018-05-03T09:06:22","slug":"1407","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1407\/","title":{"rendered":"Quali sono i maggiori vulcani attivi e non attivi presenti oggi in Italia?"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Gli studiosi delle scienze della Terra considerano estinto un vulcano<br \/>\nsolo quando non esistono indizi e testimonianze di una sua attivit\u00e0 in<br \/>\ntempi storici<sup><a href=\"http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=8737#nota\">(*)<\/a><\/sup>; in caso contrario si<br \/>\npreferisce parlare di &#8220;quiescenza&#8221;. Sotto questo punto di vista, i vulcani<br \/>\n&#8220;attivi&#8221; italiani sono pi\u00f9 numerosi rispetto a quelli comunemente noti.<br \/>\nI vulcani attivi italiani si trovano tutti nella parte meridionale del<br \/>\npaese e possono essere inquadrati in tre aree principali: l&#8217;area dei Campi<br \/>\nFlegrei-complesso Somma-Vesuvio, l&#8217;area vulcanica delle isole Eolie e<br \/>\nl&#8217;area dell&#8217;Etna.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;area dei Campi Flegrei, presso Napoli, non \u00e8 caratterizzata<br \/>\nda uno o pi\u00f9 vulcani come solitamente li intendiamo. Si tratta di 19 crateri<br \/>\ndistribuiti in un&#8217;area di circa 64 chilometri quadrati, crateri in parte<br \/>\nricoperti dall&#8217;acqua (es. il lago d&#8217;Averno). Non esiste in realt\u00e0 un apparato<br \/>\ncentrale, ed il magma non fuoriesce attraverso una via preferenziale.<br \/>\nI vulcanologi parlano del complesso Flegreo come di un &#8220;campo vulcanico&#8221;,<br \/>\nformato da una moltitudine di punti deboli e di linee di cedimento della<br \/>\ncrosta. Si tratta, non di meno, di un&#8217;area piuttosto attiva. La prima<br \/>\neruzione nota si ebbe nel 1198, ma l&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 proseguita, anche se in<br \/>\nmodo meno spettacolare, sino a tempi recenti.<\/p>\n<p align=\"center\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"..\/..\/esperti\/geo\/vulcani\/flegrei2.jpg\" alt=\"\" width=\"478\" height=\"350\" \/><\/p>\n<h5 style=\"text-align: center;\">Fonte: <a href=\"http:\/\/vulcan.fis.uniroma3.it\/\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Esplora i vulcani italiani<\/a>, sito di UniRoma Tre a cura di R. Scandone e L. Giacomelli)<\/h5>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il complesso dei Campi Flegrei si form\u00f2 probabilmente 50.000 anni fa.<br \/>\nQui, circa 34 mila anni fa si ebbe una spaventosa eruzione, probabilmente\u00a0 il massimo evento vulcanico dell&#8217;Italia quaternaria, che dette origine\u00a0 alle vulcaniti campane. La pi\u00f9 importante eruzione avvenuta in tempi storici\u00a0 si verific\u00f2 invece nel settembre del 1538, quando l&#8217;effusione produsse\u00a0 un piccolo vulcano, alto circa 130 metri, cui venne dato il poco fantasioso\u00a0 nome di Monte Nuovo. Una serie di terremoti e deformazioni del suolo,\u00a0 con altri effetti pi\u00f9 o meno visibili, si ebbe negli anni Ottanta. Nel\u00a01983-84 si registrarono le fasi pi\u00f9 preoccupanti, che fecero temere l&#8217;evacuazione\u00a0forzata dell&#8217;area. In realt\u00e0 da allora, trascorsa la fase parossistica,\u00a0l&#8217;attivit\u00e0 \u00e8 andata dissipandosi ed \u00e8 attualmente sotto lo stretto controllo<br \/>\ndei sismologi e dei geofisici.<\/p>\n<div style=\"text-align: left;\">L&#8217;attivit\u00e0 vulcanica dei Campi Flegrei \u00e8 strettamente connessa a quella del Vesuvio. E&#8217; quest&#8217;ultimo il pi\u00f9 noto al mondo tra i vulcani, e dal\u00a01944 \u00e8 anche il pi\u00f9 studiato in Europa (prima del &#8217;44 questo primato spettava all&#8217;Etna).<\/div>\n<p style=\"text-align: left;\">I vulcanologi pi\u00f9 che di un singolo vulcano preferiscono parlare di complesso Monte Somma-Vesuvio, in quanto l&#8217;attuale cratere \u00e8 quanto resta di un edificio maggiore smantellato dall&#8217;eruzione del 79 d.C., i cui resti formano il monte Somma.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Il Vesuvio, uno strato-vulcano alto 1279 metri che domina il Golfo di Napoli, si \u00e8 formato probabilmente in mare circa diecimila anni fa. Attualmente la camera magmatica si stima si trovi a circa 5 chilometri di profondit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Nell&#8217;antichit\u00e0 lo si credeva una semplice montagna, ricoperto com&#8217;era\u00a0 di fitta vegetazione e spesso silenzioso e tranquillo. Tuttavia sono state\u00a0 ritrovate le tracce di almeno sette eruzioni precedenti la triste e devastante\u00a0 eruzione del 79 d.C., che cancell\u00f2 dalla faccia della Terra e dalla storia,\u00a0 per secoli, le citt\u00e0 di Pompei ed Ercolano (e altre, come Stabia). E&#8217;\u00a0 di quella data inoltre la prima descrizione scientifica di un&#8217;eruzione\u00a0vulcanica, attribuita a Plinio il Giovane. Tra il 1694 ed il 1944 sono state registrate almeno 18 grandi eruzioni importanti del Vesuvio, le ultime nel 1872, 1906, 1929 e 1944.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Quest&#8217;ultima eruzione mut\u00f2 il tipico aspetto anteguerra del Vesuvio, con il tipico pennacchio di fumo, e gli confer\u00ec gli odierni connotati. L&#8217;eruzione del 1944 produsse una sorta di enorme tappo che maschera l&#8217;attivit\u00e0<br \/>\ndel grande vulcano partenopeo. Al di sotto di tale occlusione, il vulcano sonnecchia da cinquantasei anni, un tempo cos\u00ec lungo da lasciar presagire un&#8217;eruzione di una certa violenza entro i prossimi venticinque anni. Nel<br \/>\n1841 presso il Vesuvio fu fondato il Regio Osservatorio Vesuviano, la prima istituzione scientifica al mondo per lo studio dei vulcani.<\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">Le isole Eolie formano un arcipelago a nord della Sicilia. Le isole maggiori ospitano vulcani in parte attivi, in parte quiescenti. Tra i vulcani attivi il pi\u00f9 inquieto \u00e8 Stromboli, nell&#8217;isola omonima. Si tratta di uno strato-vulcano alto 924 metri, (ma che si eleva ben duemila metri al di sopra del fondale marino), la cui ultima grande eruzione si ebbe nel 1996, ma si pu\u00f2 dire che i fenomeni eruttivi non siamo mai cessati. Come il Vesuvio e l&#8217;Etna, Stromboli \u00e8 visitatissimo e mantenuto sotto controllo dagli studiosi, che ne monitoraggiano continuamente il comportamento.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">L&#8217;isola di Vulcano ospita il vulcano omonimo, cui spetta l&#8217;onore di aver battezzato tutti gli altri. Ben noto nell&#8217;antichit\u00e0, come anche Stromboli, la sua ultima eruzione risale al 1888-1890, ed attualmente si trova in<br \/>\nstato di quiescenza anche se questo breve sonno, come gi\u00e0 detto, non fa di lui &#8211; per i geologi &#8211; un vulcano spento. Vulcano in realt\u00e0 \u00e8 costituito, come accade sovente, da pi\u00f9 crateri: il pi\u00f9 noto \u00e8 il cos\u00ec detto Gran<br \/>\nCratere (Monte Lentia), che si innalza sino a 380 metri di altezza, circondato nella parte meridionale dai resti di un cratere pi\u00f9 vasto o cono antico.<br \/>\nA nord dell&#8217;isola si trova il piccolo cratere di Vulcanello (123 metri), sino al 1550 un&#8217;isoletta staccata dall&#8217;isola madre; attualmente il vulcano dorme, mantenendo soltanto una debole attivit\u00e0 di solfatara. La maggiore<br \/>\ndelle isole Eolie \u00e8 Lipari (603 m. nel Monte Chierica). Anche Lipari naturalmente ospita il suo vulcano, non pi\u00f9 attivo dall&#8217;epoca romana. Il vulcanismo delle isole Eolie prosegue nei fondali circostanti, con diversi monti<br \/>\nsottomarini, come ildimostrata dai geologi marini. I magmi eruttati dai vulcani eoliani presentano un chimismo alcalino-potassico, il che li rende quasi unici.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;Etna, con 40 chilometri di diametro basale ed un&#8217;altezza di 3.350 metri, \u00e8 il pi\u00f9 grande vulcano attivo europeo (del resto, i vulcani attivi in Europa li troviamo solo in Italia, in Islanda e in Grecia). La sua origine<br \/>\nrisale a 500-700 mila anni fa (la grande caldera chiamata Valle del Bove ha almeno 10-20 mila anni di et\u00e0). Le prime testimonianze dell&#8217;attivit\u00e0 dell&#8217;Etna risalgono al 693 a.C., e da allora l&#8217;attivit\u00e0 non \u00e8 mai cessata.<br \/>\nNon si deve pensare al&#8217;Etna come ad un singolo, grande vulcano; in realt\u00e0 si tratta di una sorta di crivello attraverso il quale il magma trova infinite vie di uscita. Esistono alcune vie privilegiate, quali il cratere<br \/>\ncentrale, o il cratere di nordest, ma in realt\u00e0 l&#8217;imponente vulcano siciliano \u00e8 costituito da centinaia e centinaia di crateri grandi e piccoli, conetti e fratture eruttive, dai quali fuoriescono spesso imponenti (e preoccupanti, giacch\u00e8 le pendici dell&#8217;Etna, come anche quelle del Vesuvio, sono intensamente popolate) colate di basalto alcalino. L&#8217;ultima grande fase effusiva dell&#8217;Etna risale al 1996 ma anche di recente si \u00e8 registrata una ripresa dell&#8217;attivit\u00e0 vulcanica, che in ogni caso si presenta tranquilla, prevedibile e quasi<br \/>\nbonaria, al contrario di quella (esplosiva) dei vulcani come Stromboli, o il Vesuvio.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">I vulcani attivi italiani sono quindi costituiti dallo Stromboli , dall&#8217;Etna e dal Vesuvio, e, per estensione, da Lipari, Vulcano e dal complesso dei Campi Flegrei. La lista sarebbe ben pi\u00f9 lunga, se aggiungessimo vulcani<br \/>\nmolto meno noti, per esempio il piccolo vulcano dell&#8217;isola d&#8217;Ischia, nel Golfo di Napoli, la cui ultima eruzione risale al 1302 ma che sembrerebbe ancora in attivit\u00e0 profonda, almeno a giudicare dal potente terremoto<br \/>\nche colp\u00ec Casamicciola ancora nel 1883. Estinti anche per i geologi sono invece i vulcani alcalino-potassici laziali, ormai collassati e ricoperti dalle acque alluvionali, dando luogo cos\u00ec a laghi craterici quali i laghi<br \/>\ndi Bracciano e di Martignano, il lago di Vico, di Nemi, di Albano. Altre caldere conseguenti al collasso di vulcani spenti sono: i crateri dei Monti Volsini (Lazio) alcuni dei quali occupati dal lago di Bolsena; il<br \/>\ncomplesso di Roccamonfina, il Vulture. Nelle isole, le caldere delle isole di Ventotene e di Ischia, e la caldera di Pantelleria.<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;attivit\u00e0 vulcanica sottomarina dei fondali dell&#8217;Italia meridionale \u00e8 evidenziata dalla nascita repentina di piccole isole di ceneri, lapilli e lava. Si pu\u00f2 citare l&#8217;isola Amendolara nel mar Ionio, ma la pi\u00f9 famosa \u00e8 senz&#8217;altro l&#8217;isola detta Fernandina (in onore del Re Ferdinando di Borbone) o di Graham. Si tratt\u00f2 della pi\u00f9 importante eruzione sottomarina del Mediterraneo.<br \/>\nL&#8217;isola di Graham comparve emergendo dalle acque nel 1831, a 50 km a sudovest di Sciacca, tra la Sicilia e l&#8217;Africa. Costituita dall&#8217;effusione di scorie e ceneri basaltiche, in poco tempo l&#8217;isola raggiunse l&#8217;altitudine massima di 60 metri ed una circonferenza di cinque chilometri. In parecchi vi sbarcarono tra cui diversi studiosi. L&#8217;isola ebbe vita breve: cessata l&#8217;attivit\u00e0 effusiva del vulcano sottomarino, l&#8217;isola venne in breve demolita dall&#8217;azione erosiva delle onde e scomparve pochi mesi dopo essersi formata.<br \/>\nScorie, ceneri e lapilli non erano stati sufficientemente cementati da successive effusioni laviche (come invece \u00e8 accaduto nell&#8217;isola di Surtsey, comparsa nel 1963 al largo delle coste islandesi). Al suo posto oggi si<br \/>\ntrova un bassofondo, il banco Graham, profondo meno di venti metri.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a name=\"nota\"><\/a>&#8212;&#8211;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><sup>(*)<\/sup> In realt\u00e0 un vulcano \u00e8 realmente estinto quando la camera magmatica sottostante, che lo alimenta, \u00e8 ormai &#8220;vuota&#8221; o talmente ridotta da non poter pi\u00f9 rifornire di magma i condotti superficiali. Questo quando<br \/>\n\u00e8 (o \u00e8 stato, in passato) possibile localizzare e registrare l&#8217;attivit\u00e0 della camera magmatica. In mancanza di dati pi\u00f9 precisi, si pu\u00f2 considerare virtualmente estinta l&#8217;attivit\u00e0 di un vulcano che non mostra alcun segno<br \/>\ndi vita da diversi secoli, in linea di massima 500 o 600 anni.<\/p>\n<p><b>Bibliografia<\/b><\/p>\n<p>Barberi F., Gasparini P. (1977) &#8211; <i>Il rischio vulcanico<\/i>. Le Scienze quaderni n.4<br \/>\nCortini M., Scandone R. (1982) &#8211; <i>Il Vesuvio: un vulcano ad alto rischio<\/i>. Le Scienze n.163<br \/>\nVillari L. (1982) &#8211; <i>L&#8217;Etna.<\/i> Le Scienze quaderni. n.93<br \/>\nGasparini P. (1983) &#8211; <i>L&#8217;attivit\u00e0 vulcanica<\/i>. Le Scienze n. 168<br \/>\nTazieff H. (1983) &#8211; <i>Vulcani e tettonica<\/i>. Zanichelli<br \/>\nBullard F.M. (1985) &#8211; <i>I vulcani della Terra<\/i>. Newton ed.<br \/>\nCortini M., Scandone R. (1987) &#8211; <i>Un&#8217;introduzione alla vulcanologia<\/i>. Liguori ed.<br \/>\nGasparini P. (1987) &#8211; <i>Magmi in azione: Campi Flegrei, Long Valley, Rabaul<\/i>. Le Scienze quaderni n.39<br \/>\nScandone R. (1987) &#8211; <i>Le eruzioni vulcaniche esplosive<\/i>. Le Scienze n.222<br \/>\nOllier C. (1988) &#8211; <i>Vulcani: attivit\u00e0, geografia, morfologia<\/i>. Zanichelli.<br \/>\nScandone R. (1991) &#8211; <i>Le caldere vulcaniche italiane<\/i>. Le Scienze quaderni n.269<br \/>\nQuilici F. (1992) &#8211; <i>Il mio Mediterraneo<\/i>. Oscar Mondadori<br \/>\nFranzosi C. (1994) &#8211; <i>Vulcani e terremoti<\/i>. Fenice 2000<br \/>\nBarberi F. (1996) &#8211; <i>Il piano di emergenza per il Ve<\/i>suvio. Le Scienze quaderni n.93<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":174,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[59],"tags":[],"class_list":["post-1407","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-vulcanismo-e-terremoti"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1407","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/174"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1407"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1407\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1407"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1407"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1407"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}