{"id":1288,"date":"2005-03-21T00:00:00","date_gmt":"2005-03-20T23:00:00","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"1288","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1288\/","title":{"rendered":"Gentilmente, vorrei avere delucidazioni sul concetto di Geosinclinale. Grazie."},"content":{"rendered":"<p><title>geosinclinali<\/title><\/p>\n<p><!--Element not supported - Type: 8 Name: #comment--><\/p>\n<p><center><font size=\"+3\"><b>Premessa<\/b><\/font><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Il concetto di <b><i><font color=\"red\">geosinclinale<\/font><\/i><\/b> e la relativa teoria si collocano all&#8217;interno della storia della geologia moderna. \u00c8 necessario risalire indietro nel tempo di oltre un secolo e mezzo per inserire questo argomento nel suo preciso contesto quando si accendono le prime dispute sulla struttura e sulla formazione della Terra. Dobbiamo subito precisare che, per quanto vaste sembrino le conoscenze in geologia, la scienza moderna che studia<br \/>\nla Terra \u00e8 molto &#8220;giovane&#8221;.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Per rendere l&#8217;idea del rapporto tra l&#8217;et\u00e0 della Terra<br \/>\n(circa 4,5 miliardi di anni) e la vita dell&#8217;uomo su di essa e per immaginare<br \/>\nquanto il sapere umano sulla storia del nostro pianeta sia recente e precario,<br \/>\nsupponiamo che la Terra abbia un solo anno di vita (365 giorni), ponendo la sua<br \/>\ndata di nascita al primo gennaio. In questa &#8220;scala ridotta&#8221;: <\/font><\/p>\n<ul>\n<li><font size=\"-1\">le prime forme di vita apparsero negli oceani il 1\u00ba maggio (realmente circa 3 miliardi d&#8217;anni<br \/>\nfa).<\/p>\n<p><\/font><\/li>\n<li><font size=\"-1\">Le piante ed i vertebrati terrestri sarebbero apparsi il 30 novembre (a circa 4,2 miliardi di et\u00e0 della Terra, cio\u00e8 300 milioni di anni fa).\n<p><\/font><\/li>\n<li><font size=\"-1\">I dinosauri<br \/>\napparsero il 15 dicembre ed i mammiferi solo il 31 dicembre.<\/p>\n<p><\/font><\/li>\n<li><font size=\"-1\"><b>La comparsa dell&#8217;uomo e la sua presenza comprenderebbero gli ultimi pochi minuti.<\/b>\n<p><\/font><\/li>\n<li><font size=\"-1\"><b><font color=\"red\">L&#8217;impero<br \/>\nromano avrebbe dominato solo per 5-6 secondi<\/font>.<\/b><\/p>\n<p><\/font><\/li>\n<li><font size=\"-1\"><b><font color=\"#2e17ff\">Le ricerche geologiche moderne e le relative conoscenze<br \/>\nesisterebbero da poco pi\u00f9 di un secondo!<\/font><\/b><br \/>\n<\/font><\/li>\n<\/ul>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Le ipotesi e le teorie sull&#8217;orogenesi (formazione delle catene montuose) hanno via via dimostrato la loro provvisoriet\u00e0 e la loro continua evoluzione. Nel tempo, infatti, come \u00e8 accaduto e accade ancora in qualsiasi settore del sapere umano, nuove ipotesi si affacciano e invalidano teorie precedenti. Cos\u00ec \u00e8 stato anche nel campo della geologia.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Per comprendere le attuali conoscenze geologiche bisogna<br \/>\nripercorrere i fatti storici<span style=\"\">  <\/span>che<br \/>\nle hanno precedute. Questa scelta s&#8217;impone perch\u00e9 chi scrive \u00e8 convinto che la sola trasmissione d&#8217;informazioni o di notizie delle materie scientifiche pu\u00f2 generare una scarsa comprensione di come si sia pervenuti a certe conclusioni.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Il processo storico di ricostruzione della teoria rientra, quindi, nel metodo di chi risponde.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Non partiremo certo dalle teorie &#8220;immobiliste&#8221; sull&#8217;origine della Terra, ma dalle premesse che<br \/>\nhanno poi permesso lo sviluppo della &#8220;grande invenzione&#8221; di Wegener sull&#8217;ipotesi della deriva dei continenti che, dopo molte critiche e grazie alle scoperte avvenute solo nel dopoguerra, trova conferma (1962) dall&#8217;ipotesi di Hess <span style=\"color: red;\">sull&#8217;espansione dei fondali oceanici<\/span> e fornisce gli spunti per l&#8217;elaborazione successiva della teoria della tettonica delle placche perfezionatasi solo negli anni Sessanta e sviluppatasi ulteriormente con nuove ipotesi negli anni Novanta.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Un&#8217;ipotesi di scoperta non avviene per caso, ma \u00e8 il frutto di un percorso storico che colloca la scoperta in un certo contesto che comprende gli avvenimenti che l&#8217;hanno preceduta e quelli che l&#8217;hanno seguita.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">La struttura del testo \u00e8 costituita dalla<br \/>\n&#8220;storia&#8221; che ha portato Hess a formulare la propria teoria. Si<br \/>\nsarebbe potuta percorrere una via pi\u00f9 breve, saltando qualche passaggio, ma ci\u00f2<br \/>\nsarebbe andato a scapito della comprensione della grandezza delle scoperte<br \/>\navvenute.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\"><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p><center><br \/>\n<font size=\"-1\"><b><font size=\"+2\"><b>Le prime dispute sulla struttura della Terra<br \/>e le teorie orogenetiche fino al 1960.<\/b><\/font><br \/>\n<\/b><\/font><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><b>Verso la met\u00e0 del 1800<\/b>, gli studi della gravit\u00e0 indicavano che l&#8217;Himalaya apparentemente esercitava un&#8217;attrazione gravitazionale molto inferiore a quella che ci si sarebbe aspettati dalla sua enorme massa. Divenne convinzione comune che le<br \/>\nrocce pi\u00f9 leggere, costituenti le montagne, si spingessero in profondit\u00e0 nella crosta sottostante.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><b>Nel 1855<\/b> G. B. Airy formul\u00f2 l&#8217;ipotesi che sotto la crosta solida della Terra ci sia uno strato di materiale che si comporta come un fluido ed \u00e8 pi\u00f9 denso della crosta solida e che pu\u00f2 considerarsi come se galleggiasse su di esso. Era il preludio del principio d&#8217;isostasia applicato alla geologia.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"\"><font size=\"-1\"> <\/font><\/span><o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><font size=\"+1\"><b>J. D. Dana e la contrazione della Terra<\/b><\/font><\/font><font size=\"-1\"><br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"-1\">Nei decenni precedenti erano peraltro stati fatti tentativi di individuare le forze<br \/>\nmotrici della dinamica terrestre, a partire dalle teorie chimiche del<br \/>\nsollevamento, opera dei nettunisti, o dai &#8220;crateri di sollevamento&#8221; del<br \/>\ncatastrofista von Buch (1815). Se quest&#8217;ultima teoria ancora postulava forze a<br \/>\ndirezione verticale, l&#8217;idea di una Terra evolutasi a partire da uno stadio<br \/>\nprimordiale di completa fusione (idea che avrebbe finito per dominare tutto il<br \/>\ndiciottesimo secolo), aveva suggerito a L\u00e9once \u00c9lie de Beaumont (1829) una<br \/>\nspiegazione delle orogenesi basata su sforzi laterali, connessi a loro volta<br \/>\ncon la <span style=\"color: red;\"><b>contrazione<\/b><\/span> della Terra per raffreddamento (la famosa immagine <span style=\"color: red;\"><b>della mela<\/b><\/span><span style=\"color: black;\"> che si<br \/>\nraggrinziva, disseccandosi). <o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/span><\/font><\/div>\n<p><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"color: black;\"><font size=\"-1\">Nella<br \/>\nseconda met\u00e0 del secolo, uno sviluppo della concezione di \u00c9lie de Beaumont<br \/>\naveva portato l&#8217;americano James Dwight Dana a sviluppare la sua <\/font><\/span><span style=\"color: red;\"><font size=\"-1\"><b><i>teoria delle geosinclinali<\/i><\/b><\/font><\/span><span style=\"color: black;\"><font size=\"-1\">, enormi depressioni, corrispondenti agli oceani e frutto<br \/>\ndella contrazione primitiva della Terra. Le geosinclinali erano aree<br \/>\nstabilmente depresse, che avrebbero raccolto, dunque, tutti i sedimenti<br \/>\nprodotti dall&#8217;erosione subaerea; il proseguire della contrazione terrestre<br \/>\navrebbe determinato la deformazione dei loro margini continentali e la nascita<br \/>\ndi catene di montagne affacciate sull&#8217;oceano (gli Appalachi). Questa idea, pi\u00f9<br \/>\no meno rimaneggiata e aggiustata, sarebbe sopravvissuta per almeno un secolo e<br \/>\nnon \u00e8 l&#8217;ultima delle ragioni della decisa opposizione degli americani alle<br \/>\nteorie di Wegener.<o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/font><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\" class=\"MsoNormal\"><span style=\"color: black;\"><font size=\"-1\">Con<br \/>\nDana si sviluppa quella visione <b><i>fissista<\/i><\/b><\/font><\/span><span style=\"color: black;\"><font size=\"-1\"> della Terra che non fu certo scalfita da episodiche<br \/>\nricostruzioni <b><i>mobiliste<\/i><\/b><\/font><\/span><span style=\"color: black;\"><font size=\"-1\">, ove i<br \/>\ncontinenti appaiono aver subito forti spostamenti laterali.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\"><br \/><\/font><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><b><font size=\"+1\">Dutton ed il principio di isostasia.<\/font><\/b><\/font><font size=\"-1\"><br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"-1\">Verso la fine del 1800 venne enunciato da Dutton il <span style=\"color: blue;\"><b>principio di isostasia<i> <\/i><\/b><\/span>in cui si afferma che i blocchi crostali galleggiano sul mantello sottostante grazie ad una spinta dal basso simile alla spinta idrostatica di Archimede; ci\u00f2 determina uno sprofondamento maggiore dei blocchi litosferici continentali di<br \/>\nspessore pi\u00f9 elevato e meno densi dei blocchi litosferici oceanici.<br \/>\n<\/font><\/div>\n<p><\/center><\/span><span style=\"color: black;\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Il fenomeno \u00e8 analogo a quello che si verifica ponendo dei blocchetti di legno di uguale massa, ma di densit\u00e0 differente (quindi anche di volume diverso) in un recipiente di acqua: il blocco pi\u00f9 voluminoso affonda nell&#8217;acqua tanto pi\u00f9 dell&#8217;altro, quanto pi\u00f9 alta \u00e8 la parte emersa.<\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Se i blocchi litosferici non si trovano in <span style=\"color: blue;\"><b>equilibrio isostatico<\/b><\/span><span style=\"color: rgb(51, 51, 51);\">,<b> <\/b><\/span><span style=\"color: rgb(51, 51, 51);\">tenderanno<\/span><br \/>\na raggiungerlo diminuendo o aumentando la parte sommersa, a seconda che la<br \/>\nparte emersa subisca un innalzamento o un abbassamento.<\/font><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><img decoding=\"async\" align=\"top\" src=\"http:\/\/vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/geosincl\/01fig1.jpg\" alt=\"\"\/><\/font><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><b>Erano dunque poste le basi per enunciare il concetto della <font color=\"red\">geosinclinale.<\/font><\/b><br \/>\nCon il termine geosinclinale si indica un&#8217;area di subsidenza, cio\u00e8 in continuo abbassamento, in cui si ha una forte sedimentazione e fenomeni di metamorfismo. Tali aree si trovano vicino ad una scarpata continentale ove si accumula una grande quantit\u00e0 di sedimenti stessi provenienti dal continente stesso. Lo spessore dei sedimenti \u00e8 notevole<br \/>\nproprio a causa della subsidenza poich\u00e9 se l&#8217;area si abbassa non viene<br \/>\nmai colmata, ma crea nuovo spazio per ulteriore sedimentazione. In seguito a spinte tangenziali, le geosinclinali iniziano a subire un ripiegamento, i sedimenti nella compressione vengono piegati e aumentano di spessore, si formano magmi e le rocce subiscono metamorfismo a causa delle forti pressioni. <o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\"><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><b><font size=\"+1\">Teoria orogenetica della geosinclinale.<\/font><\/b><\/font><font size=\"-1\"><br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"-1\">Il geologo americano James Dana, nel 1870, dette il nome di <font color=\"red\"><b><i>geosinclinale<\/i><\/b><\/font> alla fossa lunga e stretta sistemata in prossimit\u00e0 dei continenti in cui si accumulano e si costipano i materiali destinati ad evolvere in una catena montuosa di corrugamento.<\/font><\/div>\n<p><\/center><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">La nascita, evoluzione e conclusione di un&#8217;orogenesi si articola in corrispondenza di una <span style=\"color: fuchsia;\">geosinclinale<\/span>, che nel suo schema classico si suddivide in una <span style=\"color: fuchsia;\">zona rigida cratonica<\/span>, posta sul bordo esterno, che si affaccia su una fossa, detta <span style=\"color: fuchsia;\">avanfossa<\/span>, caratterizzata da una forte subsidenza,<br \/>\nmentre lungo l&#8217;altro bordo della geosinclinale si ha una zona rigida detta <span style=\"color: fuchsia;\">avanpaese <\/span><span style=\"color: rgb(51, 51, 51);\">(il continente).<o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/span><\/font><\/p>\n<p class=\"MsoBodyText2\"><span lang=\"EN-US\" style=\"\"><font size=\"-1\">In<br \/>\ncorrispondenza dell&#8217;Avanfossa, per effetto della compressione esercitata dalla<br \/>\nZona Cratonica e dall&#8217;Avanpaese, legate alla Tettonica a Placche, si avr\u00e0 il<br \/>\ncorrugamento dei sedimenti accumulativisi, cio\u00e8 la formazione della <span style=\"color: fuchsia;\">Catena Orogenica<\/span>.<o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/font><\/span><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><img decoding=\"async\" align=\"top\" src=\"http:\/\/www.Vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/geosincl\/geosinclinale.jfif\" style=\"width: 335px; height: 436px;\" alt=\"\"\/><\/font><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Il modello, in sostanza, spiegava la formazione dei continenti e dei bacini oceanici e fu applicato con successo nel Nord America dove le catene montuose pi\u00f9 importanti sono adiacenti all&#8217;oceano Pacifico ed a quello Atlantico. Tuttavia, tale modello non spiegava la formazione delle catene montuose intracontinentali.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Negli anni immediatamente precedenti la teoria della tettonica delle placche, anche<br \/>\nlo schema di geosinclinale era stato revisionato. Vennero individuati due tipi<br \/>\ndi geosinclinale separati da una zona rilevata chiamata <i>ruga<\/i><span lang=\"EN-US\" style=\"\">: una <i>miogeosinclinale <\/i><\/span><span lang=\"EN-US\" style=\"\">pi\u00f9 vicina alla costa, in cui si<br \/>\ndepositano sedimenti di mare basso e una <i>eugeosinclinale <\/i><\/span><span lang=\"EN-US\" style=\"\">pi\u00f9 al largo, in cui accanto a<br \/>\nsedimenti di mare pi\u00f9 profondo vengono emesse rocce vulcaniche. Quando si<br \/>\nverifica un&#8217;orogenesi, le forze che la producono spingono l&#8217;intero pacco dei<br \/>\nsedimenti delle due geosinclinali verso il continente (detto con termine<br \/>\ntecnico<span style=\"font-style: italic;\"> <\/span><i style=\"color: rgb(128, 0, 0);\">avanpaese<\/i><\/span><span lang=\"EN-US\" style=\"\">)<br \/>\nche rimane praticamente indeformato. Anche sui continenti vennero individuate<br \/>\ndue strutture geologiche fondamentali: le aree stabili, spianate dall&#8217;erosione,<br \/>\ndette <i style=\"color: rgb(153, 51, 0);\">cratoni<\/i><\/span><span lang=\"EN-US\" style=\"\">,<br \/>\ne quelle instabili, dette <i style=\"color: rgb(153, 51, 0);\">orogeni<\/i><\/span><span lang=\"EN-US\" style=\"\">. I cratoni, distinguibili in scudi (se<br \/>\nleggermente arcuati come uno scudo poggiato a terra) e tavolati, rappresentano<br \/>\nla porzione pi\u00f9 antica e pianeggiante della parte emersa del pianeta priva di<br \/>\nvulcanismo e di sismicit\u00e0, mentre gli orogeni presentano invece caratteristiche<br \/>\ndi debolezza, possono essere deformati, sono sede di fenomeni magmatici e<br \/>\nsismici e mostrano un profilo topografico piuttosto accidentato.<o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/span><\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\"><\/p>\n<p><\/font><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><b><font size=\"+1\">Il modello terrestre di E. Suess<\/font><\/b>.<\/font><b><br \/><\/b><\/p>\n<div style=\"text-align: left;\"><b>Un analogo modello<\/b> della Terra fu ideato dal geologo austriaco Edward Suess (1831-1914).<font size=\"-1\"><br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"-1\">Nel corso della progressiva <font color=\"red\">contrazione<\/font> e solidificazione della massa fusa, i materiali pi\u00f9 leggeri venivano spostati verso la superficie dando origine a rocce metamorfiche chiamate <span style=\"color: blue;\"><b>sial<\/b><\/span><span style=\"color: rgb(51, 51, 51);\"><span style=\"color: rgb(51, 51, 51);\">,<\/span><br \/>\nmentre al di sotto vi erano rocce pi\u00f9 dense dette <span style=\"color: blue;\"><b>sima<\/b><\/span><span style=\"color: rgb(51, 51, 51);\">,<\/span><span style=\"color: blue;\"> <\/span>ricche di<br \/>\nmagnesio, ferro e calcio. <o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/span><\/font><\/div>\n<\/div>\n<p><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\">\n<font size=\"-1\"><b>Le catene montuose si sarebbero prodotte per contrazione<\/b> in modo analogo alle grinze che si formano su di una mela che si appassisce e si<br \/>\ncontrae. Su scala maggiore, una pressione complessiva d&#8217;inarcamento avrebbe fatto s\u00ec che certi settori della superficie terrestre sprofondassero dando origine agli oceani, mentre i continenti rimanevano sopraelevati. Nel corso del tempo certe aree continentali sprofondavano pi\u00f9 velocemente di quelle adiacenti ed erano sommerse dal mare, mentre in altri periodi parti temporaneamente stabilizzate del fondo dell&#8217;oceano sarebbero emerse nuovamente in forma di terraferma.<\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\">Per\u00f2, sia le formulazioni di Dana che quelle di Suess, pur non essendo in contrasto con la teoria della isostasi, negavano implicitamente la possibilit\u00e0 di movimento laterale delle masse continentali attraverso gli oceani.<br \/><br type=\"_moz\"\/><\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\"\/><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"+1\"><b>Taylor e lo scorrimento crostale.<\/b><\/font><\/font><br \/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Prima di Wegener, il geografo e geologo americano F.B. Taylor nel 1910 pubblic\u00f2 un articolo in cui <b>sosteneva che l&#8217;ipotesi tradizionale della contrazione fosse inadeguata a spiegare in modo soddisfacente la distribuzione delle catene montuose del Terziario e la loro giovinezza.<\/b><br \/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/div>\n<p><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Taylor immagin\u00f2 un massiccio movimento di scorrimento della crosta terrestre da nord verso la periferia dell&#8217;Asia. Nell&#8217;articolo di Taylor il concetto di scorrimento crostale dalle alte latitudini a quelle basse<br \/>\ndell&#8217;emisfero settentrionale veniva sostenuto con riferimento alla Groenlandia, che si immaginava fosse il residuo di un antico massiccio da cui si erano staccate, lungo fosse di spaccatura, il Canada e l&#8217;Europa settentrionale. La tesi di Taylor mancava tuttavia in un punto importante e cio\u00e8 il meccanismo del movimento che produceva lo spostamento delle masse continentali. L&#8217;ipotesi delle forze di marea quando la Luna durante il Cretaceo venne catturata dalla Terra dovette sembrare fantasiosa ai geologi suoi contemporanei, ma risult\u00f2 un contributo importante per la teoria elaborata da Wegener.<\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><br \/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><b><font size=\"+1\">WEGENER e la teoria della deriva dei continenti.<\/font><\/b><\/font><font size=\"-1\"><br \/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Alfred Wegener (1880 &#8211; 1930)<br \/>\ndal 1924 occup\u00f2 una cattedra di meteorologia e geofisica a Graz in Austria. A<br \/>\npartire dal 1910 si dedic\u00f2 ad elaborare la <span style=\"color: red;\"><b>teoria<br \/>\ndella deriva dei continenti<\/b><\/span>.<\/font><br \/><font size=\"-1\"><br \/>\n<\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/div>\n<p><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Fin dai primi anni di studio aveva accarezzato il progetto di esporare la Groenlandia e, dopo aver imparato ad usare aquiloni e palloni per osservazioni meteorologiche, assieme a suo fratello Kurt nel 1906 stabil\u00ec il record mondiale di volo aerostatico ininterrotto di 52 ore.<br \/>\nFece parte, come meteorologo, di una spedizione danese nella Groenlandia nord-orientale; partecip\u00f2 con l&#8217;esploratore danese J.P. Koch ad una seconda spedizione in Groenlandia, nota per la pi\u00f9 lunga traversata a piedi della calotta polare mai effettuata. Mor\u00ec nel 1930 probabilmente per un attacco cardiaco nel corso di una terza spedizione in Groenlandia da lui guidata.<br \/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">L&#8217;idea della deriva dei continenti, scrive Wegener nella sua trattazione &#8220;The Origin of Continent and Oceans&#8221;, &#8220;<i>mi si present\u00f2 gi\u00e0 nel 1910. Nell&#8217;esaminare la carta geografica dei due emisferi, ebbi l&#8217;impressione immediata della concordanza delle coste atlantiche, ma ritenendola improbabile non la presi per allora in considerazione. Nell&#8217;autunno del 1911, essendomi capitata in mano una<br \/>\nrelazione su un antico collegamento continentale tra il Brasile e l&#8217;Africa,<br \/>\nvenni a conoscenza dei risultati paleontologici ottenuti, a me ignoti fino<br \/>\nallora. Ci\u00f2 mi spinse a prendere in esame i dati acquisiti nel campo geologico e paleontologico riferentesi a questa questione: ora, le osservazioni fatte furono cos\u00ec notevoli che si radic\u00f2 in me la convinzione dell&#8217;esattezza fondamentale di quell&#8217;idea. Idea che resi nota per la prima volta il 6 gennaio 1912, in una conferenza tenuta alla Societ\u00e0 Geologica di Francoforte sul Meno su: &#8220;La formazione dei continenti e degli oceani in base alla geofisica&#8221;. A questa conferenza ne segu\u00ec il 10 gennaio una seconda su: &#8220;Gli spostamenti orizzontali dei continenti&#8221; che tenni alla Societ\u00e0 per il Progresso delle Scienze naturali di Marburgo.&#8221; <o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/i><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Secondo la sua ipotesi, nel Paleozoico e per quasi tutto il Triassico, le terre emerse furono raggruppate in un unico, enorme continente che lo stesso Wegener denomin\u00f2<span style=\"font-weight: bold;\"> <\/span><span style=\"color: red;\"><b>Pangea<\/b><\/span><span style=\"color: rgb(51, 51, 51);\">. Le<\/span> acque contemporaneamente costituivano un solo<br \/>\nsterminato oceano denominato <span style=\"color: blue;\"><b>Panthalassa<\/b><\/span><i>.<\/i><span style=\"font-style: normal;\"><o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/span><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><img decoding=\"async\" align=\"top\" src=\"http:\/\/www.Vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/geosincl\/pangea0.jpg\" alt=\"\"\/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/center><\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><img decoding=\"async\" align=\"top\" src=\"http:\/\/www.Vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/geosincl\/pangea1.jpg\" alt=\"\"\/>  <img decoding=\"async\" align=\"top\" src=\"http:\/\/www.Vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/geosincl\/pangea2.jpg\" alt=\"\"\/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/center><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Circa 200 milioni di anni fa la <i><b>Pangea<\/b><\/i> avrebbe cominciato a frammentarsi lentamente, dapprima in due parti:<br \/>una a nord dell&#8217;equatore chiamata <span style=\"color: blue;\"><b>Laurasia<i> <\/i><\/b><\/span>che comprendeva il Nordamerica e l&#8217;Eurasia attuali; l&#8217;altra a sud, chiamata <span style=\"color: blue;\"><b><i>Gondwana, <\/i><\/b><\/span><span style=\"color: blue;\"><b>circondate<br \/>\nentrambe dall&#8217;oceano denominato Thetys<\/b><\/span>.<\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<\/p>\n<p><center><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><img decoding=\"async\" align=\"top\" src=\"http:\/\/www.Vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/geosincl\/pangea3.jpg\" alt=\"\"\/> <img decoding=\"async\" align=\"top\" src=\"http:\/\/www.Vialattea.net\/spaw\/image\/geologia\/geosincl\/pangea4.jpg\" alt=\"\"\/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/center><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Lentamente i due supercontinenti, <span style=\"color: red;\"><b>Laurasia<\/b><\/span> e <span style=\"color: red;\"><b>Gondwana<\/b><\/span> si ruppero in parti pi\u00f9 piccole che andarono alla deriva sulla costa oceanica fluida. La Laurasia and\u00f2 alla deriva verso Nord, mentre il blocco America del Sud-Africa si stacc\u00f2 dal blocco Australia-Antatide. <o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Durante il Cretaceo, il Sud America e l&#8217;Africa si erano<br \/>\ngi\u00e0 allontanati, mentre solo nel Neozoico Europa ed America Settentrionale si separarono definitivamente come avvenne per il Sud America e l&#8217;Antartide.<\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\">Ma il punto debole dell&#8217;impalcatura della teoria di Wegener era l&#8217;incertezza delle forze motrici, come egli stesso ammette: &#8221; <i>il Newton della teoria della deriva non \u00e8 ancora apparso&#8230; \u00e8 probabile che<br \/>\nla soluzione completa del problema delle forze motrici sia ancora lontana a<br \/>\nvenire, perch\u00e9 significa districare un groviglio di fenomeni interdipendenti in<br \/>\ncui spesso \u00e8 difficile distinguere la causa dall&#8217;effetto<\/i><span style=\"font-style: normal;\">.<\/span><i>&#8220;<\/i><span style=\"font-style: normal;\">.<\/p>\n<p align=\"justify\">Egli formul\u00f2, tuttavia, alcune ipotesi indicando due<br \/>\npossibili componenti. Una cosidetta forza di fuga dei poli che doveva spiegare<br \/>\ni movimenti dei continenti verso l&#8217;equatore e una sorta di forza di marea per<br \/>\nspiegare la deriva verso ovest dei continenti americani.<o:p _moz-userdefined=\"\"\/><\/p>\n<p><\/p>\n<p><center><b><font size=\"+1\">Le critiche all&#8217;ipotesi di Wegener.<\/font><\/b><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">L&#8217;obiezione pi\u00f9 forte, fu comunque quella che<br \/>\nsottolineava l&#8217;incompatibilit\u00e0 tra il movimento continentale e le idee<br \/>\naccettate sulla struttura della crosta. Anche se i continenti erano zattere di<br \/>\nsial galleggianti sul sima, quale forza era in grado di superare l&#8217;enorme<br \/>\nattrito e di spingerli lungo la superficie terrestre? Il geofisico britannico<br \/>\nHarol Jeffreys calcol\u00f2 che i meccanismi di Wegener erano troppo deboli per superare l&#8217;attrito tra i continenti e la crosta sottostante.<\/div>\n<p><\/center><\/span><\/font><font size=\"-1\"><span style=\"font-style: normal;\"><\/p>\n<p><\/p>\n<p><center><b><font size=\"+1\">Holmes e la teoria delle correnti<br \/>\nconvettive.<\/font><\/b><font size=\"2\"><br \/><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Vi furono tuttavia alcuni sostenitori ed in particolare il geologo inglese Arthur Holmes (1890 &#8211; 1965) che attorno al 1930, proponendo un meccanismo per il movimento dei continenti molto pi\u00f9 plausibile di quello avanzato da Wegener, contribu\u00ec notevolmente a rafforzare considerevolmente l&#8217;ipotesi della deriva dei continenti.<\/font><\/div>\n<p><\/center><\/span><\/font><font size=\"-1\"><span style=\"font-style: normal;\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\">Holmes aveva raggiunto una notevole fama anche per le sue ricerche sulla petrologia ignea e nel 1925 venne chiamato alla cattedra di geologia dell&#8217;universit\u00e0 di Durham.<\/font><\/p>\n<p><\/span><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><span style=\"font-style: normal;\"><font size=\"+1\"><font size=\"2\">La sua teoria presupponeva che le rocce semifluide che costituiscono il mantello interno della Terra fossero continuamente rimescolate da correnti convettive del tutto analoghe a quelle che si originano portando ad ebollizione una pentola d&#8217;acqua. L&#8217;acqua che si trova a contatto con il fondo della pentola, scaldandosi si dilata e diviene pi\u00f9 leggera di quella che le sta sopra.<\/font><\/font><\/span><\/font><br \/><font size=\"-1\"><span style=\"font-style: normal;\"><font size=\"+1\"><font size=\"2\"> Per il principio di Archimede, la parte di acqua pi\u00f9 calda e leggera tende a risalire a spese di quella pi\u00f9 pesante e fredda, dando cos\u00ec origine ad una <span style=\"color: red;\"><b>corrente<br \/>\nconvettiva<\/b><\/span><span style=\"color: blue;\"><b><i> <\/i><\/b><\/span><span style=\"color: red;\"><b>ascendente<\/b><\/span><span style=\"color: rgb(51, 51, 51);\">.<\/span><br \/>\nLo spazio lasciato libero dall&#8217;acqua che<\/font><font size=\"2\"> risale, a sua volta, viene occupato<br \/>\ndall&#8217;acqua pi\u00f9 fredda, dando cos\u00ec origine ad una <span style=\"color: blue;\"><b>corrente<br \/>\nconvettiva discendente<\/b><\/span>. <o:p _moz-userdefined=\"\"><br \/>\nIl motore che provoca la deriva dei continenti \u00e8 del tutto simile: le rocce che si trovano alla base del mantello sono a contatto con il nucleo e vengono perci\u00f2 riscaldate notevolmente rispetto a quelle che si trovano nella parte esterna. Il materiale caldo tende a risalire dal mantello profondo ed una volta raggiunta la superficie si raffredda. Una volta divenuto freddo questo materiale dovr\u00e0 necessariamente affondare nel mantello provocando increspature in superficie.<\/o:p><\/font> <o:p _moz-userdefined=\"\"><\/p>\n<p><\/o:p><\/font><\/span><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/div>\n<p><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><span style=\"font-style: normal;\"><font size=\"+1\"><\/p>\n<p align=\"justify\"><font size=\"2\">I movimenti del mantello causati dai moti convettivi trascinano la crosta terrestre. La grande forza di questo trascinamento provoca fratture che dividono la crosta terrestre in pezzi detti zolle o placche crostali. Nei punti in cui il magma risale, la crosta \u00e8 spinta in due direzioni diverse e quindi si frattura. Dalla frattura esce il magma del mantello. Il magma si raffredda e va a formare una doppia catena di montagne ai lati della frattura: essa \u00e8 detta dorsale. Tale fenomeno avviene soprattutto negli oceani dove la crosta \u00e8 pi\u00f9 sottile e dove si formano immense<br \/>\ncatene sottomarine dette dorsali medie oceaniche. Nei punti invece del mantello dove il materiale scende trascina con s\u00e9 le placche che scontrandosi producono <span style=\"color: blue;\"><b>subduzione<\/b><\/span>, cio\u00e8 una conduzione al di sotto.<br \/>\nNei punti in cui avviene la subduzione c&#8217;\u00e8 una deformazione della crosta che<br \/>\nproduce una <b>fossa<\/b><span style=\"font-weight: normal;\"> <\/span><b>cio\u00e8 un<br \/>\npunto  particolarmente profondo<\/b>.<br \/>\nA causa della rotazione terrestre le correnti<br \/>\nascensionali sarebbero deviate verso ovest e quelle discendenti verso est.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"+1\"><font size=\"2\">Holmes proseguiva sottolineando una quantit\u00e0 di<br \/>\naltre conseguenze geologiche e chiar\u00ec che la sua ipotesi forniva spiegazioni plausibili di importanti fenomeni come le geosinclinali e le fosse tettoniche.<br \/><\/font><b><br \/><\/b><\/font><\/p>\n<p><\/font><\/span><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n<div style=\"text-align: center;\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"+1\"><b>Gli sviluppi in nuovi campi di ricerca nel dopoguerra.<\/b><\/font><br \/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/div>\n<p><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><font size=\"-1\"><span style=\"font-style: normal;\"\/><\/font><font size=\"-1\"><span style=\"font-style: normal;\"><font size=\"+1\"\/><center><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"2\"><\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\"><font size=\"2\">Dopo la seconda guerra mondiale, l&#8217;applicazione<br \/>\ndi tecniche geofisiche nuove e pi\u00f9 perfezionate cominci\u00f2 a trasformare radicalmente le conoscenze della Terra e queste alla fine dovevano produrre una profonda rivoluzione nel pensiero verso un punto pi\u00f9 &#8220;mobilista&#8221;. Lo sviluppo pi\u00f9 significativo fu l&#8217;enorme intensificazione degli studi sul magnetismo delle rocce.<\/font><\/div>\n<p><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/center><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"2\"\/><\/font><\/font><\/font><\/font><\/span><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"+1\"><font size=\"2\"><span style=\"font-style: normal;\"><\/p>\n<p align=\"justify\">Per circa un ventennio vari studiosi ricercarono e formularono ipotesi fino alla scoperta della <span style=\"color: red;\"><b>espansione dei fondali oceanici<\/b><\/span> che permise di<br \/>\nconsolidare la teoria della deriva dei continenti mossi dai moti convettivi del<br \/>\nmantello. Infatti, abbandonata la teoria di Wegener, nel 1962 Hess<br \/>\npropose un&#8217;affascinante teoria sull&#8217;espansione dei fondi oceanici. Prima di<br \/>\naddentrarci nella teoria bisognerebbe precisare come si struttura il<span style=\"\">  <\/span>fondo degli oceanici, ma tralasciamo questo<br \/>\nargomento per avviarci alla conclusione. <\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Solo negli anni Novanta<\/b> emerse una <span style=\"color: red;\"><b><u>nuova ipotesi<\/u><\/b><\/span> che oggi, assieme alla<br \/>\nprova della espansione degli oceani, \u00e8 la pi\u00f9 accreditata presso la comunit\u00e0 scientifica dei geologi: motore della deriva dei continenti non sarebbero i moti convettivi bens\u00ec la rotazione terrestre.<br \/>\n(vedi <a href=\"http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=1946\">http:\/\/www.vialattea.net\/esperti\/php\/risposta.php?num=1946<\/a>).<\/p>\n<\/p>\n<p align=\"justify\"><b>Concludiamo<\/b> dicendo che tutte le teorie precedenti la conferma della teoria di Wegener nel 1962, sono state abbandonate: <u>la teoria plutonica<\/u>, <u>la teoria della contrazione<\/u>, <u>la teoria isostatica<\/u> e <u>la teoria delle geosinclinali<\/u> <b><font color=\"red\">sono state superate<\/font><\/b>, ma non va dimenticato che esse hanno contribuito notevolmente agli sviluppi delle successive conoscenze geologiche relative alla orogenesi.<\/p>\n<p><\/span><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/font><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":213,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[55],"tags":[],"class_list":["post-1288","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-geologia-e-geografia-geologia-e-geografia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1288","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/213"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1288"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1288\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1288"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1288"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1288"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}