{"id":1090,"date":"-0001-11-30T00:00:00","date_gmt":"-0001-11-29T23:10:04","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"1090","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1090\/","title":{"rendered":"Spesso in astrofisica si parla di singolarit\u00e0: non so bene che cosa sia."},"content":{"rendered":"<p>Naturalmente ci sarebbe molto da scrivere sulle singolarit\u00e0. Cercher\u00f2<br \/>\n        di essere allo stesso tempo esaustivo e il pi\u00f9 conciso possibile.<br \/>\n        Una singolarit\u00e0 \u00e8 un punto dello spazio-tempo (considerato come una stessa<br \/>\n        entit\u00e0 geometrica) in cui la forza gravitazionale diviene <strong>infinita<\/strong><br \/>\n        e quindi la teoria della Relativit\u00e0 Generale di Einstein (che funziona<br \/>\n        molto bene nel descrivere la struttura dell&#8217;Universo) non riesce pi\u00f9 a<br \/>\n        dirci nulla. Questo \u00e8 stato ricavato per la prima volta partendo da certe<br \/>\n        soluzioni alle equazioni del campo gravitazionale di Einstein trovate<br \/>\n        da <strong>Karl Schwarzschild<\/strong> nel 1916. Nel punto di singolarit\u00e0 <\/p>\n<p>        avr\u00f2 quindi una <strong>densit\u00e0 infinita<\/strong>. La singolarit\u00e0 si chiama<br \/>\n        cos\u00ec perch\u00e8 difronte ad essa la fisica descritta dalla Relativit\u00e0 si ferma.<br \/>\n        Nelle soluzioni delle equazioni che descrivono il sistema fisico compaiono<br \/>\n        degli infiniti (si dice che le soluzioni divergono) e la teoria viene<br \/>\n        meno. Di conseguenza la dove appaiono degli infiniti la teoria attuale<br \/>\n        smette di funzionare, e quindi probabilmente deve entrare in gioco una<br \/>\n        diversa fisica. In realt\u00e0 si riesce in qualche caso a maneggiare una teoria<br \/>\n        di campo anche con gli infiniti (per esempio la rinormalizzazione nel<br \/>\n        modello standard), quindi non \u00e8 detto che si debba sostituirla radicalmente.<a target=\"_top\" href=\"http:\/\/oposite.stsci.edu\/pubinfo\/PR\/95\/47.html\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"216\" vspace=\"6\" hspace=\"6\" height=\"151\" border=\"0\" align=\"right\" alt=\"Nucleo della galassia NGC 4261\" src=\"..\/..\/esperti\/fis\/singolarita\/hole3.gif\"\/><\/a><br \/>\n        Secondo la Relativit\u00e0 Generale le singolarit\u00e0 si formano in due modi.<br \/>\n        Nel futuro, ad esempio attraverso il collasso gravitazionale delle stelle<br \/>\n        molto massicce, che avviene inevitabilmente al termine della loro vita<br \/>\n        dopo aver esaurito tutto il carburante per le reazioni termonucleari.<br \/>\n        E nel passato, sotto certe ragionevoli condizioni, un universo che si<br \/>\n        espande deve per forza essere iniziato con una singolarit\u00e0. Nel 1965 <strong>Roger<br \/>\n        Penrose<\/strong>, che aveva una potente visione geometrica della Relativit\u00e0,<br \/>\n        analizzando il comportamento dei coni di luce (che rappresentano in pratica<br \/>\n        il passato e futuro di un evento nell&#8217;universo) dentro forti campi gravitazionali,<br \/>\n        giunse alla conclusione che se un astro in fase di collasso avesse raggiunto<br \/>\n        un certo limite chiamato <strong>orizzonte degli eventi<\/strong>, allora<br \/>\n        la singolarit\u00e0 sarebbe stata <strong>inevitabile<\/strong>. Egli in pratica<br \/>\n        dimostr\u00f2 che la teoria della Relativit\u00e0 Generale prediceva, attraverso<br \/>\n        certe soluzioni alle equazioni di campo di Einstein, la sua stessa incompletezza,<br \/>\n        affermando la sicura esistenza delle singolarit\u00e0.<br \/>\n        Le singolarit\u00e0 nel futuro, cio\u00e8 quelle provocate dal collasso gravitazionale<br \/>\n        di astri massicci, hanno l&#8217;interessante propriet\u00e0 di non essere visibili.<br \/>\n        Le singolarit\u00e0 infatti si presentano solo in opportune regioni dello spazio-tempo<br \/>\n        chiamate <strong>buchi neri <\/strong>che non ne permettono l&#8217;osservazione<br \/>\n        essendo questi ultimi delimitati da una superificie da cui nessuna particella<br \/>\n        e informazione pu\u00f2 uscire, l&#8217;<strong>orizzonte degli eventi<\/strong>.<br \/>\n        Quando un corpo sufficientemente massivo implode, la superficie del materiale<br \/>\n        collassa sotto il peso dell&#8217;attrazione gravitazionale delle sue parti<br \/>\n        e non importa se questo collasso \u00e8 perfettamente a simmetrica sferica.<br \/>\n        La superficie del materiale collassante comincia a vibrare con modi che<br \/>\n        poi si smorzano a poco a poco e si assestano nello stato sfericamente<br \/>\n        simmetrico con rilascio di onde gravitazionali. Ogni volta che si forma<br \/>\n        un buco nero, deve cos\u00ec formarsi al suo interno una singolarit\u00e0.<br \/>\n        Si possono scrivere le equazioni che regolano il comportamento della materia<br \/>\n        fuori del buco nero senza che la singolarit\u00e0 possa influenzare gli andamenti<br \/>\n        previsti da queste equazioni con la sua presenza. Questa assunzione \u00e8<br \/>\n        detta del <strong>censore cosmico<\/strong> in forma <strong>debole<\/strong>.<br \/>\n        Tale congettura protegge la predicibilit\u00e0 delle nostre osservazioni e<br \/>\n        delle nostre misure fuori dal buco nero ma nulla ci dice su cosa possa<br \/>\n        accadere dentro, quindi almeno come ipotesi tutto \u00e8 possibile. Nei buchi<br \/>\n        neri rotanti (detti di Kerr in onore di Roy Kerr che li defin\u00ec nel 1963)<br \/>\n        \u00e8 possibile teoricamente l&#8217;esistenza di cunicoli (<em>wormhole<\/em>) che<br \/>\n        potrebbero permettere l&#8217;attraversaversamento del buco nero e quindi l&#8217;osservazione<br \/>\n        della singolarit\u00e0 e la riemersione in un altro universo, oppure nel passato<br \/>\n        del nostro, tanto per fare degli esempi.<\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"529\" height=\"217\" align=\"middle\" alt=\"Rappresentazione a due dimensioni di una singolarit\u00e0 nello spazio-tempo e di un wormhole che collega due universi\" src=\"..\/..\/esperti\/fis\/singolarita\/hole1_2.gif\"\/><\/p>\n<p>Se la Relativit\u00e0 non \u00e8 in grado di dirci nulla sulla singolarit\u00e0, \u00e8 chiaro<br \/>\n        che molte ipotesi esotiche sono possibili quanto indimostrabili: cunicoli<br \/>\n        tra due universi, cunicoli\/scorciatoie tra due due punti dello stesso<br \/>\n        universo, cunicoli come macchine del tempo, un universo che termina con<br \/>\n        un Big Cruch (grande collasso finale in un unica singolarit\u00e0) e simmetricamente<br \/>\n        nascita di un nuovo universo con una nuova singolarit\u00e0, il Big Bang. Queste<br \/>\n        due singolarit\u00e0 di inizio e fine dell&#8217;universo in un punto sono dette<br \/>\n        anche singolarit\u00e0 alle due estremit\u00e0 del tempo.<br \/>\n        Esiste anche una forma <strong>forte<\/strong> della congettura del censore<br \/>\n        cosmico: essa afferma che queste strutture sono instabili quindi non \u00e8<br \/>\n        possibile attraversare un buco nero o vedere una singolarit\u00e0. Risultato<br \/>\n        della congettura del censore cosmico \u00e8 che la singolarit\u00e0 si trova sempre<br \/>\n        nel futuro di un eventuale viaggiatore e che quindi rimane sempre <strong>inosservabile<\/strong>.<br \/>\n        Quella nel passato che dovrebbe aver dato origine all&#8217;universo con la<br \/>\n        sua esplosione nel Big Bang, rimane per ovvi motivi ugualmente inosservabile.<br \/>\n        Quando si applica il principio del censore cosmico in forma forte, tutti<br \/>\n        i buchi neri di Kerr, Reissner-Nordstr\u00f8m et similia (che hanno le interessanti<br \/>\n        stranezze di tipo worm-hole) risultano tutti vietati perche&#8217; in tali buchi<br \/>\n        neri e&#8217; falso che la singolarita&#8217; si trovi nel futuro dell&#8217;osservatore.<br \/>\n        Recentemente si \u00e8 scoperto che sono ammissibili anche buchi neri con orizzonte<br \/>\n        degli eventi non sferico, con una topologia arbitraria e con pi\u00f9 di una<br \/>\n        singolarit\u00e0 (per esempio in alcune soluzioni compare una singolarit\u00e0 usuale<br \/>\n        e una singolarit\u00e0 a stringa detta stringa di Misner che \u00e8 tagliata in<br \/>\n        almeno un punto dalla superficie dell&#8217;orizzonte degli eventi).<\/p>\n<p>Prima di dare una conclusiva e brevissima cronologia dei fatti e scoperte<br \/>\n        salienti fatte attorno al fenomeno buchi neri-singolarit\u00e0, vorrei accennare<br \/>\n        al fatto che si parla di singolarit\u00e0 ogni volta che una determinata formula<br \/>\n        matematica <strong>diverge<\/strong>, cio\u00e8 tende all&#8217;infinito. Se tale<br \/>\n        formula matematica rappresenta qualche processo, <strong>fisico<\/strong>,<strong><br \/>\n        tecnologico<\/strong>,<strong> economico<\/strong>,<strong> sociologico<\/strong>,<br \/>\n        etc. allora si parla di singolarit\u00e0 in quel campo.<\/p>\n<p><small>Ad esempio recentemente si sta parlando di <strong>singolarit\u00e0<br \/>\n        tecnologica<\/strong>. La repentina <strong>accelerazione<\/strong> del<br \/>\n        progresso tecnologico porta ad una sempre maggiore velocit\u00e0 nell&#8217;elaborazione<br \/>\n        del processo azione-conseguenza. Il cervello umano pu\u00f2 risolvere la maggior<br \/>\n        parte dei problemi mille volte pi\u00f9 velocemente di quanto non possa fare<br \/>\n        la <strong>selezione naturale<\/strong>. Nel creare i mezzi tecnologici<br \/>\n        in aiuto al cervello per eseguire tali simulazioni ad una velocit\u00e0 molto<br \/>\n        maggiore, si potrebbe entrare in un regime che \u00e8 tanto radicalmente diverso<br \/>\n        dal nostro passato <strong>umano<\/strong> quanto noi lo siamo dagli animali<br \/>\n        inferiori, che invece simulano tale processo alla velocit\u00e0 della selezione<br \/>\n        naturale. Questo cambiamento pu\u00f2 rappresentare una dissipazione di tutte<br \/>\n        le regole naturali e dell&#8217;identit\u00e0 umana in una fuga esponenziale al di<br \/>\n        l\u00e0 di ogni controllo. Certamente, almeno per i pi\u00f9 allarmisti, questa<br \/>\n        divergenza dello sviluppo tecnologico, non viene considerata meno pericolosa<br \/>\n        di una singolarit\u00e0 contenuta in un buco nero!<\/small><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n<p><strong>Breve cronologia delle scoperte fatte nel campo dei buchi neri<br \/>\n        e singolarit\u00e0.<\/strong><\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1783: <\/font><\/strong>il pastore<br \/>\n        anglicano <strong>John Michell<\/strong> rettore di Thornhill nello Yorkshire,<br \/>\n        in un discorso alla Royal Society di Londra dichiara che se esistessero<br \/>\n        in natura corpi con densit\u00e0 pari a quello del sole e diametro di 500 volte<br \/>\n        maggiore, la loro luce (intesa allora come corpuscolo materiale e quindi<br \/>\n        soggetta all&#8217;attrazione gravitazionale della terra) non potrebbe raggiungerci.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1796: <\/font><\/strong>il matematico<br \/>\n        francese <strong>Pierre-Simon de Laplace<\/strong> esponeva idee molto<br \/>\n        simili a quelle di Michell, anche se poi ritrattate in seguito alla scoperta<br \/>\n        di Young nel 1801 della natura ondulatoria della luce.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1915: <\/font>Albert Einstein<\/strong><br \/>\n        presenta all&#8217;accademia Prussiana delle scienze quei straordinari risultati<br \/>\n        contentuti nella sua Teoria della Relativit\u00e0 Generale, che gli avrebbero<br \/>\n        garantito fama immortale. Nelle sue equazioni dimostra che la materia<br \/>\n        e l&#8217;energia curvano lo spazio-tempo, e che la curvatura determina la dinamica<br \/>\n        della materia. Le equazioni del campo gravitazionale contengono sia la<br \/>\n        geometria dello spazio tempo che le sorgenti del campo stesso.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1916: <\/font>Karl Schwarzschild<\/strong>,<br \/>\n        direttore dell&#8217;osservatorio di Potsdam, in Polonia, presenta la prima<br \/>\n        soluzione esatta alle equazioni di Einstein della Relativit\u00e0 Generale.<br \/>\n        Egli prende in esame una situazione abbastanza semplice, il campo gravitazionale<br \/>\n        esternamente ad una sfera uniforme di materia non carica ma, nonostante<br \/>\n        la semplicit\u00e0, il modello descrive perfettamente cosa accade nelle vicinanze<br \/>\n        di corpi come il Sole o a grandi distanze, dove il campo gravitazionale<br \/>\n        \u00e8 debole e la Relativit\u00e0 si riconduce alle equazioni di Newton. Esiste<br \/>\n        un punto nelle soluzioni di Schwarzschild in cui l&#8217;andamento diverge,<br \/>\n        cio\u00e8 ad un valore uguale al raggio detto di Schwarzschild, si presenta<br \/>\n        un infinito e quindi la soluzione possiede una singolarit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Negli anni successivi <strong>Sir Arthur Eddington<\/strong><br \/>\n        dichiara che tale valore limite determina una barriera oltre la quale<br \/>\n        un astro non pu\u00f2 pi\u00f9 comprimersi. Chiam\u00f2 tale limite un &#8220;cerchio<br \/>\n        magico&#8221;, impenetrabile a qualunque osservazione.<\/p>\n<p align=\"left\"><font color=\"#004080\"><strong>1918<\/strong><\/font>: il tedesco<br \/>\n        <strong>H. Reissner<\/strong> e il danese <strong>G. Nordstr\u00f8m<\/strong><br \/>\n        risolvono le equazioni di campo Einstein-Maxwell per sistemi carichi sfericamente<br \/>\n        simmetrici.<\/p>\n<p align=\"left\"><font color=\"#004080\"><strong>1923<\/strong><\/font>: <strong>George<br \/>\n        Birkhoff<\/strong> prova che la geometria dello spazio-tempoproves di Schwarzschild<br \/>\n        \u00e8 l&#8217;unica soluzione delle equazioni di campo di Einstein nel vuoto.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1930: <\/font><\/strong>l&#8217;allora<br \/>\n        giovanissimo <strong>Subrahmanyan Chandrasekhar<\/strong> (che sar\u00e0 chiamato<br \/>\n        universalmente &#8220;Chandra&#8221;), una presenza costante, eclettica<br \/>\n        e di straordinaria produttivit\u00e0 nella fisica del &#8216;900, durante il viaggio<br \/>\n        dall&#8217;India a Cambridge che lo porter\u00e0 ad essere allievo di Eddington,<br \/>\n        comici\u00f2 a fare dei calcoli sulle stelle nane bianche. Trov\u00f2 che le stelle<br \/>\n        con massa sopra le 1.4 volte quella del sole, sarebbero collassata in<br \/>\n        un oggetto ancora pi\u00f9 compatto delle nane bianche.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1931: <\/font>Lev Davidovic<br \/>\n        Landau <\/strong>ricav\u00f2 un risultato analogo a quello di Chadra, ipotizzando<br \/>\n        l&#8217;esistenza delle stelle di neutroni, corpi molto ridotti in dimensioni,<br \/>\n        che rappresentavano un ulteriore stadio finale per le stelle. Da notare<br \/>\n        che il primo astro di tale tipo, nella nebulosa del Granchio, sar\u00e0 osservato<br \/>\n        solo molti anni dopo, precisamente nel 1968.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1934: <\/font><\/strong>anche<br \/>\n        due astronomi di Pasadena, <strong>Walter Baade<\/strong> e <strong>Fritz<br \/>\n        Zwicky<\/strong>, conclusero che probabilmente potevano esistere due tipi<br \/>\n        di stati finali degeneri per le stelle, le nane bianche e le stelle di<br \/>\n        neutroni.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1933: <\/font><\/strong>un serio<br \/>\n        attacco alla divergenza che si presentava al raggio di Schwarzschild sopraggiunse<br \/>\n        con il lavoro di un prete belga che divenne presidente della Pontificia<br \/>\n        Accademia delle Scienze, <strong>Georges Lemaitre<\/strong>. Egli ha dimostrato<br \/>\n        come, con un opportuno cambiamento di coordinate, fosse possibile eliminare<br \/>\n        il problema. La metrica, con le nuove coordinate, non manifestava pi\u00f9<br \/>\n        alcun comportamento patologico ma, anzi, funzionava benissimo. Questi<br \/>\n        scritti attrassero l\u2019attenzione di un cosmologo, <strong>Howard Percy<br \/>\n        Robertson<\/strong>, il quale osserv\u00f2 che il tempo scorre normalmente per<br \/>\n        un osservatore che decidesse di attraversare l\u2019enigmatico orizzonte<br \/>\n        degli eventi; questo tempo per\u00f2 apparirebbe man mano sempre pi\u00f9 rallentato<br \/>\n        ad un osservatore che, ben lontano dal buco nero, osservasse il viaggio<br \/>\n        dell\u2019astronauta. Questi lavori per\u00f2 non ebbero molta fortuna e lo<br \/>\n        stesso Einstein non perse tempo nel criticarli assieme al concetto di<br \/>\n        singolarit\u00e0, affermando che la materia non poteva concentrarsi arbitrariamente.\n      <\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1939: <\/font><\/strong>curiosamente<br \/>\n        appena due mesi dopo la sopracitata critica di Einstein, usc\u00ec un lavoro<br \/>\n        di <strong>Robert Oppenheime<\/strong>r e del suo allievo <strong>Hartland<br \/>\n        Snyder<\/strong>, che \u00e8 riconoscituo universalmente come il <strong>primo<\/strong><br \/>\n        vero e fondamentale passo verso la scoperta dei buchi neri. Studiando<br \/>\n        con la fluidodinamica relativistica il collasso di una stella di massa<br \/>\n        non molto superiore a quella del sole, che abbia esaurito il combustibile<br \/>\n        per le reazioni termonucleari, essi hanno predetto la contrazione inarrestabile<br \/>\n        e continua che avrebbe fatto spostare la frequenza della luce verso il<br \/>\n        rosso fino a che l&#8217;astro sarebbe diventato invisibile. L&#8217;inarrestabilit\u00e0<br \/>\n        del processo di contrazione avrebbe poi portato alla creazione di una<br \/>\n        singolarit\u00e0 temporale infinita, tagliata fuori da possibilit\u00e0 di comunicazione<br \/>\n        con il resto dell&#8217;universo. Inoltre un altro allievo di Oppenheimer, <strong>George<br \/>\n        Volkoff<\/strong> contribu\u00ec ad usare le conoscenze dell&#8217;epoca sulla fisica<br \/>\n        atomica e nucleare (siamo in pieno progetto Manhattan da cui sarebbe uscita<br \/>\n        la bomba atomica) per calcolare a che cosa sarebbe dovuta assomigliare<br \/>\n        una stella di neutroni.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">Dopoguerra e anni &#8217;60.<\/font><\/strong><br \/>\n        Dopo la divisione politica nei due blocchi, si \u00e8 verificato anche una<br \/>\n        diverso interesse per i buchi neri. All&#8217;Est i lavori di Oppenheimer erano<br \/>\n        citati regolarmente nei testi accademici di fisica, ad esempio, mentre<br \/>\n        ad ovest la questione fu apparentemente dimenticata. Negli anni &#8217;60 la<br \/>\n        scuola di Mosca di cosmologia e relativit\u00e0 ha portato a tante interessanti<br \/>\n        scoperte anche nel campo dei buchi neri. <strong>Yakov Zel&#8217;dovic <\/strong>afferm\u00f2<br \/>\n        che essendo la natura dei buchi neri essenzialmente passiva, la sola speranza<br \/>\n        di rilevarli era quella di riuscire a localizzarli in base agli effetti<br \/>\n        gravitazionali sulle stelle o nubi di gas circostanti. Come tesi egli<br \/>\n        ha posto che l&#8217;osservazione del cielo in raggi-X doveva permetterci di<br \/>\n        osservare le strutture pi\u00f9 ricche di energia dell&#8217;universo, i gas pi\u00f9<br \/>\n        caldi, la gravit\u00e0 pi\u00f9 forte, e quindi indirettamente anche i buchi neri.<br \/>\n        Negli Stati Uniti l&#8217;interesse rifior\u00ec grazie ad un brillante scienziato,<br \/>\n        <strong>George Wheeler<\/strong>. Lui insieme a, <strong>David Finkelstein<\/strong>,<strong><br \/>\n        Martin Kruskal <\/strong>e<strong> George Szekeres<\/strong> osservarono,<br \/>\n        \u00e8 bene sottolinearlo tutti quanti separatamente, che con un opportuno<br \/>\n        cambiamento di coordinate si poteva eliminare la singolarit\u00e0 di Schwarzschild,<br \/>\n        dimostrando cos\u00ec che si tratta di una singolarit\u00e0 apparente dovuta ad<br \/>\n        una cattiva scelta di coordinate. I tre ricercatori, quasi quarant\u2019anni<br \/>\n        dopo Schwarzschild, riuscirono nella mirabile impresa di \u201cabbattere\u201d<br \/>\n        il cerchio magico eretto da Eddington. Quando Kruskal arriv\u00f2 a questo<br \/>\n        risultato, gli sembr\u00f2 troppo banale per essere pubblicato e fu proprio<br \/>\n        grazie a Wheeler, che pot\u00e9 essere conosciuto dalla comunit\u00e0 scientifica.<br \/>\n        In questi anni, grazie alle scoperte astronomiche sulle radiogalassie<br \/>\n        e quasar sopratutto, si parlava ormai pure di buchi neri supermassivi,<br \/>\n        cio\u00e8 di oggetti oscuri con masse di milioni o miliardi di volte la massa<br \/>\n        del sole e delle dimensioni un sistema solare. Le prove osservative della<br \/>\n        loro esistenza, oggi sono persino pi\u00f9 cogenti di quelli di taglia stellare.<br \/>\n        Galassie giganti vicine come M 87 (Virgo-A), o galassie attive (i cosidetti<br \/>\n        nuclei galattici attivi) sono le migliori possibilit\u00e0 di scoprire gli<br \/>\n        effetti della presenza di questi buchi neri giganti.<br \/>\n        Con questa impresionate serie di scoperte astrofisiche e con l&#8217;affinamento<br \/>\n        delle tecniche matematiche pi\u00f9 potenti fiorirono cos\u00ec gli studi teorici.<br \/>\n        Si pu\u00f2 dire che per la relativit\u00e0 e buchi neri si sono delineate dopo<br \/>\n        la guerra tre scuole principali: quella di Cambridge fondata da Eddington<br \/>\n        e proseguita con Dennis Sciama, Chandrasekhar, Roger Penrose e Stephen<br \/>\n        Hawking, l&#8217;altra a Mosca guidata da Zel&#8217;dovic e la terza a Princeton guidata<br \/>\n        da Wheeler che pu\u00f2 reputarsi il padre del termine buco nero.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1963:<\/font><\/strong> il fisico<br \/>\n        neozelandese <strong>Roy Kerr<\/strong>, ha risolto le equazioni di Einstein<br \/>\n        nel vuoto per campi gravitazionali generati da sistemi massivi rotanti.<br \/>\n        Queste soluzioni sono piuttosto intriganti poich\u00e8 come gi\u00e0 detto sopra<br \/>\n        nel corpo della risposta, presentano una struttura tale da poter teoricamente<br \/>\n        permettere l&#8217;esistenza dei <em>wormhole<\/em>, e quindi di viaggi nel tempo<br \/>\n        e osservazioni della singolarit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1964:<\/font><\/strong> il matematico<br \/>\n        <strong>Roger Penrose<\/strong> a Cambridge prova che una stella implodente<br \/>\n        necessariamente deve produrre una singolarit\u00e0 una volta che abbia formato<br \/>\n        l&#8217;orizzonte degli eventi.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1965:<\/font><\/strong> <strong>Ezra<br \/>\n        Newman<\/strong>, insieme a E. Couch, K. Chinnapared, A. Exton, A. Prakash,<br \/>\n        e Robert Torrence risolve le equazioni di Einstein-Maxwell per sistemi<br \/>\n        massivi rotanti e carichi.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1967:<\/font><\/strong> <strong>Werner<br \/>\n        Israel<\/strong> dimostra che tutti i buchi neri non rotanti sono oggetti<br \/>\n        semplici e la sola propriet\u00e0 necessaria a caratterizzarli e a differenziarli,<br \/>\n        \u00e8 la massa.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1968:<\/font><\/strong> <strong>Brandon<br \/>\n        Carter<\/strong> usa la teoria di Hamilton-Jacobi per derivare equazioni<br \/>\n        del moto al primo ordine per il moto di particelle cariche immerse nel<br \/>\n        campo gravitazionale esterno di un buco nero di tipo Kerr-Newman.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1969:<\/font><\/strong> <strong>Roger<br \/>\n        Penrose<\/strong> discute il processo (che porter\u00e0 il suo nome) per l&#8217;estrazione<br \/>\n        dell&#8217;energia rotazionale da un buco nero di tipo Kerr. Questa sar\u00e0 un&#8217;intuizione<br \/>\n        molto importante che dimostra che i buchi neri sono un po&#8217; meno neri di<br \/>\n        quanto si creda e che culminer\u00e0 pochi anni dopo nei lavori di Hawking.<br \/>\n        Nondimeno sar\u00e0 importante per le ricadute sulle osservazioni e teorie<br \/>\n        astrofisiche dei nuclei galattici attivi, sulla loro energetica e sulla<br \/>\n        effettiva osservabilit\u00e0 dei buchi neri grazie alla loro attivit\u00e0. Nello<br \/>\n        stesso cruciale anno Penrose enuncia inoltre i suoi famosi teoremi sulla<br \/>\n        congettura del censore cosmico, e sulla conseguente invisibilit\u00e0 delle<br \/>\n        singolarit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1971:<\/font><\/strong> le osservazioni<br \/>\n        che da anni erano state fatte con i satelliti nei raggi-X della sorgente<br \/>\n        Cygnus X-1, portano tale sorgente ad essere considersata il primo esempio<br \/>\n        di probabile candidato per un sistema stellare binario in cui una delle<br \/>\n        due compagne \u00e8 un buco nero. <strong>Edwin Salpeter<\/strong> afferma in<br \/>\n        proposoto che un buco nero in Cygnus X-1 \u00e8 l&#8217;ipotesi pi\u00f9 prudente.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1972:<\/font><\/strong> a Cambridge<br \/>\n        un allievo di Penrose,<strong> Stephen Hawking<\/strong> in collaborazionme<br \/>\n        con <strong>George Ellis <\/strong>fa entusiasmanti scoperte nel campo<br \/>\n        dei buchi neri. Egli prova che l&#8217;orizzonte degli eventi classico non pu\u00f2<br \/>\n        decrescere. Nello stesso anno Hawking enuncia insieme a <strong>James<br \/>\n        Bardeen<\/strong> e <strong>Brandon Carter<\/strong>, quattro leggi per<br \/>\n        la dinamica dei buchi neri in analogia alle leggi della termodinamica<br \/>\n        e due principi analoghi al primo e secondo principio della termodinamica.<br \/>\n        Sempre in quell&#8217;anno <strong>Jacob Bekenstein<\/strong> suggerisce che<br \/>\n        un buco nero abbia una entropia proporzionale alla superficie dell&#8217;orizzonte<br \/>\n        degli eventi dovuta ad effetti di perdita di informazione e conseguente<br \/>\n        aumento di disordine sotto l&#8217;orizzonte.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1973:<\/font><\/strong> <strong>David<br \/>\n        Robinson<\/strong>, partendo dal lavoro di Carter del &#8217;68 e quelli di Hawking,<br \/>\n        dimostra la congettura di Wheeler, oggi conosciuta come Teorema No Hair.<br \/>\n        Lo stadio finale di una stella collassante \u00e8 ristretto a sole sole quattro<br \/>\n        possibilit\u00e0 e queste sono le quattro soluzioni delle equazione di Einstein<br \/>\n        per buchi neri rotanti (di Kerr), e fatto fondamentale, i parametri che<br \/>\n        intervengono in queste soluzioni sono solo la massa la velocit\u00e0 di rotazione<br \/>\n        e la carica.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1974:<\/font><\/strong> <strong>Stephen<br \/>\n        Hawking<\/strong> applicando la teoria quantistica dei campi ai buchi neri<br \/>\n        dello spazio-tempo, mostra che essi irradiano particelle con uno spettro<br \/>\n        di corpo nero, e che questo processo pu\u00f2 portarli all&#8217;evaporazione. E&#8217;<br \/>\n        la pi\u00f9 importante delle sue scoperte e che gli ha valso la laurea honoris<br \/>\n        causa a Cambridge, nonch\u00e8 la cattedra di fisica che un tempo era stata<br \/>\n        di Sir Isaac Newton.<\/p>\n<p align=\"left\"><strong><font color=\"#004080\">1975:<\/font><\/strong> le notevoli<br \/>\n        scoperte sui buchi neri dei primi anni &#8217;70 portarono di nuovo <strong>Chandrasekhar<\/strong><br \/>\n        a riversare la sua energia intellettuale su questi oggetti. Ne \u00e8 scaturito,<br \/>\n        anni dopo, un trattato sulla matematica dei buchi neri pieno di virtuosismi<br \/>\n        matematici ed elaborate manipolazioni teoriche, autodisciplinate dalla<br \/>\n        sua consueta precisione e che usc\u00ec in stampa quando lui aveva 72 anni.<br \/>\n        Il recente satellite spaziale americano per osservazioni del profondo<br \/>\n        cielo nei raggi-X e dedicato principalmente a cercare prove stringenti<br \/>\n        dell&#8217;esistenza dei buchi neri \u00e8 stato chiamato <a target=\"_top\" href=\"http:\/\/chandra.harvard.edu\/\">Chandra<\/a> in suo onore.<\/p>\n<p align=\"left\">Mi sembra bello far terminare quindi questa cronistoria,<br \/>\n        che \u00e8 partita da Michell, con il telescopio spaziale Chadra.<\/p>\n<p align=\"left\">\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":177,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[21],"tags":[],"class_list":["post-1090","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-stelle-e-buchi-neri"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1090","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/177"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1090"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1090\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1090"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1090"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1090"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}