{"id":1067,"date":"-0001-11-30T00:00:00","date_gmt":"-0001-11-29T23:10:04","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"1067","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1067\/","title":{"rendered":"Vorrei chiedere quali sono le ipotesi formulate dai cosmologi per spiegare i nuovi dati dei satelliti artificiali COBE e PLANCK, e i dati emersi dall&#8217;osservazione delle supernovae di primo tipo, che sembrano mostrare un universo in accelerazione anzich\u00e9 in decelerazione. In altre parole quali sono le ipotesi pi\u00f9&#8217; accreditate sulla natura della costante cosmologica einsteiniana che \u00e8 improvvisamente tornata di moda?"},"content":{"rendered":"<p><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Quella di<br \/>\n        un universo in accelerazione \u00e8 una delle (presunte) scoperte scientifiche<br \/>\n        pi\u00f9 clamorose degli ultimi anni. Ripercorro brevemente le tappe<br \/>\n        della scoperta per i lettori che non fossero informati sull&#8217;argomento.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"> E&#8217; noto<br \/>\n        che l&#8217;universo viene da una fase molto densa e calda, le cui vestigia<br \/>\n        sono giunte fino a noi sotto forma di radiazione fossile di fondo (o <i>cosmic<br \/>\n        background<\/i>). Il satellite COBE ha dimostrato che questa radiazione<br \/>\n        ha spettro planckiano, come ci si aspetterebbe da un corpo che si \u00e8<br \/>\n        raffreddato, ed \u00e8 estremamente omogenea (possiede disomogeneit\u00e0<br \/>\n        di solo una parte su diecimila), cosa che avvalla il modello di universo<br \/>\n        inflazionario.<br \/>\n        D&#8217;altro canto, questo promettente modello avanza una richiesta molto stringente<br \/>\n        perch\u00e9 sia applicabile, e cio\u00e8 che la densit\u00e0 media<br \/>\n        dell&#8217;universo sia esattamente uguale a quella necessaria per rendere la<br \/>\n        geometria dello spazio-tempo piatta.<br \/>\n        Mi spiego meglio: \u00e8 noto dalla relativit\u00e0 generale che la<br \/>\n        massa (e non solo essa) curva lo spazio attorno a se, per cui ci si attende<br \/>\n        che la materia dell&#8217;universo ne curvi lo spazio. Se per\u00f2 l&#8217;universo<br \/>\n        \u00e8 passato attraverso una fase inflativa, questa deve aver &#8220;stirato&#8221;<br \/>\n        lo spazio rendendolo praticamente piatto, oltre che aver reso molto pi\u00f9<br \/>\n        omogeneo ed isotropo l&#8217;universo stesso, come COBE ha dimostrato.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Ora, \u00e8<br \/>\n        possibile calcolare quale sia la densit\u00e0 media di materia che \u00e8<br \/>\n        necessaria affinch\u00e9 l&#8217;universo risulti piatto ed esprimere la curvatura<br \/>\n        dello spazio servendosi del rapporto tra la densit\u00e0 reale dell&#8217;universo<br \/>\n        e quella teorica. Questo rapporto \u00e8 convenzionalmente indicato<br \/>\n        con la lettera greca maiuscola omega (<font face=\"Symbol\">W<\/font>).<br \/>\n        Se <\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">&gt;1 l&#8217;universo<br \/>\n        \u00e8 pi\u00f9 denso del necessario, per cui ha una geometria chiusa,<br \/>\n        se invece <\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">&lt;1 esso<br \/>\n        \u00e8 troppo poco denso e la sua geometria \u00e8 aperta.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Se computiamo<br \/>\n        tutta la materia visibile nello spazio, essa risulta troppo poca per chiudere<br \/>\n        lo spazio, in quanto essa \u00e8 circa il 20% del valore critico; si<br \/>\n        esprime questo fatto dicendo che <\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><sub>M<\/sub>=0,2<br \/>\n        dove il pedice M sta per &#8220;materia&#8221;. Questo fatto \u00e8 per\u00f2<br \/>\n        in contraddizione col modello di universo inflativo che richiede <font face=\"Symbol\">W<\/font><br \/>\n        =1, perci\u00f2 si \u00e8 cominciato a pensare che esista nello spazio<br \/>\n        una grande quantit\u00e0 di &#8220;materia oscura&#8221;, cio\u00e8 una qualche<br \/>\n        forma di materia che non emette luce ma che ha effetti gravitazionali<br \/>\n        consistenti, che contribuiscono al computo di <font face=\"Symbol\">W<\/font><br \/>\n        (per la verit\u00e0, esiste anche tutta una serie di prove sperimentali<br \/>\n        che conferma l&#8217;esistenza della materia oscura).<br \/>\n        Da questa valutazione \u00e8 nato un intero filone della cosmologia<br \/>\n        sia teorica che sperimentale, nel tentativo di capire di che genere di<br \/>\n        materia si tratti e quali osservazioni potrebbero metterla in luce. Alcuni<br \/>\n        astronomi hanno pensato a nane brune ed a nane rosse, altri ad una massa<br \/>\n        dei neutrini, altri ancora a particelle non ancora scoperte perch\u00e9<br \/>\n        interagiscono poco con la materia ordinaria (le cosiddette WIMPs &#8211; <i>Weak<br \/>\n        Interacting Massive Particles<\/i>), altri ancora alle particelle supersimmetriche<br \/>\n        teorizzate dai modelli di unificazione delle forze in fisica. Malgrado<br \/>\n        gli sforzi, per\u00f2, nessuna osservazione ha mai dimostrato un contributo<br \/>\n        preponderante al valore di <font face=\"Symbol\">W<\/font> .<br \/>\n        In teoria, le leggere fluttuazioni residue della radiazione fossile di<br \/>\n        fondo possono dare un suggerimento sulla quantit\u00e0 totale di materia<br \/>\n        presente nell&#8217;universo, in quanto alcuni studi teorici hanno dimostrato<br \/>\n        che il valore di <\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><sub>M<\/sub><br \/>\n        influenza la distribuzione di queste fluttuazioni; sfortunatamente il<br \/>\n        satellite COBE non possedeva una sufficiente risoluzione spaziale per<br \/>\n        valutare questa distribuzione e dipanare il mistero; perci\u00f2 in<br \/>\n        questi anni \u00e8 in via di progettazione il suo successore, battezzato<br \/>\n        Planck, il cui lancio \u00e8 previsto per il 2007 e che dovrebbe essere<br \/>\n        il grado, grazie alla risoluzione molto pi\u00f9 elevata, di tracciare<br \/>\n        una mappa dettagliata della distribuzione del <i>cosmic background<\/i>.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">C&#8217;\u00e8<br \/>\n        per\u00f2 un&#8217;altra possibilit\u00e0 da prendere in considerazione,<br \/>\n        per colmare il gap che separa l&#8217;attuale stima di <\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><sub>M<\/sub><br \/>\n        da 0,2 fino al fatidico e richiesto 1: originariamente, quando Einstein<br \/>\n        formul\u00f2 la teoria della relativit\u00e0, introdusse nelle sue<br \/>\n        equazioni un parametro (<font face=\"Symbol\">L<\/font>) il cui effetto<br \/>\n        sarebbe equivalente ad una forza repulsiva che agisce sulle grandi distanze.<br \/>\n        Egli giustific\u00f2 la sua scelta sostenendo che, altrimenti, un universo<br \/>\n        statico avrebbe dovuto collassare su se stesso e spieg\u00f2 che la<br \/>\n        natura fisica di questo parametro, noto come &#8220;costante cosmologica&#8221;, avrebbe<br \/>\n        dovuto essere cercata nella pressione che si sviluppa a causa dell&#8217;energia<br \/>\n        del vuoto quantistico. In altre parole, una delle previsioni della fisica<br \/>\n        quantistica \u00e8 l&#8217;esistenza di un'&#8221;energia di punto zero&#8221;, non nulla,<br \/>\n        che si presenta anche nel vuoto assoluto ed il cui effetto pu\u00f2<br \/>\n        essere percepito sulla geometria dello spazio.<\/font><\/p>\n<p><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Pochi anni<br \/>\n        dopo, Hubble scopr\u00ec l&#8217;espansione dell&#8217;universo e la costante cosmologica<br \/>\n        non era pi\u00f9 necessaria per spiegarne il mancato collasso, cos\u00ec<br \/>\n        Einstein la cancell\u00f2 dalle sue equazioni e la defin\u00ec &#8220;il<br \/>\n        pi\u00f9 grande errore della mia vita&#8221;.<br \/>\n        Eppure la costante cosmologica, oltre ad avere un effetto repulsivo, introdurrebbe<br \/>\n        un computo positivo al parametro di densit\u00e0 <font face=\"Symbol\">W<\/font><br \/>\n        , costituendo proprio quello che i cosmologi stanno cercando.<br \/>\n        Nel 1998 gli astronomi del Supernova Cosmology Project hanno annunciato<br \/>\n        che, osservando alcune supernovae molto distanti, avrebbero trovato un<br \/>\n        indizio di un&#8217;espansione accelerata dell&#8217;universo, il che avvalorerebbe<br \/>\n        l&#8217;ipotesi dell&#8217;esistenza di L e contemporaneamente renderebbe conto<br \/>\n        del perch\u00e9 il termine <\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><sub>M<\/sub><br \/>\n        risulti irrimediabilmente minore di 1: in tal caso, il requisito da soddisfare<br \/>\n        sarebbe <\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><sub>M<\/sub>+<\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Symbol\"><sub>L<\/sub><\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><br \/>\n        =1 e non pi\u00f9 semplicemente <\/font><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><font face=\"Symbol\">W<\/font><\/font><br \/>\n        <font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\"><sub>M<\/sub>=1.<br \/>\n        L&#8217;idea di questi astronomi parte dalla considerazione che le supernovae<br \/>\n        di tipo Ia hanno tutte circa la stessa magnitudine assoluta nel punto<br \/>\n        di massima luminosit\u00e0, perci\u00f2 rappresentano una buona &#8220;candela<br \/>\n        standard&#8221; per misurarne la distanza, partendo dal presupposto che la loro<br \/>\n        luminosit\u00e0 apparente \u00e8 legata solo a quella assoluta ed<br \/>\n        alla distanza. E&#8217; dunque possibile correlare il redshift della galassia<br \/>\n        che ospita la supernova con la sua distanza e testare cos\u00ec la legge<br \/>\n        di Hubble: se l&#8217;universo \u00e8 in espansione accelerata le supernovae<br \/>\n        risulteranno leggermente pi\u00f9 deboli di quanto atteso in base al<br \/>\n        redshift, se invece \u00e8 in decelerazione esse saranno un poco pi\u00f9<br \/>\n        luminose.<br \/>\n        La scoperta consiste proprio nell&#8217;aver notato che le supernovae distanti<br \/>\n        risultavano sempre un poco pi\u00f9 deboli di quanto aspettato (circa<br \/>\n        mezza magnitudine), suggerendo un&#8217;espansione accelerata dell&#8217;universo<br \/>\n        e dunque tutte le citate conseguenze sulle teorie cosmologiche.<\/font><\/p>\n<p>      <!--Element not supported - Type: 8 Name: #comment--> <\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":161,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[16],"tags":[],"class_list":["post-1067","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cosmologia"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1067","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/161"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1067"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1067\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1067"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1067"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1067"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}