{"id":1028,"date":"-0001-11-30T00:00:00","date_gmt":"-0001-11-29T23:10:04","guid":{"rendered":""},"modified":"-0001-11-30T00:00:00","modified_gmt":"-0001-11-29T22:00:00","slug":"1028","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/1028\/","title":{"rendered":"Vorrei sapere in che modo,e in base a quali parametri si determinano le orbite dei satelliti, e come essi la mantengono."},"content":{"rendered":"<p><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Imporre<br \/>\n        l&#8217;orbita ad un satellite \u00e8, almeno in teoria, piuttosto semplice: basta<br \/>\n        pensare che il moto orbitale \u00e8 perfettamente descritto dalla legge di<br \/>\n        gravit\u00e0 e dalle condizioni iniziali di posizione e velocit\u00e0 del corpo.<br \/>\n        Ci\u00f2 significa che ogni orbita intorno alla Terra pu\u00f2 essere pienamente<br \/>\n        descritta stabilendo per un punto qualsiasi della traiettoria il vettore<br \/>\n        velocit\u00e0 del corpo orbitante, dunque \u00e8 sufficiente portare il satellite<br \/>\n        in un punto della sua orbita finale ed imporgli la giusta velocit\u00e0 perch\u00e9<br \/>\n        esso mantenga l&#8217;orbita voluta. Quanto detto viene in effetti compiuto<br \/>\n        dai lanciatori (ovvero i razzi), il cui compito \u00e8 quello di portare il<br \/>\n        satellite alla giusta quota e di imporgli la corretta velocit\u00e0; solitamente<br \/>\n        i satelliti sono pure dotati di uno stadio finale per la correzione finale<br \/>\n        dell&#8217;orbita. Il raggiungimento di quest&#8217;ultima pu\u00f2 anche avvenire in pi\u00f9<br \/>\n        fasi: se \u00e8 necessario portare il corpo su un&#8217;orbita molto alta o difficilmente<br \/>\n        imponibile al lancio, lo si mette su un&#8217;orbita pi\u00f9 bassa, detta &#8220;di parcheggio&#8221;<br \/>\n        e, nel momento in cui esso passa in un punto che interseca la traiettoria<br \/>\n        finale, si accendono nuovamente i razzi per cambiare la velocit\u00e0 e imporre<br \/>\n        quella nuova. <\/font><\/p>\n<p align=\"center\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"300\" height=\"241\" src=\"..\/..\/esperti\/astro\/orbsat\/image7.gif\" alt=\"\"\/><\/p>\n<p><font size=\"-1\" face=\"Verdana, Arial, Helvetica, sans-serif\">Per quanto<br \/>\n        riguarda il mantenimento dell&#8217;orbita, almeno in condizioni ideali, essa<br \/>\n        \u00e8 eterna, per cui il satellite continua lungo la sua traiettoria per un<br \/>\n        tempo indefinito. Ci\u00f2 \u00e8 vero anche in pratica per tutti gli oggetti posti<br \/>\n        su orbite alte, cio\u00e8 orbitanti a qualche migliaio di Km. sopra la superficie<br \/>\n        terrestre; per questi la fine operativa avviene solitamente per guasti<br \/>\n        o per l&#8217;immissione su una traiettoria simile di qualche satellite pi\u00f9<br \/>\n        moderno che ne rende obsoleti i servizi offerti. Per le orbite basse,<br \/>\n        invece, interviene l&#8217;attrito atmosferico che fa perdere gradatamente velocit\u00e0<br \/>\n        al satellite e gli fa dunque perdere quota, fino al rientro in atmosfera<br \/>\n        ed alla conseguente distruzione. Per ovviare a ci\u00f2 si ricorre a due possibili<br \/>\n        soluzioni: la maggior parte dei satelliti \u00e8 dotata, come detto, di piccoli<br \/>\n        motori che servono, oltre alle correzioni di rotta, a ristabilire di tanto<br \/>\n        in tanto la quota, almeno fino ad esaurimento del combustibile; la seconda<br \/>\n        possibilit\u00e0, molto pi\u00f9 costosa, \u00e8 di inviare uno Shuttle che afferri col<br \/>\n        suo braccio robotizzato il satellite e lo riporti alla quota corretta.<br \/>\n        La seconda eventualit\u00e0 viene adottata in pratica solo per i costosissimi<br \/>\n        satelliti scientifici (tipo lo Space Telescope) che richiedono anche una<br \/>\n        manutenzione umana. E&#8217; da notare che anche nei corpi celesti privi di<br \/>\n        atmosfera (tipo la Luna) le orbite molto basse non possono essere mantenute<br \/>\n        in eterno; ci\u00f2 avviene a causa del fatto che il campo gravitazionale non<br \/>\n        \u00e8 perfettamente centrale ma si trovano spesso vicino alla superficie dei<br \/>\n        &#8220;mascon&#8221; (contrazione dell&#8217;inglese MASs CONcentration &#8211; concentrazione<br \/>\n        di massa), cio\u00e8 dei punti un cui la gravit\u00e0 si fa improvvisamente pi\u00f9<br \/>\n        intensa, causando instabilit\u00e0 nell&#8217;orbita ed un suo progressivo degrado.<br \/>\n        <br \/>\n        Per finire, vorrei farti notare che il fatto che le orbite sopra i 500<br \/>\n        km. siano molto &#8220;durature&#8221; (sulle scale di tempo umane) costituisce un<br \/>\n        gravissimo problema per l&#8217;astronautica in quanto esse tendono ad essere<br \/>\n        sempre pi\u00f9 occupate da satelliti un disuso, ultimi stadi di lanciatori,<br \/>\n        frammenti di satelliti esplosi (o fatti esplodere per evitare il rischio<br \/>\n        di spionaggio tecnologico!), ecc\u2026 i quali rischiano di colpire i nuovi<br \/>\n        oggetti messi in orbita, danneggiarli a loro volta e creare nuovi frammenti<br \/>\n        pericolosi. Alcune simulazioni prevedono che, se non si metteranno in<br \/>\n        atto degli accorgimenti efficaci, nel giro di qualche decennio risulter\u00e0<br \/>\n        impossibile mandare un satellite nello spazio senza che esso sopravviva<br \/>\n        pi\u00f9 di qualche mese! <\/font><\/p>\n<p>      <!--Element not supported - Type: 8 Name: #comment--><\/p>\n<p>\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>[&#8230;]<\/p>\n","protected":false},"author":161,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12],"tags":[],"class_list":["post-1028","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-astronautica"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1028","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/users\/161"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1028"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1028\/revisions"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1028"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1028"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.vialattea.net\/content\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1028"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}