Vorrei chiedere quali sono le ipotesi formulate dai cosmologi per spiegare i nuovi dati dei satelliti artificiali COBE e PLANCK, e i dati emersi dall’osservazione delle supernovae di primo tipo, che sembrano mostrare un universo in accelerazione anziché in decelerazione. In altre parole quali sono le ipotesi più’ accreditate sulla natura della costante cosmologica einsteiniana che è improvvisamente tornata di moda?

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Vorrei capire meglio la differenza tra grandezza ed età dell’universo. Se l’oggetto più lontano finora osservato dista da noi diciamo 15 miliardi di anni luce(non sono sicuro di questa cifra ma non è questo il punto che vorrei chiarire), significa anche che il (diametro?) dell’universo è di 15 miliardi di anni luce, almeno l’universo finora osservato. Ma se quella luce ha impiegato 15 miliardi di anni per arrivare fino a me, posso dire che l’età dell’universo è di 15 miliardi di anni? Io penso di no: l’età dell’universo dovrebbe essere di più, ma quale ragionamento devo seguire per arrivare a questa conclusione che pur mi sono dato ammesso che sia vera?

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Vorrei che lei mi spiegasse come si fa a calcolare l’età (approssimata) dell’universo: secondo le ultime osservazioni del telescopio Hubble le galassie più lontane sono a circa 14 miliardi di anni luce. Quindi la luce di queste galassie ha impiegato 14 miliardi di anni per arrivare fino a noi. Ma se l’universo ha avuto origine 14 miliardi di anni fa con il big bang, significa anche che 14 miliardi di anni fa le galassie erano tutte vicine l’una all’altra per cui l’immagine della galassia “A” per arrivare alla galassia “B” dove vivo io non impiegò 14 miliardi di anni ma, diciamo, un anno. Dopo il big bang la galassia “A” e la galassia “B” si sono allontanate una dall’altra con una velocità crescente ma che comunque è inferiore a quella della luce. Ora chiedo, se sulla galassia “A” 14 miliardi di anni fa c’era un concerto di Pavarotti, la sua immagine si è allontanata nello spazio alla velocità della luce. Io 14 miliardi di anni fa non ero nato, oggi invece, 14 miliardi di anni dopo, ci sono, ma come posso vedere l’immagine di Pavarotti che nel frattempo è volata via più lontana e più in fretta della galassia dove vivo io? Insomma, se luce di una galassia impiega 14 miliardi di anni per arrivare fino a me, significa che eravamo distanti 14 miliardi di anni luce, ma se eravamo distanti 14 miliardi di anni luce questo non può essere il momento iniziale del big bang dove si presume fossimo più vicini.

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Nelle varie spiegazioni divulgative che ho finora letto, relative al Big Bang, è costantemente posto l’accento sul fatto che “l’universo” è andato espandendosi partendo da dimensioni dell’ordine dei 10-33 cm del cosiddetto Tempo di Plank. E’ però anche evidenziato che l’universo , quale noi lo conosciamo, è limitato dal cosiddetto orizzonte cosmologico, corrispondente, in buona sostanza, allo spazio che la luce ha potuto percorrere dall’inizio del tempo (o dai 300.000 anni dopo il B.B. della cessazione dell’opacità dell’universo?) ad oggi. Vengono anche indicati valori di dimensioni e di densità dell’universo per i vari tempi intermedi tra il BB ed oggi. La mia domanda è la seguente : a quale universo ci si riferisce con i predetti valori di dimensioni, densità etc? Alla totalità dell’universo uscito dal BB o solo a quello da noi conoscibile , ed al quale si possono solo riferire i valori di densità stimata, di quantità di materia presente, etc.?

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Vorrei sapere se si potrebbe intendere il Buco nero come un enorme contenitore di immagini, ovvero dato che la luce una volta entrata non riesce ad uscirne a causa dell’enorme forza attrattiva che esso produce, e seguendo la teoria della relatività (il tempo “rallenta” con l’aumentare della velocità) il tempo al suo interno dovrebbe essere nullo. Quindi, in tal caso, un osservatore posto al suo interno potrebbe vedere l’universo alle sue origini? Grazie dell’attenzione e mi scuso per l’eventuale non chiarezza del testo.

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La classe III A del Liceo-Ginnasio “G. Fortunato” di Pisticci (MT) in riferimento al programma di astronomia che sta svolgendo, gradirebbe conoscere il perchè l’efficienza di assorbimento di uno spettro, è legata alle condizioni di pressione e temperatura. In particolare perchè le righe di assorbimento dello spettro di una stella forniscono indicazioni non solo sulla composizione chimica dell’involucro esterno, ma anche e soprattutto sulla temperatura e pressione dei gas che assorbono.

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Leggendo opere semi-divulgative ed enciclopedie sull’argomento “diagramma di Russel ed evoluzione stellare” ho incontrato due affermazioni che mi paiono contraddittorie. In tutte le fonti si afferma che le stelle “normali”, durante la fase di contrazione gravitazionale, partendo dal margine destro del diagramma (temperature basse) ad ordinate che dipendono unicamente dalla loro massa iniziale, attraversano da destra a sinistra il diagramma stesso, fino a raggiungere la posizione della sequenza principale ed alla attivazione dei processi p-p. E fin qui tutto chiaro e logico; poi, però, trattando della vita “normale” delle stelle stesse, si trova scritto che, prima delle fasi finali della vita: – esse bruciano lentamente il loro combustibile, diminuendo progressivamente di temperatura superficiale (e quindi discendendo la sequenza principale); – (oppure) che esse vanno incontro ad un lieve incremento di temperatura (risalendo quindi, ancora verso sinistra la sequenza) e rimanendo pressoché stabili per la gran parte della loro vita. Non vengono fatti riferimenti ulteriori a distinzioni di massa.

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Pur conoscendo a grandi linee la differenza tra novae e supernovae, non trovo adeguate risposte circa: – differenti condizioni iniziali (massa, eta, temperatura, processi atomici in atto od esauriti, composizione degli strati attivi, etc) che portano all’una o altra delle esplosioni; – diverse modalità di sviluppo del processo (perdita di massa, guadagni di luminosità assoluta, massa residua, profondità degli strati interessati all’eiezione, processi chimico-fisici ed atomici che si innescano successivamente) – differenza tra supernovae tipo I e II

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Avete mai visto quei tramonti, bellissimi, romantici, col sole enorme che sembra riempire metà dell’orizzonte? Fantastici! Allora si prende la macchina fotografica e si scatta. Poi si sviluppa. Poi si guarda la foto. E…quel gran sole, grandissimo, che fine ha fatto? E’ solo un puntino là in fondo! Quale può essere la spiegazione a questo strano fatto? A Lei pongo il quesito che credo possa riguardare sia l’ottica che, forse, la psicologia.

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Sono un profano neofita, anche se 76enne; ho acquistato diversi programmi d’astronomia perché mi diletto a cercare lo zenit; è un mio pallino; orbene, l’astronomia deriva dalla matematica che certo non è un’opinione, come mai, allora, non c’è un solo programma che indichi la AR, per identici dati immessi, uguale ad un altro? Sembra proprio che questo calcolo del tempo siderale o AR rappresenti una incognita, è così ? Non mi pare, eppure.

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Come può considerarsi “vera” una legge “scoperta” avvalendosi del metodo scientifico “moderno” che, come si sa, si basa sull’osservazione e sull’esperimento? Nell’analisi dei risultati dell’esperimento il soggetto non può essere considerato osservatore ma parte integrante dell’esperimento; allora, mi chiedo e Vi chiedo, “cosa” e “chi” si osserva? Forse l’interazione tra osservatore e osservato, ma allora perché tutte le ipotesi e i modelli che ne scaturiscono vengono poi insegnati come verità assolute?

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Più ci si inoltra sulla strada della conoscenza delle leggi fondamentali dell’universo e più ci si imbatte in una realtà che presenta caratteristiche ‘esotiche’, ovvero caratteristiche originali rispetto alla nostra esperienza, maturata a livello ‘macroscopico’. Quanto della nostra percezione di questa realtà dipende dalla proiezione di nostri schemi mentali? Ovvero, se pure è evidente che la nostra conoscenza del mondo è reale, tanto da permetterci di influire realmente su di esso, quanto la nostra idea del mondo stesso risente della nostra capacità immaginativa?

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