Turing, Weizembaum e le "macchine pensanti"

Esistono macchine pensanti ? E che cosa vuol dire pensiero, per una macchina ? E’ possibile ingannare un uomo che parli con una macchina, facendolo credere di parlare con un altro uomo ?

Alan Turing (Londra, 1912 – 1953) iniziò il suo celebre articolo “Computing Machinery and Intelligence”, apparso su “Mind”nel 1950, proprio con questa domanda. Nell’articolo Turing propone un gioco, detto “dell’imitazione”, oggi noto come test di Turing.

Il test di Turing, oggetto di numerose critiche ed accesissime polemiche negli anni  successivi all’uscita dell’articolo di Alan Turing, si prefigge di stabilire un metodo di misurazione dell’intelligenza e della facoltà di pensiero di una macchina.

Nel test di Turing, un umano dialoga con una macchina ed un altro umano, attraverso la tastiera. La macchina è definita pensante se la persona, tentando di indovinare chi dei due è la macchina, commette in media un numero di errori paragonabile a quelli che commetterebbe se si trovasse a discriminare un uomo da una donna.

Nel 1966 Joseph Weizembaum scrisse un programma denominato Eliza, in grado di sostenere più che una conversazione: una seduta di psicoterapia nei panni di uno psicologo. Ciò che accadde è che non solo Eliza passò a più riprese il test di Turing, anche con testers di un certo livello culturale, ma le persone iniziavano a confessare al programma anche i loro segreti più intimi.

Lo scorso anno, per un progetto Europeo di ricerca, ho dovuto selezionare una serie di programmi tipo Eliza, oggi definiti verbal robots o chatterbot, in grado di sostenere conversazioni sugli argomenti più disparati.

Scelsi in particolare un programma, Splotch, ed iniziai ad applicare il test di Turing connettendomi su varie chatline, spacciandomi per una stupenda bionda di nome Cindy, e poi passando tutte le altre risposte a Splotch. Nessuno si è accorto dell’inganno (probabilmente perché troppo impegnato ad attentare alla virtù di Cindy/Splotch).

Si può immediatamente obiettare, obiezione con cui concordo pienamente, che  il fatto di essermi spacciato per donna possa aver “viziato”, per così dire, il test e che questa cosa dimostra più che altro che sono i ragazzi a non pensare, che il programma a pensare.

Ma, tant’è …