La
teoria degli epicicli prevede, per un pianeta interno come ad esempio Venere,
un sistema di questo tipo. Il Sole ruota attorno alla Terra e Venere, a
sua volta, ruota attorno al Sole. Venere quindi esegue un piccolo
"ciclo" che si trova su un'orbita più grande. (Il termine
"epì" in greco significa "sopra")
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Per
un pianeta esterno, come ad esempio Marte, le cose si complicano: il pianeta
ruota attorno ad un centro C con lo stesso periodo di rotazione del Sole
attorno alla Terra e, nello stesso tempo, il centro C ruota attorno alla
Terra con lo stesso periodo di rotazione di Marte attorno al Sole.
Non si sa con precisione se la spiegazione
dell'orbita di Marte sia propria di Eraclide o se si tratta di una elaborazione
di un pitagorico a lui vicino.
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Venivano spiegati in questo modo, sia i moti
retrogradi (a causa del moto dell'epiciclo, nessun pianeta appare ruotare attorno
alla Terra a velocità uniforme e sempre da ovest verso est, ma agli occhi
di un osservatore terrestre, esso percorre, a ritmi regolari, anche un moto
retrogrado - da est verso ovest) sia le variazioni di luminosità (il
pianeta si avvicina e si allontana dalla Terra).
Le ipotesi di Eraclide Pontico sono molto importanti
soprattutto perché furono le prime a dare una centralità
al Sole che, pur girando ancora attorno alla Terra, diviene il centro delle
orbite di Mercurio e di Venere. Si tratta di concezioni che, curiosamente, anticipano
di diciannove secoli il sistema simile ideato da Tycho Brahe.
Eraclide inoltre riprese e sviluppò le
teorie di Filolao, abbandonando l'idea del fuoco centrale e facendo invece ruotare
la Terra attorno al suo asse.
L'idea della rotazione terrestre ebbe,
purtroppo, scarso seguito. Infatti con Ipparco e Tolomeo (II sec. a.C.) la grande
concezione di Eraclide decadde definitivamente e di nuovo si pensò che
fosse la volta celeste a muoversi. Secondo Tolomeo infatti, se fosse stata la
Terra muoversi, un oggetto lanciato in aria avrebbe dovuto ricadere più
indietro.
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