DOMANDE PARADOSSALI
Piergiorgio Odifreddi
Marzo 1996

 

Di fronte ai paradossi, le domande più ovvie sono: anzitutto, che cosa sono? e poi, che farne? Come spesso, e paradossalmente, le domande possono ammettere svariate risposte.

Che cosa siano i paradossi dipende dal periodo storico, ed è riflesso nei nomi con cui essi sono stati chiamati. Per i greci erano paralogismi (`contro la logica´), cioè puri e semplici errori di ragionamento. Per i medioevali divennero insolubilia, cioè problemi insolubili o dilemmi inspiegabili. Per i moderni sono stati antinomie (`contro le regole´) o, appunto, paradossi (`contro l'opinione corrente´), cioè indizi di problemi del senso comune.

Che cosa fare dei paradossi dipende dall'atteggiamento con cui essi sono considerati: esso può andare dal tragico all'umoristico, dal rifiuto all'accettazione. Fra gli estremi appena accennati è possibile inserire una intera tassonomia: Aristotele e Russell hanno aborrito i paradossi come la natura aborrisce il vuoto, cercando di proporne soluzioni più o meno soddisfacenti e utili; Pirrone ed Hegel hanno abbracciato le contraddizioni come i kamikaze andavano incontro alla morte, basando su di esse il loro rifiuto della conoscenza e della realtà; Kant ha brandito le antinomie come il cacciatore un fucile a quattro canne, sparando pallettoni sui merli che credono di credere e invece si illudono soltanto di pensare; Kierkegaard ha visto i paradossi come le spinte che si ricevono sul trampolino, e che costringono a fare un salto nel vuoto oltre il bordo della ragione; Lewis Carroll, Franz Kafka e Jorge Luis Borges hanno costruito le loro opere letterarie su girandole di situazioni paradossali, al limite e oltre; Bateson e Watzlavick sono arrivati a considerare paradossale ogni forma di comunicazione umana, fondando su questa visione una singolare terapia psichiatrica . . .

Insomma, la storia dei paradossi è letteralmente uno sterminato spettacolo di varietà, con scene che vanno dalla tragedia greca all'operetta: di esso è possibile mostrare solo degli estratti, che speriamo almeno stimolanti.

 


 

Per proseguire: Tempi (e luoghi) dei paradossi


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