|
|
 |
Questo libro contiene almeno un errore. Ci si potrebbe aspettare che per verificare la cosa sia necessario leggere l'intero volume. E invece lo sappiamo già fin d'ora. Infatti, se ci sono errori, ci sono. E se non ce ne sono, c'è quello che dice: "Questo libro contiene almeno un errore". Dunque sappiamo che in questo libro un errore c'è, anche se non sappiamo ancora qual è. A scanso di equivoci, l'errore non sta nel leggerlo.
In questo singolare libro, Piergiorgio Odifreddi ci invita a sederci accanto al caminetto con lui, per raccontarci storie sulle illusioni dei sensi, le ambiguità dell'arte, le contraddizioni della religione, i tranelli della filosofia, le insidie della politica, i rompicapi della logica e le difficoltà della matematica. Sono storie che mettono in dubbio nozioni comuni, eppure sorprendentemente insidiose, come la realtà, la verità, l'infinito e la democrazia. Ogni paradosso è un labirinto e ogni storia di questo libro vi si aggira fino a quando ne trova la soluzione. Perché, come diceva Amleto a Ofelia: "C'era una volta un paradosso, ma ora il tempo l'ha risolto".
Puoi ordinare questo libro Internet Bookshop cliccando sull'icona a fianco.
Piergiorgio Odifreddi (1950) ha studiato
matematica in Italia, negli Stati Uniti e in Unione Sovietica, e insegna
logica presso le Università di Torino e di Cornell. Ha pubblicato Classical Recursion Theory (North Holland 1989 e 1999) e collabora
con "La Stampa" e "Le Scienze". Nel 1998 l'Unione
Matematica Italiana gli ha assegnato il Premio Galileo.
|
Indice del libro
"Introduzione paradossale"
1 - Immacolate percezioni
2 -
L’arte dell’illusione
3 -
Cose dell’altro mondo
4 - Immacolate concezioni
5 -
Storia apocrifa di un mentitore
6 -
La corsa nel tempo della tartaruga
7 -
I para-doxa della democrazia
8 -
Sguardo paradossale al futuro
9 -
Mucchi, smeraldi e corvi
10 -
Dai paradossi ai teoremi
Come viene precisato nel capitolo decimo, i paradossi sono stati al centro dell’attenzione nel periodo greco, nel Medioevo e a cavallo fra Ottocento e Novecento. In tali periodi storici vennero dati nomi diversi, che riflettono ancora oggi i diversi atteggiamenti verso di essi: per i Greci erano "paralogismi", ("oltre la logica"); per i medioevali "insolubilia" ("problemi insolubili"); per i moderni "antinomie" ("contro le regole"), o, appunto, paradossi ("oltre l’opinione corrente").
Nell’ "Introduzione paradossale", l’autore, ricordando che "un argomento come Dio (o logica) comanda si compone di premesse, ragionamento e conclusione", effettua la seguente classificazione in tre tipi:
1) Un paradosso è logico, o negativo, se riduce all’assurdo le premesse su cui si basa. L’attributo <<negativo>> sta soltanto a significare che l’argomento mostra l’inaccettabilità di assunzioni apparentemente innocue, e spesso implicite. "E stimola una rifondazione delle aree del sapere che su di esse, consciamente o inconsciamente, si fondano."
2) Un paradosso è retorico, o nullo, se si limita a esibire la sottigliezza di un ragionamento, o a esaltare l'abilità di chi lo produce. "come metodo filosofico rischia di ridurre la cultura al sofismo, e per questo fu severamente criticato da Platone nel <<Gorgia>>"
3) Un paradosso è ontologico, o positivo, se "attraverso un ragionamento inusuale rafforza le conclusioni a cui arriva. A questo si riferiva Schopenhauer, quando diceva che <<la verità nasce come paradosso e muore come ovvietà>>" Si sottolinea come i modi, poi, siano molteplici; oltre al ragionamento formale, "alcuni paludamenti e figure letterarie si prestano particolarmente bene all'esposizione di argomenti paradossali." Tra gli altri, vengono citati, ad esempio, "l'inversione del chiasma, che rivolta affermazioni come <<il reale è paradossale>> in <<il paradossale è reale>>" e la "contrapposizione dell'ossimoro, il miglior esempio del quale è proprio <<ossimoro>> (da oxis, <<furbo>> e moron, <<scemo>>, quindi: <<idiot savant>>)".
Vengono analizzati anche i vari atteggiamenti, con cui sono stati considerati i paradossi: "Aristotele e Russell li hanno temuti come la natura aborrisce il vuoto, cercando di proporre soluzioni più o meno soddisfacenti e utili. Pirrone e Heghel hanno abbracciato le contraddizioni come i kamikaze andavano incontro alla morte, basando su di esse il loro rifiuto della conoscenza e della realtà. Kant ha brandito le antinomie come il cacciatore un fucile a quattro canne, sparando pallettoni sui merli che credono di credere e invece si illudono soltanto di pensare. Kierkegaard ha usato i paradossi come le spinte che si ricevono sul trampolino, per favorire un salto nel vuoto oltre il bordo della ragione. Carroll, Kafka e Borges hanno costruito le loro opere letterarie su girandole di situazioni paradossali, al limite e oltre. Bateson e Watzlavick sono arrivati a considerare paradossale ogni forma di comunicazione umana, fondando su questa visione una singolare terapia psichiatrica."
|
| |
|