A CRISTIANI E CRETINI
Cristo e` la traslitterazione del termine greco christos, « unto », scelto dalla Bibbia dei Settanta per tradurre il termine ebraico mashiah, « messia », col quale l’Antico Testamento indicava colui che doveva venire a restaurare il regno di Israele.
Tra i tanti sedicenti Cristi o Messia della storia, i Vangeli canonici identificano il loro con Gesu`: a sua volta la traslitterazione di Ye(ho)shua, « Dio salva » o « Dio aiuta », un nome comune ebraico che secondo Matteo fu suggerito in sogno a Giuseppe da un angelo perche´ il figlio di Maria « avrebbe salvato il suo popolo dai suoi peccati ». Cristiano, che ovviamente significa « seguace di Cristo », nella tradizione evangelica sta dunque a indicare « seguace di Gesu` », secondo un uso che gli Atti degli Apostoli fanno risalire alla comunita` di Antiochia.
Col passare del tempo l’espressione e` poi passata a indicare dapprima una persona qualunque, come nell’inglese christened, « nominato » o « chiamato », e poi un poveraccio, come nel nostro povero cristo. Addirittura, lo stesso termine cretino deriva da « cristiano » (attraverso il francese cre´tin, da chre´tien), con un uso gia` attestato dall’Enciclopedia nel 1754: secondo il Pianigiani, « perche´ cotali individui erano considerati come persone semplici e innocenti, ovvero perche´, stupidi e insensati quali sono, sembrano quasi assorti nella contemplazione delle cose celesti ».
L’accostamento tra Cristianesimo e cretinismo, apparentemente irriguardoso, e` in realta` corroborato dall’interpretazione autentica di Cristo stesso, che nel Discorso della Montagna inizio` l’elenco delle beatitudini con: « Beati i poveri in spirito, perche ´ di essi e` il Regno dei Cieli », usando una formula che ricorre tipicamente anche in ebraico (anawim ruach).
In fondo, la critica al Cristianesimo potrebbe dunque ridursi a questo: che essendo una religione per letterali cretini, non si adatta a coloro che, forse per loro sfortuna, sono stati condannati a non esserlo. Tale critica, di passaggio, spiegherebbe anche in parte la fortuna del Cristianesimo: perche´, come insegna la statistica, meta` della popolazione mondiale ha un’intelligenza inferiore alla media(na), ed e` dunque nella disposizione di spirito adatta a questa e altre beatitudini.
Benche´ perfettamente soddisfacente nelle sue conclusioni, la critica etimologica sarebbe pero` facilmente rimuovibile da coloro che trovassero la sua argomentazione troppo debole: in fondo, in quanto Europei (dal greco eurys ops, « faccia larga ») siamo anche letteralmente dei « faccioni », ma questo non ci basta per dedurre che allora abbiamo tutti un’espressione cretina e dunque come Europei non possiamo non dirci Cristiani (anche se qualcuno l’ha fatto, con argomenti non molto piu` articolati).
Se vogliamo arrivare in maniera convincente alle stesse conclusioni, e cioe` che il Cristianesimo e` indegno della razionalita` e dell’intelligenza dell’uomo, dovremo allora caricarci sulle spalle la Bibbia (dal greco biblia, « libri ») e percorrere la via crucis di una sua esegesi: non soltanto dei Vangeli (dal greco eu angelion, « buon messaggio » o « buona novella »), ma anche di cio` a cui essi si sono ispirati in precedenza, e che hanno a loro volta ispirato in seguito, dal Genesi al Catechismo.
Cosı` come, se volessimo dimostrare che il Cristianesimo ha costituito non la molla o le radici del pensiero democratico e scientifico europeo, bensı` il freno o le erbacce che ne hanno consistentemente soffocato lo sviluppo, dovremmo turarci il naso e ripercorrerne la storia maleodorante del sangue delle vittime delle Crociate e dei fumi dei roghi dell’Inquisizione.
E per evitare che quella storia si potesse troppo facilmente dismettere come « cosa d’altri tempi », dovremmo ricordare che anche la nostra epoca ha le sue crociate e le sue inquisizioni: perche´ conquistare i pozzi di petrolio dei Musulmani, o fare referendum contro le biotecnologie, non e` troppo diverso dal liberare il Santo Sepolcro dagli infedeli, o processare l’eliocentrismo. Soprattutto quando il Dio che « lo vuole » o « e` con noi » o e` lo stesso il cui nome, oltre a essere invocato nelle chiese, si incide sulle fibbie naziste e si stampa sui dollari statunitensi.
Non si tratta, naturalmente, di fare di ogni erba un fascio, benche´ la Chiesa Cattolica sia riuscita nel Novecento a fare con ogni fascio un concordato. Terremo dunque distinte le posizioni delle varie denominazioni del Cristianesimo, ma ci concentreremo naturalmente sul Cattolicesimo: non certo per le sue immaginarie pretese di costituire la varieta` autentica della religiosita` cristiana, bensı` per le sue reali capacita` di condizionare la vita politica, economica e sociale delle nazioni del Sud Europa e del Sud America (non a caso, le piu` arretrate dei loro continenti).
In fondo, e` proprio perche´ il Cristianesimo in generale, e il Cattolicesimo in particolare, non sono (soltanto) fenomeni spirituali, e interferiscono pesantemente nello svolgimento della vita civile di intere nazioni, che i non credenti possono sempre rivendicare il diritto, e devono a volte accollarsi il dovere, di arginare le loro influenze: soprattutto quando, come oggi, l’anticlericalismo costituisce piu` una difesa della laicita` dello Stato, che un attacco alla religione della Chiesa.
In condizioni normali, una tale difesa sarebbe naturalmente compito delle istituzioni e dei rappresentanti del popolo. Purtroppo, pero`, questi sono invece tempi anormali e anomali, in cui presidenti, ministri e parlamentari fanno a gara per genuflettersi di fronte a papi, cardinali e vescovi, e ricevono man forte dagli apostati non solo del Comunismo e del Socialismo, ma addirittura del Risorgimento.
A testimonianza bastera` ricordare, da un lato, i reciproci salamelecchi tra i presidenti Sandro Pertini e Carlo Azeglio Ciampi e i pontefici Giovanni Paolo II e Benedetto XVI (per non parlare delle invocazioni alla Madonna nei discorsi di insediamento di Oscar Luigi Scalfaro al Quirinale il 28 maggio 1992 e di Pier Ferdinando Casini a Montecitorio il 31 maggio 2001); dall’altro lato, la presenza di Massimo D’Alema e Walter Veltroni in piazza San Pietro il 6 ottobre 2002, alla cerimonia di beatificazione di Josemarı´a Escriva´ de Balaguer, fondatore della famigerata Opus Dei.
Tocca dunque ai cittadini comuni doversi far carico della difesa del laicismo (da laos, « popolo », e laikos, « popolare »), per ovviare alle deficienze dei loro rappresentanti. E, nella fattispecie, tocca a un matematico farsene carico, per ovviare questa volta alle deficienze dei filosofi. Soprattutto di quelli che a parole si dichiarano laici, ma nei fatti risultano essere piu` papisti del papa: un’impresa olimpica, tra l’altro, visti i papi che corrono. E naturalmente un matematico non poteva non fare omaggio, almeno nel titolo, al piu` illustre dei suoi predecessori: il Bertrand Russell di Perche´ non sono cristiano, che nel 1957 fece il controcanto al Perche´ non possiamo non dirci cristiani di Benedetto Croce (Laterza, Bari, 1943). Ovvero, ogni epoca ha non solo i suoi filosofi collaborazionisti, ma anche i suoi matematici resistenti.
L’assonanza col motto di Søren Kierkegaard non possiamo essere cristiani e` invece soltanto pura omofonia: sta infatti a indicare non la supposta inadeguatezza del fedele, che gli impedirebbe di raggiungere un autentico rapporto personale con Cristo, ma la dimostranda assurdita` della fede cristiana stessa, che pretende di continuare a propinare all’uomo occidentale contemporaneo stantii miti mediorientali e infantili superstizioni medioevali.
Andiamo dunque insieme alla scoperta di questi miti e di queste superstizioni, per mostrare candidamente che non tutto va per il meglio nella (sedicente) migliore delle fedi possibili. Se poi i panglossiani « credini » e « iddioti » manterranno ottimisticamente il loro Credo e il loro Iddio, saremo tutti felici: in fondo, e anche per principio, l’ateismo non e` una fede, e non fa opera di sconversione. Rivendica soltanto, cristianamente, di poter dare alla Ragione cio` che e` della Ragione. E non dimentica, volterrianamente, che bisogna coltivare anche il proprio giardino, e non soltanto quello dell’Eden.
New York e San Mauro, 11 febbraio – 20 settembre 2006
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