| |
REGOLA STILISTICHE (tratte dalla guida per i collaboratori alla rivista "scienza e paranormale" del CICAP)
I ruoli nel testo In alcuni casi, delle parti di testo hanno dei ruoli particolari: citazioni, titoli, parole "strane" e così via. Non esistono delle regole fisse e codificate della lingua italiana per i segni che devono distinguere tra tali ruoli; quindi in questo paragrafo ci sono ampi margini di discrezionalità. Tuttavia, è importante che questi ruoli del testo vengano presentati al lettore in modo uniforme, quindi siete pregati di seguire al meglio quanto segue. Citazioni. Quando citate testualmente, anche brevemente, da un discorso diretto o da un’opera scritta, la citazione va messa tra virgolette come queste " ". Esempio: il signor X dice: "Vorrei chiarimenti sulle finalità e metodologie di azione del CICAP". La redazione può mettere in un altro formato citazioni lunghe molte righe (finora si è usato stringere leggermente la colonna di testo e ridurre di un punto la dimensione tipografica del font), comunque voi non vi preoccupate e usate SEMPRE queste virgolette. Nel caso di citazioni dentro citazioni, si usano le virgolette dette alte doppie: " ". Esempio: il signor X disse "Ho sentito il dottor Garlaschelli dire: "Dormire su un letto di chiodi è il mio sogno"". Notate che: a) la prima parola all’interno delle virgolette va sempre maiuscola; b) il punto va messo fuori da tutte le virgolette (a meno che non si tratti di punto esclamativo o interrogativo che, in tal caso, andrà dentro le virgolette e si ometterà il punto fuori dalle virgolette; es.: "Ma che c’azzecca l’astrologia?"). Parole "strane". Talvolta, si rende necessario segnalare a) una parola strana, gergale o dialettale, oppure b) l’uso di una parola comune in senso traslato o ironico. Per tale ruolo si usano le virgolette alte doppie (" "). Esempi: a) Il cosiddetto "panevin" è un falò; b) Tutti questi "maghi" in realtà vogliono solo denaro. È consigliabile essere molto (ma MOLTO) parsimoniosi nell’esercizio di questa modalità. In genere, inoltre, è sufficiente marcare la parola soltanto la prima volta che viene usata. Parole in altre lingue. Parole ed espressioni di uso non comune in lingua diversa da quella italiana (esclusi naturalmente i nomi propri) vanno scritte in corsivo. Esempio: fui costretto a uno shutdown immediato del computer. Si suppone che computer sia di uso comune, ma non shutdown. In questa norma va incluso anche il latino, quindi referendum in chiaro, ma hic et nunc in corsivo. Titoli di pubblicazioni. Vanno in corsivo titoli di libri, riviste, spettacoli e trasmissioni radiotelevisive. I titoli di articoli vanno tra virgolette. Per esempio: La trasmissione Misteri è stata ripresa in un articolo di Avvenimenti intitolato: "Misteri o bufale?".
Punteggiatura Spazi e punteggiatura. Tra una parola e l’altra mettere sempre uno spazio singolo. Anche dopo il punto fermo, esclamativo e interrogativo va sempre uno spazio. Va uno spazio, ancora, dopo i due punti e il punto e virgola (contrariamente a quanto indicato in precedenti edizioni di questa guida, dopo il punto NON vanno due spazi ma solo uno). Tra un segno di punteggiatura e la parola precedente non va mai uno spazio. Quando si usano le parentesi, si deve usare sempre uno spazio all’esterno e nessuno all’interno, tranne nel caso che all’esterno destro ci sia un segno di punteggiatura nel qual caso non va messo alcuno spazio. Per esempio, useremo qui il carattere "|" al posto dello spazio (per farvi capire, non che lo dobbiate fare voi!):
es. Allora|Luigi,|offeso|(ma|anche|intimorito),|esclamò:|"Basta.|Basta!" A capo. Quando si va a capo, non si deve fare un rientro (ci pensa la redazione). Punto esclamativo. Usare con estrema moderazione! Altrimenti può stancare!! Fa un effetto fumetto!!! Due punti. Evitare che in un periodo appaiano due volte consecutive i due punti, cosa non insolita negli articoli scientifici ma da evitare negli articoli di divulgazione, come sono quelli che compaiono su S&P. Puntini di sospensione. Sono sempre tre (mai di più), senza spazio tra l’uno e l’altro e attaccati all’ultima parola... (usare con moderazione). Parentesi, bibliografia e note. Per indicare libri e/o articoli in bibliografia si usa il numero ad apice e di dimensione più piccola (es. se il font misura 12, l’apice misura 9): es.: Dice Randi1 che non bisogna... NON usare numeri tra parentesi, tipo: Dice Randi (1). Vedi sopra per le informazioni sull’uso della bibliografia.
Parole, parole, parole... Questo paragrafo è dedicato a tutte quelle parole la cui formattazione può essere incerta. Accenti. In italiano, l’accento si usa solo sulle parole tronche. L’accento è sempre grave sulle vocali "a", "i", "o", "u": "à", "ì", "ò", "ù". Sulla vocale "e", invece, va sempre l’accento acuto "é" tranne che nei seguenti casi: "è", "cioè", "ahimè", "caffè", "tè". Il caso della voce "è" del verbo essere va evidenziato perché, trattandosi di una parola di una sola lettera, i correttori ortografici automatici in genere non la segnalano qualora sia sbagliata. Le maiuscole accentate vanno scritte così: "È", "Ù", "Ò"… e non usando l’apostrofo: E’, U’, O’… Date. Mettete sempre la forma completa con il mese minuscolo: 8 gennaio 1997. Se si cita il giorno della settimana, anch’esso va minuscolo: sabato 8 gennaio 1997. I secoli dati con il numero cardinale vanno indicati in maiuscolo: il Settecento. Se indicati con il numero ordinale, si usa il numero romano: il XVIII secolo. I decenni si indicano sempre per lettera e in minuscolo: i primi anni sessanta. La forma "anni ‘60" viene aborrita! Maiuscole e minuscole. Senza tanto dilungarmi in complicati distinguo, vi ricordo solo che l’italiano fa un uso della maiuscole più parco delle altre lingue. Per esempio, l’ENEA è l’Ente nazionale per le energie alternative (solo la prima parola va maiuscola), mentre il MIT è il Massachusetts Institute of Technology (tutte le iniziali maiuscole). I titoli personali vanno minuscoli: il ministro, il professore, il presidente. Nomi propri. La prima volta che una persona è nominata in un articolo, indicarla per nome e cognome: Isaac Bickerstaff. Fanno eccezione le personalità universalmente note con il solo nome o cognome e consegnate alla storia: Leonardo, Michelangelo, Casanova... Abbreviazioni. Vanno evitate a meno che non ci siano dei motivi molto forti per usarle: dottor e non dott. o dr.; eccetera e non ecc.; signor e non sig. vedi e non v. Eccezione: i codici delle indicazioni bibliografiche (n. per numero, vol. per volume, p. per pagina, pp. per pagine). Notate che la regola vale in genere anche per le unità di misura: kilogrammi, ettopascal, microtesla. Qui vale comunque il buon senso: se in un articolo è necessario citare per quattordici volte i nanotesla fratto centimetri per megajoule al quadrato, vada per l’abbreviazione nT cm-1 MJ-2, almeno per le ultime tredici volte. Acronimi. Gli acronimi vanno in genere tutti maiuscoli: ENEA, SIF, ODODI. Fanno eccezione i casi in cui si è consolidata nell’uso una grafia diversa. Per esempio, il sistema operativo del Macintosh si indica MacOs, le società per azioni si indicano spa e così via. CICAP invece va SEMPRE indicato tutto maiuscolo. Scienza & Paranormale si abbrevia in S&P. Numeri.
I numeri vanno preferibilmente in lettera, purché in tale forma
siano sufficientemente corti. Quindi: "cinquanta" e non "50",
ma "545" e non "cinquecentoquarantacinque". Per quel
che riguarda i numeri grossi, può essere preferibile la forma mista:
700 miliardi. La parte decimale di un numero non intero va indicata con
la virgola: 6,5. Le migliaia vanno separate con un punto: 7.654.
Preferenze "stilistiche" In questo paragrafo ci sono non tanto delle prescrizioni, quanto dei suggerimenti "stilistici" in senso lato. Incisi. Il modo più usuale di fare degli incisi presume l’uso delle virgole: es. L’Antartide, che possiamo chiamare il sesto continente, ha una circolazione troposferica quasi isolata dal resto del pianeta. es. Talvolta, come nel caso dell’iridologia, si parla di pseudoscienza. Quando l’inciso contiene un singolo dato o una breve precisazione, conviene in genere usare le parentesi: circa un terzo degli italiani (il 34,2 per cento secondo l’ISTAT) crede al paranormale. Talvolta, soprattutto in articoli di carattere in qualche modo colloquiale, si può usare il tratto breve: così il veggente - davvero un farabutto - predisse alla ragazza che sarebbe morta entro l’anno. Ricordare lo spazio prima e dopo il tratto. Se vi accorgete che un periodo ha incisi dentro incisi, con virgole, tratti e parentesi, dividetelo in due periodi. Apostrofo ed elisione. Usate con una certa liberalità l’apostrofo di elisione: com’è, dell’eresia, un’altra. "Qual è" va sempre senza apostrofo. Attenzione: po’ (es. Dammi un po’ di ectoplasma) si scrive sempre con l’apostrofo, non si scrive MAI con l’accento (pò). Parole composte. Nelle parole composte, è preferibile evitare l’uso dei trattini: "il fisiopatologo" e non "il fisio-patologo"; "pseudoscienze", e non "pseudo-scienze"; "percezione extrasensoriale", e non "percezione extra-sensoriale". Fa eccezione il caso in cui i due pezzi della parola indichino contrapposizione: "la guerra russo-giapponese". "d" eufonica. Si aggiunge una d alla preposizione "a" e alle congiunzioni "e" e "o" SOLO quando la vocale che segue è la stessa. Cioè, si scrive: "Ad andare" e non "A andare"; ma si scrive "A essere" e non "Ad essere". Eccezione: ad esempio. se e sé. Il pronome sé va SEMPRE con l’accento, anche quando è seguito da stesso. Esempio: sé stesso, sé medesima, sé stante, eccetera. |